Bambini sportivi: a che età iniziare e quale sport scegliere?

L’attività sportiva è fondamentale per far crescere i nostri bambini in modo sano e completo, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Ma a quale età sarebbe meglio iniziare e, soprattutto, quale sport scegliere?
Fino all’età scolare, l’attività deve essere intesa come gioco e divertimento, non come disciplina e tecnica sportiva. I pediatri consigliano di far praticare al bambino sport completi come il nuoto, la ginnastica e la pre-atletica almeno fino ai 7/8 anni, per assicurare uno sviluppo e un rafforzamento globale dell’organismo. È fondamentale poi capire quali sono le preferenze del bambino e aiutarlo a scegliere un’attività sportiva che lo diverta e si adatti alle sue inclinazioni personali.

A quale età si può iniziare a fare sport?

  • 0-3 anni: l’attività ideale è il nuoto perché si può iniziare fin dai primi mesi di vita. Quando il bambino inizia a camminare, le passeggiate sono consigliate per introdurre l’attività fisica nella sua quotidianità (circa 20-30 minuti, per 3 giorni a settimana).
  • 3-5 anni: introdurre qualche semplice regola e alcuni attrezzi, come la palla, aiuta i bambini a stabilire le prime associazioni positive tra esercizio fisico e divertimento. Un’altra attività ideale, oltre al nuoto, è la ginnastica (artistica o psicomotoria), che aiuta a sviluppare la coordinazione, il senso del ritmo e dell’equilibrio, oltre che la percezione di sé e dello spazio. Anche la corsa andrebbe incoraggiata, perché a quest’età è un’attività naturale per il bambino.
  • 6-10 anni: è il momento in cui si raggiunge il massimo potenziale di sviluppo e di coordinazione, necessari per iniziare ad imparare le diverse tecniche sportive. A quest’età lo sport insegna la disciplina, ma anche a socializzare, a gestire la competizione e accettare vittorie e sconfitte.

Scegliere lo sport più adatto non è solo questione di valutare le caratteristiche tecniche delle singole attività. È infatti fondamentale capire quale disciplina si adatti meglio alla personalità del bambino.

 

Lo sport come espressione della personalità individuale del bambino

Quando un bambino si impegna a praticare uno sport per la prima volta, ci sono delle componenti psicologiche che non dovrebbero essere sottovalutate.
In generale, le attività sportive possono essere suddivise in:

  • Sport individuali senza contatto, ad esempio il nuoto, la corsa, il tennis, la ginnastica, l’atletica, lo sci e il ciclismo. Sono tutti sport che richiedono un particolare sforzo intellettuale per sostenere la fatica. Si adattano soprattutto a personalità determinate, perché il bambino è gratificato dall’idea di riuscire a svolgere in autonomia un’attività tecnicamente difficile.
  • Sport individuali di contatto, come la scherma e le arti marziali. Richiedono una grande capacità di concentrazione e contribuiscono alla crescita psicologica. Sono attività sportive adatte sia a bambini impulsivi e iperattivi che, al contrario, a bambini più riflessivi e timorosi. Nel primo caso lo sport insegna a controllare gli slanci e a seguire le regole del gioco senza fare e farsi male. Nel secondo caso, invece, i bambini imparano a prendere decisioni più istintive, a sviluppare sicurezza e autostima.
  • Sport di squadra di contatto, tra cui calcio, basket e rugby. Sono attività che sviluppano l’attitudine a collaborare e aiutano a sentirsi parte di un gruppo. Il focus è posto sull’obbiettivo comune e sull’impegno di squadra; inoltre, i bambini imparano a rispettare le diverse caratteristiche e ruoli dei compagni e a condividere con loro vittorie e sconfitte.
  • Sport di squadra senza contatto, ad esempio la pallavolo, utile per imparare a giocare collaborando e aiutando i compagni in difficoltà. È particolarmente indicato per bambini tranquilli, non portati al contatto fisico, ma determinati, perché aiuta a migliorare le capacità decisionali nei momenti decisivi.

 

Un discorso a parte va fatto per la vela, difficilmente catalogabile nelle categorie precedenti. Si tratta comunque di un’attività sportiva molto formativa, che permette al bambino di stare a contatto con la natura e a rispettarla in tutti i suoi aspetti. Dal punto di vista della crescita psicologica, aiuta ad affrontare l’imprevisto e a superarlo, nonché a sapersi gestire in autonomia nelle situazioni più critiche.

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