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Praticare sport già dall’infanzia è una tematica che abbiamo già avuto modo di approfondire in precedenza: lo sport, infatti, è un tassello fondamentale nel percorso di crescita dei bambini perché aiuta il corretto sviluppo osseo, muscolare e mentale.

Spesso i genitori vengono assaliti da mille dubbi durante la scelta dell’attività sportiva più adatta al proprio figlio, nel caso non abbia mai espresso preferenze o curiosità particolari. La domanda più frequente è sempre la stessa: qual è lo sport più adatto al carattere del mio bambino? Vediamo qualche piccolo consiglio.

Sport per bambini timidi

Esistono sport più adatti ai bambini timidi e introversi? Bisogna fare innanzitutto una doverosa premessa: “timido e introverso” è una definizione data dagli adulti basandosi su criteri che, spesso, non tengono in considerazione che si tratta di bambini, appunto, il cui carattere sta solo iniziando a manifestarsi. Nella maggior parte dei casi, si tratta di bambini magari poco comunicativi che devono ancora trovare il modo migliore di approcciarsi al mondo.

Lo sport è senz’altro un aiuto per migliorare la socialità e far crescere la fiducia in se stessi! Quindi via libera allo sport di squadra perché favorisce la relazione con gli altri compagni, la condivisione di obiettivi collettivi e la collaborazione di tutti nel realizzarli. Se si tratta della prima esperienza sportiva, il consiglio è di far provare sia uno sport individuale, sia uno sport di squadra e di capire insieme quale sia l’esperienza più appagante.

Se dopo aver provato uno sport collettivo come il calcio, la pallavolo o il basket, il bambino si dimostra molto riluttante all’idea di esporsi o comunque manifesta un certo disagio all’idea di ricoprire un ruolo all’interno di una squadra, niente panico! Deve ancora trovare la sua strada, quindi può provare sport individuali come il nuoto, il tennis, il nuoto, la danza, il pattinaggio o la ginnastica ritmica.

Uno degli sport più consigliati per aiutare i bambini a superare la timidezza è il karate (o in alternativa il judo). Si tratta di due discipline sportive da praticare a partire dai 7- 8 anni, adatte ai bambini timidi perché migliorano forza e coordinazione neuromotoria, rafforzando la fiducia nelle proprie capacità.

Sport per bambini vivaci e iperattivi

Anche in questo caso è necessario fare una doverosa premessa: spesso, seppur in buona fede, i bambini particolarmente vivaci vengono definiti iperattivi, senza considerare che questa parola, in realtà, ha un significato più profondo. L’iperattività (da non confondere con una spiccata vivacità) potrebbe essere un segnale di disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD), la cui diagnosi può essere confermata solo da uno specialista pediatrico.

In entrambi i casi, sia che si tratti di un bambino vivace, sia che si tratti di un bambino iperattivo, praticare uno sport è un’attività molto raccomandata per riuscire a incanalare l’energia in modo positivo e costruttivo.
Il primo presupposto quando si sceglie la disciplina da praticare rimane sempre quello di lasciar scegliere ai bambini lo sport che preferiscono, seguendo le loro naturali inclinazioni.

Ecco un elenco di sport raccomandati per i bambini vivaci e iperattivi:

Rugby: il rugby è uno sport di contatto che i bambini possono iniziare a praticare a partire dai 7- 8 anni in grado di favorire lo sviluppo di tutta la muscolatura del corpo e la coordinazione dei movimenti, oltre ad insegnare il rispetto dell’avversario e delle regole.

Karate: il karate è uno sport che, oltre ad aiutare le insicurezze dei bambini timidi, può dimostrarsi un valido aiuto per incanalare le energie anche dei bambini più vivaci. infatti, aiuta a acquisire autocontrollo ed una sempre maggiore sicurezza di sé, creando un equilibrio psico-fisico.

Arrampicata: l’arrampicata è uno sport molto intuitivo, con regole semplici, che richiede un buon grado di pianificazione, autoregolazione e coordinazione motoria.

Basket: il basket è una disciplina molto indicata per bambini vivaci e iperattivi perché permette al bambino di interiorizzare il rispetto del proprio turno, l’attenzione, la coordinazione motoria e la capacità di pianificazione, tutti elementi necessari per mettere a segno il canestro e ottenere il punto.

Atletica leggera: la corsa è lo sport che insegna ai bambini ritmo e disciplina, sviluppa capacità di pianificazione motoria, strategia e coordinazione fisica.

Qualunque sia lo sport scelto, se affrontato senza pressioni e con la giusta carica di divertimento, ogni sport può far emergere i talenti naturali nei bambini, migliorando la capacità di concentrazione e incentivando lo sviluppo personale.

 

Fonti:
mammaebambino.it
valentinacottonepsicologa.pisa.it

ntorno ai 6 anni, per i bambini inizia la “permuta”, ovvero la fase di progressivo cambio dei denti da latte per lasciare il posto a quelli “definitivi”. L’età in cui tutto ciò avviene, tuttavia, non è uguale per tutti, e se alcuni bambini perdono il primo dentino già a 5 anni, altri non iniziano prima dei 7.

La caduta dei primi dentini da latte è, sia per i bambini sia per i loro genitori, un momento importante e delicato, forse il primo grande passo verso il mondo dei grandi. Pur essendo un processo normale e fisiologico, spesso fa nascere molti dubbi e preoccupazioni. 

Ecco una breve guida su tutto quello che c’è da sapere sui denti dei bambini e sul cambio dei denti da latte.

Quanti denti hanno i bambini

Partiamo dalle basi e togliamoci subito la curiosità: i bambini hanno 20 denti. Meno rispetto agli adulti, ma già suddivisi in quattro semi-arcate, due superiori e due inferiori: incisivo centrale, incisivo laterale, canino e 2 molari.

Sembra incredibile, ma i denti da latte si formano già durante la gestazione. La gemma dentale, infatti, si forma nell’utero e, dopo la nascita, si sviluppa nel corso dei primi mesi di vita, spuntando all’incirca intorno al sesto mese.

I primi denti dei bambini

Come abbiamo già detto, i primi denti dei bambini iniziano a spuntare intorno al sesto mese di età, ma alcune statistiche hanno evidenziato che le bambine sono più precoci nella dentizione, cominciando già intorno al quinto mese. 

Nella stragrande maggioranza dei casi, il primo dente a spuntare è uno dei due incisivi inferiori, seguito a distanza di poco tempo dall’altro incisivo inferiore e dagli incisivi superiori. Una volta spuntati i quattro denti centrali, arriva il momento dei molari, dei canini e, infine, dei secondi premolari.

La dentizione arriva ad essere completa attorno al secondo anno d’età. Ovviamente, i denti nati in questo periodo sono i cosiddetti denti da latte e, anche se sono destinati a cadere ed essere rimpiazzati, hanno comunque bisogno di cure e attenzioni.

Come prendersi cura dei denti dei bambini

La cura dei denti da latte è fondamentale per la crescita dei denti definitivi e per un corretto sviluppo delle ossa mascellari. Per questo motivo è importante insegnare ai bambini a prendersene cura. 

Proprio come i denti degli adulti, anche i denti decidui devono essere controllati regolarmente dal dentista, partendo dalla loro comparsa fino alla loro caduta, cercando per quanto possibile di prevenire la carie e mantenerli sani.

Una volta comparsi i primi dentini, sono i genitori a doversene prendere cura da subito. Per farlo è sufficiente pulire con costanza sia i dentini che le gengive con una garza umida. È bene ricordare che un dente da latte cariato può causare molto dolore, oltre a problemi come alitosi e ascessi, che rischiano di danneggiare il dente permanente sottostante.

I pediatri consigliano di programmare la prima visita odontoiatrica non appena si sarà completata la dentizione (ricordiamo che i denti dei bambini sono 20) ma, in alcuni casi, può diventare indispensabile anticipare i controlli.

Una volta completata l’eruzione di tutti i denti da latte, si possono iniziare ad usare sia spazzolino che dentifricio specifici per l’età del bambino. Il dentifricio deve essere messo sullo spazzolino asciutto in quantità pari a un chicco di riso, dopodiché bisogna spazzolare bene per almeno 2 minuti, proprio come fanno gli adulti. 

Ovviamente, finché il bambino non acquisisce la corretta manualità, sono i genitori che devono aiutare e vigilare sulla corretta igiene. Una buona igiene orale è basilare per prevenire problemi, ma l’insorgere della carie nei denti da latte dipende anche dal tipo di flora batterica, dall’alimentazione del bambino e da eventuali abitudini errate. Pertanto, è meglio evitare alimenti troppo zuccherati.

Come capire se sta spuntando un dente

La dentizione è uno dei momenti più delicati nello sviluppo di un neonato ma niente paura: non tutti i bambini soffrono quando sta spuntando un nuovo dente. Di seguito i sintomi più frequenti per capire se sta spuntando un nuovo dente:

  • Morsi: il periodo della dentizione è anche la fase in cui i lattanti iniziano a mordere qualsiasi tipo di oggetto. È il loro modo per conoscere il mondo ma non solo: la pressione sulla gengiva allevia la sensazione di spinta sotto della gengiva e attenua il dolore.

  • Salivazione eccessiva e irritazione della pelle del viso, in particolare della zona del mento per il costante contatto con la saliva.

  • Riduzione dell’appetito e difficoltà a mangiare: il dolore gengivale può aumentare durante le poppate, motivo per cui in questo periodo i piccoli possono arrivare a rifiutare il cibo o il biberon.

  • Irritabilità: l’infiammazione della mucosa gengivale irritata dal dentino che spinge per arrivare in superficie porta i bambini ad essere più irritabili e nervosi.

Cosa fare in caso di denti da latte cariati

Anche i denti da latte si possono cariare, nonostante siano state prese tutte le precauzioni necessarie. I denti da latte cariati devono essere trattati esattamente come i denti permanenti: bisogna procedere all’otturazione. È infatti un luogo comune ormai sfatato che i denti da latte cariati non si debbano curare perché destinati ad essere sostituiti. 

Un’infezione dentale non curata tempestivamente rischia di anticipare quella che dovrebbe essere la fisiologica caduta del dente da latte, ponendo così le basi per la crescita di denti storti o, peggio ancora, per una futura malocclusione dentale, ossia il disallineamento dei denti dell’arcata superiore con quelli dell’arcata inferiore.

Nei casi in cui l’otturazione non fosse sufficiente per curare una carie che si è spinta oltre la dentina, invadendo la polpa del dente, è necessario intervenire con metodi più drastici: prolungare la caduta fisiologica diventerebbe troppo rischioso. Estrarre il dente da latte cariato diventa l’unica soluzione per risanare la bocca del bambino.

Guida al cambio dei denti da latte

Come già accennato, il cambio dei denti da latte viene anche definito “permuta”. Lo schema della caduta dei denti da latte non è uguale per tutti i bambini ma, analogamente alla loro crescita, segue tre fasi:

  • Prima fase di permuta (6-8 anni): solitamente i primi denti a cadere sono i due incisivi centrali inferiori. Contemporaneamente, nella maggior parte dei bambini, iniziano a crescere, in fondo all’arcata dei denti da latte, i primi molari permanenti che erompono senza sostituire nessun dente da latte e rappresentano i primi quattro dei 12 denti in più che differenziano la dentatura permanente da quella decidua. Cadono poi gli incisivi centrali superiori e in seguito gli incisivi laterali inferiori e superiori.

  • Periodo di pausa (8-10 anni): in questa fase, per circa due anni, il bambino o la bambina non cambierà nessun dente. È questo un momento di arresto fisiologico dello sviluppo dentale, importantissimo per lo sviluppo e la crescita delle basi ossee e per la maturazione delle “gemme” dei denti permanenti (cioè gli abbozzi da cui si svilupperanno i denti).
  • Seconda fase di permuta (10-12 anni): in questi due anni la caduta dei denti da latte (canini, primi e secondi molaretti) riprende a un ritmo serrato che prevede la caduta di ben 12 denti. Verso la fine di questo periodo, in fondo all’arcata (dietro al primo molare permanente spuntato a 6 anni), crescono i secondi molari permanenti.

I denti del giudizio (terzi molari) compariranno molto più avanti, dai 17 ai 20 anni circa, a patto che non ci siano, come spesso avviene, problemi di spazio, posizione e inclinazione dell’abbozzo dentario.

Come avviene il cambio dei denti da latte?

L’eruzione dei denti definitivi, che innesca la caduta dei denti da latte, ha inizio quando la loro radice inizia a formarsi e sotto la sua “spinta” il dente inizia a muoversi all’interno dell’osso della mandibola o del mascellare superiore. 

In generale, il dente permanente spunta prima che il suo corrispettivo da latte sia caduto.Se il dente da latte dondola per più di 15 giorni senza cadere, genitori e bimbi devono fare fronte comune. Si può incoraggiare il bambino a sollecitare con la lingua il dente da latte che dondola. Nel dubbio, meglio un rapido controllo dal dentista che valuterà se toglierlo lui stesso o aiutare il bambino a farlo.

Cosa fare in caso di caduta precoce dei denti da latte?

Innanzitutto, si può definire caduta precoce dei denti da latte quando avviene prima dei 6 anni, ovvero quando il dente definitivo non è ancora pronto per uscire. Questo può succedere a causa di un trauma che ha fatto cadere il dente o a causa di patologie come le carie precoci, che provocano la caduta anticipata. In alcuni casi, invece, è fisiologica allo sviluppo precoce di tutto il corpo. 

Cosa fare se il cambio dei denti da latte è in ritardo?

Nel caso in cui la permuta tardi ad arrivare, le ripercussioni potrebbero causare problemi strutturali e di spazio ai denti permanenti. Questi due fattori generano solitamente le cosiddette malocclusioni dentali. Anche in questo caso è consigliato consultare subito il dentista che valuterà se intervenire manualmente.

Cosa fare se i denti da latte sono tutti caduti ma i denti permanenti tardano a spuntare?

La soluzione è portare il bambino dal dentista che dovrà intervenire chirurgicamente per stimolare i denti permanenti a seguire il naturale tragitto eruttivo. È probabile che i denti permanenti subiscano danni qualora non si intervenga tempestivamente.

Mantenere i denti da latte in perfetta salute è quindi fondamentale per permettere la loro caduta fisiologica e per favorire il corretto sviluppo della dentatura permanente, evitando di avere problemi per una caduta dei denti da latte precoce. E rimane sempre valido il consiglio di fare regolarmente visite di controllo dal dentista.

 

Fonti: 

https://www.uppa.it/
https://www.ildentistadeibambini.it/caduta-dei-denti-da-latte/

 

La colazione è il pasto più importante della giornata. Se abbiamo sentito ripetere questa frase quasi allo sfinimento c’è un motivo: è vero. Una colazione sana e nutriente è il modo migliore per iniziare la giornata, nonché per avere un’alimentazione bilanciata. 

La colazione, infatti, dovrebbe garantire il 15-20% delle calorie giornaliere e rappresentare un vero e proprio momento per fare il pieno di energia, non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale.

Latte e biscotti è un’opzione molto amata ma ci sono tante altre possibilità per variare la colazione dei bambini, garantendo loro la giusta dose di nutrienti. Ecco qualche esempio! 

5 colazioni per bambini alternative a latte e biscotti

  • Pane e marmellata: ideale se accompagnato da una spremuta di arancia o da un frutta fresca.

  • Yogurt e cereali: una colazione sana e completa dove lo yogurt può eventualmente essere sostituito con il latte vegetale. I bambini possono scegliere i cereali che preferiscono e, se contengono zucchero e cacao, si può ridurre la dose e mescolarli ai fiocchi di avena.

  • Uova, pane e succo fresco: perché non proporre un’alternativa salata? È una colazione molto amata oltreoceano e, se le uova non sono fritte, è una colazione adatta anche ai bambini perché fonte di proteine.

  • Pancakes e spremuta: i pancakes sono frittelle preparate in padella simili alle crêpes, ma più spesse. Esistono molte ricette per prepararle, con farina integrale, bianca o di avena, con o senza uova, con latte vaccino o vegetale, con frutta o senza. Sono perfette al mattino accompagnate da succo o spremuta.
  • Crostata di marmellata e tè (deteinato): una colazione classica e amata da grandi e piccini. Preparando la torta in casa si possono usare ingredienti di qualità e limitare la presenza dello zucchero, oltre a scegliere la marmellata preferita.

Colazione sana per i bambini: gli errori da evitare

Abbiamo sottolineato come la prima colazione rappresenti per i bambini un momento fondamentale da cui dipende l’equilibrio nutrizionale dell’intera giornata. Il loro organismo necessita di energia e nutrienti in misura molto maggiore rispetto ad un adulto dal momento che si trovano in fase di crescita. Ecco quali sono gli errori da evitare a colazione perché è questo il pasto da cui parte un’alimentazione sana e bilanciata:

  • Saltare la colazione: il rischio di saltare la colazione è di affrontare la prima parte della giornata senza la giusta energia, compromettendo sia le facoltà fisiche che mentali. Questo avrebbe ripercussioni sia sul rendimento scolastico che sulle attività sportive e di gioco.

  • Mangiare merendine: per quanto gustose, le merendine comuni sono molto ricche di zucchero e povere di nutrienti utili, come fibre, vitamine e carboidrati complessi.

  • Non dedicare il giusto tempo alla colazione: una colazione mangiata al volo, magari in auto nel tragitto verso la scuola. Inoltre, una colazione non equilibrata ha come ripercussione una eccessiva voracità nei pasti successivi, nonché un continuo disequilibrio delle abitudini alimentari.

Latte per la colazione dei bambini: quale scegliere? Intero o parzialmente scremato?

I bambini, sempre previo consulto con il pediatra di fiducia, possono iniziare a bere latte vaccino dopo il primo anno di età, a patto però di usare qualche cautela. L’indicazione fondamentale è non esagerare.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il latte intero è la scelta consigliata per la colazione dei bambini, e non solo. Per contro, il latte parzialmente scremato è sconsigliato per i bambini fino ai tre anni d’età, perché in questa fase della vita hanno bisogno di grassi, più di quanti ne servano agli adulti.

Infatti, il consumo di latte intero durante la crescita è associato ad una minore probabilità di sovrappeso e obesità rispetto a quello di latte parzialmente scremato: è quanto emerso da una ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di ricerca del St. Michael’s Hospital di Toronto nel 2020.

Colazione sana per bambini in base all’età

  • Da 1 a 3 anni: per i bambini da 1 a 3 anni va benissimo una tazza di latte, certamente intero, con 5 o 6 biscotti o una fetta, ad esempio di ciambella allo yogurt, possibilmente fatte in casa sempre per tenere sotto controllo la qualità degli ingredienti e la quantità di zuccheri. Si può anche aggiungere uno yogurt bianco o alla frutta.

  • Da 3 a 10 anni: ai bambini di questa età è importante non fare mancare gli zuccheri. Vanno bene ciambelle, torte allo yogurt, oppure pane e marmellata, accompagnandoli con una tazza di latte fresco intero oppure un vasetto di yogurt.

  • Da 10 a 14 anni: durante la fase preadolescenziale, la colazione deve essere ancora più ricca perché tra studio, impegni extrascolastici e sport, si tratta di una fase critica e delicata per lo sviluppo. È il momento migliore per provare a variare gusto e introdurre la colazione salata. Ad esempio introducendo un toast pane e prosciutto o fesa di tacchino, oppure pane tostato e ricotta a cui si possono aggiungere noci e nocciole, ottima fonte di nutrienti utili alla crescita. 

Ricordiamo che è fondamentale ricorrere sempre ai consigli del pediatra, anche e soprattutto qualora si manifestino intolleranze sia al latte vaccino che a qualunque altro alimento introdotto nella dieta dei bambini dallo svezzamento in poi.

 

Fonti: 

fondoassistenzaebenessere.it
ilgiornaledelcibo.it
nostrofiglio.it
nutrimi.it

 

 

Cosa significa piramide alimentare? Abbiamo già approfondito come una corretta alimentazione sia imprescindibile per garantire ai bambini una crescita sana ed equilibrata. Spiegare loro la piramide alimentare significa gettare le basi per comprendere l’importanza di un regime alimentare adeguato, dove i nutrienti essenziali siano bilanciati.

La sana alimentazione spiegata ai bambini

La piramide alimentare è un concetto che aiuta a semplificare e comprendere come avere un’alimentazione sana ed equilibrata, illustrando le varie tipologie di cibo e la loro giusta quantità all’interno della dieta. Si parte dalla base della piramide, ovvero la fascia più larga, dove sono inseriti gli alimenti che possono essere consumati in quantità maggiore, fino ad arrivare al vertice, dove, al contrario, vengono riportati gli alimenti che possono essere consumati con criterio e moderazione.

Anche i bambini hanno la capacità di comprendere la piramide alimentare: analogamente a tante altre situazioni, grazie a disegni, illustrazioni e colori, i bambini possono apprendere senza difficoltà ogni tipo di insegnamento, anche quello riguardante la sana alimentazione.

Come si può vedere dall’illustrazione, gli alimenti che non possono mai mancare (anzi, abbondano!) in una dieta sana ed equilibrata sono frutta e verdura. Non sempre è facile farli apprezzare dai bambini, ma esiste qualche stratagemma per far sì che non manchino mai, limitando i capricci.

Riassumendo i migliori consigli per far mangiare frutta e verdura ai bambini:

  • Dare il buon esempio in famiglia
  • Preferire verdure tenere e crude
  • Camuffare la frutta nello yogurt
  • Creare figure fantasiose con pezzi di verdura e di frutta

Tenere in cucina un’illustrazione della piramide alimentare, con figure colorate e simpatiche, può essere un aiuto qualora davanti a un piatto di carote e insalata spuntassero i famigerati capricci. Attraverso le immagini stilizzate, si possono imbastire racconti a tema cibo e spiegazioni creative. 

Il secondo livello nella piramide alimentare è dedicato a cereali, riso, pasta e patate. Sono consigliate 3-5 porzioni al giorno. Solitamente questo tipo di alimenti è molto apprezzato dai bambini ma, in caso di bisogno, esistono tanti formati di pasta dedicati ai più piccoli, ad esempio la pasta a forma di lettere dell’alfabeto, di animali o dinosauri.

Salendo nella piramide alimentare dedicata ai bambini si trovano latte e yogurt, da mangiare 1-2 volte al giorno. Lo yogurt va bene sia bianco che alla frutta e, come accennato prima, può essere un ottimo alleato per far mangiare la frutta fresca o per arricchire i frullati estivi.

Seguono i legumi, che è bene mettere in tavola 4-5 volte alla settimana. Anche nel caso dei legumi non sempre i bambini si dimostrano particolarmente entusiasti ma una delle soluzioni può essere proporli in versione vellutata, mescolati alla frittata o all’interno delle torte salate.

Segue il pesce, che dovrebbe essere proposto 3-4 volte a settimana, meglio se pesce azzurro e lo si può cucinare in versione bastoncini o polpette per far meglio abituare i bambini al sapore. Ricordiamo che i bambini assaggiano e mangiano con particolare gioia ciò che hanno preparato con le proprie mani, perciò lasciate che si rendano utili sia in cucina che durante la spesa.

Salendo verso la vetta della piramide alimentare si trovano la carne, da cucinare non più di 3 volte alla settimana, favorendo quella bianca, e i formaggi, che purtroppo non dovrebbero essere mangiati più di 2 volte alla settimana, nonostante siano spesso uno degli alimenti più amati dai bambini. 

I dolci conquistano, come prevedibile, il vertice della piramide: significa che sono gli alimenti che devono essere mangiati con molta moderazione. I dolci non devono essere utilizzati come alimento premio o come traguardo di un pasto completo. Il cibo, come ricordano pediatri e nutrizionisti infantili, non è uno strumento educativo e non dovrebbe essere utilizzato come consolazione, ricompensa o punizione, perché potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi dell’alimentazione.

Risorse utili per spiegare ai bambini la piramide alimentare

Come molti genitori hanno imparato a proprie spese, nonostante il buon esempio e l’innata curiosità dei bambini, non sempre un nuovo alimento viene accettato di buon grado. Non è un campanello d’allarme perché per abituarsi a un nuovo sapore occorre tempo e spesso parecchia pazienza perché il rifiuto di alimenti e cibi nuovi è particolarmente frequente nell’età infantile.

Per insegnare ai bambini l’importanza di un’alimentazione sana si possono adottare alcune strategie che, come sempre, facciano leva sulla loro curiosità, evitando di annoiarli con spiegazioni troppo sofisticate. Ai bambini piace conoscere il perché delle cose, mentre faticano ad accettare un comportamento per il quale non trovano una spiegazione. Allora si può un’altra volta ricorrere alla fantasia per raccontare loro che attraverso il cibo corretto possono crescere sani e forti come il loro supereroe preferito.

Come incoraggiare i bambini a provare alimenti nuovi? Innanzitutto senza insistere troppo per evitare la reazione opposta. Meglio aiutarlo a scoprire le novità cucinando e assaggiando insieme, facendo in modo che il pasto si svolga in un’atmosfera piacevole, in modo che il bambino associ il nuovo cibo a un’esperienza positiva.

Cattiva alimentazione bambini: le abitudini sbagliate

Il primo errore da evitare categoricamente è non bere abbastanza acqua: mantenere un’idratazione adeguata è fondamentale per la salute di grandi e piccini. 

In secondo luogo, bisogna evitare di sostituire l’acqua con le bibite: le bevande gassate non sono un’alternativa all’acqua e spesso contengono troppo zucchero. Meglio succo di frutta senza zucchero, spremuta o frullati di frutta fresca. 

Evitare di mangiare davanti alla televisione. Meglio evitare che i bambini mangino distratti da cartoni animati e serie tv perché molti studi hanno portato alla luce il rischio di obesità infantile connesso ai pasti consumati davanti ai dispositivi come tv e tablet.

Limitare i condimenti. Un errore comunque per far gradire alcuni cibi ai bambini è renderli troppo saporiti. Meglio insaporire i piatti usando preferibilmente erbe fresche o essiccate e spezie.

Inoltre è importante ricordare che è importante che i pasti siano all’insegna del piacere, del benessere e del buon esempio. Così i bambini imparano ad avere un rapporto sereno e consapevole con il cibo, sviluppando di conseguenza un comportamento alimentare sano.

piramide alimentare bambini

 

Fonti: 

bimbiatavola.ch
nostrofiglio.it
sip.it

 

L’attività sportiva è molto importante per tutti, soprattutto per i bambini. Lo sport, infatti, aiuta il corretto sviluppo osseo e muscolare, oltre a favorire il benessere mentale a tutte le età.

A proposito di età: esistono sport più adatti per i bambini in base alla fase di crescita in cui si trova? Pediatri e psicomotricisti non danno regole tassative ma senz’altro bisogna assecondare il progressivo sviluppo del coordinamento motorio, senza esagerare.

Lo sport migliore per i bambini in base all’età

Nuoto, ginnastica, danza, ciclismo, pattinaggio, atletica leggera, tennis, scherma, pallacanestro, pallavolo, karate e judo, sci, calcio, rugby: non esistono limiti alle esperienze sportive dei bambini e ognuno dovrebbe avere la possibilità di provare sport diversi prima di scegliere se praticarne uno in modo più costante.

