Angoscia pre-verbale: sintomi e rimedi per combattere le paure dei bebè

I neo-genitori in ascolto avranno certamente avuto occasione di ammirare il loro piccolo (o i loro piccoli) durante varie sessioni di grida, urla, pianti e dimenamenti vari scatenati da motivi almeno in apparenza ignoti, niente che avesse a che fare con i soliti mal di pancia, stanchezza, fame e voglia di mamma (detti anche attacchi di “mammite”) ma qualcos’altro di….boh.

Sappiamo quanto possa essere frustrante veder soffrire il proprio bambino senza essere capaci di individuare le cause recondite di tutto questo dolore. In molti casi tendiamo a diventare apprensivi, preoccupati e auto-infliggerci colpe che non abbiamo soltanto perché non riusciamo a tranquillizzare l’amore della nostra vita nemmeno con tutte le coccole e le premure del mondo.

Che ci piaccia o no, il mondo dei neonati rimane a tutt’oggi uno dei più misteriosi e affascinanti per studiosi e appassionati di psicoanalisi e neurologia infantile. Una delle caratteristiche del periodo cosiddetto pre-verbale è proprio l’impossibilità di dar voce (appunto….) ai propri bisogni, ai propri desideri e alle proprie paure.

Ed è proprio di paure che vogliamo discutere oggi, quelle che interessano i più piccoli, paure che hanno poco a che fare con le crisi d’ansia tipiche dell’età adolescenziale perché esulano completamente dalla sfera razionale e sono per questo difficili da comunicare (per loro) e da interpretare (per noi). Proprio per la natura quasi “ancestrale” di questi fenomeni, gli esperti tendono a sostituire il termine “ansia” con quello di “angoscia”.

In casi come questi, visto che non possiamo interrogare verbalmente il bebè, dovremmo affidarci alla nostra perspicacia nell’interpretare in maniera corretta gesti, segnali e sintomi. Come facciamo a capire quando nostro figlio sta veramente male e può considerarsi affetto da “angoscia pre-verbale”?

Ecco alcune situazioni da tenere d’occhio:

• Ipertonia: si tratta di alterazioni del tono muscolare associate a movimenti scattosi e attività motoria poco coordinata;

Ipervigilanza: si tratta di un comportamento eccessivamente silenzioso e riflessivo in cui il pargolo assume un’espressione immobile e imperturbabile;

Difficoltà di assestarsi tra le braccia della mamme o del papà con evidente senso di disagio

Disturbi somatici, legati all’alimentazione (anoressia) ma soprattutto difficoltà di trovare il giusto ritmo sonno – veglia (disturbi del sonno)

Quest’ultimo sintomo è estremamente indicativo per quanto riguarda la salute psichica del neonato, in un’età in cui il buon riposo è ben più che una necessita è indispensabile cercare soluzioni efficaci se i problemi persistono, una di queste si chiama latte.

Sì, avete capito bene, il latte vaccino è un alimento ricco di un aminoacido chiamato triptofano che favorisce la produzione di melatonina e di conseguenza la regolarità del sonno. Sul mercato esistono anche integratori naturali a base di proteine del latte idrolizzate, ottimi nei casi in cui il piccolo sia intollerante al lattosio o semplicemente il suo stomachino fatica a digerire questo alimento.

Che dire cari genitori? Niente più ansie e preoccupazioni per voi e la vostra creaturina, da ora in poi soltanto pace, latte e amore ;-)!