Alcuni sport sono però più indicati per stimolare il coordinamento motorio anche prima di iniziare a camminare: ad esempio, i bambini possono praticare il nuoto già dai primi mesi di vita. I bambini che si approcciano (insieme ai genitori) ai corsi di nuoto e psicomotricità in piscina prima di compiere un anno, riescono a raggiungere l’autonomia in acque profonde già a partire dai 16/18 mesi. Giocare in acqua, inoltre, favorisce lo sviluppo di tutti gli schemi motori di base, oltre a stimolare l’intelligenza e la facilità di apprendimento.

Per iniziare a praticare altri sport è bene aspettare che alcune funzioni motorie si siano maggiormente sviluppate. Ecco alcuni esempi:

Quale sport scegliere per i bambini a partire da 3 anni

Nuoto: a partire dai 3 anni iniziano i veri e propri corsi di nuoto, dove oltre al galleggiamento vengono insegnati i vari stili e anche a nuotare sott’acqua. Il nuoto consente uno sviluppo armonioso di tutto il corpo, oltre alla coordinazione dei movimenti e sentirsi sicuri in un nuovo elemento.

Quale sport scegliere per i bambini a partire da 4-5 anni

Ciclismo: imparare ad andare in bicicletta è uno dei momenti più belli dell’infanzia, il primo vero tocco di libertà che si prova. Dopo aver imparato a coordinare i movimenti e a concentrarsi, andare in bicicletta può diventare uno sport a partire dai 4 anni.

Danza: è possibile iscrivere i bambini ai corsi di danza a partire dai 5 anni. La danza è considerata un’attività perché abitua a una postura corretta, regala grazia ai movimenti e insegna il senso del ritmo, a patto che preveda una prima parte di preparazione generica attraverso la ginnastica.

Ginnastica: anche la ginnastica generica è un’attività molto raccomandata dai pediatri a partire dai 5 anni. Infatti, favorisce lo sviluppo di ossa, muscoli e articolazioni, inoltre aumenta la conoscenza, la consapevolezza ed il controllo del proprio corpo.

Pattinaggio: i bambini possono iniziare a praticare pattinaggio intorno ai 5 anni, ma, poiché stimola prevalentemente gli arti inferiori, deve essere affiancato da un’attività che stimoli gli arti superiori, come il nuoto o la ginnastica.

Sci: contrariamente a quanto si possa immaginare, i bambini possono iniziare i corsi di sci già a 4 anni. È uno sport che sviluppa l’agilità, la coordinazione neuro-motoria e l’equilibrio ed insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità.

Quale sport scegliere per i bambini a partire da 6-7 anni

Calcio: lo sport più popolare in Italia può essere praticato dai 7 anni in su ma deve essere affiancato da un’attività che bilanci lo sviluppo della muscolatura delle gambe, come il nuoto. 

Rugby: sempre più diffuso in Italia tra i bambini come alternativa al calcio, a partire dai 6 anni. Il rugby è uno sport di gruppo che allena sia il fisico sia la mente e porta molta aggregazione e rispetto tra i compagni e gli avversari.

Hiking: si tratta di camminare in montagna, con tratti di difficoltà medio-bassa. I bambini possono iniziare a praticare hiking dai 4 anni in poi, un’attività molto semplice e salutare da fare all’aria aperta, eccezionale dal punto di vista della coordinazione.

Pallavolo: è uno sport che è possibile cominciare verso i 7 anni, purché si tratti di corsi specifici per bambini. E da questa età in poi, infatti, che i bambini iniziano piano piano a sviluppare la coordinazione neuro-muscolare e le capacità condizionali necessarie per apprendere e mettere in pratica apprendere un gesto atletico specifico.

Basket: analogamente alla pallavolo, anche il basket è un’attività completa che fa lavorare sia le gambe che la parte superiore del corpo, allungando la colonna vertebrale e fortificando gli addominali. I primi corsi partono dai 7 anni in su.

Tennis: per i bambini è possibile praticare tennis dai 7 anni in poi. È un’attività che diverte e appassiona, oltre a sviluppare molto concentrazione e disciplina. ​Anche il tennis richiede una preparazione atletica complementare perché è uno sport “asimmetrico”, significa che stimola solo alcune parti del corpo, in particolare uno degli arti superiori.

Judo e karate: le arti marziali, in generale, possono essere intraprese non prima dei 7 anni e aiuta a infondere fiducia e consapevolezza del proprio corpo. Sono sport molto consigliati sia per i bambini più timidi e introversi che per quelli più vivaci perché insegnano ad avere il controllo delle proprie capacità.

Questi sono solo alcuni spunti per invogliare i bambini a praticare sport, ricordando che praticarlo almeno due volte la settimana ha effetti benefici sul carattere e sul rendimento scolastico. Non bisogna mai dimenticare inoltre che è importante che i bambini possano provare discipline diverse, assecondando la propria curiosità e non solo i desideri dei genitori. 

 

Fonti: 

nostrofiglio.it
bimbipiù

I bambini sono molto ricettivi nei confronti di tutto quello che è nuovo e che li incuriosisce. Ecco perché coinvolgerli in qualunque attività, anche se comunemente considerata da “adulti”, può essere un metodo creativo per insegnare ad affrontare il mondo che li circonda.

Insegnare il riciclo ai bambini è una tappa fondamentale nella loro crescita poiché li aiuterà ad imparare da subito una parte importante dell’educazione civica e ad acquisire, in generale, il senso di responsabilità.

La raccolta differenziata spiegata ai bambini

Per gli adulti capire e mettere in pratica la differenziazione dei rifiuti domestici, almeno in prima battuta, non è stata cosa da poco, ma per i bambini la situazione è decisamente diversa.

I bambini osservano tutto ciò che succede attorno a loro e assimilano anche i dettagli apparentemente più insignificanti. Insegnare loro il riciclo parte dando il buon esempio in casa, spiegando cosa distingue un rifiuto dall’altro e mostrando loro come fare correttamente la raccolta differenziata.

Anche a scuola, i bambini sono coinvolti in progetti che educano alla differenziazione e al riciclo dei materiali. In questo modo, imparano il rispetto per l’ambiente e a mettere in pratica quotidianamente buone abitudini per salvaguardarlo.

Quali sono i materiali che bisogna insegnare ai bambini a riconoscere per fare correttamente la raccolta differenziata? Eccone l’elenco principale, fermo restando che ogni comune segue regole diverse per la raccolta dei rifiuti:

  • Vetro
  • Plastica
  • Carta e cartone
  • Alluminio
  • Materiali organici

Insegnare il riciclo ai bambini divertendosi

Come in tante altre occasioni, giochi e disegni si possono rivelare strumenti eccellenti per insegnare il riciclo ai bambini, sia a casa che a scuola. Grazie ai disegni, i bambini hanno occasione di visualizzare per la prima volta il ciclo di vita degli oggetti e dei materiali. Diversamente, per loro sarebbe difficile comprendere un concetto astratto. 

I giochi invece servono per concretizzare quanto appreso attraverso le immagini. La parola d’ordine quindi è divertimento, attraverso il quale concetti complessi e importanti vengono presentati e assimilati con leggerezza e progressiva consapevolezza. 

Ecco qualche spunto per trasformare la raccolta differenziata in uno strumento di apprendimento:

  • Disegnare o stampare le immagini di vari rifiuti e creare un quiz su quale sia il bidone giusto in cui gettarlo. Ad esempio, dove va buttata la buccia della banana?
  • Giocare con la memoria e i colori dei bidoni. Ad esempio, di che colore è il bidone della carta?
  • Insegnare a riconoscere i materiali ad occhi chiusi. Ad esempio, lasciare che tocchino una bottiglia di vetro, una di plastica e un tetrapak, indicando in quale bidone va gettato ognuno.

Il riciclo però non si limita ad insegnare il corretto della raccolta differenziata, bensì anche a non sprecare risorse riutilizzabili. Ad esempio: 

  • Le bottiglie di plastica vuote possono essere trasformate in birilli per giocare a bowling in casa o in giardino, mentre i tappi di plastica possono essere usati per creare un mosaico, incollandoli uno ad uno su una tela bianca o colorata fino a formare il disegno desiderato.

  • Il cartone delle scatole di cereali può essere utilizzato per creare maschere, colorando e ritagliando la parte interna priva di scritte. La carta da regalo, invece, può essere riciclata creando tanti origami colorati. Su Youtube si trovano tantissimi tutorial per crearne sia semplici che più complessi.

Tutte queste idee sono punti di partenza per stimolare la fantasia e la creatività dei bambini in modo che vedano il potenziale nascosto delle cose che li circonda, adottando da subito un approccio ecologico e sostenibile. 

 

 

Fonti: 

wordwall.net
yoppies.it

Non c’è emozione più intensa e pura dei genitori che osservano quasi increduli i naturali progressi dei bambini. Uno di questi riguarda senz’altro la crescente capacità di muoversi, camminare e orientarsi, un’abilità che molti studiosi infantili ritengono connessa alla concezione del “sé”

Cos’è l’orientamento spazio-temporale

Fino a non molti anni fa, gli psicologi infantili erano pressoché convinti del fatto che i neonati non avessero percezione del proprio corpo, mentre studi recenti sembrano dimostrare tutto il contrario. I progressi nel rapporto con ciò che li circonda, infatti, sono visibili già da neonati ed è un processo fisiologico innato che migliora di pari passo con la crescita del corpo.

Si tratta, nella fattispecie, dell’orientamento spazio-temporale, un fattore che, progredendo gradualmente, aiuta i bambini a sviluppare diverse capacità parallele, come la consapevolezza di sé, il linguaggio, il senso di orientamento e, in generale, il rapporto con ciò che li circonda. Sapersi orientare significa sapersi muovere consapevolmente, imparando a calcolare le distanze e a riconoscere la differenza tra persone, animali, oggetti inanimati e anche eventuali pericoli.

L’intelligenza spaziale è una delle 7 intelligenze individuate da Howard Gardner, psicologo e docente statunitense, conosciuto per la sua teoria sulle intelligenze multiple. Si riferisce alla capacità dei bambini di comprendere e utilizzare in modo proprio i concetti topologici (ad esempio sopra, sotto, vicino, lontano, dentro e fuori), assimilando nel frattempo la capacità di conoscere la dimensione concreta di oggetti e la loro posizione.

Una componente essenziale è l’orientamento, ovvero la capacità di controllare il complesso mondo degli oggetti, di elaborare rappresentazioni mentali e di creare un ordine. Per tradurre questa capacità spaziale in termini pratici si può pensare al percorso da casa a scuola: un bambino dovrebbe essere consapevole della strada che deve percorrere, aiutandosi con l’identificazione di punti di riferimento. 

Per quanto riguarda l’orientamento temporale ci si riferisce alla capacità di ordinare nella temporalità le diverse fasi di un’azione. Nella quotidianità, spesso anche inconsapevolmente, esercitiamo già i bambini in questo: si pensi ad esempio a tutte le situazioni in cui all’interno di una routine si chiede al bambino di fare alcune cose prima di altre, come lavarsi i denti prima di andare a dormire o riordinare i giocattoli prima di mangiare.

A che età i bambini iniziano a sviluppare l’orientamento spazio-temporale

Come già anticipato, la nozione di tempo e spazio può farsi risalire ai primi giorni di vita ma bisogna aspettare i 7-8 anni perché questi due concetti vengano assimilati fino a diventare un’abilità cosciente.
Le tappe dello sviluppo dell’orientamento spazio-temporale possono essere definite così, fermo restando che ogni bambino è diverso dall’altro e non esistono tempistiche uguali per tutti.

  • Fra 3 e 8 mesi, i bambini iniziano ad assimilare la capacità di ordinare più avvenimenti successivi.
  • Fra i 12 e 18 mesi, il piccolo diviene capace di ricostruire una serie limitata di avvenimenti successivi.

  • A 2 anni, i bambini normalmente sanno tracciare linee orizzontali e verticali, conoscendone la differenza.
  • A 3 anni il bambino possiede il concetto del dopo, del domani, mentre è insicuro l’uso del prima e inizia a familiarizzare con le nozioni di vicinanza e separazione e di alto-basso, sopra-sotto, davanti-dietro.
  • A 4 anni, possiede le relazioni di tempo segnate dal succedersi di ieri, oggi e domani e sa via via sempre più cogliere i rapporti spaziali esistenti tra le varie parti del corpo, tra sé, gli altri e gli oggetti. Inoltre, è capace di distinguere le linee rette dalle curve, le figure aperte da quelle chiuse e, assimilate queste abilità mentali, può costruire figure geometriche piane come rettangoli e quadrati.
  • A 7-8 anni, lo spazio diventa sempre più “maneggevole” e comincia a capire i rapporti spazio-temporali e ad introdurre nel tempo fisico una successione ragionata, attraverso una ricostruzione operatoria intuitiva.

Come sviluppare l’orientamento spazio-temporale nei bambini

Secondo pediatri, psicologi e psicomotricisti infantili, stare a contatto con la natura è una delle attività che maggiormente contribuisce a sviluppare l’orientamento spazio-temporale nei bambini. D’altronde, non è una sorpresa: trascorrere del tempo all’aria aperta è la chiave per numerosi benefici a tutte le età. 

Muoversi in spazi diversi da quelli con cui si ha familiarità, infatti, aiuta a sviluppare il senso dell’orientamento e a migliorare la consapevolezza del proprio corpo in relazione a ciò che ci circonda, incrementando, ad esempio, il senso della profondità, la coordinazione dei movimenti e l’equilibrio.

Quello che in più la famiglia può fare è, fin dalla più tenera età, nominare le varie parti del corpo e, a tempo debito, trasformarle in uno strumento di gioco e apprendimento: “Dov’è il piede?” “Tocca la pancia” “Mi fai vedere la lingua?” e così via.

A mano a mano che cresce, il bambino inizierà a muoversi, prima gattonando, poi alzandosi in piedi. Da qui, gli si può iniziare a coinvolgere il bambino con domande quali: “Tocca il pavimento”, “Guarda sotto al tavolo”, “Puoi mettere il cucchiaio sopra al tavolo?”, “Mettiamo la palla vicino alla finestra”, “Portiamo i peluches lontano dalla cucina”. Nel caso in cui si chieda al bambino di toccare un oggetto, possiamo fare la stessa cosa, aggiungendo degli aggettivi descrittivi come: “È freddo!” o “È morbido”. Questo permetterà al bambino di far proprie le prime competenze spaziali.

Sviluppare l’orientamento spazio-temporale giocando

Un gioco che esercita e aiuta i bambini a sviluppare l’orientamento spazio-temporale è la caccia al tesoro. Si può organizzare una caccia al tesoro anche all’interno della propria casa, coinvolgendo anche gli altri membri della famiglia e inserire negli indizi i concetti di spazio e tempo. Ad esempio: “Il primo indizio si trova in cucina, dopo troverai il secondo in cameretta”, “Troverai il terzo indizio nascosto sotto il letto”, “Il quarto indizio è dentro al barattolo sotto al tavolo” eccetera… Il bambino si eserciterà così nella comprensione di queste parole, dando loro un significato concreto. In un secondo momento si potrebbe chiedere al bambino di aiutare nella creazione degli indizi, così da stimolarlo nell’uso degli stessi concetti.

Un altro classico esercizio che stimola i bambini a sviluppare l’orientamento spazio-temporale e tutto quello che comporta, come la coordinazione dei movimenti e la consapevolezza del proprio corpo, è il ballo. Un’idea è cantare e interpretare insieme questa famosissima filastrocca:
Se sei felice, famosa canzone tradizionale per far divertire e ballare i bambini
Se sei felice e tu lo sai batti le mani
Se sei felice e tu lo sai batti le mani
Se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai,
se sei felice e tu lo sai batti le mani.
Se sei felice e tu lo sai batti i piedi
Se sei felice e tu lo sai batti i piedi
Se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai,
se sei felice e tu lo sai batti i piedi, batti le mani.
Se sei felice e tu lo sai schiocca le dita
se sei felice e tu lo sai schiocca le dita
se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai,
se sei felice e tu lo sai schiocca le dita, batti i piedi, batti le mani.
Se sei felice e tu lo sai manda un bacino
se sei felice e tu lo sai manda un bacino
se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai,
se sei felice e tu lo sai manda un bacino, schiocca le dita, batti i piedi, batti le mani.
Se sei felice e tu lo sai fai tutto insieme…
se sei felice e tu lo sai fai tutto insieme…
se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai,
se sei felice e tu lo sai fai tutto insieme.

Ricordiamo che i progressi di ogni bambino sono soggettivi e che per ogni dubbio è bene affidarsi al parere del pediatra di fiducia.

 

Fonti: 

Howard Gardner Wikipedia
Centro Victor Como
riabilitazionepsicomotoria.it

Imparare le regole fa parte del naturale processo di crescita di ogni bambino, un percorso a tappe da affrontare insieme ai genitori, fatto di piccoli progressi graduali che non sarebbero possibili senza una grande dose di pazienza. Il ruolo dei genitori è quello di accompagnare i figli nell’apprendimento delle regole di buona educazione, senza aver paura di dire no e di avere fermezza davanti ai capricci. È partendo dai comportamenti corretti in famiglia che i bambini imparano a relazionarsi con le persone che incontreranno piano piano nell’arco della vita.

L’educazione impartita in famiglia, fortunatamente, non deve più essere rigida e severa come era abitudine fino a non molti anni fa. I metodi educativi si sono evoluti e oggi, grazie anche al supporto di pediatri e psicologi infantili, è possibile insegnare le regole ai bambini divertendosi (e divertendoli!) quasi come se fossero parte di un gioco.

Bambini e regole: a che età iniziare a insegnare l’educazione

Insegnare regole ai bambini piccoli non è certo facile. Se da un lato l’assenza di regole è dannosa, dall’altro lo è anche l’eccesso: infatti, regole troppo rigide, unite ad un clima negativo, possono nuocere allo sviluppo emotivo e psicologico del bambino, compromettendone l’autostima.

I genitori spesso si chiedono: “Quand’è il momento giusto per insegnare l’educazione ai bambini?”.
Le prime semplici regole possono essere stabilite già a partire dagli 8 mesi e ogni genitore saprà riconoscere il momento giusto quando, senza preavviso, i bambini inizieranno con i primi, seppur inconsapevoli, dispetti, come fare i capricci per un gioco, rifiutarsi di sedere a tavola, mettere in bocca oggetti potenzialmente pericolosi, tirare i capelli.
Le regole con cui iniziare a insegnare l’educazione ai bambini devono essere spiegate in modo molto semplice. Ad esempio: “Non urlare”, “Non interrompere chi sta parlando”, “Non far male agli altri bambini”.

Regole di buona educazione per bambini di tutte le età

La psicologa canadese Suzanne Valliéres ha messo a punto un sistema educativo per aiutare i genitori ad insegnare le regole di buona educazione per bambini di tutte le età. Lo si può riassumere con “La legge delle 5 C”.

  1. Chiarezza: come già detto, le regole devono essere semplici, adatte all’età e vanno spiegate chiaramente.
  2. Concretezza: le regole devono essere concrete, in modo da aiutare il bambino a comprenderle e seguirle. Ad esempio: è concreto chiedere al bambino di rimettere a posto i suoi giocattoli, mentre non è concreto chiedergli di tenere pulita la camera.
  3. Costanza: questa è il punto più difficile per gli adulti. Le regole non devono cambiare a secondo dell’umore del momento e, soprattutto, i genitori devono avere la stessa linea educativa.
  4. Coerenza: come già detto in altri casi, come ad esempio l’alimentazione, sono i genitori a dover dare il buon esempio ai bambini. I genitori quindi non sono esentati dal rispetto delle regole imposte in famiglia. Ad esempio, se la regola è quella di non gridare, anche i genitori la devono rispettare.
  5. Conseguenze: tutti i bambini hanno la tendenza a opporsi alle regole e a voler oltrepassare i limiti. Perciò è importante far capire chiaramente ai bambini che disobbedire alle indicazioni dei genitori avrà come conseguenza un castigo. La conseguenza dovrebbe possibilmente presentare un legame associativo con la regola trasgredita. Ad esempio, se il piccolo si rifiuta di riordinare i giocattoli, questi gli verranno tolti per un breve periodo.

Attenzione! Non bisogna mai ricorrere a castighi corporali o sgridare il bambino con frasi umilianti come “sei cattivo”. Quando le conseguenze ad un comportamento sbagliato sono logiche e ragionevoli, il bambino avrà modo di capirle più facilmente e avrà modo di sviluppare il senso di responsabilità.

Giochi per insegnare le regole ai bambini

Iniziamo dal gioco più conosciuto per insegnare le regole ai bambini, reso celebre dal programma tv “SOS Tata”: il cartellone delle regole. Consiste nel creare insieme un cartellone che elenchi e riassuma le regole di buon comportamento, sia dentro che fuori casa.

Il primo passo è stabilire le regole insieme ai bambini, calibrandole in base alla loro età e spiegandole in modo semplice come indicato nel paragrafo precedente. Le regole sono varie, dalla necessità di dormire nel proprio lettino, fino al divieto di dire parolacce.

In secondo luogo, bisogna provvedere a creare il cartellone con cartoncino, colla, pennarelli: sarà un momento creativo condiviso con i genitori che aiuterà a creare un clima giocoso e ad alleggerire lo scopo di quanto si sta facendo. Il cartellone potrà essere arricchito con disegni e figure in modo che sia comprensibile anche per i bambini che ancora non sanno ancora leggere. Più l’aspetto del cartellone sarà colorato e divertente, più il compito di far rispettare le regole risulterà gradevole.

Suddividendo il cartellone in colonne, ad ogni colonna corrisponderà una regola e un disegno che la illustri. Ciascuna di esse servirà al genitore per segnare ogni volta che una regola sarà rispettata, mettendo un adesivo o una crocetta. Un’idea aggiuntiva è di stabilire un piccolo premio ogni 10 volte (o la quantità a scelta) che la regola verrà rispettata, come un dolcetto o una sorpresa, qualcosa che lo faccia felice e gli faccia capire che rispettare le regole alla fine è sempre un meraviglioso vantaggio per tutti.

Un altro spunto per insegnare le regole ai bambini divertendosi è usare giocattoli, pupazzi e marionette per inscenare situazioni che imitano la vita reale, come ad esempio andare al cinema o al ristorante. Creando scene buffe, si può far capire al bambino come sia giusto comportarsi. Ad esempio, si può creare una scenetta in cui tutti i giocattoli sono gli invitati ad un compleanno. Le regole da trasmettere in questo caso sono di essere gentili con il festeggiato e rispettosi dei suoi regali e, soprattutto, di evitare di picchiare e spintonare gli altri bambini.

Storie per insegnare le regole ai bambini

Le favole sono da sempre un veicolo molto potente per trasmettere insegnamenti fondamentali. Rifacendosi alle fiabe tradizionali trasposte in cartoni animati, Cappuccetto Rosso insegna a diffidare degli sconosciuti, La Bella e la Bestia ad essere gentili e andare oltre le apparenze, La Spada nella Roccia ad essere umili, coraggiosi e perseveranti.

A questo proposito, le favole di Esopo, giunte fino a noi dalla Grecia del VI secolo a.C., sono state scritte con lo scopo preciso di comunicare una morale usando un linguaggio comprensibile da tutti. Nonostante risalgano a un passato molto lontano, restano perfette ancora oggi per trasmettere piccoli ma importanti insegnamenti ai bambini.
Eccone una delle più famose: la Cornacchia vanitosa, che insegna come sia inutile cercare di somigliare a qualcun altro, perché è meglio imparare ad apprezzarsi per quello che si è realmente.

C’era una volta una cornacchia, tutta nera. Un giorno, mentre volava sopra il bosco, vide su un prato dei bellissimi pavoni. Si fermò quindi sopra il ramo di un albero ad ammirarli.
I pavoni si accorsero presto che la cornacchia stava appollaiata lì sul ramo ad osservarli, e, da gran vanitosi che erano, fecero tutti la ruota con la coda.
La cornacchia, abbagliata dalla bellezza della loro coda, volò via. Andò così a specchiarsi nell’acqua dello stagno, e si vide così brutta che decise di non mostrarsi più in giro per la vergogna.
Invidiosa del magnifico comportamento e delle splendide piume dei pavoni, iniziò a spiarli ogni giorno in gran segreto, da un albero un po’ più nascosto del precedente. La cornacchia si accorse così che, sparse per il prato, c’erano delle penne cadute dalle code dei pavoni e lasciate lì sul prato.
Decise, quindi, di aspettare il tramonto per poterle andare a prendere di nascosto.
Non appena riuscì a raccoglierne cinque, volò via e andò a nascondersi in un posto riparato, dove con un po’ di colla le attaccò alla sua coda.
Il mattino dopo andò ad ammirare nelle acque dello stagno la sua nuova coda di pavone, pensando: “Adesso sono anche io bella come i pavoni. Andrò dalle mie compagne cornacchie e le farò morire di invidia!”.
La cornacchia andò quindi dalle sue compagne, che, vedendola, iniziarono veramente a morir d’invidia. Quella coda con le penne di pavone era davvero bellissima. Purtroppo, però, l’arroganza della cornacchia non la trattenne dal prendere in giro le sue compagne, dicendo loro che erano brutte e con le penne spelacchiate.
Le compagne cornacchie, arrabbiate come non mai, la cacciarono via a beccate, dicendole di non farsi più vedere.
La cornacchia volò via, e andò a consolarsi sul ramo d’albero da cui guardava di solito i pavoni. “Le mie compagne cornacchie non mi meritano” pensò, “meglio andare a vivere con i pavoni. Siccome ormai sono bella come loro, non saranno invidiosi”. E così la cornacchia volò sul prato in mezzo a tutti i pavoni, salutandoli felicemente.
Ma i pavoni, vedendo arrivare in mezzo a loro questa cornacchia spelacchiata, con in più attaccate alla sua coda alcune delle loro bellissime penne, rubate chissà quando, non la presero molto bene. Iniziarono a correrle dietro per scacciarla dal loro prato e cercavano anche di beccarla. Alla fine la cornacchia dovette prendere il volo ed andare via. Umiliata e triste, la cornacchia si staccò le penne di pavone dalla coda, e con la testa bassa, tornò dalle sua compagne cornacchie che ridendo e scherzando la accolsero di nuovo tra loro, perché erano le sue amiche di sempre.

© Fabulinis.com

Gli occhi sono una delle parti più delicate del corpo umano e, a maggior ragione, se si tratta di quelli di neonati e bambini. Purtroppo non è raro che, già nei primi mesi di vita, gli occhi dei bambini presentino secrezioni e fastidiose crosticine dovute a congiuntivite o stenosi del dotto lacrimale. Vediamo quindi come prendercene cura e prevenire questi fastidi grazie alla semplice pulizia quotidiana.

Che cos’è la stenosi del dotto lacrimale?

Nei neonati spesso il condotto naso-lacrimale è ostruito, completamente o parzialmente, e una lacrimazione abbondante è il principale sintomo di questo problema. In genere si risolve spontaneamente nel giro di qualche settimana dopo la nascita e sarà il pediatra a spiegare ai genitori come eventualmente praticare il tipico massaggio del dotto lacrimale che ne favorisce l’apertura. È sufficiente praticare un movimento rotatorio delicato con il polpastrello che parte dall’alto verso il basso, tra l’angolo dell’occhio e la radice del naso.

Le secrezioni degli occhi dei bambini

Le secrezioni degli occhi dei bambini, come già accennato, possono causare quelle fastidiose crosticine che tendono ad accumularsi e seccarsi, soprattutto durante la notte. Spesso, infatti, neonati e bambini si svegliano con gli occhi appiccicosi o irritati a causa di sfregamento ed eccessiva lacrimazione. È una situazione che si verifica con più frequenza di quanto si possa immaginare e non deve destare preoccupazione.

Lo scopo primario della pulizia degli occhi dei neonati è rimuovere le piccole incrostazioni che si formano sulle palpebre o nel lago lacrimale (per intenderci, l’angolo interno dell’occhio). Detergere gli occhi è una parte molto importante della routine quotidiana di cura e igiene, soprattutto al mattino. Vediamo, quindi, come pulire gli occhi del neonato in modo corretto e sicuro.

Come pulire gli occhi del neonato

Ecco, quindi, una breve guida per pulire in modo corretto e sicuro gli occhi di neonati e bambini.

  • Prima di avvicinarvi agli occhi del neonato, lavatevi le mani con cura, un passaggio fondamentale per evitare di portare a contatto con l’occhio i germi normalmente presenti sulle dita.
  • Per detergere gli occhi del neonato, utilizzare una morbida salvietta monouso per uso oculare oppure, in alternativa, una garza usa e getta sterile imbevuta di soluzione fisiologica. Attenzione però ad evitare le fialette di soluzione fisiologica in vetro (come quelle utilizzate per le iniezioni), perché alcuni minuscoli frammenti di vetro potrebbero restare imprigionati nella garza. Meglio optare per le fialette di soluzione fisiologica in plastica abitualmente utilizzate per la pulizia nasale.
  • Evitare l’uso dei batuffoli di cotone, i cui filamenti possono infiammare l’occhio.
  • Procedere quindi a pulire delicatamente la parte esterna dell’occhio, dall’interno verso l’esterno, cercando di non sfregare per non irritare la pelle delle palpebre che è molto delicata.
  • Le incrostazioni più dure devono essere sempre ammorbidite con garza impregnata di soluzione fisiologica o con la salvietta monouso: in questo modo sarà più facile rimuoverle delicatamente.
  • Cambiare garza o salvietta per non trasportare i germi da un occhio all’altro.
  • Una volta pulito l’occhio, massaggiare delicatamente il sacco lacrimale per rimuovere anche le secrezioni stagnanti.
  • Se il bambino è raffreddato, è importante fare anche una accurata pulizia nasale.

Come riconoscere la congiuntivite neonatale

In molti casi la congiuntivite neonatale è una conseguenza del parto e, anche in questo caso, è una condizione passeggera che può essere trattata con un lavaggio con soluzione fisiologica 3 o 4 volte al giorno. Nei bambini e nei neonati, così come negli adulti, la congiuntivite di solito presenta i seguenti sintomi: 

  • Arrossamento degli occhi
  • Gonfiore
  • Bruciore
  • Prurito
  • Aumento della lacrimazione
  • Formazione di crosticine dovute all’eccessiva lacrimazione

Si tratta di sintomi molto simili a una normale irritazione e quindi il consiglio è quello di consultare un pediatra. Sarà il medico, nel caso, a prescrivere un collirio antibiotico piuttosto che la semplice procedura di pulizia degli occhi.

Una corretta alimentazione è fondamentale per garantire ai bambini una crescita sana ed equilibrata già dai primi mesi di vita. Così come per la dieta degli adulti, anche l’alimentazione dei bambini deve alternare quotidianamente un regime alimentare che garantisca vitamine, carboidrati e proteine in quantità adeguate per evitare carenze nutritive.

Alimentazione bambini 0-3 anni

L’alimentazione dei bambini da 0 a 3 anni è fatta di tanti cambiamenti e scoperte perché si passa da un’alimentazione basata esclusivamente sul latte materno o sul latte in formula, all’alimentazione solida. Passo dopo passo, i bambini assaggiano frutta, verdura, carne e pasta, introducendo pian piano vitamine, minerali e nutrienti da fonti solide e imparando ad apprezzare nuovi sapori e nuove consistenze.

In generale i pediatri consigliano di iniziare lo svezzamento intorno al sesto mese di vita. Da questo momento in poi , pur proseguendo con una nutrizione a base di latte, il menù inizia a variare: formaggio tagliato a cubetti, carne ben cotta e sminuzzata, verdure cotte (carote, patate, zucchine, bietole, spinaci). Anche pasta in bianco o al pomodoro, yogurt, ricotta, frutta. Insieme allo svezzamento, arriva il momento di imparare ad usare la prima posata: il cucchiaio. Con molta pazienza e molti tentativi fallimentari, ogni bambino impara a maneggiarlo, usandolo per portare il cibo alla bocca e proseguendo così la strada verso l’indipendenza sotto tutti i punti di vista.

Dai 3 anni in poi, il latte va limitato e, in generale, il consiglio del nutrizionista infantile è di non eccedere con i latticini. Nella pianificazione giornaliera dei pasti dei bambini, è sufficiente una tazza di latte intero per colazione. Ai pasti principali il formaggio può essere proposto 2 o 3 volte alla settimana, mentre lo yogurt un paio di volte come merenda. È importante ricordarsi di scegliere lo yogurt lo stesso giorno in cui si prevede un pasto a base di formaggio, per non creare un accumulo di latticini.

Alimentazione bambini 4-7 anni

Uno degli aspetti più importanti dell’alimentazione dei bambini dai 4 ai 7 anni è imparare ad apprezzare la verdura. Sembra un’impresa impossibile, come abbiamo già avuto modo di approfondire, ma è soprattutto durante le fasi più decisive della crescita che i bambini dovrebbero mangiare almeno 50 grammi di verdura a pranzo e altrettanti a cena.

In questa fascia d’età si annida il rischio maggiore di dare via libera ad abitudini alimentari non salutari, come l’eccesso di zuccheri, derivanti da succhi di frutta zuccherati, merendine e snack, e/o uno sbilanciamento della dieta in favore di di proteine animali derivanti da carne, formaggi e insaccati.
È a questa età che iniziano ad emergere i gusti personali dei bambini e, di conseguenza, anche capricci e antipatie verso alcuni alimenti. Spesso le battaglie per il cibo sono estenuanti e i genitori, pur di vedere i figli fare un pasto decente, sono disposti a scendere a molti compromessi, come abbiamo già approfondito nel nostro articolo dedicato a come educare i bambini a tavola.

Il consiglio dei pediatri e dei nutrizionisti è di basare l’alimentazione dei bambini dai 4 ai 7 anni sulla dieta mediterranea e dare libero sfogo alla fantasia, giocando sul mix di colori delle pietanze, stimolando la curiosità dei più piccoli inventando personaggi a tema, ad esempio la fatina dei legumi e qualunque piccola favola che possa trasformare il pasto in un’avventura.

Spesso la frenesia degli impegni quotidiani limita sia il tempo che l’inventiva per mettere in tavola piatti bilanciati e fantasiosi. Ecco, quindi, un’idea di menù giornaliero per bambini dai 4 ai 7 anni:

Piatto unico ideale per bambini dai 4 ai 7 anni:

  • Base: pasta, riso, orzo, farro, polenta o altri cereali in chicchi come il cous cous o il grano saraceno
  • Proteine: carne o pesce (tre-quattro volte a settimana), da alternare ai legumi (quattro-cinque volte a settimana), ai formaggi (due-tre volte a settimana) o alle uova (una-due volte a settimana).
  • Aggiungere una porzione di verdure.

Pasto tradizionale:

  • Pasta o riso o orzo o farro conditi con verdura
  • Secondo piatto a base di carne o pesce (tre-quattro volte a settimana) o legumi (quattro-cinque volte a settimana) o formaggi (due-tre volte a settimana) o uova (una-due volte a settimana). Per fare qualche esempio molto semplice e facilmente replicabile: pasta al pomodoro accompagnata da bocconcini di carne cotti nel succo d’arancia con un’insalata mista di finocchi e carote; risotto allo zafferano seguito da pesce gratinato al forno e dei broccoli saltati in padella; insalata di farro con pomodori, zucchine e basilico seguita da una caprese (mozzarella e pomodoro).

Alimentazione bambini 8-10 anni

La corretta alimentazione a misura di bambino in età scolare si può riassumere in 3 semplici consigli: cibi vari ed energetici, calorie sotto controllo, fuori pasto moderati.

Per rendere vario ed equilibrato i pasti all’interno dell’alimentazione dei bambini da 8 a 10 anni è bene variare sia le fonti di carboidrati che quelle di proteine e vitamine. La pasta è sicuramente la regina delle nostre tavole e la preferita dai bambini, ma esistono tante altre fonti di carboidrati da cui attingere. Ad esempio il farro, sia sotto forma di chicchi che di pasta, oppure riso, orzo e grani antichi. Per quanto riguarda invece le proteine, il consiglio anche per i bambini da 8 a 10 anni, è, come sempre, quello di alternare soprattutto carne bianca, pesce e legumi e ridurre l’apporto proveniente dalla carne rossa.

A 8 anni ( e ovviamente a seguire) i bambini hanno già le idee molto chiare su cosa gli piace mangiare e cosa no. Tendenzialmente, è quasi superfluo ricordarlo, le cose più sane sono quelle che piacciono meno. Ecco quindi che subentra ancora una volta la fantasia, senza però forzare gli alimenti che proprio non gli vanno giù perché inizierà ad odiarli anche sul fronte psicologico. Proviamo piuttosto a cucinare in modo diverso: ad esempio, proporre le verdure sotto forma di polpette o mescolarle a sformatini con pollo o salmone, mettendo come contorno aggiuntivo le patate al forno che, si sa, sono spesso la panacea a tutti i capricci.

Come detto anche precedentemente, l’alimentazione dei bambini da 8 a 10 anni comprende 3 pasti giornalieri e 2 spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Inoltre, non bisogna dimenticare che è bene evitare di aggiungere zucchero e sale nelle preparazioni e di moderare il consumo di olio e grassi animali, come ad esempio il burro. Meglio puntare su erbe aromatiche, succo di limone e aceto balsamico.

Che sia di squadra o individuale, lo sport è molto importante per lo sviluppo dei bambini. I benefici sono innumerevoli: dagli innegabili effetti positivi su crescita, difese immunitarie e sviluppo motorio, alla possibilità di socializzare, fino a prevenire, secondo numerosi studi, i comportamenti a rischio come l’uso di tabacco, alcol e atteggiamenti violenti. Inoltre, già dall’infanzia lo sport alimenta il benessere psicologico, lo sviluppo dell’autostima, dell’autonomia e aiuta ad affrontare in maniera più sana e costruttiva ansia e situazioni stressanti.

Appurato che inserire uno sport nella routine dei bambini è cosa buona e giusta, quale scegliere? Come possono fare i genitori per orientare i bambini nella scelta dello sport?

Aiutare i bambini a scegliere uno sport

In linea di principio, non esiste uno sport migliore rispetto ad un altro: tutto dipende dall’età, dalle caratteristiche del bambino e dalle sue preferenze, senza farsi influenzare dagli stereotipi in cui sono incasellate alcune discipline. Ad esempio, la danza è uno sport da femmine mentre il calcio è da maschi, il rugby è violento, il tennis è solitario. Lasciate i bambini esplorare varie possibilità, assecondando la loro curiosità.

La scelta dello sport più adatto per i bambini deve innanzitutto basarsi sui loro desideri e interessi. Obbligarli a fare un determinato sport non è di alcun beneficio anzi, sarebbe totalmente controproducente perché verrebbero a mancare gli stimoli giusti che motivano qualunque persona a praticare attività sportiva, a maggior ragione i bambini.

Un componente fondamentale dello sport, infatti, è il divertimento perché stimola anche la capacità di concentrazione di bambini e ragazzi: per questo avranno senz’altro risultati migliori praticando uno sport che li appassiona. Praticare uno sport in cui manca il divertimento o per cui un bambino non si sente portato potrebbe causare insicurezza che si ripercuoterebbe sulla capacità di socializzare.

Sport di squadra per bambini e bambine

Quali sono gli sport di squadra da proporre ai bambini in età scolare, cioè dai 6 anni circa ai 13 anni?
Ecco alcuni esempi:

  • Calcio: l’età adatta per cominciare a giocare a calcio è 7-8 anni. Come accade per altri sport di squadra, infatti, prima di questa età il bimbo è troppo piccolo per capire regole complesse e ricoprire i diversi ruoli presenti in un team. I benefici di questo sport sono tanti: migliora la capacità respiratoria, stimola a comprendere lo spirito di squadra, favorisce la coordinazione, sviluppa velocità e resistenza.
  • Basket: analogamente al calcio, anche il basket stimola lo spirito di gruppo. Secondo la Federazione Italiana Pallacanestro, l’età per iniziare ad approcciare questo sport è tra i 4 e i 10 anni. È uno sport che aiuta a sviluppare una buona coordinazione neuro-muscolare, facendo lavorare gambe e braccia, allungando la colonna vertebrale e fortificando i muscoli addominali.
  • Pallavolo: i benefici della pallavolo sono del tutto simili a quelli della pallacanestro; oltre a stimolare lo spirito di squadra, tutto il corpo si allena, sviluppando inoltre capacità come la coordinazione e la precisione. L’età per cominciare è già dai 5-6 anni.
  • Rugby: la Federazione italiana Rugby accetta bambini dai 5 anni in su. Questo sport piace a tanti genitori perché per giocare a mini rugby non sono richieste doti fisiche particolari, si tratta di un gioco che riesce a coinvolgere i bambini con qualsiasi struttura fisica: il bambino robusto, quello alto, quello piccolo e scattante. Il rugby, inoltre, è uno degli sport che più promuove modelli di comportamento positivi improntati all’impegno, al rispetto delle regole, al corretto rapporto con gli altri.

Sport individuali per bambini e bambine

Sono molti gli sport individuali da proporre ai bambini che, nonostante non siano improntati sulle dinamiche della squadra, sanno comunque incoraggiare agonismo, rispetto per se stessi e per le regole. Vediamone alcuni:

  • Nuoto: quante volte abbiamo sentito dire che “il nuoto è lo sport più completo”? In effetti si tratta più di un luogo comune: il nuoto è una disciplina consigliatissima fin dai primi anni di vita, se non dai primi mesi se vogliamo considerare i corsi di galleggiamento da fare insieme alla mamma o al papà. I primi corsi veri partono invece dai 3 anni. Il nuoto aiuta la coordinazione e permette di far lavorare i muscoli senza sovraccaricarli. Rende la colonna vertebrale più elastica e migliora la postura, favorendo la coordinazione.
  • Tennis: il tennis, come la scherma, è uno sport individuale che favorisce il senso di responsabilità e la concentrazione. I corsi possono cominciare dai 6-7 anni, mentre per l’agonismo meglio aspettare gli 8-10 anni. Il tennis aiuta a sviluppare coordinazione, motricità e rafforzamento di busto, gambe e vista.
  • Sci: la Scuola Italiana Sci ha indicato i 5 anni come l’età giusta per iniziare a sciare, quando si hanno sufficienti capacità motorie, coordinative e psico-fisiche. Il consiglio dei maestri è di iniziare facendo corsi con altri bambini, con tempi allungati e senza la fretta di voler imparare tutto e subito. Trovarsi insieme ad altri bambini permette ai piccoli di giocare, guardare ed osservare gli altri senza lo stress da prestazione, dando modo di favorire nuove amicizie.
  • Arti marziali: per i bambini dai 5 anni in su le arti marziali sono un’ottima soluzione sportiva poiché si prestano in modo ottimale ad accompagnare e sostenere tutti i cambiamenti fisici e mentali dell’età evolutiva. L’obiettivo degli sport di autodifesa non è quello di coinvolgere i più piccoli in veri e propri combattimenti, quanto quello di accrescere la fiducia in sé stessi e l’autostima. Le arti marziali necessitano di forza e coordinazione neuromotoria, che arriveranno col tempo, ma possono essere utili per bambini timidi e insicuri perché infondono fiducia nelle proprie capacità e, a quelli più vivaci, perché insegnano a controllare energia e aggressività.
  • Danza: innanzitutto bisogna sfatare il luogo comune secondo cui la danza è uno sport prettamente femminile. Ballare non significa soltanto muoversi e divertirsi a ritmo di musica, bensì di una perfetta combinazione tra attività fisica, interazione sociale e stimolazione mentale. La danza migliora la qualità della vita in numerosi modi: salute, fiducia in sé stessi, auto-espressione, socializzazione, relax e divertimento. Il beneficio principale è la corretta postura.

Sport per bambini piccoli (2-5 anni)

Non ci sono sport adatti in modo particolare ai bambini in età prescolare ma, fino ai 5 anni, possono partecipare a corsi di psicomotricità che vengono consigliati da pediatri e psicologi infantili dai 2 ai 6 anni. Queste attività fanno leva sul divertimento e la socializzazione e, nel frattempo, incoraggiano l’espressione di se stessi attraverso il linguaggio del corpo dal momento che, in questa fascia d’età, è più importante rispetto a quello che i bambini esprimono attraverso le parole.

In conclusione, non c’è bisogno di ribadire quanto lo sport già da bambini sia importante per garantire una crescita sana. Ai genitori non rimane che lasciare ai figli la libertà di provare sport diversi, senza pregiudizi e senza forzare la scelta verso una disciplina in particolare. Per invogliare i piccoli a fare attività sportiva e aiutarli a scegliere lo sport più giusto per loro, è fondamentale che l’esercizio fisico non sia vissuto come un obbligo. Ecco perché il primo approccio inizia in famiglia con, ad esempio, passeggiate a piedi, gite in bicicletta, escursioni in montagna, corse e salti al parco, una nuotata in piscina o al mare.

La DAD (didattica a distanza) e in generale, il problema di trovare un costante intrattenimento casalingo per i bambini, ha messo i genitori di fronte a un nodo inevitabile: il fatto che Internet sia entrato a far parte della quotidianità anche dei più piccoli, portando con sé notevoli vantaggi, ma anche tanti rischi che potrebbero essere sottovalutati. Per questo è importante parlare sempre di più alle famiglie di “educazione digitale”, a partire già dalla prima infanzia.

In questo articolo vi aiuteremo a capire come affrontare l’educazione digitale di bambini e ragazzi in modo attento e consapevole.
Indice dei contenuti:

  1. Educazione digitale: cos’è
  2. I rischi della tecnologia per i bambini
  3. I primi passi digitali con i bambini
  4. Cyberbullismo: riconoscere i segnali per aiutare bambini e ragazzi
  5. Costruire un sano rapporto con internet
  6. Quante ore al giorno utilizzare i device digitali
  7. Il fenomeno dello sharenting
  8. Educazione digitale per genitori e insegnanti

Cos’è l’educazione digitale

L’educazione digitale, negli ultimi anni, è diventata parte del percorso educativo e di crescita dei bambini, nonché uno strumento utile per docenti e genitori, che hanno bisogno di integrare nel loro sistema di insegnamento gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione.

Grazie all’intuito e all’emulazione, i bambini di oggi (i cosiddetti “nativi digitali”) imparano fin dai primi anni di vita ad utilizzare la tecnologia: già da piccolissimi, infatti, sono capaci di destreggiarsi, o come si suol dire “smanettare”, con smartphone e tablet, lasciando gli adulti attoniti di fronte alla velocità di apprendimento e risposta anche di fronte a nuovi dispositivi. Ma con educazione digitale non si intende la capacità di saper usare un dispositivo, bensì quella di sfruttarne al meglio le potenzialità, consapevoli sia delle opportunità che dei rischi associati alle nuove tecnologie.

Bambini e tecnologia: i rischi principali

Innanzitutto, è importante sottolineare quanto la supervisione da parte degli adulti sia fondamentale. Una soluzione efficace per proteggere i bambini dai possibili rischi connessi alla rete e ai media digitali è di educare al corretto utilizzo.

Una ricerca condotta da Telefono Azzurro e rilasciata in occasione del Safer Internet Day (8 febbraio) ha rivelato che cyberbullismo, sexting e violazione della privacy sono i rischi maggiori nei quali bambini e adolescenti possono incorrere, durante il tempo trascorso su internet. E per un genitore essere al passo con le diverse piattaforme di social media utilizzate dai figli in età sempre più precoce può essere difficile, tanto che il 30% di loro si dichiara impreparato.

Muovere i primi passi digitali con i bambini

Non è inconsueto che già alle scuole elementari (6-10 anni) e a maggior ragione alle scuole medie (11-13 anni) vengano affidati a bambini e ragazzi compiti e ricerche che prevedono l’utilizzo di risorse digitali. Questo è un ottimo spunto per ritagliarsi un po’ di tempo insieme e spiegare le funzioni dei device a cui hanno accesso e per scegliere insieme applicazioni e siti di qualità. Anche in questo frangente, bambini e ragazzi hanno bisogno di costruire la propria autonomia e, di pari passo, i genitori devono potersi fidare senza temere costantemente che i figli possano essere bersaglio di minacce virtuali.

Ecco perché è utile stilare una lista di comportamenti e contenuti da evitare e insegnare a bambini e ragazzi quali a riconoscere i pericoli della rete, come le email di spam, gli approcci da parte di sconosciuti tramite messaggeria istantanea e l’importanza di non diffondere i propri dati.

Genitori e Internet: un mondo digitale da scoprire insieme ai figli

Una buona abitudine, che aiuta anche a rinforzare il legame con bambini e ragazzi, è scoprire quali sono le applicazioni e i siti che più li affascinano e divertono, provando a navigare insieme a loro. Prendete tempo per osservare: guardateli mentre giocano, osservate le loro reazioni e le loro emozioni. Sarà più facile per voi cercare poi nuovi contenuti a misura di bambino, in linea con i loro gusti e magari con un fine educativo di base.

Il consiglio è di scegliere tra app, risorse e contenuti a disposizione quelli che più coinvolgono i bambini in modo efficace ed attivo: la fruizione passiva di contenuti digitali, come quella che avviene davanti al televisore o ai video, non aiuta lo sviluppo cognitivo e lessicale. Come una sorta di “svezzamento digitale”, la cosa migliore da fare è che i bambini abbiano accesso a contenuti, giochi e video adatti alla loro età, seguendo gli step fondamentali della crescita e dello sviluppo psico-cognitivo.

Cyberbullismo: impariamo a riconoscere i segnali per tutelare bambini e ragazzi online

Il Ministero dell’Istruzione ha stilato e diffuso le linee guida per riconoscere e contrastare il cyberbullismo, identificandolo come molestia che si manifesta online tramite attacchi alla vittima attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla rete, come chat, social network e e-mail.

In Italia il cyberbullismo è disciplinato, e di conseguenza punito, grazie alla legge n. 71/2017 che definisce il cyberbullismo come: “Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“.

Prevenire e contrastare il cyberbullismo è un compito molto importante che coinvolge scuole e famiglie, con la collaborazione delle autorità (è la Polizia Postale ad occuparsi di questi casi specifici).

Cosa possono fare le famiglie per contrastare il cyberbullismo

Il modo migliore per combattere questo fenomeno è senza dubbio fare prevenzione. I genitori, oltre ad essere sempre a conoscenza di quali sono gli ecosistemi digitali frequentati dai figli, sono tenuti a parlare apertamente dei rischi e incoraggiare i ragazzi a condividere qualunque tipo di comportamento disturbante che si possa verificare online.

Ci sono alcuni campanelli d’allarme che possono aiutare a capire se c’è qualcosa che non va. Ovviamente, si tratta di segnali che potrebbero essere indice di altre problematiche o di una normalissima fase della crescita, ma parlarne apertamente è sempre il modo migliore per iniziare ad affrontare la questione. Ecco i segnali a cui prestare particolare attenzione per tutelare bambini e ragazzi dal cyberbullismo (e dal bullismo in generale):

  • Cambiano improvvisamente il comportamento con gli amici, a scuola o in altri luoghi che frequentano.
  • Sono restii a frequentare luoghi affollati.
  • Evitano all’improvviso l’uso di computer, smartphone e altre tecnologie.
  • Sono visibilmente stressati ad ogni notifica che ricevono sul loro cellulare.
  • Mostrano scarsa autostima.

Cosa possono fare le scuole per contrastare il cyberbullismo

È fondamentale che il personale docente sia formato e pronto a riconoscere gli episodi di bullismo e, soprattutto, deve rendersi disponibile a parlarne in classe, educando all’uso corretto ed etico della tecnologia e scoraggiando questo tipo di condotta.

Forme di cyberbullismo: esempi per una corretta educazione digitale

Gli esempi di cyberbullismo sono tantissimi e comprendere come si può manifestare questo fenomeno fa parte di una corretta educazione digitale rivolta a bambini e adolescenti.

  • Flaming: messaggi offensivi e/o volgari inviati solitamente su forum e siti di discussione online.
  • Harassment (molestie): inviare in maniera ossessiva e ripetuta messaggi contenenti insulti.
  • Put-downs (denigrazione): inviare messaggi, tramite sms, mail e post, a più destinatari con l’intento di danneggiare la reputazione della vittima.
  • Masquerade (sostituzione di persona): rubare l’identità della vittima con l’obiettivo di pubblicare a suo nome contenuti volgari.
  • Exposure (rivelazioni): rendere pubbliche le informazioni private della vittima.
  • Trickery (inganno): conquistare la fiducia di una persona per carpire informazioni private e/o imbarazzanti con la finalità di renderle pubbliche.
  • Exclusion (esclusione): escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.
  • Cyberstalking (cyber-persecuzione): molestare e denigrare ripetutamente per incutere paura e terrore in riferimento all’incolumità fisica.
  • Happy slapping: molestare fisicamente con lo scopo di riprendere l’aggressione e pubblicare il video sul web.

È quindi compito dei genitori o dei tutori di minori assicurarsi che bambini e ragazzi siano consapevoli di tutti i comportamenti tossici di cui potrebbero essere vittima e che segnalino i problemi già alle prime avvisaglie.

Bambini e tecnologia: costruire un rapporto sano internet attraverso l’educazione digitale

Come tanti altri aspetti della quotidianità, i possibili rischi non devono influenzare negativamente quello che ormai è parte integrante della vita di ogni individuo. Ecco come aiutare i bambini a costruire un rapporto sano con la tecnologia:

  • Come sempre è fondamentale dare il buon esempio: in presenza dei bambini, gli adulti devono per primi dimostrare di fare buon uso della tecnologia in casa, evitando di stare sempre col cellulare in mano.
  • Internet non è il male, anzi è una risorsa importante per imparare: ad ogni dubbio o domanda a cui non sapete rispondere, va benissimo incentivare bambini e ragazzi a fare ricerche su Internet, imparando a riconoscere le fonti attendibili.
  • Se non avete confidenza con potenzialità e rischi digitali, fate dei corsi: molti comuni italiani li organizzano gratuitamente o, in alternativa, ce ne sono diversi online.
  • Usare strumenti importanti come il Family Link: ragazzi e ragazze di 11-12 anni (a volte anche meno) non sono pronti per navigare liberi in rete ed è compito dei genitori informarli delle regole dei social e delle app di messaggistica, per evitare di commettere errori di cui potrebbero pentirsi.

Educazione digitale: a quante ore di utilizzo al giorno è bene limitarsi?

Parte dell’educazione digitale dei bambini è avere consapevolezza delle caratteristiche dei device che abbiamo a disposizione. Una notizia che probabilmente allieterà i genitori è che, secondo il Royal College of Paediatrics and Child Health, lo schermo di un device tecnologico non fa male in sé, ma può risultare dannoso se il suo utilizzo va a sostituire altre attività importanti come il sonno, il movimento fisico o il tempo di qualità da trascorrere con amici e famiglia.

Per gli esperti imporre restrizioni troppo severe sull’uso di tablet, pc o cellulari potrebbe rivelarsi inutile e controproducente: internet e i dispositivi connessi alla rete sono strumenti entrati a far parte di ogni aspetto della realtà. Ma allora cosa può fare un genitore per tutelare la crescita dei propri figli? Può iniziare a porsi qualche domanda sul tipo di utilizzo adottato in casa. I pediatri inglesi suggeriscono quattro “grandi” domande:

  1. In famiglia il tempo passato davanti ai dispositivi tecnologici è sotto controllo?
  2. Il tempo passato davanti ad uno schermo interferisce con le attività familiari?
  3. L’uso dei device interferisce con il sonno?
  4. Siete in grado di controllare lo stimolo a mangiare mentre usate i dispositivi?

Nel caso in cui queste domande abbiano evidenziato alcune abitudini poco salutari (ad esempio, pasti trascorsi guardando il tablet o lo smartphone), è il caso di intervenire.

Qual è quindi il modo migliore per ridurre le ore di utilizzo al giorno dei device tecnologici? Anche in questo caso le regole aiutano, ma senza apparire troppo rigidi e parlando con calma e fermezza dei motivi che hanno portato alla decisione. I momenti del pasto, ad esempio, possono costituire un ottimo intervallo in cui vietare espressamente dispositivi tecnologici, così come da una certa ora della sera in poi.

Sharenting: cosa sapere prima di condividere i momenti privati dei nostri figli

È stato ribattezzato sharenting il fenomeno che riguarda i genitori che condividono in modo compulsivo e ripetuto immagini dei propri figli sui social, creando un contesto che i bambini, una volta cresciuti, potrebbero non gradire. Il problema dello sharenting, infatti, risiede nelle ripercussioni che la condivisione potrebbe avere sul bambino.

Innanzitutto, la privacy è un problema a cui fare attenzione: lo sharenting dà vita a un vero e proprio archivio digitale a cui hanno accesso troppe persone, spesso sconosciute. Un bambino piccolo, quando viene condivisa una sua foto, non è in grado di capire cosa sta accadendo e – a livello legale – si tratta in tutto e per tutto di una violazione delle privacy.  Anche i bambini hanno diritto alla privacy e la condivisione di immagini che li riguardano può essere lesiva della loro individualità.

Una volta cresciuti, gli stessi bambini, divenuti adolescenti e adulti, si trovano a dover fare i conti con una serie di contenuti che li riguardano, di cui probabilmente non erano neanche consapevoli e il rischio è che per loro possa essere difficile, se non impossibile, crearsi un’identità digitale propria. Ma non solo: lo sharenting non provoca esclusivamente problematiche legate alla violazione della privacy. Non bisogna sottovalutare il rischio che qualunque immagine possa diventare virale e sfuggire al controllo dei genitori, diventando purtroppo materiale pedopornografico.

Educazione digitale per i genitori e gli insegnanti

In buona sostanza, per gestire il rapporto di bambini e adolescenti con il digitale è inevitabile che a genitori e insegnanti servano competenze aggiornate. Questi ultimi, in particolare, secondo un’indagine di Telefono Azzurro, hanno espresso un bisogno di formazione sia dal punto di vista dei temi, sia dal punto di vista delle modalità per gestire le situazioni di disagio. Molti di loro ritengono di non essere adeguatamente preparato nel caso di situazioni in cui emergono violenza, pericolo o pregiudizio.

Il sito EducazioneDigitale.it è impegnato a diffondere informazioni utili con “Digital Security”, un’iniziativa sviluppata per coinvolgere i docenti delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie sui temi della sicurezza in rete, nell’ottica di guidare bambine e bambini ad un utilizzo consapevole dei social network e, in generale, di Internet come risorsa.

Passeggiando in città insieme ai bambini è facile notare quanto siano affascinati dal via e vai di pedoni, dal traffico, dalle biciclette, dai semafori e dai cartelli stradali, curiosi di scoprire questo mondo a loro ancora quasi precluso. Arriva quindi il momento in cui tutti i genitori devono insegnare ai bambini le basi dell’educazione stradale, in modo che capiscano il prima possibile come comportarsi in modo responsabile al di fuori delle mura domestiche e degli ambienti a cui sono abituati.

Come ci si comporta viaggiando in auto o attraversando la città a piedi? Cosa bisogna fare davanti a un semaforo rosso e alle strisce pedonali?
Sono nozioni che noi adulti diamo per scontate, ma il rispetto del codice della strada è molto importante, nonché utile se imparato fin dalla prima infanzia. Ecco alcuni suggerimenti utili per insegnare l’educazione stradale ai bambini e renderli più attenti e consapevoli dei pericoli.

Educazione stradale per bambini: attraversare la strada in sicurezza

Come sempre quando si tratta di insegnare qualcosa ai bambini, il segreto è trattare l’argomento come se fosse un bel gioco. Con la differenza che devono piano piano acquisire la consapevolezza che tenere comportamenti sbagliati rappresenta un rischio per sé e per gli altri.

Camminare per strada è senz’altro l’insegnamento meno complesso di tutta l’educazione stradale ma, come ben sanno gli adulti, nasconde qualche insidia. L’educazione stradale per bambini parte dalla regola più basilare: distinguere il marciapiede, il luogo della strada dove camminano i pedoni, dalla carreggiata, ovvero dove transitano i mezzi.
Come insegnare ai bambini a riconoscere il marciapiede? Facendo innanzitutto notare la posizione: il marciapiede si riconosce perché è ai margini della strada e, di solito, in posizione rialzata rispetto alla carreggiata. La carreggiata, invece, si trova al centro della strada e può essere divertente contare quante sono le carreggiate, giusto per rendere l’insegnamento più coinvolgente.

Quindi, dopo aver imparato a riconoscere le parti di una strada, è possibile insegnare ad attraversare la strada in sicurezza seguendo queste semplici regole guida:

  • Servirsi sempre delle strisce pedonali
  • Guardare a destra e a sinistra ed essere sicuri che nessun veicolo sia in avvicinamento o aspettare il verde del semaforo
  • Quando non sono disponibili le strisce pedonali, utilizzare sottopassaggi o sovrapassaggi
  • Non attraversare gli incroci in diagonale
  • Mai attraversare passando davanti a bus, tram e veicoli lunghi in sosta
  • Mai attraversare correndo
  • Mai attraversare con il semaforo rosso o giallo
  • Tenere sempre la mano ai genitori o a chiunque sia l’accompagnatore
  • Se si attraversa la strada in autonomia, prestare moltissima attenzione a tutte le regole elencate qui sopra

Educazione stradale per andare in bicicletta

Pedalare in bicicletta è divertente, aiuta la salute e l’ambiente, ma anche in questo caso non bisogna dimenticare la sicurezza. Prima regola: indossare le protezioni (casco e, eventualmente, ginocchiere). Seconda regola: attenzione ai segnali stradali, ai sensi di marcia e ai pedoni.

Prima di affrontare la carreggiata vera e propria, è meglio fare le prime pedalate su piste ciclabili, parchi e tracciati lontani dal traffico. Qui i bambini possono imparare a pedalare nel rispetto delle altre persone, regolando la velocità e osservando i vari cartelli che potrebbero trovare lungo il percorso, come ad esempio attraversamenti, attenzione agli animali e divieti d’accesso. 
In questa fase è molto importante che i genitori trasmettano sicurezza ai figli, accompagnandoli nelle prime uscite per poi via via lasciare sempre più indipendenza, a patto però che i ragazzi dimostrino senso di responsabilità e rispetto delle regole. In seguito, non appena il piccolo ciclista avrà preso confidenza con il mezzo, potrà affrontare anche la strada, sempre prestando attenzione a macchine, pedoni e segnali stradali.

Regole per andare in monopattino elettrico

Oggetto del desiderio per chi si sposta in città, molto di moda tra gli adolescenti, nonché mezzo di trasporto ecologico alternativo alla bicicletta: è il monopattino elettrico. Per essere legale, un monopattino deve avere un motore elettrico che non superi la potenza di 500W, deve essere provvisto di segnalatore acustico, non deve avere una velocità superiore ai 25km/h (e avere regolatore di velocità). Inoltre, in base alla legge attualmente in vigore, può viaggiare sul monopattino elettrico solo chi ha compiuto i 14 anni e per i minorenni è obbligatorio indossare il casco. Inoltre, la norma stabilisce che chi viaggia sul monopattino debba indossare un giubbotto rifrangente in modo da distinguersi nel traffico, soprattutto con il buio.

Posto che spesso le regole cambiano di regione in regione, in linea di principio i monopattini elettrici possono circolare sulle strade urbane con limite ridotto di velocità (30km/h) e ovunque sia ammessa la circolazione delle biciclette, quindi anche sulla pista ciclabile. Nelle aree pedonali, la velocità massima consentita è di 6km/h. 

Insegnare i cartelli stradali ai bambini

Nell’ambito dell’educazione stradale, anche cartelli e segnali giocano un ruolo fondamentale, ma per riuscire ad insegnarli ai bambini bisogna servirsi di metodi semplici.

Un modo efficace per insegnare ai bambini a riconoscere i cartelli e segnali stradali più comuni, è disegnarli a casa e trasformare le stanze in un percorso didattico. Armatevi di colori, forbici e cartoncino e coinvolgeteli nella realizzazione dei lavoretti: questo è uno dei metodi più coinvolgenti, perché la creatività ha il vantaggio di far assimilare meglio i concetti. La tecnica consiste nel mostrare ai bambini i segnali stradali e invitarli a disegnarli, per poi ritagliarli e colorarli insieme. Una volta realizzati i cartelli, verranno appesi nelle varie stanze e la casa si trasformerà in un grandissimo gioco educativo!

Obiettivo: dieta mediterranea per tutta la famiglia. E sì, questo significa che per garantire un’alimentazione sana e completa bisogna assicurarsi che anche i bambini mangino le giuste quantità di frutta e verdura. E chi pensa che sia una missione persa in partenza, si dovrà ricredere grazie ai migliori consigli per far mangiare frutta e verdura ai bambini, raccolti tra nutrizionisti e pediatri.

Il rapporto dei bambini con frutta e verdura è da sempre impervio e mette a dura prova la pazienza degli adulti, eppure farla apprezzare è più facile di quanto si possa immaginare, con qualche accortezza. Non va mai dimenticato, infatti, che frutta e verdura di stagione sono alimenti fondamentali per garantire il corretto sviluppo del bambino e per la prevenzione nel tempo di influenze stagionali e patologie dovute alla carenza di vitamine.

Ecco allora qualche trucco suggerito da nutrizionisti e pediatri per far accettare con gusto anche dai più piccoli questi preziosi alleati della salute, partendo dal presupposto che due sono le regole di base:

  • Dare il buon esempio
  • Non sgridare né dare punizioni associate al cibo

Far mangiare la frutta ai bambini

Tenendo sempre presente le due regole d’oro (vedi sopra), vediamo cinque consigli per far mangiare la frutta ai bambini che proprio non ne vogliono sapere:

  1. Proporre frullati con più gusti, magari decorati da cannucce colorate.
  2. Camuffare la frutta nello yogurt.
  3. Proporre macedonie con pezzetti molto piccoli e dai colori vari.
  4. Farsi aiutare durante la spesa e durante la preparazione degli alimenti, approfittandone per insegnare ad associare i nomi alle varietà di frutta e giocare ad una specie di caccia al tesoro.
  5. Ricorrere all’aiuto di disegni da colorare: sembra banale ma una recente ricerca della Minnesota University testimonia che i bambini sono più invogliati a consumare frutta e verdura in presenza di foto e illustrazioni di questi alimenti. Un’alimentazione sana inizia anche per gioco.

Far mangiare la verdura ai bambini

Diciamoci la verità, la verdura non ha (quasi) mai un aspetto invitante e lo stesso si può dire dell’odore, dal punto di vista dei bambini. Ma far mangiare la verdura ai bambini è possibile, sempre con qualche semplice trucco e tanta, tanta pazienza:

  1. Proporre forme e colori divertenti e creative. Ad esempio: creare con le verdure volti sorridenti e sagome di animali.
  2. Preferire verdure tenere e non troppo cotte, meglio se ancora croccanti.
  3. Dare alle verdure nomi di fantasia: prendiamo il cartone animato preferito dai nostri bimbi e creiamo una storia che prenda vita proprio nel nostro piatto ed abbia per protagonisti frutta e verdura.
  4. Verdure sotto copertura, ovvero cucinarle in modo che siano camuffate. Qualche idea: involtini, hamburger, polpette, frittate, spiedini e purè.

Ricetta golosa per far mangiare la verdura ai bambini

Chips di verdure: una ricetta golosa e creativa da proporre ai bambini come contorno o snack. Non le solite patatine, ma un mix di verdure colorate e croccanti per cui andranno matti.

Ingredienti:
1 barbabietola
1 patata
1 zucchina
1 carota o una patata americana
q.b. di sale iodato
q.b. olio di semi di girasole

Procedimento:
– Sbucciate la patata e la barbabietola e tagliatele a fettine sottilissime, conditele con olio e sale iodato e infornatele a 180° per 30 minuti in modalità ventilata, altrimenti 40 minuti in funzione normale.
– Lavate e affettate sottilmente le zucchine, dopo averle asciugate bene tamponandole con carta assorbente. Conditele con olio e sale. Lavate e pelate le carote, poi, tagliatele a fettine sottili per il lungo, magari aiutandovi con un pelapatate. Procedete allo stesso modo con tutti gli altri ingredienti.
– Condite il tutto in una ciotola con sale e olio e disponete le verdure in uno strato unico sulla teglia da forno.
– Infornate a 180°C per 25 minuti. Quando saranno belle croccanti, potete servirle e gustare!

Idee per una merenda o uno spuntino equilibrato per bambini

Vediamo allora come merenda e spuntini si possano trasformare in un’altra buona occasione per far mangiare frutta e verdura ai bambini. Ecco qualche idea per preparare spuntini sani:

  • Sminuzzare frutta e verdura in pezzettini da sgranocchiare
  • Tagliare frutta e verdura, quando possibile, con gli stampini per i biscotti
  • Arricchire sempre i panini con una verdura
  • Provare per credere: il budino ai semi di chia, arricchito con frutta e un po’ di miele, è un sostituto perfetto di quello alla vaniglia.
  • Utilizzare insieme ai bambini il frullatore per preparate un milkshake a base di frutta: fare parte del processo di creazione e utilizzare gli “strumenti dei grandi” sarà entusiasmante.

È fondamentale che i bambini imparino a non aver paura di provare nuovi sapori, senza l’ansia che alcune pietanze siano in qualche modo un’imposizione. Per questo è sconsigliato sgridarli se rifiutano un alimento o, al contrario, promettere un premio finale se riescono a mangiare tutto ciò che hanno nel piatto. Ne abbiamo parlato recentemente anche in relazione ai capricci durante in pasti. Per approfondire leggi il nostro articolo dedicato all’educazione dei bambini a tavola.

Sono tanti gli argomenti spauracchio dei genitori e un posto d’onore tra questi ce l’ha senz’altro la pulizia delle orecchie dei bambini, con tutte le domande che ne conseguono. Qual è il sistema migliore per pulire le orecchie dei bambini? Perché i bastoncini per orecchie sono controindicati? Si possono usare le gocce auricolari? Come comportarsi in caso di tappo di cerume?

Come sempre, il consiglio principale in caso di dubbi di qualunque natura è quello di rivolgersi al pediatra. Nel frattempo, abbiamo stilato una breve guida alla pulizia delle orecchie dei bambini, per aiutarvi a capire cosa fare e, soprattutto cosa non fare a casa e in autonomia.

Pulizia delle orecchie del bambino

Gli accumuli di cerume nelle orecchie dei bambini sono visti dai genitori come un problema da risolvere al più presto. Bisogna però  sfatare un mito: il cerume, negli adulti come nei bambini, è un meccanismo di difesa naturale che lubrifica e protegge l’orecchio facendo sì che la sporcizia non entri nel canale uditivo. Non è quindi sintomo di scarsa igiene, ma piuttosto uno dei tanti sistemi di protezione che il nostro organismo attiva per impedire l’insorgere di infezioni. Il cerume nelle orecchie dei bambini, inoltre, è molto morbido e tende a uscire dall’orecchio con grande facilità.

Gli accumuli di cerume quindi, lievi o moderati che siano, sono comuni nei bambini di tutte le età e non devono essere motivo di eccessiva preoccupazione. È comunque una buona abitudine (ma non quotidiana!) quella di pulire le orecchie dei bambini, agendo con molta delicatezza e soprattutto con le giuste tecniche.

Accumulo di cerume: sintomi

L’accumulo di cerume nel condotto uditivo delle orecchie dei bambini non è una situazione grave e non provoca alcun problema, finché l’ostruzione è parziale. Può succedere però che il cerume, accumulandosi, occluda completamente il lume del condotto. In questo caso, il bambino può manifestare uno o più dei seguenti sintomi:

  • Diminuzione dell’udito
  • Acufeni, ovvero ronzii alle orecchie
  • Sensazione di orecchie tappate e rimbombo della propria voce
  • Prurito del canale uditivo
  • Otalgia (dolore all’orecchio)
  • Otorrea, ovvero una secrezione arancione dal condotto uditivo
  • Vertigini e perdita dell’equilibrio

Dolore all’orecchio del bambino dopo il mare o la piscina

Non è raro che uno dei sintomi sopra elencati si manifesti improvvisamente dopo un bagno al mare o in piscina, senza che nessun tipo di avvisaglia sia stata avvertita precedentemente. In questi casi il famoso “mal d’orecchie” nei bambini è dovuto al rigonfiamento, a contatto con l’acqua, del cerume presente nel condotto uditivo. Altre cause, ma meno comuni, si possono ricondurre ad eventuali batteri presenti nell’acqua e all’azione del cloro che, rimanendo all’interno del condotto uditivo, può provocare irritazioni, dermatiti e, nei casi più seri, infezioni. Per questo motivo è fondamentale asciugare bene le orecchie dopo il bagno ed evitare il ristagno di liquidi.

Guida alla pulizia delle orecchie dei bambini

La cosa più importante da ricordare quando si tratta di pulizia delle orecchie dei bambini è evitare i cotton-fioc e i coni di cera: i primi, se spinti troppo in profondità, rischiano di perforare i timpani del bambino, mentre per quanto riguarda i secondi, la loro efficacia è tuttora oggetto di discussione tra gli esperti, senza contare il rischio di ustioni se usati senza accortezza. Meglio utilizzare gocce auricolari per la pulizia delle orecchie dei bambini o, in alternativa, tamponare con un semplice asciugamano pulito e asciutto. Nel caso in cui il cerume abbia formato un tappo difficile da rimuovere con queste accortezze, è bene invece ricorrere ai consigli del pediatra di fiducia.

Come rimuovere un tappo di cerume dalle orecchie dei bambini

In linea generale, per rimuovere un tappo di cerume “morbido” dalle orecchie dei bambini solitamente è sufficiente un lavaggio auricolare che consiste in un getto delicato di acqua tiepida nel condotto uditivo esterno, oppure l’utilizzo di gocce auricolari naturali. In entrambi i casi è bene ricordarsi di asciugare delicatamente senza sfregare la parte esterna visibile dell’orecchio, senza tentare di pulire in profondità.

Nel caso invece di un tappo di cerume “duro”, è sempre utile ammorbidirlo con gocce auricolari oleose, per poi completare la pulizia attraverso strumenti specifici (come le pinzette, ad esempio). Nei casi più seri, potrebbe essere necessario ricorrere all’aspirazione del tappo di cerume, una procedura che può essere eseguita solo dallo specialista otorinolaringoiatra.

Ricordatevi che le orecchie sono un organo molto sensibile e delicato. Quindi se è la prima volta che vi trovate a dover rimuovere un tappo di cerume o se avete dubbi su come pulire le orecchie dei bambini, soprattutto dei più piccoli, come sempre, è meglio rivolgersi al pediatra di fiducia, in modo da evitare sia i rischi di una detersione eseguita in modo sommario, sia di sottoporre i bambini a procedure fastidiose e difficili da sopportare.

È uno degli elementi imprescindibili per il corretto funzionamento del nostro organismo e per lo sviluppo dei bambini: stiamo parlando del ferro, elemento responsabile del trasporto dell’ossigeno nel sangue e della sua distribuzione ad organi e tessuti. Inoltre, il ferro è un valido alleato per rinforzare le difese immunitarie e prevenire le infezioni, oltre che supportare lo sviluppo delle capacità cognitive.

Per questo, le conseguenze della carenza di ferro nei bambini è un problema da non trascurare. Soprattutto nel periodo della prima infanzia, durante la quale la crescita è accelerata e costante, il ferro è fondamentale per garantire un corretto sviluppo. Un apporto insufficiente potrebbe comportare una riduzione dei livelli ematici di ferro e, successivamente, dei valori di emoglobina, condizionando il corretto sviluppo psicomotorio del bambino.

Le cause della carenza di ferro nei bambini

La carenza di ferro è molto frequente in età pediatrica, ma si può risolvere facilmente, prestando attenzione alla dieta o, quando necessario, ricorrendo all’aiuto di integratori alimentari specifici. Le cause della carenza di ferro nei bambini sono principalmente due:

  • Ridotto apporto di ferro nell’alimentazione
  • Aumentato fabbisogno di ferro durante la crescita

È possibile anche riscontrare carenza di ferro associata a circostanze che solo specialisti e pediatri possono diagnosticare come:

  • Alcuni casi di nascita prematura o di basso peso alla nascita
  • Neonati nati da madre con, a sua volta, carenza di ferro
  • Celiachia, gastrite e malattie infiammatorie intestinali
  • Intolleranza al latte vaccino
  • Diverticolo di Meckel
  • Ernia iatale

Carenza di ferro nei bambini: i sintomi e come riconoscerla

La carenza di ferro non deve essere mai essere sottovalutata. I sintomi più evidenti si manifestano attraverso stati costanti di stanchezza e spossatezza, con una tendenza crescente all’affaticamento, anche nello svolgimento di attività quotidiane, come correre, studiare e giocare. I bambini che manifestano un livello basso di ferro solitamente sono poco attivi, spossati e inclini a distrarsi. Tutto questo avviene perché il ferro è un elemento indispensabile anche per lo sviluppo neurologico. Se trascurata infatti, la carenza di ferro può avere ripercussioni anche sulla crescita e sullo sviluppo cognitivo.
Altri sintomi e campanelli d’allarme si manifestano sotto forma di frequenti mal di testa, tendenza a contrarre infezioni batteriche, palpitazioni e svenimenti occasionali.

Se notate che il vostro bambino rincasa da scuola sempre stanco e affaticato, ha difficoltà a concentrarsi, soffre di frequenti mal di testa e si ammala spesso e a lungo, il consiglio è di farlo visitare dal pediatra di fiducia per le opportune verifiche. Ma non è tutto: anche da un punto di vista fisico, ci sono altri indicatori che è possibile notare sulla pelle e sul viso del bambino affetto da carenza di ferro. I più comuni sono:

  • Pallore;
  • Piccoli tagli agli angoli della bocca;
  • Fragilità di capelli e unghie;
  • Bruciori alla lingua;
  • Disturbi del sonno;
  • Tachicardia e tachipnea (aumento della frequenza cardiaca e del respiro).

Valori del ferro nei bambini

Nei bambini, la quantità di ferro presente nel sangue cambia a seconda dell’età e del sesso. I valori di ferro al di sotto dei quali si parla di carenza variano con la crescita e devono essere valutati attraverso criteri specifici, tra i quali il principale è il livello di emoglobina nel sangue.
Nella tabella qui sotto troverete i valori medi di emoglobina nei bambini suddivisi per età e il livello minimo, al di sotto del quale si manifesta una carenza di ferro che potrebbe portare, se trascurata, all’insorgere della sideropenia (carenza di ferro):

EtàHb media (g/dl)Valori di Hb (g/dl) che indicano una carenza di ferro
neonato16,5< 13,5
1 mese13,9<10,7
2 mesi11,2<9,4
3 a 6 mesi11,5<9,5 g
6 mesi a 2 anni12<10,5
2 a 6 anni12,5<11,5
6 a 12 anni13,5<11,5
12 a 18 anni – Maschi14,5<13 g
12 a 18 anni – Femmine14 g<12 g
Valori di ferro nei bambini: tabella con i livelli medi di emoglobina

Una diminuzione dei valori di ferro nel sangue può essere dovuta a un ridotto apporto alimentare, soprattutto in conseguenza a diete squilibrate o prive dei componenti fondamentali, o ad un aumento del fabbisogno, specialmente durante la crescita. Non sottovalutate anche l’importanza del ferro durante la gravidanza e l’allattamento: contribuisce infatti al normale sviluppo psico-fisico del bambino e del suo sistema immunitario.

Tenete sempre sotto controllo i valori ematici dei bambini, perché anche un aumento dei valori di ferro nei bambini può essere sintomo di problematiche da indagare in maniera più approfondita insieme al pediatra.

Effetti collaterali della carenza di ferro nei bambini

L’anemia da carenza di ferro (chiamata anemia sideropenica) raramente provoca complicazioni gravi o di lunga durata, sebbene nei casi in cui la carenza sia consistente e prolungata nel tempo possano verificarsi ripercussioni sulla normale vita quotidiana.

Come già accennato, le complicazioni più comuni sono stanchezza e sonnolenza che possono determinare un malessere generale e peggioramento della qualità della vita. Inoltre, la carenza di ferro nei bambini causa alterazioni del sistema immunitario. Ne consegue una maggiore probabilità di essere colpiti da malattie infettive. Tra le complicazioni più gravi vi sono quelle che possono comparire in gravidanza, soprattutto a carico del nascituro: trascurare la carenza di ferro in gravidanza porta a un rischio più elevato di partorire prematuramente (prima della 37° settimana) e il nascituro ha maggiori probabilità di essere sottopeso e di sviluppare forme di ritardo psico-motorio.

Prevenire la carenza di ferro nei bambini

Per prevenire la carenza di ferro nei bambini è fondamentale iniziare con le buone abitudini già dallo svezzamento, durante il quale bisogna introdurre un’alimentazione ricca di cibi nutrienti che soddisfino il giusto fabbisogno di ferro. Si consiglia quindi di scegliere non solo alimenti ricchi di ferro, ma anche di imparare a fare i giusti abbinamenti: ci sono infatti alimenti che possono contribuire a migliorare ed aumentare l’assorbimento di ferro, come ad esempio quelli che contengono vitamina C ed altri, come il latte, che ne inibiscono l’assorbimento.

Il ferro si trova in molti alimenti facilmente reperibili, che rientrano normalmente in una dieta sana ed equilibrata. In primis la carne, soprattutto le carni rosse, ma anche il pesce, le uova e la frutta secca che, a partire dal primo anno di età, può essere usata come ingrediente, purché tritata, sotto forma di farina o sminuzzata molto finemente. Prima dei 3-4 anni, infatti, è sconsigliato dare ai bambini frutta secca intera. Molto ricchi di ferro sono in modo particolare i pistacchi, le noci e i semi di zucca.

Il latte invece riduce l’assorbimento di questo minerale, pertanto non deve essere abbinato ai cibi che invece ne possiedono in grandi quantità, come la carne. Una sostanza in grado di facilitare l’assorbimento del ferro da parte dell’organismo è la vitamina C, contenuta nella frutta, soprattutto negli agrumi e nei kiwi.

Alimenti per prevenire la carenza di ferro

I nutrizionisti infantili consigliano ai genitori di preparare un menù settimanale a cui attenersi e da condividere con i figli in modo da prepararli alla presenza di ingredienti spesso poco apprezzati (come gli spinaci), premiandoli con cose più golose, come il cioccolato fondente e le albicocche disidratate. Questo sistema aiuta anche l’organizzazione casalinga, oltre a tenere traccia dell’alimentazione dei bambini e capire se sia più o meno bilanciata.

Ecco alcuni esempi pratici di piatti preparati in modo da garantire un apporto ottimale di ferro per i bambini:

  • Classico intramontabile della cucina italiana: pasta e fagioli.
  • Tagliatelle con ragù di carne e, in alternativa, ragù di lenticchie.
  • Tutto ciò che è a base di piselli, come vellutate, polpette, frittate, risotto, pasta con crema di piselli. Sono un ingrediente molto versatile e sempre reperibile!
  • Una bella porzione di spinaci o bietole da servire come contorno alla carne o al pesce.
  • Frutta mista a volontà, come tocchetti di mele, spicchi d’arancia, fragole, kiwi e ogni tanto un’aggiunta di frutta secca, come le noci, sempre prestando molta attenzione agli allergeni durante il periodo dello svezzamento
  • Ogni momento è buono per far assaggiare un bicchiere di spremuta di agrumi ai bambini. È anche una fonte eccezionale di vitamine!
  • La colazione e la merenda sono i momenti migliori per provare a far conoscere al bambino preparazioni a base di pistacchi, mandorle e noci. Un’ottima soluzione sono i biscotti morbidi al pistacchio, facili e molto veloci da preparare.
  • Preferire il cioccolato fondente al cioccolato al latte, anche come ingrediente goloso per i dolci fatti in casa.

Qualora l’alimentazione non fosse sufficiente a compensare la carenza di ferro, esistono in commercio diversi integratori per bambini formulati appositamente per rispondere ai fabbisogni nutrizionali di ogni fase della crescita. Chiedi sempre consiglio al tuo pediatra prima della somministrazione per verificare il prodotto più adatto alle esigenze del tuo bambino.

Raccolta differenziata, risparmio energetico, ridurre la plastica ed evitare gli sprechi: mai come adesso l’educazione ambientale è diventata parte integrante del percorso di crescita di bambine e bambini. Ci sono tantissimi modi per educare i bambini ad essere rispettosi nei confronti dell’ambiente e delle risorse, senza per forza dover fare dei “predicozzi” che rischiano di provocare solo noia.

Non bisogna dimenticare che le nuove generazioni sono molto più ricettive e sensibili. In questo articolo vediamo come il gioco e il buon esempio diventino gli strumenti indispensabili per crescere bambini responsabili e consapevoli. E perché no, magari diventare anche noi cittadini più attenti!

L’importanza dell’educazione ambientale per i bambini

Educare i bambini al rispetto dell’ambiente è il primo passo per rendere le generazioni future più sensibili al problema di inquinamento e sfruttamento delle risorse. Introdurre le buone pratiche per la salvaguardia dell’ambiente nella quotidianità, renderà “normali” certi comportamenti che finora sono stati concepiti come straordinari rispetto ad abitudini consolidate, come lasciare il rubinetto aperto mentre ci si spazzola i denti.

La prima cosa da fare per una corretta educazione ambientale è dare il buon esempio.
Stimolare la curiosità dei bambini è sempre il metodo migliore per far recepire un messaggio, perciò genitori, nonni e insegnanti hanno il compito di spiegare che le risorse naturali sono limitate. Sembra difficile, in realtà è sufficiente aiutarsi con fumetti e disegni che illustrano, ad esempio, il ciclo dell’acqua, mostrando come l’acqua venga utilizzata quotidianamente non solo per bere, ma anche cucinare, per pulire casa, per innaffiare e quanto quindi sia importante non sprecarla.

Attività divertenti per educare i bambini al rispetto dell’ambiente

L’educazione ambientale è una “materia” molto più semplice da spiegare di quello che si pensi: non è una questione di scienza, ma di pratica. Iniziamo quindi da piccoli gesti quotidiani che possiamo fare a tutte le età, ma che hanno un grande impatto sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo.

  • In casa è importante coinvolgere i bambini in tutti i piccoli gesti per smistare i rifiuti. Insegniamo loro a riconoscere i diversi materiali e a gettarli negli appositi contenitori, magari contrassegnandoli con adesivi o colori diversi.
  • Nei momenti fuori casa, in gita o nei pomeriggi di gioco all’aria aperta, avere a portata di mano una borraccia per l’acqua anche per loro e portarli a riempirla nelle fontane cittadine dedicate.
  • Evitare gli sprechi, insegnando ad accendere le luci e ad aprire l’acqua solo quando necessario. Non sono i richiami frequenti ad ottenere il risultato sperato ma, piuttosto, proporre una sfida da fare tutte le sere prima di dormire: andare alla ricerca delle luci e degli apparecchi elettronici rimasti accesi e spegnerli. Impareranno una buona abitudine che gli sarà utile da grandi.
  • Insegnare l’importanza di non sprecare il cibo e a rispettare la stagionalità di alcuni prodotti. Un’idea utile è avere in casa un calendario colorato e pieno di disegni di frutta e verdura.
  • Se si possiede un giardino o un terrazzo si possono fare tante attività per scoprire il ciclo di crescita di fiori, alberi e ortaggi. Portiamo i bambini al supermercato e invitiamoli a scegliere una bustina di semi da piantare nei vasi. Lasciamo che siano loro a maneggiare la terra, impareranno sia la magia della crescita da seme verdura, pianta o fiore, sia a non aver paura degli insetti perché sono decisivi nell’ecosistema della Terra!

L’Effetto serra spiegato ai bambini

Come spiegare ai bambini il riscaldamento globale? Partiamo dalle basi. Infatti, per quanto complicato possa sembrare, i bambini sono molto più predisposti all’ascolto di quanto non credano gli adulti.

Mostriamo loro la Terra: basta un mappamondo, un’illustrazione, un’immagine scaricata da internet e raccontiamo quasi come se fosse una fiaba che il nostro pianeta si regge su equilibri naturali perfetti. Raccontiamo che l’alternanza delle stagioni, la pioggia, il sole, la neve e il vento sono elementi naturali senza i quali la vita non esisterebbe. Sì, armatevi di tanta pazienza perché i bambini faranno davvero tante domande.

Poi, con calma, raccontiamo che questo equilibrio perfetto è messo a dura prova dall’effetto serra, una conseguenza dell’attività dell’uomo che sta influendo negativamente sul clima, causando un surriscaldamento eccessivo. 

Sempre aiutandosi con immagini e illustrazioni, possiamo spiegare ai bambini che l’effetto serra ai bambini è causato dall’eccessiva presenza di alcuni gas, tra cui soprattutto la famosa anidride carbonica. L’anidride carbonica si trova anche in natura, ma l’uomo ne ha aumentato la presenza nell’atmosfera della Terra, a causa dell’inquinamento.

Possiamo far immaginare ai bambini questa eccessiva presenza di anidride carbonica come una spessa “coperta” che avvolge la Terra e trattiene più raggi infrarossi di quelli necessari in natura. Troppa anidride carbonica, infatti, non permette l’uscita dell’energia solare, di conseguenza il calore resta intrappolato. In questo modo la temperatura del nostro pianeta aumenta e l’ambiente soffre per il troppo caldo.

Il cambiamento climatico spiegato ai bambini

Una volta spiegato l’effetto serra ai bambini, è possibile passare, con calma, alla spiegazione dei cambiamenti climatici, utilizzando esempi concreti.
È Luca Mercalli, il meteorologo più famoso d’Italia, a suggerire l’approccio migliore per spiegare la situazione in cui si trova il nostro pianeta. La metafora da utilizzare per spiegare ai bambini il cambiamento climatico è la febbre, il fenomeno tanto odioso che a volte li costringe a letto per qualche giorno.

«La Terra è come se avesse un po’ di febbre: circa un grado in più del normale. Ma se non facciamo nulla per curare il clima inquinando meno, la febbre salirà fino a 5°C entro il 2100, rendendo il pianeta poco ospitale per noi. Se invece interveniamo in fretta per ridurre l’inquinamento atmosferico, allora possiamo limitare la febbre a un paio di gradi in più».

A questo punto Mercalli consiglia di illustrare con esempi concreti le conseguenze dei cambiamenti climatici, per esempio l’aumento dei livelli marini.

«Ai bambini farei l’esempio di Venezia. Con il progressivo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento delle acque, il livello degli oceani aumenta: negli ultimi 100 anni è già salito di 20 centimetri. Attualmente Venezia durante gli episodi di acqua alta viene sommersa fino al piano terra di molti edifici, ma in futuro l’inondazione potrà diventare permanente».

Spiegare questo fenomeno ai bambini è senz’altro una sfida, ma aiutandosi con immagini, esempi e parole semplici è possibile informarli riguardo a ciò che sta succedendo al nostro pianeta. Un insegnamento molto importante, soprattutto per generazioni che vivranno probabilmente il cambiamento climatico come una delle sfide più difficili da risolvere nei prossimi anni.

Insegnare ai bambini l’educazione a tavola può mettere a dura prova la pazienza dei genitori. I capricci però non vi devono scoraggiare: imparare le regole per stare a tavola è una conquista per la crescita di ogni bambino perché aiuta a sentirsi più responsabili, sicuri di sé e a proprio agio nei momenti di socializzazione.
In questo articolo vi lasciamo qualche spunto pratico per insegnare ai bambini innanzitutto ad apprezzare il momento di condivisione dei pasti in famiglia e, in secondo luogo, a comportarsi bene in un contesto sociale che farà parte della loro vita quotidiana fin dai primi anni.

Attenzione: qui parliamo di regole pratiche, come stare seduti a tavola, mangiare con la bocca chiusa, non giocare con il cibo, etc. Se cercate informazioni sull’alimentazione dei più piccoli date un’occhiata ai nostri articoli sullo svezzamento e sulla piramide alimentare dei bambini.

Insegnare ai bambini a stare a tavola

Non parliamo di bon ton ed etichetta. Insegnare ai bambini a stare a tavola è molto più di una questione di educazione: è una buona abitudine che permette di apprezzare il cibo, nutrirsi con consapevolezza e dare valore allo stare a tavola insieme, sia in famiglia che con gli amici e i compagni di scuola.

Finora tutto chiaro ma, da un punto di vista pratico, come possiamo educare i bambini a stare a tavola?
Serve, innanzitutto, un piano ben organizzato in cui tutti i membri della famiglia collaborano nell’intento. Ecco qualche strategia messa a punto dalla pedagogista Sara Convertini e da Madeleine Deny, specialista del gioco educativo:

  • È importante far capire che il luogo destinato ai pasti è la tavola. Vietato quindi inseguire i bambini per casa con il piatto in mano pur di farli mangiare.
  • Evitare di distrarsi con cartoni animati e dispositivi elettronici perché i momenti dei pasti non possono essere allungati oltre un orario prestabilito.
  • Introdurre piano piano l’utilizzo delle stoviglie, dal cucchiaio al coltello (che si può introdurre a partire dai 5 anni e mezzo circa).
  • Coinvolgere i bambini nella conversazione, in modo che non si sentano esclusi e assegnare piccoli incarichi come passare il pane.
  • Insegnare ai bambini ad assaggiare tutto: è frequente che, davanti al piatto pieno, i bambini non vogliano mangiare. Il rifiuto non sta ad indicare sazietà ma piuttosto timore che, non riuscendo a finire l’intero piatto, la tortura di dover star seduti a tavola non abbia mai fine. L’appetito migliora se si propongono piccole quantità di cibo per volta. Sarà il bambino a chiedere altro cibo e imparerà che è in grado di terminare il pasto.

Ma le regole per educare i bambini a tavola, ahimé, non finiscono qui. Può essere utile preparare insieme un cartellone o dei disegni con alcune regole di buona educazione, valide a casa, a scuola e al ristorante. Utilizzando colori, pennarelli e cartoncini sarà un nuovo spunto sia per imparare che per stimolare la creatività.

Vi lasciamo qualche regola facile da ricordare e da mettere in pratica (si spera!) per insegnare ai più piccoli come stare a tavola :

  • O si parla o si mangia, mai tutt’e due contemporaneamente
  • Non si mangia a bocca aperta
  • Non si urla
  • Non ci si dondola sulla sedia
  • Non si rovescia l’acqua a terra
  • Si assaggiano tutti i piatti
  • Si tiene in ordine il proprio posto
  • Dopo aver finito di mangiare, si sparecchia tutti insieme

Cosa fare in caso di capricci a tavola

Ecco alla situazione più temuta dai genitori: i capricci a tavola. Pianti disperati, rifiuto del cibo e, in generale, rifiuto totale a ubbidire alle regole che abbiamo delineato insieme. In questo caso, i genitori devono sforzarsi di non farsi prendere dal panico perché si tratta infatti di una situazione normalissima che si risolverà col tempo.

Esistono comunque una serie di comportamenti per affrontare i capricci e gestire i momenti dei pasti in assoluta tranquillità, il primo tra questi è cercare di mantenere il clima a tavola sereno e conviviale, condividendo il pasto e rendendo il bambino partecipe. Come sempre è compito dei genitori dare il buon esempio, quindi un buon punto di partenza per evitare i capricci è coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti e della tavola e, successivamente, fare i complimenti agli chef.
Infine, non c’è niente di male nel lasciare che i bambini tocchino il cibo con le mani perché la conoscenza e la curiosità per i nuovi alimenti passa anche attraverso la stimolazione tattile. Attenzione: toccare sì, giocare no. È necessario far capire che il cibo non deve essere lanciato o fatto cadere a terra.

Giocare è una parte fondamentale della crescita: attraverso il gioco i bambini imparano a conoscere e a comprendere il mondo che li circonda e, al tempo stesso, maturano la consapevolezza di sé e delle proprie capacità. Maggiore è la varietà di attività creative, musicali e visive che provano i bambini, più cresce la loro possibilità di diventare adulti vivaci, intelligenti, sensibili e perspicaci.

In questo cammino di crescita, il ruolo dei genitori è decisivo poiché possono favorire lo sviluppo fisico ed emotivo coinvolgendo i piccoli in attività divertenti ed educative, capaci di stimolare la curiosità. Inoltre, giocare insieme aiuta a consolidare i legami di affetto e fiducia.

L’importanza della creatività nei bambini

La creatività è un aspetto fondamentale nella crescita di ogni bambino ed è importante coltivarla già dai primi anni di vita perché arricchisce sia l’intelligenza che l’emotività e aiuta a rafforzare l’autostima. Come osservato da pediatri e psicologi infantili, coltivare l’immaginazione è il miglior metodo per sviluppare le proprie potenzialità e la capacità di perseverare di fronte alle difficoltà. Grazie alla creatività e alla fantasia, bambini e ragazzi imparano ad avere fiducia in sé e nella possibilità di trovare delle soluzioni in modo autonomo.
Il consiglio è quindi di non trascurare il lato emotivo e ludico legato all’apprendimento e di incoraggiare i bambini a trovare la propria vena creativa proponendo attività e passatempi diversi, senza imporre qualcosa in particolare. 

Intelligenza e pensiero creativo nei bambini

Il pensiero creativo è uno degli aspetti fondamentali dell’intelligenza. Bambini e ragazzi sono sempre più esposti al rischio di sentirsi fuori posto ed emarginati, soprattutto a causa di un continuo confronto, non sempre costruttivo, con immagine stereotipate condivise sui social network. La creatività aiuta anche a far fronte a questo tipo di ostacolo emotivo: le persone creative hanno meno paura di sbagliare e hanno il coraggio di mostrarsi diverse, poiché non temono eccessivamente le critiche altrui.

Come stimolare la fantasia dei bambini attraverso semplici attività creative

Camminare all’aperto osservando la natura circostante, dipingere senza aver paura di sporcarsi, sfogliare le pagine colorate di un libro illustrato, osservare da vicino gli animali sono solo alcune delle esperienze che possono stimolare la creatività nei bambini. I genitori hanno il compito di predisporre un contesto ricco di occasioni per stimolare la fantasia, senza un controllo maniacale. Anche il clima familiare gioca un ruolo determinante: la creatività sboccia infatti in un contesto sereno, in cui i pensieri e le emozioni altrui sono trattati con rispetto e le opinioni diverse vengono valorizzate.

Per stimolare la creatività nei bambini è possibile partire da un’attenta osservazione durante le ore scolastiche: confrontandosi con gli insegnanti sarà più facile scoprire le loro attitudini e trovare modi diversi per incentivarle. Ecco alcuni spunti per attività da mettere in pratica, sia insieme ai genitori che in contesto scolastico, per incoraggiare la fantasia:

  • Disporre diverse tipologie di giochi e lasciare i bambini liberi di scegliere quali utilizzare.
  • Sperimentare situazioni nuove ed esplorare ambienti diversi.
  • Partecipare ad attività e laboratori dove siano coinvolti in prima persona e spronati ad esprimere la creatività con il disegno, la pittura e l’utilizzo di paste modellabili.
  • Mettere i bambini a contatto con l’arte, portandoli senza paura a mostre e musei per educarli alle diverse forme artistiche.
  • Proporre delle letture fantasiose e stimolanti, per aiutarli ad immergersi in mondi fantastici.
  • Organizzare giochi di ruolo per spingere i bambini ad immedesimarsi in situazioni e ruoli diversi.

Se siete a corto di idee o il tempo non vi permette di uscire all’aria aperta, date un’occhiata a questa lista di giochi, attività e lavoretti da fare in casa.

5 attività creative da fare con i bambini

  1. Costruire una casetta di cartone: per i bambini è sempre molto divertente poter contare su un piccolo “rifugio casalingo”, uno spazio al di là della cameretta in cui essere liberi di sfogare la fantasia, che si possa decorare e colorare senza rischi.
  2. Piantare semi: che siano di fiori, piante o verdure non importa! Basta munirsi di terriccio e vasetti e che il gioco abbia inizio. Questo tipo di attività introduce inoltre i bambini al concetto di rispetto della natura. Saranno felici di guardare crescere qualcosa, impareranno il valore dell’attesa e sapranno prendersi cura di un essere vivente.
  3. Dipingere i sassi: questa attività creativa apre due spunti utili; il primo, trascorrere una giornata all’aria aperta in campagna, al fiume, al lago o al mare per andare “a caccia” di sassi. Il secondo, scegliere quelli più adatti ad interpretare nuovi ruoli. Con l’aiuto delle tempere, della carta e, per i genitori più coraggiosi, di brillantini e paillettes, ecco che i sassi possono diventare animali, bambini, fate, gnomi e draghi. Via libera alla fantasia!
  4. Creare personaggi con cucchiai di legno: in tutte le cucine c’è sempre qualche cucchiaio di legno sacrificabile. Ecco che, sempre con l’ausilio di pennarelli, tempere, cordini e stoffe di recupero, si possono trasformare in personaggi di fantasia capaci di dare vita a mille avventure.
  5. Realizzare piccoli esperimenti scientifici: ci sono tanti piccoli esperimenti scientifici facili e divertenti da realizzare in casa utilizzando materiali che spesso sono già presenti in cucina. Tra questi, ad esempio, c’è “L’acqua che cammina”. Ecco come realizzarlo.

Materiale:
– 7 bicchieri della stessa misura in numero dispari
– Colorante alimentare
– Acqua
– Carta da cucina

Cosa fare:

  • Mettere in fila i bicchieri e riempire d’acqua quelli in posizione dispari. In questo caso, avendo 7 bicchieri a disposizione, nel 1°, 3°, 5° e 7°.
  • Aggiungere qualche goccia di colorante alimentare rosso al 1° e 7° bicchiere.
  • Aggiungere poi il colorante alimentare giallo al 3° bicchiere. (Suggerimento: dato che il colorante alimentare rosso prevale su quello giallo, aggiungi un paio di gocce in più di colorante alimentare giallo per creare il colore arancione).
  • Aggiungere il colorante alimentare blu al 5° bicchiere.
  • Mescolare bene l’acqua e i coloranti alimentari in ogni bicchiere.
  • Piegare 6 fogli di carta assorbente più volte nel senso della lunghezza in modo da creare una specie di bisciolina.
  • Posizionare ogni pezzo di carta in modo da avere ogni estremità in un bicchiere separato. La carta assorbente funzionerà come un ponte che trasporta i colori tra i bicchieri.

Resta solo da osservare la magia che accade! L’acqua “cammina” tra un bicchiere e l’altro!
L’esperimento dovrà durare circa 30 minuti per ottenere il risultato sperato.

Per concludere vi consigliamo una lettura utile per nuove idee su come sviluppare la fantasia e la creatività dei vostri bambini: “Giocare per crescere”, Giorgia Cozza, Newton Compton Editori.

 

Abbiamo già visto come i cambi di stagione e soprattutto gli sbalzi di temperatura possano rappresentare un rischio per la salute dei bambini. Sono loro, infatti, i soggetti più colpiti da raffreddori, dal momento che le loro difese immunitarie non sono ancora completamente sviluppate (a proposito, vi siete mai chiesti come funziona il sistema immunitario dei bambini e come si sviluppa? Date un’occhiata a questo breve approfondimento).

Se ai cambi di stagione si aggiunge il fattore asilo o scuola in generale, ecco che le probabilità di continui “malanni” aumentano in modo esponenziale. Ogni genitore ne è consapevole ma sa che, sebbene non ci sia modo di scongiurarli completamente, è possibile fare in modo che malanni e raffreddori siano pochi e di breve durata.

I consigli provenienti dalla Società Italiana di Pediatria sono concordi nel ribadire l’importanza di mantenere uno stile di vita sano, in aggiunta ad alcune buone e semplici pratiche da mettere in atto nella vita quotidiana. Con qualche piccolo accorgimento e con il sostegno delle giuste vitamine è possibile rinforzare le difese immunitarie dei bambini, in modo che siano pronte a rispondere nei momenti critici.

Le vitamine più importanti per il sistema immunitario dei bambini

Partiamo da un concetto imprescindibile: i sali minerali e le vitamine sono alleati per la salute, in quanto partecipano attivamente ai processi di sviluppo dell’organismo dei bambini. Seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura fresca è un tassello imprescindibile per aiutare la crescita e educare i bambini ad uno stile di vita sano.

Ecco quindi una breve guida alle vitamine utili a rafforzare le difese immunitarie dei bambini e in quali alimenti si trovano:

  • Vitamina A: utile per la vista, per ossa e denti, oltre a fornire un valido supporto al sistema immunitario. È presente in alimenti di colore arancione come zucca, carote, albicocche e meloni, nelle verdure a foglia verde, nel fegato, nei formaggi e nel latte.
  • Vitamina B2: svolge un ruolo essenziale nella sintesi dei processi energetici utili al normale svolgimento delle attività quotidiane. È presente in alimenti come latte e formaggi, uova, lievito, e ancora nelle verdure a foglia verde e nel fegato.
  • Vitamina B6: utile per rendere più efficiente il sistema immunitario e si trova in alimenti come latte, carne, cereali integrali, legumi, fegato e verdure.
  • Vitamina B12: utile per la produzione di globuli rossi, è un importante alleato per potenziare il sistema immunitario. Si trova nei molluschi e nel pesce in generale, nel pollo, nel tuorlo d’uovo e nei formaggi.
  • Vitamina C: una delle vitamine più note e utili nella stagione fredda perché rafforza le difese immunitarie. Infatti, ha attività immunostimolante ed antiossidante naturale. È presente negli agrumi, nei kiwi, peperoni, pomodori ed ortaggi a foglia verde.
  • Vitamina D: sintetizzata grazie alla reazione chimica tra luce solare e pelle. È utile per l’assorbimento intestinale dei minerali come, ad esempio, il calcio e il fosforo, essenziale per la crescita delle ossa e la salute dello scheletro. Anche la vitamina D è alleata del sistema immunitario e la si può trovare, sebbene in quantità inferiori, nel salmone, nelle aringhe, nel tonno, nel tuorlo d’uovo e nelle verdure a foglia verde.

Consigli per rinforzare le difese immunitarie dei bambini

In aggiunta ad un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura fresca, è bene seguire alcuni accorgimenti che, entrando a far parte della quotidianità, saranno di fondamentale sostegno a mantenere sano il sistema immunitario dei bambini.

  • Lavare le mani: come sappiamo, lavare le mani è una buona misura di prevenzione contro le infezioni trasmesse dai microrganismi come batteri e virus.
  • Aprire regolarmente le finestre per cambiare aria aiuta a creare ambienti salutari e privi di germi.
  • Attività all’aria aperta: anche nelle stagioni più fredde, le giornate soleggiate sono un’occasione per passeggiate e giochi all’aperto. I raggi solari aiutano a sintetizzare la vitamina D, alleata delle difese immunitarie.
  • Dormire
  • Coprirsi la bocca quando si starnutisce e tossisce: con questa semplice regola di buona educazione, ogni bambino aiuterà sé stesso e gli altri bimbi, soprattutto se frequenta un nido o un asilo e ha un’esposizione maggiore a possibili influenze virali.

Carenza di vitamine nei bambini: riconoscere i sintomi

Può succedere che, in certe fasi della crescita, ci sia un indebolimento delle difese immunitarie e i segnali si manifestano con frequenti episodi di malattia, stanchezza e spossatezza. Spesso però l’apporto vitaminico che deriva dall’alimentazione non è sufficiente ed è necessario supportare le difese immunitarie con integratori dedicati. 


Questo articolo non sostituisce il parere del pediatra. Per ricevere maggiori informazioni a riguardo contatta il tuo medico di fiducia.

In recent years, Vitamin D has been the subject of numerous scientific studies – one of the most authoritative by the Queen Mary University of London – which highlights its importance in the prevention, and in some cases also in the treatment, of many diseases.

As is well known, vitamin D is called the “Vitamin of the sun”, because the sun’s rays stimulate its natural production in the body, but unfortunately a large part of the population is deficient – according to a calculation of the Italian Society of Gastro-Reumatology as many as 6 Italians out of 10, while the Italian Society of Osteoporosis of Mineral Metabolism and Skeletal Diseases speaks of 8 out of 10 – and this situtation alsoapplies to children.

These data are quite alarming, because while on the one hand Vitamin D, a fat-soluble micronutrient, stimulates the immune system by promoting faster recovery from any disease, a person with low levels of Vitamin D has greater chances of suffering from heart failure, diabetes, respiratory diseases, and in later life from osteoporosis, sarcopenia, senile dementia and Alzheimer’s (see the studies by Professor Michael F. Holick, an authority on the subject).

It must be said that there are very few foods naturally rich in Vitamin D – we are talking about fish in general (blue fish in particular), meat such as chicken, pork, turkey and lamb, and finally eggs, cows’ milk, mushrooms, almonds and algae – and they certainly can not meet one’s daily needs, which is why it is always good to try to increase the intake of Vitamin D from all possible sources. From exposure to the sun, which as already highlighted is undoubtedly the most valid and effective solution, to the intake of food supplements conceived for this specific purpose, such as the new Neo D3 Strong, the Vitamin D3 nutritional supplement with the highest concentration and lowest cost on the market.

Spring is the time to play in the open air, but there are many children who suffer from allergic reactions. Here are some suggestions to counteract sneezing and red eyes.

Summer arrives and, with the increase in temperatures, the wind and the dry climate, spring allergiesinevitably occur, with their threat of affecting the outdoor games of our children in a succession of sneezes and red eyes.
According to experts from the Italian Society of Allergology and Paediatric Immunology (SIAIP), one in three children suffers from allergies, with numbers on the rise, which see respiratory allergies in first place for incidence, followed by food allergies.

The most common signs of spring allergies

First of all, when we talk about spring allergies , we are referring to an anomalous response from our immune systemtriggered by contact with harmless agents present in the external environment (pollen and domestic dust).
Pollinosis and nasal allergies are widespread in children, caused by the flowering and release of pollen from certain plants such as cypresses, mimosas, olive trees and graminaceae. The concentration of pollen is higher in the months between March and July, although, in recent years, there has been a progressive lengthening of the seasonality.

In predisposed children, the first signs of allergic responses are similar to the common coldsymptoms:

  • Headaches;
  • Closely spaced repeated sneezing and itchy nose;
  • Swollen eyes and excessive tearing;
  • Itching and redness in the eyes.

According to some surveys, the arrival of spring allergies is associated with a decline in school performance of children and young people, who, in the most critical period, risk sleeping little and badly and therefore having more difficulty in concentrating.
In any case, it is always a good idea to consult your paediatrician, who will recommend an allergist whom you can approach to for a specific skin test. The prick test is a quick and easy way to find out which allergens your child is sensitive to.
But how can we help our children to defend themselves from spring allergies on a daily basis?

A pollen handbook

To deal with the drawbacks of spring allergies, sometimes it is enough to follow a few but effective measures, which can help to counteract the most unpleasant symptoms.
Below is a short handbook with some useful tips:

  1. For children suffering from pollen allergies it is very useful to consult the pollen calendar. In this way it will be possible to adopt a correct preventive program.
  2. In the home, keep windows closed in the bedroom during the months of maximum pollen presence in the air and perhaps use specific air conditioners with pollen filters.
  3. If you take your child out into the open air, avoid meadows and cultivated fields, as well as trips to the countryside where the concentration of pollen increases significantly.
  4. If you notice the first signs of eye irritation, protect children from the sun’s rays. In this case, sunglasses will be a valuable ally.
  5. Make sure that your child does not touch his or her eyes with his or her hands, even if he or she feels itchy, so that he or she is protected from small traumas to the cornea.
  6. As soon as you return home, change the children and wash them so that the pollen does not settle on the pillow and disturb them in their sleep.

Finally, in case of allergic conjunctivitis, you can help your children with a thorough cleaning of the area around the eye through the use of disposable wipes with cleansing, wetting and soothing action, specifically designed to promote the protection of the eyes of children.

Just when we hoped to have left the winter behind a new Siberian weather disturbance has frozen every little hope of bringing the children to play in the park without having to scream every 2 minutes “cover yourself or you will get a sore throat!” or “do not take your clothes off, you are sweaty and will get ill!”.

Strange as it may seem, it is not the cold that actually causes the much feared sore throat, but rather the temperature changes that alter the mucous membrane and promote the entry and proliferation of viruses and bacteria.
The result of these uncertain periods of time are the famous “season sicknesses” (hoarseness and pharyngitis), with symptoms ranging from lowering of the voice tone to difficulty swallowing, fever and irritation between nose and throat (rhinopharyngitis).

The perfect natural remedies for children

Since 70% of the cases are viral infections and only 30% are bacterial, there is often no real need to resort to medicinal products and antibiotics. When it comes to a simple sore throat, without other more serious associated symptoms, it may be useful to resort to natural remedies that, in most cases, are effective:

  • Honey: its soothing properties can help fight infections and bacteria, clear the airways and alleviate the discomfort caused by sore throats. The fluid texture acts directly on the mucosa and lubricates it to help eliminate mucus quickly. In other words, grandmother’s good old remedy of hot milk and honey before going to bed is always valid.
  • Propolis: in any format (candy, drops, syrup, spray) Propolis is a natural product that can be useful to combat inflammation of the throat. Another lesser-known, but actually equally valid, use is as a disinfectant and healing agent in the case of small canker sores and mild irritation of the oral cavity.
  • Myrrh extract: a little less known than the first two, but equally useful, is found mainly in the form of spray throat. The effectiveness of myrrh extract-containing throat products lies in the fact that they form a local protective barrier on the mucous membranes, reducing contact with external aggressive agents and thus the risk of infection. Not to be underestimated, myrrh is also an effective antioxidant and improves the immune defence mechanisms.

It is therefore better to avoid crowding paediatricians’ studies when a few home-made precautions would be enough to cure a simple sore throat. It is advisable to consult your doctor if there is no improvement after 3-4 days, or in case of high fever, blocked airways and prolonged difficulty in swallowing.

Can sore throats be avoided, or, even better, prevented?

It seems paradoxical, but in reality it is important not to raise the temperature of the heating above 19°-20° to avoid that the passage to the outside is too abrupt – better to wear vests and heavy jumpers! Then get used to the children going out (adequately covered) even if it is cold: in these cases the dry and excessive heat of the closed environments can worsen the symptoms.
Finally, prevent seasonal illnesses with a diet rich in fruits and vegetables, to increase the intake of vitamin C. When it is not enough – we know, it is often a challenge to get children to eat fruit and vegetables – evaluate together with the paediatrician the use of a vitamin supplement.

Dal momento stesso in cui viene al mondo, non passa giorno senza che un neonato faccia progressi: già dai primi mesi di vita ogni bambino inizia il suo percorso di crescita, assimilando informazioni, imparando a muoversi e a interagire con il mondo che lo circonda. In tutto questo, i genitori assistono alla crescita del bambino, incoraggiando ogni progresso e controllando che tutto avvenga secondo fasi graduali.

È importante ricordare che le tappe dello sviluppo di un neonato non seguono un ordine prestabilito: non c’è un mese preciso in cui tutti i bambini devono imparare a camminare, a tenere in mano il cucchiaino o pronunciare le prime parole comprensibili. L’esperienza insegna che mentre alcuni bambini a 10 mesi sono in grado di camminare, altri a 15 non ancora. Alcuni cominciano le prime prove senza pannolino intorno ai due anni, altri ci arrivano un anno dopo. E i pediatri rassicurano: ogni bambino ha i suoi tempi e conquistare le varie capacità in tempi diversi non influisce sullo sviluppo generale.

È comunque altrettanto vero che esistono diverse fasi di crescita, cioè intervalli temporali in cui i bambini tendono ad acquisire determinate capacità. Di seguito vi riportiamo uno schema indicativo di queste tappe, durante le quali i neonati progrediscono nelle abilità fondamentali: motorie, di linguaggio, di relazione e cognitive.

Indice dei contenuti:

Tappe dello sviluppo del neonato da 0 a 3 mesi

La prima e, molto probabilmente, più delicata fase di vita, detta anche fase postnatale, è un periodo molto impegnativo per il neonato: pensate solo che deve abituarsi, dopo 9 mesi nell’utero della mamma, a nuove condizioni ambientali, a nuovi stimoli sensoriali, sia fisici che ambientali, nonché a regolare funzioni fondamentali come la respirazione, la termoregolazione e l’alimentazione. Insomma, tutto è nuovo, bellissimo e spaventoso, tanto per il bambino, quanto per i genitori! Ecco cosa succede nello specifico in questa fase dello sviluppo:

  • Sviluppo motorio da 0 a 3 mesi: durante i primi 3 mesi di vita, un neonato aumenta gradualmente la capacità di controllare la testa, arrivando a tenerla leggermente sollevata, anche quando è a pancia in giù. Contemporaneamente, inizia a portare le mani alla bocca, segno che sta iniziando a scoprire il mondo.
  • Sviluppo relazionale del neonato da 0 a 3 mesi: a seguito dello sviluppo della vista, i volti che lo circondano diventano sempre più familiari e comincia a seguirne brevemente i movimenti. Ecco che spuntano i primi sorrisi in risposta alle coccole degli adulti, per arrivare al terzo mese a riconoscere il viso della mamma o del papà e a seguire con attenzione e curiosità un oggetto che si muove.
  • Sviluppo di udito, vista e linguaggio da 0 a 3 mesi: una tappa importante nello sviluppo di un neonato nei primi tre mesi di vita riguarda le reazioni ai suoni e, di rimando, le prime vocalizzazioni. Questo è anche il momento in cui inizia a svilupparsi gradualmente la vista, a partire dalla visione periferica, seguita da quella centrale e dalla messa a fuoco sempre più distinta di visi e oggetti.

Tappe dello sviluppo del neonato da 3 a 5 mesi

Si tratta della fase della curiosità per eccellenza, in cui il bambino sviluppa sempre più interesse per gli oggetti, l’ambiente e le persone vicine. Arrendetevi mamma e papà: inizierà a voler toccare e portare alla bocca tutto ciò che vede e riesce ad afferrare e il gioco più divertente sarà gettare a terra mille volte il gioco che gli avete appena dato. Ma c’è anche qualche lato positivo: in questa fase, infatti, iniziano la regolarizzazione dei pasti e del ritmo del sonno.

  • Sviluppo motorio da 3 a 5 mesi: durante questo periodo, solitamente i neonati fanno grandi progressi nella mobilità della testa, tenendola ben sollevata e riuscendo a girarla di lato, anche a pancia in giù. Iniziano i primi tentativi di girarsi sul fianco quando si trovano a pancia in su, mentre i più precoci inizieranno anche a sostenersi sulle braccia per sollevare il busto. Anche la forza nelle mani aumenta e il bambino è ora in grado di afferrare oggetti, scuoterli e portarli (ovviamente!) alla bocca.
  • Sviluppo relazionale da 3 a 5 mesi: è il momento in cui il bambino inizia a rispondere con semplici vocalizzi alla voce di chi gli sta vicino. Sorride spontaneamente, soprattutto alle persone, e inizia piano piano a separarsi per più tempo dal caregiver primario – solitamente la mamma.
  • Sviluppo di udito, vista e linguaggio da 3 a 5 mesi: il neonato inizia a capire da dove provengono suoni e voci e, soprattutto, reagisce consapevolmente alle voci conosciute, come quella dei genitori. Segue gli oggetti in movimento, comincia a riconoscere volti e oggetti familiari, anche a distanza e nei dettagli. Infine, tra i 3 e i 6 mesi, il piccolo inizia a integrare il senso della vista con quello del gusto, dell’udito e dell’olfatto. Insomma, un’esplosione di novità!

Tappe dello sviluppo del bambino da 5 a 7 mesi

Questa fase dello sviluppo è una grande conquista motoria: dallo stare seduti ai primi spostamenti in orizzontale semi-autonomi, tutto per i neonati tra i 5 e i 7 mesi è un gioco educativo che serve per imparare.

  • Sviluppo motorio da 5 a 7 mesi: in questa fase della crescita, i bambini normalmente riescono a rimanere seduti con o senza appoggio, controllando bene sia la testa che il torace. Riescono anche a mettersi da soli su un fianco e a rotolare. Si sentono più stabili e iniziano a fare forza sulle ginocchia quando i piedi sono appoggiati a una superficie stabile. Croce e delizia dei genitori, si intensifica la fase in cui il neonato afferra sistematicamente gli oggetti, sia con la mano destra che con la sinistra, e li porta alla bocca.
  • Sviluppo relazionale da 5 a 7 mesi: il neonato riconosce volti familiari e comincia a comportarsi in modo diverso dal solito quando si trova con estranei. Apprezza i momenti di gioco, soprattutto con i genitori. Si notano le prime reazioni alle emozioni altrui e sembra spesso allegro. È questo il momento in cui inizia a percepire meglio se stesso e sembra quasi ipnotizzato guardandosi allo specchio. È molto curioso nei confronti di giochi e oggetti, che tende a toccare ed esplorare. In questa fase, il neonato dimostra di saper riconoscere il proprio nome.
  • Sviluppo di udito, vista e linguaggio da 5 a 7 mesi: il neonato risponde agli stimoli sonori, emettendo a sua volta gridolini e borbottii. È in questi mesi che comincia la fase di lallazione. La visione dei colori, nel frattempo, è completamente sviluppata e aumenta anche la capacità di seguire con gli occhi oggetti in movimento. Tra i 6 e i 7 mesi inizia un’altra fase fondamentale, quella dello svezzamento.

Tappe dello sviluppo del bambino da 8 a 9 mesi

Gattonare, strisciare, spostarsi trascinando il sedere… qualsiasi cosa pur di arrivare dove non devono stare o prendere l’oggetto che papà ha nascosto nella vana speranza di salvarlo (in quasi tutti i casi si tratta del telecomando). Sappiate che i vostri bambini, per quanto piccoli e teneri, hanno una forza e una determinazione sovraumane e arriveranno ovunque. Consolatevi: lo sviluppo psicomotorio prosegue alla grande!

  • Sviluppo motorio da 8 a 9 mesi: grandi progressi iniziano a notarsi in questo periodo: il neonato rotola, striscia, gattona, si mette a sedere da solo. Passa in modo un po’ goffo gli oggetti da una mano all’altra, li lascia cadere, riesce ad afferrare oggetti con due dita. Riesce anche a puntare i piedi e a sostenere il proprio peso sulle gambe e, in alcuni casi, a mettersi in piedi aggrappandosi ai mobili o alle gambe degli adulti.
  • Sviluppo relazionale da 8 a 9 mesi: il bambino risponde senza indugio al proprio nome e comincia a imitare gesti semplici, come battere le mani e salutare. Inizia anche a dimostrare attaccamento per i suoi giocattoli preferiti, come anche paura degli estranei e timidezza.
  • Sviluppo di udito, vista e linguaggio tra gli 8 e i 9 mesi: è il momento dei “grandi discorsi”, incomprensibili quanto infiniti, è vero, ma è il modo in cui il neonato inizia a pronunciare piccole catene di suoni che lo porteranno a pronunciare le prime parole.

Tappe dello sviluppo del bambino a 10 a 15 mesi

D’ora in avanti non li fermerete più. Tra i 10 e i 15 mesi i bambini iniziano ad esplorare il mondo con più autonomia, dal punto di vista motorio, con i primi passi, e da quello sensoriale, attraverso i gesti, le prime parole e la maturazione delle relazioni con le persone della propria cerchia familiare.

  • Sviluppo motorio tra i 10 e i 15 mesi: in questa fase, il neonato si mette in piedi e compie i primi passi, appoggiandosi ai mobili e, successivamente, in modo autonomo. Afferra oggetti in modo sempre più coordinato ed inizia a usare da solo il cucchiaino per mangiare. Gioca con i vestiti e spesso si sfila gli indumenti che lo infastidiscono, come calze e cappelli. Per la vostra gioia è anche capace di mettere e togliere oggetti da un contenitore.
  • Sviluppo relazionale e cognitivo da 10 a 15 mesi: può essere timido o nervoso in presenza di estranei, quasi intimorito in alcune circostanze, e spesso piange quando la mamma o il papà si allontanano. Ma è anche il momento in cui mostra preferenze verso particolari giochi o persone. Inizia anche ad utilizzare gli oggetti in modo corretto, come ad esempio la spazzola per pettinarsi, e indica in modo preciso ciò che vuole o lo incuriosisce. Piano piano vi accorgerete che non è più passivo durante la vestizione, allunga sia le braccia che le gambe (se è di buon umore ovviamente!).
  • Sviluppo di udito, vista e linguaggio tra i 10 e i 15 mesi: il bambino in questa fase è molto reattivo, presta attenzione ed è capace di concentrarsi più a lungo sulle attività. Comprende il significato della parola “no” – anche se non sembra – impara a dire “mamma” e “papà” (emozionante la prima volta, un po’ meno quando lo urlerà 100 volte di seguito) e accenna qualche altra semplice parola, come acqua, palla o nanna.

Sviluppo neonatale: cosa aspettarci dal nostro bambino

I primi 12 mesi di vita del bambino sono una fase molto intensa, delicata e ricca di cambiamenti, dallo sviluppo a livello motorio e intellettivo, alla scoperta di sé e del mondo esterno. Sicuramente il periodo dello sviluppo neonatale è molto impegnativo e stressante per i neogenitori, ma altrettanto ricco di emozioni. Per questo è importante anche ricordare che ogni bambino è un individuo unico e, per quanto i pediatri abbiano individuato delle tappe della crescita più o meno fisse, non dovremmo preoccuparci troppo se nostro figlio inizia a parlare più tardi di un altro bambino o se ad un anno compiuto ancora non ha mosso i primi passi in autonomia.

Tutti i genitori desiderano che le varie tappe dello sviluppo proseguano nella giusta direzione, senza intoppi e problemi. Nell’eventualità in cui venissero notate anomalie nel comportamento o ritardi di sviluppo, l’invito è sempre quello di rivolgersi al pediatra di fiducia, che saprà rassicurarvi e, nel caso, indagare più a fondo il motivo della vostra preoccupazione.

Togliamoci subito la curiosità promessa dal titolo: i bambini hanno 20 denti. Meno rispetto agli adulti, ma già suddivisi in quattro semi-arcate, due superiori e due inferiori: incisivo centrale, incisivo laterale, canino e 2 molari.
Sembra incredibile, ma i denti da latte si formano già durante la gestazione. La gemma dentale, infatti, si forma nell’utero e, dopo la nascita, si sviluppa nel corso dei primi mesi di vita, spuntando all’incirca intorno al sesto mese.

I primi denti dei bambini

Come abbiamo già detto, i primi denti dei bambini iniziano a spuntare intorno al sesto mese di età, ma alcune statistiche hanno evidenziato che le bambine sono più precoci nella dentizione, cominciando già intorno al quinto mese. Nella stragrande maggioranza dei casi, il primo dente a spuntare è uno dei due incisivi inferiori, seguito a distanza di poco tempo dall’altro incisivo inferiore e dagli incisivi superiori. Una volta spuntati i quattro denti centrali, arriva il momento dei molari, dei canini e, infine, dei secondi premolari.

La dentizione arriva ad essere completa attorno al secondo anno d’età. Ovviamente, i denti nati in questo periodo sono i cosiddetti denti da latte e, anche se sono destinati a cadere ed essere rimpiazzati, hanno comunque bisogno di cure e attenzioni.

Come prendersi cura dei denti dei bambini

La cura dei denti da latte è fondamentale per la crescita dei denti definitivi e per un corretto sviluppo delle ossa mascellari. Per questo motivo è importante insegnare ai bambini a prendersene cura. Proprio come i denti degli adulti, anche i denti decidui devono essere controllati regolarmente dal dentista, partendo dalla loro comparsa fino alla loro caduta, cercando per quanto possibile di prevenire la carie e mantenerli sani.

Una volta comparsi i primi dentini, sono i genitori a doversene prendere cura da subito. Per farlo è sufficiente pulire con costanza sia i dentini che le gengive con una garza umida. È bene ricordare che un dente da latte cariato può causare molto dolore, oltre a problemi come alitosi e ascessi, che rischiano di danneggiare il dente permanente sottostante. I pediatri consigliano di programmare la prima visita odontoiatrica non appena si sarà completata la dentizione (ricordiamo che i denti dei bambini sono 20) ma, in alcuni casi, può diventare indispensabile anticipare i controlli.

Una volta completata l’eruzione di tutti i denti da latte, si possono iniziare ad usare sia spazzolino che dentifricio specifici per l’età del bambino. Il dentifricio deve essere messo sullo spazzolino asciutto in quantità pari a un chicco di riso, dopodiché bisogna spazzolare bene per almeno 2 minuti, proprio come fanno gli adulti. Ovviamente, finché il bambino non acquisisce la corretta manualità, sono i genitori che devono aiutare e vigilare sulla corretta igiene. Una buona igiene orale è basilare per prevenire problemi, ma l’insorgere della carie nei denti da latte dipende anche dal tipo di flora batterica, dall’alimentazione del bambino e da eventuali abitudini errate. Pertanto, è meglio evitare alimenti troppo zuccherati.

Come capire se sta spuntando un dente

La dentizione è uno dei momenti più delicati nello sviluppo di un neonato ma niente paura: non tutti i bambini soffrono quando sta spuntando un nuovo dente. Di seguito i sintomi più frequenti per capire se sta spuntando un nuovo dente:

  • Morsi: il periodo della dentizione è anche la fase in cui i lattanti iniziano a mordere qualsiasi tipo di oggetto. È il loro modo per conoscere il mondo ma non solo: la pressione sulla gengiva allevia la sensazione di spinta sotto della gengiva e attenua il dolore.
  • Salivazione eccessiva e irritazione della pelle del viso, in particolare della zona del mento per il costante contatto con la saliva.
  • Riduzione dell’appetito e difficoltà a mangiare: il dolore gengivale può aumentare durante le poppate, motivo per cui in questo periodo i piccoli possono arrivare a rifiutare il cibo o il biberon.
  • Irritabilità: l’infiammazione della mucosa gengivale irritata dal dentino che spinge per arrivare in superficie porta i bambini ad essere più irritabili e nervosi.

Cosa fare in caso di denti da latte cariati

Anche i denti da latte si possono cariare, nonostante siano state prese tutte le precauzioni necessarie. I denti da latte cariati devono essere trattati esattamente come i denti permanenti: bisogna procedere all’otturazione. È infatti un luogo comune ormai sfatato che i denti da latte cariati non si debbano curare perché destinati ad essere sostituiti. Un’infezione dentale non curata tempestivamente rischia di anticipare quella che dovrebbe essere la fisiologica caduta del dente da latte, ponendo così le basi per la crescita di denti storti o, peggio ancora, per una futura malocclusione dentale, ossia il disallineamento dei dei denti dell’arcata superiore con quelli dell’arcata inferiore.

Nei casi in cui l’otturazione non fosse sufficiente per curare una carie che si è spinta oltre la dentina, invadendo la polpa del dente, è necessario intervenire con metodi più drastici: prolungare la caduta fisiologica diventerebbe troppo rischioso. Estrarre il dente da latte cariato diventa l’unica soluzione per risanare la bocca del bambino.

Il rachitismo è una rara patologia delle ossa, che si manifesta principalmente durante l’infanzia ed interessa sia donne in gravidanza che bambini in fase di crescita, soprattutto in paesi colpiti da gravi problemi di malnutrizione. In generale, il rachitismo nei bambini non è una patologia che ricorre frequentemente nei paesi occidentali perché l’attenzione alla nutrizione e i frequenti controlli pediatrici ne rendono difficile la comparsa. Vale comunque la pena conoscerla meglio e sapere quali fattori ne sono la causa, come prevenirla e come curarla.

Cos’è il rachitismo infantile

Il rachitismo infantile è una patologia che coinvolge lo scheletro e si può manifestare in età pediatrica a causa della mancanza di calcio, fosforo e/o vitamina D, rendendo le ossa più fragili e potenzialmente soggette a deformità, nel caso in cui i primi sintomi venissero trascurati.

Il rachitismo raramente si manifesta nei primi mesi di vita: la fascia d’età più esposta è infatti quella dei neonati tra i 6 e i 24 mesi, fase durante la quale le ossa crescono velocemente e si sviluppa definitivamente l’apparato muscolo-scheletrico. Le circostanze che, nella maggior parte dei casi, provocano l’insorgenza di rachitismo sono la carenza di vitamina D durante la gestazione (in questo caso, i sintomi si manifestano nel neonato già nei primi tre mesi di vita) e una non adeguata esposizione al sole dei lattanti.

Diverso è invece il rachitismo ipofosfatemico, un tipo di rachitismo resistente alla vitamina D. Si tratta di un’anomalia genetica, indipendente quindi da problemi legati alla nutrizione, la cui principale conseguenza è l’indebolimento delle ossa e la conseguente comparsa di dolore articolare cronico. Questa forma di rachitismo può essere diagnosticata attraverso analisi del sangue specifiche e radiografie ed è caratterizzata da bassi livelli nel sangue di fosfato, un minerale necessario alla formazione e al rafforzamento delle ossa.

Sintomi del rachitismo infantile

Quali sono i campanelli di allarme che possono far temere l’insorgere del rachitismo? Ecco i sintomi più comuni:

  • Irrequietezza e indole paurosa
  • Aumento della sudorazione
  • Dolore alle ossa e alle articolazioni
  • Spossatezza
  • Crampi, debolezza muscolare e affanno
  • Ritardo nella crescita e nello sviluppo psicomotorio
  • Problemi durante la fase della dentizione
  • Deformità craniale, gambe incurvate, ingrossamento dell’unione delle costole con lo sterno
  • Maggiore tendenza a contrarre infezioni
  • Convulsioni o contrazione involontaria dei muscoli in casi molto gravi

Il consiglio è di consultare immediatamente il pediatra di fiducia all’insorgere dei primi sintomi sospetti, in quanto le deformazioni scheletriche si manifestano come sintomi tardivi e possono essere prevenute mediante una diagnosi precoce, seguita da terapia adeguata, sempre monitorata da specialisti di medicina infantile.

Come prevenire il rachitismo infantile

Per prevenire il rachitismo infantile è indispensabile seguire un’alimentazione corretta e bilanciata, che garantisca l’apporto adeguato di nutrienti e di vitamine sia durante la gravidanza, sia durante il primo anno di vita del bambino. Inoltre, è fondamentale una regolare esposizione alla luce solare, poiché è grazie ai raggi solari che sia adulti che bambini si assicurano una regolare sintesi della vitamina D.

Durante i mesi invernali, spesso risulta più difficile restare all’aria aperta per il tempo necessario a fare il pieno di Sole. In questo caso, ci si può affidare ad alimenti che sono ottime fonti di vitamina D, capaci di fornire il corretto fabbisogno giornaliero.

Vitamina D2 e vitamina D3

Quali sono le differenze tra vitamina D2 e vitamina D3? Il termine vitamina D è un termine generico, che comprende le due diverse forme che si trovano principalmente in natura: la D2, di origine vegetale, e la D3, di origine animale o che si forma attraverso l’esposizione della pelle alla luce del Sole. Secondo studi recenti pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition, la vitamina D3 sarebbe molto più efficace se paragonata alla D2.

Ecco un elenco che racchiude alcuni cibi ricchi di vitamina D che possono essere inseriti gradualmente e in piccole quantità anche nell’alimentazione dei bambini:

  • Pesce spada
  • Sgombro e tonno
  • Salmone
  • Gamberi
  • Burro
  • Formaggi grassi
  • Uova (solo il tuorlo)
  • Funghi

Qualora l’alimentazione e la giusta esposizione al sole non fossero sufficienti, è possibile ricorrere all’aiuto di integratori di vitamina D in gocce, da somministrare per via orale.

Il primo anno di vita di un neonato è una crescita continua e rapidissima, che coinvolge tutte le aree di sviluppo motorio e cognitivo. Giorno dopo giorno, si formano centinaia di miliardi di connessioni tra le cellule, costruendo la base dei processi di apprendimento, della memoria e della coordinazione dei movimenti.

Esiste un legame indissolubile tra i progressi nei movimenti e quelli a livello cognitivo durante la crescita di un neonato: si parla infatti di sviluppo psico-motorio. In questo naturale percorso di crescita, si assiste alla progressiva maturazione della percezione del mondo circostante e alle emozioni scaturite dalle prime scoperte.

Il ruolo fondamentale dei genitori nello sviluppo motorio e cognitivo

I genitori hanno la possibilità di stimolare le aree dello sviluppo motorio e cognitivo poiché sono il centro del mondo intorno a cui il neonato inizia a muovere i primi passi e a provare le prime sensazioni. Non bisogna dimenticare che ogni bambino ha i propri tempi e non segue un copione prestabilito; pertanto, è impossibile prevedere con esattezza come e quando un singolo bambino raggiungerà una determinata fase di crescita.

Nei primi anni di vita di un bambino, ogni esperienza fisica, sensoriale ed emotiva condiziona in modo più o meno diretto lo sviluppo cognitivo. È scientificamente comprovato che crescere in un ambiente stimolante dal punto di vista affettivo ed emotivo ha effetti positivi sullo sviluppo dell’intelligenza. Questo perché i bimbi che ricevono le giuste attenzioni e stimoli da parte della famiglia e si sentono amati, considerati ed accettati, sono più inclini a sviluppare una maggiore fiducia in se stessi e nel mondo che li circonda ed una mentalità più aperta.

Quanto incide l’ambiente sullo sviluppo motorio e cognitivo del bambino

Secondo una ricerca Unicef, l’interazione tra il patrimonio genetico e l’ambiente in cui un bambino vive e cresce sono fattori che influenzano profondamente il suo sviluppo biologico, cognitivo ed emotivo. Attraverso la relazione con l’ambiente fisico e sociale circostante, il bambino ha la possibilità di sviluppare il proprio potenziale, prendendo spunto dagli stimoli che lo circondano.

Quali sono gli stimoli che possono influenzare lo sviluppo motorio e cognitivo del bambino? Si parte da aspetti relazionali importanti come il calore affettivo, la ricchezza del linguaggio usato dai genitori e l’equilibrio emotivo delle persone con cui il neonato interagisce. Ma non solo: anche dettagli che possono sembrare secondari come i suoni, le luci, i cambiamenti di temperatura, l’alimentazione, le voci e gli odori delle figure genitoriali hanno un ruolo determinante per lo sviluppo del bambino.

Ogni area del cervello è in grado di modificarsi in risposta alle esperienze. Infatti, esperienze diverse, varie e frequenti incoraggiano lo sviluppo di connessioni solide, mentre esperienze ripetitive e sempre uguali le influenzano in modo negativo. Ad esempio, leggere ad alta voce, storie e favole ai bambini è fondamentale per la loro crescita. Già dai 6 mesi di età un neonato è capace di ascoltare e la lettura precoce contribuisce a sviluppare le sue capacità cognitive, aiutandolo nell’alfabetizzazione linguistica.

Attività per stimolare lo sviluppo motorio e cognitivo del bambino

Nei primi mesi di vita, ogni neonato conquista giorno dopo giorno innumerevoli traguardi, scoprendo nuove sensazioni e acquisendo nuove abilità. Questi passaggi cruciali della crescita passano anche attraverso la relazione con l’adulto e il gioco.

Il movimento e la scoperta del corpo rappresentano per ogni neonato la sfida principale durante il primo anno di vita. Ecco perché è così importante non costringere il bimbo tutto il giorno dentro seggiolini, box o lettini con sbarre, che lo limitano. È invece opportuno stimolarlo con semplici giochi e attività, come ad esempio:

  • Rumori bianchi: un’attività adatta già a partire dal primo mese di vita è far ascoltare al bebè alcuni suoni, i cosiddetti “rumori bianchi”, come ad esempio i rumori domestici (phon o aspirapolvere), o i rumori della natura, come le cicale, le onde del mare e il ticchettio della pioggia. L’ascolto, in particolare dei suoni linguistici rispetto a quelli non linguistici, è un’attività fondamentale per stimolare anche l’apprendimento del linguaggio nei bambini.
  • Disegni a righe: le righe piacciono tanto ad ogni bebè perché le vede come se fossero in movimento. Si può quindi prendere un foglio A4 o un cartoncino bianco e disegnare (o stampare) delle righe larghe, verticali, e mostrarle mentre il bimbo è nella sua culla o tenendolo in braccio.
  • Il cuscinetto da stropicciare: a partire dal terzo mese di vita, è molto importante che il neonato abbia la possibilità di stimolare la coordinazione occhi-mano-bocca. Anche riciclando la carta regalo e un po’ di stoffa colorata è possibile creare uno speciale cuscinetto, piacevole da toccare che stimola vista, udito e tatto. È sufficiente tagliare un rettangolo di tessuto, inserire all’interno la carta e cucire i bordi. Chi non ama ago e filo, può usare un sacchettino di cotone già pronto (tipo quelli dei confetti), chiuderlo bene e lasciarlo toccare liberamente al bimbo.
  • La girandola: colori e movimento sono attraenti per ogni bebè e aiutano a stimolare il senso della vista. La girandola è perfetta per lo scopo e, non appena possibile, si può utilizzare una girandola abbastanza piccola e leggera in modo che il bimbo possa tenerla in mano da solo e provare a soffiare per farla girare.
  • Le percussioni: bastano pochi ingredienti per creare un gioco capace di intrattenere un bambino per ore. Un tubo di cartone (stile scottex), stoffa colorata, un po’ di riso, colla e scotch sono sufficienti per creare al volo una versione casalinga di maracas. Quando il bimbo scuote il cilindro ricoperto di tessuto, e ben chiuso, con all’interno il riso, ottiene un suono che lo incuriosisce e diverte.
  • Caccia al tesoro: un’alternativa a nascondino, classico gioco sempre amatissimo dai bambini, consiste nel cercare insieme un “tesoro” nascosto in casa, che può essere rappresentato da un peluche, da un nastro o da un giocattolo. A ogni oggetto si lega un nastro colorato con una estremità abbastanza lunga da lasciare bene in vista: il bimbo deve scovarli tutti in compagnia del genitore muovendosi come è capace.
  • Il tunnel cucù: un’attività divertente e utile per lo sviluppo psicomotorio quando il bimbo inizia a gattonare, che tra l’altro si presta a infinite varianti, è passare attraverso un tunnel. Il genitore si deve posizionare davanti all’apertura dalla parte opposta rispetto al bimbo, guardarlo e chiamarlo, nascondendosi e riapparendo alla vista per stimolare la curiosità del bambino.

Quando si parla di svezzamento, inevitabilmente si parla di un capitolo cruciale nel percorso di crescita di ogni bambino. È il primo grande passo per introdurre il neonato alla scoperta del cibo, di nuovi sapori e nuove abitudini.
Con il termine svezzamento, infatti, si intende il passaggio da un’alimentazione esclusivamente liquida, a base di latte materno o formulato, a un’alimentazione mista, con apporto di cibi solidi o semisolidi. Spesso è un percorso ad ostacoli, il primo dei quali rappresentato del neonato stesso che mal sopporta il distacco dal seno materno.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha da poco aggiornato le sue linee guida sul tema per dare un aiuto concreto ai genitori che si trovano ad affrontare questa inevitabile fase di crescita.

Svezzamento? No, meglio parlare di alimentazione complementare

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è più opportuno parlare di un cambiamento nella dieta alimentare del neonato: svezzamento infatti significa letteralmente togliere un vizio, ciononostante il termine non va demonizzato e inteso come perdita di un vizio potenzialmente dannoso, tutt’altro.

Durante le varie fasi dello svezzamento, l’alimentazione passa da quella composta esclusivamente dal latte ad un’alimentazione semi–solida, dove vengono piano piano introdotti nuovi cibi via via sempre più consistenti. A questa fase segue un’alimentazione completamente solida. Per questo, sempre in ambito scientifico, si preferisce parlare di “alimentazione complementare”, una definizione che sottolinea come il cibo solido vada ad aggiungersi (e non a sostituirsi) al latte, materno o formulato, che resta ancora per mesi l’alimento principale.
Numerosi studi sullo sviluppo infantile hanno infatti dimostrato che il latte materno è l’alimento migliore per il neonato ed è molto importante per la sua salute nei primi mesi di vita, soprattutto per prevenire infezioni gastrointestinali e respiratorie.

In linea generale, il lattante a sei mesi è pronto per iniziare la prima fase di svezzamento. Infatti, è intorno a questa età che si completa la maturazione intestinale, mentre lo sviluppo neurologico consente di afferrare, masticare e deglutire in maniera autonoma. A partire dagli otto mesi inizia il momento più adatto per introdurre gradualmente qualche novità nell’alimentazione del bambino.

Le regole sono sempre le stesse: cucinare in modo leggero, preferendo la cottura al vapore e aumentando la quantità di pastina, introducendo i legumi e incrementando l’uso dei formaggi. Giorno dopo giorno, cambiano anche le dimensioni e le consistenze degli alimenti: la carne può essere proposta sotto forma di pezzetti sminuzzati e non più sotto forma di cremina e si amplia sempre di più il ventaglio degli alimenti da proporre al bambino. Ad esempio, la pasta semplice con pomodoro fresco e un filo di olio extravergine di oliva può essere una giusta alternativa ai semolini e al riso.

Le linee guida dell’OMS allo svezzamento

I primi cibi introdotti nello svezzamento sono frutta e verdura, a cui seguono gradualmente carni e carboidrati. In aiuto a tutti i genitori del Mondo, l’OMS ha recentemente aggiornato le sue linee guida sullo svezzamento. Per praticità vi abbiamo riassunto i 6 punti principali:

  • L’OMS consiglia vivamente l’allattamento almeno per i primi sei mesi di vita, dopodiché è opportuno introdurre appunto alimenti semi-solidi. È una fase molto importante e va affrontata con tranquillità e cautela. Ogni alimento nuovo inserito nella dieta del neonato va sempre testato almeno per tre giorni, così da capire eventuali reazioni allergiche.
  • I cibi vanno offerti con il cucchiaino, senza forzare il bambino, consentendogli eventualmente di toccare cibo nel piatto e mangiare con le mani.
  • Non si deve insistere se non gradisce qualche alimento, ma alternare cibi diversi per colore, sapore e consistenza. Come buona pratica di fronte a un cibo rifiutato, è consigliato riproporlo dopo qualche giorno, magari cucinato in maniera differente.
  • Entro i 9-12 mesi il bambino dovrebbe aver provato un’ampia varietà di cibi e di sapori, abituandosi progressivamente a consumare oltre al latte, altri due pasti principali (pranzo e cena) e uno/due spuntini.
  • Compiuto l’anno di vita il bambino potrà mangiare molti dei cibi consumati dai membri del nucleo familiare. Può essere introdotto, infine, il latte vaccino intero come componente lattea della dieta, che comunque non dovrebbe essere assunto in quantità superiori ai 200-400 ml.
  • Zucchero e sale, invece, sono i nemici assoluti dello svezzamento e non devono essere introdotti nell’alimentazione del bambino prima di un anno. Anche dopo il compimento del primo anno è comunque meglio evitarli il più possibile.

Quando iniziare lo svezzamento

Non esistono schemi universali e tabelle di marcia: è un errore fissare una data insindacabile. L’età a cui abbiamo fatto riferimento per iniziare lo svezzamento è quella dei 6 mesi circa, durante la quale i bambini sono molto attivi, dormono meno di giorno e inevitabilmente capita che siano svegli durante i pasti della famiglia.

Iniziando a far sedere il bambino a tavola con i genitori, verrà stimolato sempre di più dalla curiosità nei confronti di ciò che mangia il resto della famiglia. Questo comportamento non è mirato a far mangiare al bambino il cibo dei grandi, bensì ad imitarli. In questo modo il bambino inizierà a voler partecipare a ciò che sta accadendo a tavola, agitandosi e tendendo le manine. È il segnale inequivocabile che è giunto il momento di accontentarlo: il consiglio è di prendere un po’ di cibo sminuzzato e lasciarglielo a portata di mano.

Autosvezzamento: quali sono le differenze con i metodi più tradizionali

Quando si parla di assecondare la curiosità dei neonati in età da svezzamento nei confronti del cibo, il pensiero corre subito alla pratica dell’autosvezzamento di cui sempre più spesso si sente parlare.
In cosa consiste? Sostanzialmente, sarebbe meglio parlarne chiamandola “alimentazione complementare a richiesta” (ACR) e quello su cui punta è eliminare in fase di svezzamento la necessità di affidarsi a tabelle, schemi e orari preimpostati, dando più libertà al bambino di manifestare interesse nei confronti del cibo dei genitori, facendolo sedere a tavola durante il pasto e offrendogli un piccolo assaggio a tutte le portate.

Questo non significa che le poppate vadano eliminate del tutto, tutt’altro. Continueranno con la cadenza abituale ma, inevitabilmente, quelle a ridosso del pranzo e della cena diventeranno sempre meno consistenti fino a scomparire. Si tratta quindi di un processo graduale: il bambino sceglie (da qui la definizione “alimentazione complementare a richiesta”) cosa mangiare dalla tavola dei grandi iniziando da piccolissimi assaggi, integrati dalla consueta dose di latte, per poi passare un po’ alla volta ad assaggi sempre più vari e grandi, che diventeranno piccole porzioni e infine pasti completi.

Per il neonato, la nuova alimentazione è tutta una scoperta: va da sé che occorre una buona dose di pazienza di fronte ai capricci. Per seguire le linee guida aggiornate dell’OMS sullo svezzamento dei neonati è comunque possibile consultare il sito ufficiale del Ministero della Salute, dove sono riportate tutte le informazioni necessarie. Sarà comunque il pediatra di fiducia a seguire i genitori durante tutto lo svezzamento, valutando quali cibi introdurre passo dopo passo.

Latte di proseguimento

Cosa si intende quando si sente parlare di latte di proseguimento? Indicato anche come latte di tipo 2, viene generalmente introdotto nell’alimentazione dei neonati a partire dai 6 mesi, in concomitanza con l’inizio dello svezzamento. Come abbiamo già approfondito, questa fase porta con sé molti cambiamenti nell’alimentazione del neonato ed è quindi necessario un latte con specifiche caratteristiche nutrizionali, che integri la fase dello svezzamento tra i 6 e i 12 mesi.

Le formule di proseguimento a base di latte di capra risultano particolarmente indicate fino al compimento del primo anno di età rispetto al latte vaccino, dal momento che quest’ultimo risulta essere povero di ferro e troppo ricco di grassi e proteine, inadatto perciò a soddisfare le esigenze di un bambino così piccolo.

Il mal d’orecchie nei bambini, chiamato anche otalgia, è un sintomo frequente a cui si può porre rimedio in modo naturale e non invasivo. Questo tipo di infezione può presentarsi a tutte le età ma è decisamente molto più diffusa in età pediatrica. L’otite media, infatti, è la patologia che si riscontra più frequentemente in età pediatrica: oltre l’80% dei bambini al di sotto dei 3 anni di vita presenta almeno un episodio di otite media acuta (fonte: Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – linee guida Otite Media Acuta).

È fondamentale riconoscere il mal d’orecchie e trattarlo in modo adeguato già dai primi sintomi per evitare complicazioni gravi, come la perforazione del timpano.

Mal d’orecchie nei bambini: riconoscere i sintomi

Non sempre è facile individuare subito il mal d’orecchie nei più piccoli, soprattutto se si tratta di neonati e di bambini non ancora in grado di esprimersi. Solitamente, il mal d’orecchie si presenta con dei picchi di dolore bruschi e improvvisi, in alternanza a un fastidio costante.
Ci sono tre sintomi in particolare che possono rappresentare un campanello d’allarme:

  • Tendenza a toccarsi e strofinarsi spesso l’orecchio
  • Febbre
  • Pianto prolungato soprattutto durante la notte

È così che le infiammazioni che coinvolgono le orecchie iniziano a manifestarsi, oltre a sintomi collaterali quali inappetenza, disturbi del sonno ed irritabilità.

Spesso, in concomitanza con il dolore alle orecchie, anche la gola viene coinvolta nell’infiammazione, provocando un dolore che si può diffondere anche al collo e alla testa, con conseguente difficoltà di masticazione e deglutizione. Inoltre, sono segni inequivocabili anche rossore e gonfiore del condotto uditivo e, nei casi già di media entità, la presenza di pustole.

Cause del mal d’orecchie nei bambini

Il mal d’orecchie è una patologia che si manifesta molto facilmente nei bambini a causa della loro conformazione dell’orecchio, non ancora “definitiva”. Infatti, il canale che collega il naso all’orecchio risulta essere più corto e questo facilita la risalita di virus e batteri nella tuba e nell’orecchio medio, favorendo la colonizzazione batterica.

I fattori che possono provocare otiti nei bambini sono diversi ed è bene non sottovalutare mai le conseguenze di un’infiammazione non curata in modo tempestivo. Nella maggior parte dei casi, il mal d’orecchio è causato da:

  • Infezioni batteriche o virali che si manifestano anche sotto forma di raffreddore e influenza
  • Tappi di cerume o accumulo di muco
  • Piccoli oggetti presenti nel canale uditivo (piccoli giochi, sabbia)
  • Ristagno di acqua (di mare o di piscina)
Grafico delle cause del mal d'orecchie
Schema riassuntivo delle principali cause di mal d’orecchie nei bambini.

Rimedi per il mal d’orecchie nei bambini

Una volta individuato il mal d’orecchie, è bene consultare il pediatra per una diagnosi completa. Tuttavia, ci sono accorgimenti a cui prestare attenzione:

  • Non ricorrere a farmaci senza prima aver consultato il medico.
  • Evitare assolutamente l’esposizione passiva al fumo di sigaretta e se possibile a fattori di inquinamento ambientali.
  • Applicare un panno bagnato di acqua calda sull’orecchio e attendere 15 minuti circa: il caldo allevia il dolore in poco tempo e in modo non invasivo.
  • Nel caso in cui il mal d’orecchie sia provocato da raffreddore, è consigliato far dormire il bambino con la testa leggermente sollevata.
  • Proteggere le orecchie dagli sbalzi di temperatura, soprattutto quando si passa da un ambiente caldo a uno freddo.
  • Asciugare bene le orecchie dopo il bagno o, in generale, quando vengono a contatto con l’acqua per evitare il ristagno di liquidi.
  • Evitare l’esposizione ravvicinata a fonti di calore elevato, per esempio l’aria calda del phon.
  • Evitare l’uso di cotton-fioc se si sospetta la presenza di un tappo di cerume. In caso di tappo di cerume, anziché́ rimuoverlo, lo si spingerà̀ ancora più̀ in profondità̀ verso il timpano rischiando di produrre delle lesioni.
  • Contrastare il ristagno di liquidi, catarro e muco per evitare la proliferazione di batteri.

A proposito di quest’ultimo punto, può essere utile praticare lavaggi nasali e detergere il condotto uditivo con appositi prodotti che sciolgono eventuali tappi di cerume e idratano la pelle irritata. In commercio ci sono prodotti naturali in gocce specifici per le orecchie che possono aiutare a prevenire la formazione del cerume grazie alle proprietà dermo-protettive e lubrificanti dei componenti.


Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Far addormentare un neonato è un ostacolo che spesso i neogenitori si trovano ad affrontare. La difficoltà a prender sonno, infatti, è un disturbo che può interessare i bambini appena nati, provocando pianti, risvegli notturni e agitazione che si ripercuote anche durante il giorno.

La mancanza di sonno nei primi mesi di vita di un neonato può essere davvero difficile da gestire. Innanzitutto, vogliamo rassicurarvi: è tutto normale. Come abbiamo visto in un precedente articolo sullo sviluppo del sonno infantile, le fasi del sonno nei neonati sono un processo dinamico, che si sviluppo di pari passo con la crescita cognitiva e fisica.
Prima che la stanchezza e l’ansia di sbagliare abbiano il sopravvento, ecco qualche consiglio che vi può aiutare a far addormentare un neonato.

Metodi per far addormentare un neonato

Ci sono molti metodi per far addormentare un neonato: dal più tradizionale al più innovativo, ognuno si basa su sistemi e convinzioni completamente diversi tra loro.

Il primo pensiero va subito alle ninnenanne tramandate di generazione in generazione e non è un caso. Il contatto con la pelle dei genitori e la sensazione di protezione sono i fattori decisivi. Cullare il bimbo accompagnando il movimento delle braccia a melodie soavi è un metodo per far addormentare un neonato senz’altro consolidato e nella maggior parte dei casi infallibile.

In tempi moderni c’è invece chi preferisce affidarsi fin dai primi giorni a metodi più rigorosi e scientifici per far addormentare un neonato, suggeriti da esperti e pediatri, come William Sears, pediatra americano e professore presso la facoltà di Pediatria della University of Southern California, Eduard Estivill, direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona e ideatore del “metodo Estivill”. Non da ultimo, Tracy Hogg, infermiera specializzata in puericultura, ramo della pediatria che si occupa di cura e allevamento del bambino, autrice di diversi manuali, tra cui il più famoso “Il linguaggio segreto dei neonati”, ancora oggi letto e tradotto in tutto il mondo. Tracy Hogg si è affidata alle migliori teorie elaborate da diverse scuole di pensiero sull’educazione infantile per sviluppare un metodo che incoraggi ad ascoltare, avere pazienza e stabilire una routine in modo da aiutare il neonato a prendere sonno e dormire tutta la notte.

  • Il co-sleeping
    Conosciuto anche come metodo Sears, dal nome del pediatra autore dello studio a favore del sonno condiviso. Secondo il dottor Sears, infatti, la miglior tecnica per far addormentare un neonato è lasciare che il piccolo si addormenti insieme ai genitori, possibilmente in un side-bed. Si tratta di un lettino agganciato in modo stabile al lettone di mamma e papà, in modo che ognuno abbia il proprio spazio indipendente, ma che il piccolo avverta in qualunque momento la vicinanza fisica della mamma.
    Grazie al co-sleeping, il bimbo si sentirebbe rassicurato e, in questo modo, si dovrebbe addormentare rapidamente e serenamente, abituandosi ai ritmi dei genitori.
  • Il metodo Estivill
    Si tratta di un sistema senz’altro più rigido, ma che aiuterebbe il neonato ad addormentarsi da solo già dai primi giorni di vita. Questo metodo richiede ai genitori, una volta stabilito un orario preciso per la nanna, di lasciare il bebè nella sua culla o nel suo lettino, magari insieme ad un pupazzetto o al ciuccio e, dopo le coccole, uscire dalla stanza lasciando che si addormenti da solo. Il sistema prevede di rientrare sistematicamente nella cameretta, inizialmente ogni 2 minuti, poi ogni 3 minuti, aumentando progressivamente il lasso di tempo finché il piccolo non si addormenterà tranquillamente da solo. Decisiva è la fermezza per resistere alla tentazione di prenderlo tra le braccia in caso di pianto e capricci.
  • E.A.S.Y.
    C’è un terzo metodo di fama internazionale che concilia i due estremi rappresentati dal metodo Sears e Estivill. Conosciuto anche come metodo di Tracy Hogg, E.A.S.Y. prevede quattro fasi preparative a una buona routine della nanna: Eat (mangiare), Activity (attività), Sleep (dormire), You (tu, genitore). Secondo Tracy Hogg, per abituare il neonato a dormire serenamente e rapidamente, bisognerebbe iniziare prima di tutto da una buona pappa, seguita da un po’ di giochi e coccole per aiutare il piccolo a rimanere sveglio facilitando la digestione. Non appena il bebè inizia a rilassarsi e stropicciare gli occhietti, è arrivato il momento perfetto per portarlo nel lettino, lasciando che si addormenti in modo naturale. Questo metodo per fare addormentare il neonato prevede, inoltre, che nell’eventualità in cui dovesse risvegliarsi piangendo, è assolutamente concesso rassicurarlo e calmarlo ma rimettendolo subito nella sua culla.

Far addormentare i neonati: ogni bimbo è differente

Sembra una banalità ma è giusto chiarire un punto fondamentale: non esistono ricette miracolose o formule magiche per far addormentare un neonato. Ogni bimbo è differente e porta con sé la scoperta di una nuova vita, con esigenze e predisposizioni innate.

Così come è difficile stabilire un orario preciso entro il quale il bambino deve necessariamente andare a letto (ne abbiamo parlato in questo approfondimento sugli orari della nanna!), anche seguire alla lettera un singolo metodo pedagogico non garantisce in modo meccanico un ritmo del sonno regolare.

Dormire bene è un componente fondamentale sia nella crescita di un bambino sia per il benessere dei genitori. Per facilitare il sonno notturno è possibile comunque ricorrere a metodi naturali, come tisane a base di camomilla non zuccherata e bagnetti a base di oli essenziali di Lavanda, Verbena odorosa, Bergamotto e Arancio amaro (attenzione: mai usarli puri sulla pelle ma diluirne poche gocce nell’acqua). In commercio esistono anche altre soluzioni, come gli integratori ad azione rilassante e riequilibrante a base di proteine idrolizzate del latte.


Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Occhi rossi, spesso accompagnati da prurito e gonfiore, sono sintomo di irritazioni comuni in bambini e neonati, soprattutto durante la bella stagione.
Quali sono le cause più comuni e soprattutto cosa fare?

“Mamma mi bruciano gli occhi!” oppure “Mamma mi fa male l’occhio”, accompagnati dal classico prurito, lacrimazione e irrefrenabile istinto di toccarsi gli occhi con le mani – rigorosamente sporche dopo aver giocato al parco o in giardino. È più o meno così che inizia il calvario dei problemi legati alle irritazioni agli occhi, che puntuali soprattutto durante la bella stagione, colpiscono i bambini di tutte le età.

I sintomi sono svariati e possono andare dai classici occhi rossi, al gonfiore, prurito, bruciore, fino alla presenza di secrezioni liquide e biancastre oppure più dense e giallognole. Nonostante siano tutte problematiche risolvibili in poco tempo con le dovute accortezze e la giusta diagnosi, non è semplice far capire ai bambini che non devono toccare gli occhi quando sono arrossati o somministrare il collirio correttamente.

Occhi rossi nei bambini – le cause più comuni

Le cause legate all’arrossamento possono essere numerose e molto diverse, come virus e batteri, ma anche agenti inquinanti o punture di insetto. Di seguito alcune delle cause più comuni di occhi rossi e irritazioni nei bambini.

Congiuntivite

La congiuntivite nei neonati e, più in generale, nei bambini, è una delle cause più comuni di arrossamento agli occhi. Può essere di natura virale o batterica (congiuntivite infettiva) o allergica. In quest’ultimo caso può presentarsi ciclicamente in determinate stagioni, a seconda dell’allergene scatenante.
Dal punto di vista medico, la congiuntivite è un’infiammazione della membrana che riveste l’interno della palpebra (detta congiuntiva) e della parte bianca dell’occhio (la sclera). I sintomi, tanto fastidiosi quanto raramente pericolosi, si presentano con arrossamento, unito a gonfiore, prurito, lacrimazione intensa, secrezioni e sensibilità alla luce.

Se di natura infettiva e non allergica, questo tipo di infiammazione agli occhi è altamente contagiosa e si trasmette per contatto occhio-mano, con tessuti o anche acqua contaminata, per questo i bambini ne sono soggetti frequentemente.

Blefarite e dermatite atopica

La blefarite è un’infiammazione del bordo ciliare delle palpebre, con sintomi molto simili a quelli della classica congiuntivite virale o allergica, che si manifestano soprattutto la mattina. In caso di blefarite di origine batterica la pulizia delle palpebre dei bambini e neonati è fondamentale per tenere sotto controllo l’infezione ed evitare che si ripresenti, dal momento che spesso può essere recidiva.

Se notate un arrossamento della pelle intorno all’occhio dei vostri bambini, potrebbe trattarsi anche di dermatite atopica (eczema) palpebrale, una malattia della cute che generalmente si manifesta prima dei 5 anni di età. In questo caso la pelle risulta arrossata, costantemente secca, con croste e prurito intenso. La dermatite atopica non ha una localizzazione precisa, quindi controllate altre zone sensibili come gomiti, polsi, ginocchia e gli arti per verificare se si presentano altri arrossamenti oltre all’area oculare e al viso.

Allergie

Occhi gonfi e rossi, accompagnati da un’eccessiva lacrimazione, prurito e starnuti ogni volta che i bambini escono a giocare in giardino o al parco: sembra un chiaro segnale delle tipiche allergie primaverili. Già una decina di anni fa la SIPPS segnalava il costante aumento del fenomeno, soprattutto nei più piccoli: le allergie colpiscono circa il 20% dei bambini e sono causate principalmente dall’inquinamento ambientale, dagli stili di vita oltre che da una predisposizione genetica. Se avete il sospetto che vostro figlio possa soffrire di allergie primaverili, rivolgetevi al pediatra di fiducia per capire come intervenire.

Orzaioli, punture di insetto e altre cause di irritazione agli occhi

Altre cause di arrossamento agli occhi possono essere riconducibili alla formazione di un orzaiolo, ossia un accumulo di sebo nello spessore della palpebra, che gonfiandosi forma una “pallina” fastidiosa e dolorosa. Anche punture di insetti o corpuscoli estranei nell’occhio possono provocare irritazioni e gonfiore della zona oculare e possono durare anche 2 o 3 giorni.

Cosa fare in caso di occhi rossi: rimedi e consigli

La prima cosa da fare in caso di occhi rossi è evitare che il bambino si gratti l’occhio (specialmente con le manine sporche!). Certamente è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto con i più piccoli, quindi cercate di detergere la zona arrossata con delle salviette specifiche per la pulizia degli occhi. Evitate rimedi casalinghi come impacchi di camomilla o un collirio qualsiasi ritrovato nell’armadio delle medicine, soprattutto se non siete certi della causa dell’arrossamento.

È il caso di avvertire subito il pediatra quando:

  • il bambino lamenta dolore intenso e/o non riesce a chiudere l’occhio;
  • il bambino manifesta fastidio alla luce;
  • la causa dell’occhio rosso è un trauma o un corpo estraneo nell’occhio;
  • le palpebre sono molto gonfie e rosse;
  • la vista del bambino sembra compromessa;
  • l’iride vi sembra opaca o arrossata.

Gli occhi dei neonati: vista, pulizia quotidiana, consigli

Vi abbiamo già raccontato di quando iniziano a vedere i bambini e di come gli occhi dei neonati siano un organo sensibile e in costante sviluppo nei primi mesi di vita. Si tratta della prima “finestra sul mondo”, perciò è importante prendersene cura quotidianamente. Bastano 2 minuti per rimuovere piccole incrostazioni con una garza sterile e acqua tiepida (sarebbe meglio bollirla prima dell’uso) oppure con pratiche salviette monouso per la pulizia delle palpebre e delle ciglia. Infine, praticate un delicato massaggio al dotto lacrimale per rimuovere eventuali secrezioni.

Attenzione: eseguite la pulizia della zona oculare solo dopo esservi accuratamente lavati le mani e non usate la stessa salvietta per entrambi gli occhi, per evitare il rischio di infezioni trasportando i batteri da un occhio all’altro.

Questo articolo non sostituisce il parere del pediatra. Per ricevere maggiori informazioni a riguardo contatta il tuo medico di fiducia.

Dealing with returning to school after the holidays is not easy. Here are some tips to avoid anxiety, stress and sleep disturbances related to the return syndrome.

A new school year is just around the corner and after months of vacation, children and young people have to face the return to school and get used to the daily routineagain. However, the so-called “back to school” can be a source of stress and anxiety, even causing mood swings, eating and sleeping disorders.

The most common symptoms of returning to school malaise

Nervousnesslack of hunger or, on the contrary, nervous hunger, are the most evident symptoms of anxiety associated with the end of the summer vacation. Lack of sleep, due to an altered sleep-wake rhythm during the holidays, can also have repercussions in the long run: being distracted, learning difficulties, daytime sleepiness, anxiety and negativity. The Italian Society of Paediatrics (SIP) estimates that one in four children under 5 years of age suffers from sleep-related disorders, while if you consider the age group of 6-18 years the average is one in ten.

How many hours of sleep does a child need?

The link between health and rest, together with proper nutrition and regular physical activity, is now widely recognised. A child between the ages of 3 and 5 years should indicatively sleep about 11-13 hours, while during school age between 6 and 10 years the recommended hours of sleep are about 10 and in the 11-13 age group are 8-9.
But if children and young people are used to falling asleep later during the holidays and getting out of bed in their own time, it can be difficult to impose a sudden change in the daily rhythm. It would therefore be better to re-establish the right routine a little earlier than when you returned to school.

Tips for getting back into the right sleep rhythm to deal with the return to school

  • Bring forward the awakening time and the time of bed gradually: start a week before returning to school to re-establish the usual daily hours, beginning to bring forward day after day not only the alarm clock, but also the time by which to go to bed in the evening.
  • Keep children and young people active during the day: playing outdoors and practicing sports is a great way to promote nightly rest. In addition, physical activity helps to counteract anxiety, irritability and nervousness.
  • Avoid distracting children with television, mobile phones or video games late at night: these activities do not promote proper night’s rest because they can cause excessive excitement or agitation just before falling asleep.
  • If necessary, we help children and young people to face the return to school and to resume the right pace with a completely natural solutionLactozepamis, for example, a nutritional supplement based on Lactium (hydrolysed milk proteins) and Vitamin E. Available in three formulations (oral, chewable and tablet), it naturally helps to combat anxiety and sleep disorders.

La tosse non è altro che un riflesso che altera il normale pattern respiratorio, la cui principale funzione è quella di proteggere e difendere le vie aeree attraverso la rimozione di muco, sostanze nocive, microorganismi o corpi estranei. La tosse può essere innescata da fattori esterni, come l’inquinamento, ma può anche rappresentare il primo sintomo di malattie, infezioni o patologie più gravi. Per questo motivo è spesso fonte di stress e preoccupazione nei genitori, soprattutto per chi è alle prime armi.

Durante l’infanzia la tosse può avere diverse intensità, proprio per la continua maturazione anatomica e fisiologica dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso, i due “attori” che intervengono su questo riflesso. Lo sapevate che, ad esempio, la tosse è più debole nei neonati prematuri ed è più pronunciata nel bambino rispetto all’adulto? In età pediatrica, la tosse dovrebbe essere trattata dopo un’attenta valutazione basata su specifici protocolli. La tosse dei bambini viene definita “cronica”, o meglio “protratta”, quando persiste per più di 4 settimane.

Tosse ed inquinamento

Numerosi studi attestano che l’esposizione all’inquinamento ambientale, come il fumo di sigaretta o altri inquinanti domestici portano a incrementare gli episodi di tosse tra i bambini. Ricordiamo che il fumo passivo, ovvero l’esposizione involontaria al fumo di sigaretta, contiene oltre 4.000 sostanze chimiche al pari del fumo attivo.  Esiste infatti una stretta correlazione tra l’esposizione al fumo di tabacco, la tosse e l’asma in età pediatrica. Ultimamente si è iniziato a parlare anche del fumo di terza mano, ovvero l’esposizione a quei residui tossici di fumo che restano sui vestiti e i tessuti che vengono rilasciati nell’ambiente, anche da sigarette spente.

Anche il traffico influisce in modo considerevole sugli episodi di tosse nei bambini, anche se ha un impatto minore rispetto al fumo di sigaretta. Riportiamo alcuni dati condivisi dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS):

“Un recente studio ha dimostrato un incremento significativo della prevalenza della tosse e del catarro cronici: dal 2,2% in zone senza traffico al 3,2% in zone con traffico intenso; e inoltre, da zone con passaggio di camion quasi nullo (prevalenza 2,0%) a zone con passaggio frequente (2,9%) o continuo (3,9%). Non era significativo, invece, l’incremento di prevalenza della tosse cronica legato al solo traffico di automobili”

Le cause più frequenti di tosse cronica nei bambini

Tra le cause più frequenti di tosse cronica nei bambini, troviamo:

  1. La tosse post-infettiva, che si verifica nella fase finale e di risoluzione di un’infezione. In età pediatrica nella maggior parte dei casi non si riesce ad identificare l’agente responsabile della tosse post-infettiva, anche se sono stati chiamati in causa numerosi virus respiratori (Virus Respiratorio Sinciziale, virus influenzali e parainfluenzali, Adenovirus) e batteri come Mycoplasma pneumoniae, Chlamydia pneumoniae e Bordetella pertussis.
  2. La bronchite batterica protratta, molto diffusa in età prescolare, caratterizzata da tosse catarrale persistente isolata che si risolve con una terapia antibiotica adeguata.
  3. L’inalazione di un corpo estraneo, uno degli incidenti domestici più frequenti tra i bambini, che colpisce in genere tra la nascita e i 4 anni d’età. In questo arco temporale, i bambini non hanno ancora una dentatura completa e, a causa di poca dimestichezza nel masticare bene il cibo, i nostri piccoli devono ancora imparare a coordinare i muscoli coinvolti nella deglutizione; inoltre, spesso sono distratti e iperattivi durante i pasti.
  4. L’Asma bronchiale o la Rinosinusite (sindrome delle vie aeree superiori)
  5. La tosse psicogena, si presenta prevalentemente in età scolare o pre-adolescenziale (6-14 anni), per lo più in occasione di situazioni stressanti (più frequentemente la paura della scuola e/o l’elevata conflittualità fra i genitori).

Quando è meglio contattare il pediatra?

Ci sono alcuni campanelli d’allarme da non sottovalutare in caso di tosse nei bambini. Rivolgiti al pediatra quando nel tuo piccolo si verifica:

  • Un esordio di tosse in epoca neonatale;
  • tosse che si manifesta e perdura dopo un episodio di soffocamento;
  • tosse durante o immediatamente dopo il pasto;
  • tosse che migliora solo con terapia antibiotica;
  • polmoniti ricorrenti;
  • difficoltà nell’alimentazione (vomito, soffocamento)

Sebbene le informazioni contenute in questo articolo siano state estratte da uno studio specialistico, non devono intendersi come sostituti della valutazione e delle indicazioni di un professionista sanitario.


Fonte: Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

È importante che i bambini, per la loro salute e per il loro corretto sviluppo, assumano la giusta quantità di vitamine e minerali durante la loro crescita. I loro bisogni nutrizionali dipendono dall’età, dal sesso, dal peso e dal tipo e intensità di attività fisica praticata, per questo non c’è una “ricetta” valida per tutti, ma una corretta informazione a riguardo può aiutare a capire quando intervenire o meno.

Una dieta variegata ed equilibrata dovrebbe riuscire a soddisfare le esigenze nutritive di una persona, ma in circostanze particolari potrebbe essere necessaria un’integrazione. Vediamo assieme quali sono le vitamine e i minerali fondamentali per lo sviluppo cognitivo e fisico dei bambini e quando è necessario ricorrere agli integratori.

Le vitamine e i minerali più importanti per i bambini

Ecco un elenco dei principali micronutrienti che non dovrebbero mai mancare nella dieta di un bambino.

  • Ferro
    Il ferro è un minerale importantissimo per lo svolgimento di alcune importanti funzioni del nostro organismo, come la formazione dell’emoglobina, e per il corretto sviluppo del sistema immunitario. Il ferro può essere carente nei bambini per diversi motivi, tra cui un ridotto apporto attraverso l’alimentazione o un’eccessiva perdita di sangue. Il ferro si trova principalmente nella carne, ma anche nel pesce, nelle uova e nei legumi.
  • Zinco
    Lo zinco è necessario per il funzionamento di alcuni ormoni, come quelli della tiroide e della crescita, ed è essenziale per la divisione cellulare durante l’infanzia e l’adolescenza. Lo zinco si trova nel lievito, nel fegato, nella carne, nelle uova, nelle ostriche, nel latte e nei suoi derivati.
  • Vitamina D
    La vitamina D, utile nella calcificazione delle ossa, è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato. La vitamina D viene in parte sintetizzata dal nostro organismo a livello cutaneo durante l’esposizione ai raggi del sole.
  • Calcio
    Il calcio è vitale per la salute dei muscoli e importante per la coagulazione del sangue. Il calcio si trova principalmente nel latte e nei suoi derivati, negli ortaggi, nelle verdure, nei cerali e nel pesce.
  • Fosforo
    Il fosforo è importante per la salute di denti e ossa ed essenziale per la trasformazione del cibo in energia. È presente nei cerali, nei legumi, nelle uova, nella carne rossa, nella carne bianca, nel latte, nei formaggi e nelle verdure.
  • Acido Folico (Vitamina B9)
    Fondamentale per la sintesi delle proteine, del DNA e per la formazione dell’emoglobina, l’acido folico è presente in numerosi alimenti, come ad esempio nella lattuga, nei broccoli, negli asparagi, nel latte, nelle arance, nei kiwi e nei limoni.
  • Vitamina A (retinolo)
    La vitamina A rientra tra le vitamine liposolubili, molto importante per la vista e per lo sviluppo delle ossa, nonché per la crescita dei denti e per il rafforzamento del sistema immunitario. La vitamina A si trova soprattutto negli alimenti di origine animale: latte (e i suoi derivati) e uova.
  • Vitamina B6
    La vitamina B6 è una vitamina idrosolubile che non può essere quindi accumulata nell’organismo, ma deve essere assunta con regolarità attraverso l’alimentazione. La vitamina B6 contribuisce al rafforzamento del sistema immunitario, stimola le funzioni cerebrali e previene l’invecchiamento. Si trova soprattutto nelle carni bianche, nel pesce, nei legumi, nelle patate e negli agrumi.
  • Vitamina C (Acido ascorbico)
    Anche la vitamina C è una vitamina idrosolubile, con le sue propriet antiossidanti rafforza il sistema immunitario ed è importante per la neutralizzazione dei radicali liberi. È presente soprattutto negli alimenti come frutta (arance, fragole, mandarini, kiwi, limoni) e verdura (spinaci, broccoli, pomodori, peperoni).
  • Fluoro
    Il fluoro fortifica le ossa e riduce il rischio di danni allo smalto dei denti. È presente nel pesce, nei frutti di mare, nel formaggio, nel latte e nella carne, ma anche in alcune bevande come il tè.
  • Iodio
    Lo iodio è essenziale per gli ormoni tiroidei, gioca inoltre un ruolo molto importante nello sviluppo del sistema nervoso centrale, dello scheletro e del sistema immunitario. Lo iodio si trova principalmente nel pesce.
  • Rame
    Il rame è fondamentale per la produzione dei globuli rossi, delle ossa e dei tessuti connettivi, svolge inoltre un’azione antiossidante difendendo le cellule dai danni causati dai radicali liberi. È presente nelle frattaglie, ma anche nei molluschi, nei semi, nella frutta secca, nei cereali integrali e nei legumi.

I bambini hanno bisogno di integratori?

Come già specificato all’inizio di questo articolo, in generale si può dire che i bambini che seguono una dieta sana, variegata ed equilibrata non hanno bisogno di integratori vitaminici.

Fanno eccezione alcune particolari casistiche, guardiamole assieme:

  • I neonati, soprattutto per ciò che concerne la Vitamina D, la cui produzione è conseguente all’esposizione solare, e la vitamina K, che il bebè riceve in piccola quantità durante la gravidanza incorrendo alla nascita nel rischio di una malattia emorragica causata da questo deficit.
  • Bambini a rischio di carenze, come quelli che seguono una dieta vegetariana o vegana particolarmente restrittiva. Si incorre in questi casi nel rischio di una carenza di Ferro e/o Vitamina B12, propria degli alimenti di origine animale.
  • Bambini con celiachia, cancro, fibrosi cistica o malattie infiammatorie intestinali o che hanno subito un intervento chirurgico all’intestino o allo stomaco, proprio per la difficoltà nell’assorbimento di vitamine e minerali come ferro, zinco e vitamina D, ma anche vitamine liposolubili come le Vitamine A, E, K.
  • Bambini che fanno fatica a mangiare determinati cibi (frutta, verdura, carne, pesce…) per un periodo molto prolungato.

Questo articolo non sostituisce il parere del pediatra, affidatevi a lui per ricevere maggiori informazioni a riguardo.


Fonti:

Il sistema immunitario è una rete di strutture e processi che protegge il corpo del tuo bambino dagli “invasori esterni”, come germi e tossine. Ognuno di noi nasce con un sistema immunitario già costituito, chiamato “sistema immunitario innato”. Crescendo poi sviluppiamo, attraverso l’esposizione a microbi o sostanze chimiche, quello che viene definito “sistema immunitario adattativo”.

I due tipi di sistemi lavorano assieme per proteggere i bambini. In che modo?
Il sistema innato è quello che fornisce la risposta più tempestiva quando tuo figlio si trova davanti a un agente esterno attraverso delle barriere fisiche come la pelle, la cornea dell’occhio o come le mucose che rivestono il tratto respiratorio, quello gastrointestinale e quello genitourinario. Questo sistema viene ereditato alla nascita. 
Il sistema immunitario acquisito o adattativo, lavorando in sinergia con il sistema innato, produce alcune cellule, chiamate anticorpi, dopo che il vostro bambino è entrato in contatto con un agente patogeno.  La risposta degli anticorpi si sviluppa in genere nel corso di alcuni giorni, ma il processo si velocizza dopo la prima esposizione al “nemico”.

Sono molti i fattori di natura ambientale che possono incidere sullo sviluppo e il rafforzamento del sistema immunitario di un bambino, tra questi rientra anche l’alimentazione e lo stile di vita. Per questo motivo, Il sistema immunitario dei nostri piccoli può essere rafforzato attraverso alcune “buone pratiche” e accorgimenti, tra questi troviamo:

  • Il parto naturale
  • l’allattamento al seno esclusivo fino al sesto mese
  • l’introduzione di cibi solidi tra il quarto e il sesto mese di vita
  • la somministrazione di un’ampia varietà di alimenti
  • l’evitare il fumo passivo o ambienti con aria inquinata

Vediamone alcuni nel dettaglio.

Scelta del parto e sistema immunitario del bambino

Prima di vedere come il parto naturale sia in grado di rafforzare il sistema immunitario del tuo bambino è necessario parlare del microbiota intestinale. Quando si parla di microbiota ci si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo, come ad esempio il tratto gastrointestinale. L’intestino di un neonato è di fatto sterile ed è pronto ad essere, per così dire, colonizzato subito dopo la nascita dalla comunità microbica di origine materna, in primo luogo, e da quella di origine ambientale.

Durante il parto naturale, il bebè entra in contatto con il tratto vaginale e intestinale della madre che rappresenta la principale e la più importante fonte per l’avvio della colonizzazione del tratto intestinale del neonato. Questo non avviene durante il parto cesareo, saranno quindi i batteri di origine ambientale a colonizzazione per primi il suo intestino. Questa colonizzazione è molto importante sia per la salute dei neonati che per la loro crescita, influenzando anche lo sviluppo del sistema immunitario. Il microbiota, quindi, va incontro a uno sviluppo differente sulla base del tipo di parto effettuato.

Lo sviluppo del microbiota intestinale viene influenzato anche dall’alimentazione a cui è sottoposto il neonato. Vediamo di seguito come l’allattamento al seno e l’alimentazione in generale sono fondamentali per aiutare i bambini ad aumentare le proprie difese immunitarie

Allattamento al seno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità insiste da molti anni sulla promozione dell’allattamento al seno, considerato uno dei modi più efficaci per garantire la salute e la sopravvivenza del bambino. Questo perché il latte materno contiene una serie di anticorpi che aiutano a proteggere i piccoli dalle più comuni malattie infantili, oltre a numerose sostanze nutritive di cui il bambino ha bisogno.

A promuoverlo non è solo l’OMS, viene anche indicato dall’UNICEF come un diritto nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In che modo il latte materno, quindi, riesce a rafforzare il sistema immunitario dei bambini? Questo accade grazie alle proteine, le vitamine, i grassi e gli enzimi che lo compongono; inoltre, la mamma è in grado di sviluppare costantemente nuovi anticorpi permettendo appunto di rinforzare il sistema immunitario del neonato attraverso il proprio latte.

Varietà degli alimenti

Anche l’alimentazione gioca un ruolo molto importante nel rafforzamento delle difese immunitarie, essendo una delle prime fonti di benessere di ogni individuo. Come fare a scegliere i cibi giusti? I cibi che più favoriscono questi processi sono:

  • il pesce
  • la frutta secca
  • la frutta fresca
  • i legumi
  • le spezie

Questi alimenti, proprio per l’importanza che rivestono, sono presenti anche nella piramide alimentare dei bambini. Ricordiamo che per garantire una buona funzionalità del sistema immunitario, i bambini hanno bisogno anche di micronutrienti essenziali, come vitamine e minerali.

Le curve di crescita e i percentili sono un utile strumento a disposizione dei professionisti della salute per valutare la crescita dei bambini nel corso delle diverse visite pediatriche. Abbiamo parlato in modo approfondito dell’utilizzo dei grafici e delle tabelle di crescita condivise dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’articolo Tabella peso altezza bambini: i nuovi standard OMS.
In questo articolo, invece, risponderemo a due semplici domande: che cosa si intende per percentili e cos’è una curva di crescita.

grafico con curve di crescita bambini - fonte OMS
Curve di crescita bambini 0-6 anni – Fonte OMS

Cosa sono i percentili?

Il percentile (o centili) è una misura utilizzata in statistica che ha l’obiettivo di indicare il valore minimo sotto al quale ricade una data percentuale degli altri elementi sotto osservazione.

Proviamo a spiegarlo meglio attraverso un esempio riportato nel libro “100 idee per crescere” di UPPA, la casa editrice dedicata ai genitori a cura degli specialisti dell’infanzia. Immaginiamo, quindi, di avere a disposizione un campione di 1.000 bambini con caratteristiche comuni, ad esempio tutti maschi, sotto i 3 anni. Proviamo a metterli in fila mentalmente dal più basso al più alto, poi formiamo 100 gruppi, ognuno dei quali formati da 10 bambini: ogni gruppo rappresenta un percentile.

  • Se un bambino rientra nel 50° percentile si troverà nella parte centrale della curva di crescita, questo vuol dire che circa la metà dei bambini sarà più alta di lui e l’altra metà più bassa.
  • Se un bambino appartiene al 25° percentile, vuol dire che 75 bambini saranno più alti e 25 più bassi.
  • Se un bambino appartiene al 75° percentile, 25 bambini saranno più alti di lui e 75 più bassi.

Ovviamente questo non è un calcolo esaustivo, perché all’interno del nostro campione di bambini saranno presenti anche casi patologici. È compito del pediatra prestare attenzione a quei bambini che rientrano agli estremi di questa graduatoria, ovvero quei bambini che si trovano sotto il 3° percentile o sopra il 97° percentile. I casi estremi, ovvero più lontani dai valori medi, richiedono un monitoraggio e delle analisi più approfondite.

Questa metodologia di calcolo viene utilizzata per la valutazione dell’altezza, del peso e della circonferenza cranica.

Cosa sono le curve di crescita?

Le curve di crescita non sono altro che l’unione delle misurazioni di peso e statura a cui il bambino è soggetto durante i diversi controlli di routine dal pediatra. Il risultato del collegamento tra i marcatori dà vita, in genere, a una curva crescente, chiamata appunto “curva di crescita”. Ad ogni bambino corrisponde una propria curva, la cosa più importante da verificare durante queste misurazioni è la sua regolarità. Se per un periodo di monitoraggio abbastanza ampio da risultare significativo, la curva si sposta in modo considerevole da un percentile a un altro, sarà il caso di procedere con esami più specifici. Questa è, ripetiamo, una valutazione in carico al pediatra.

Fonte:
WHO – Child Growth Standards
Cento idee per Crescere, Chiara Borgia e Sergio Conti Nibali, Edizioni UPPA, 2020.

Per alcune famiglie l’orario migliore per mettere a letto i propri bambini è quando ne sentono la necessità, per altre, invece, si va a letto quando vanno a letto anche i genitori. Alcuni di loro, inoltre, sono molto felici di coccolare ogni sera i loro figli fino a farli addormentare; altri preferiscono stabilire un orario, per esempio le 9 di sera, per mandarli a letto, in modo da assicurare al bambino sufficiente riposo e per garantirsi un po’ di tempo libero. Qualsiasi sia l’approccio, la cosa più importante è che entrambi – lo ripetiamo: entrambi – i genitori siano d’accordo sulle posizioni della famiglia: solo così si possono stabilire e rispettare delle regole e vivere più sereni.

Per rispondere alla domanda “A che ora devono dormire i bambini?” bisogna necessariamente considerare alcune variabili: a che ora devono svegliarsi l’indomani, quanto è durata la loro dormitina diurna e ovviamente la loro età e la giornata che hanno avuto. Ad esempio, il ciclo sonno/veglia dei neonati cambia rapidamente nei primi mesi di vita. Non c’è quindi una risposta universale a questa domanda, in questo articolo vi offriremo delle informazioni utili per valutare caso per caso le esigenze dei vostri piccoli. In questa ottica, forse, la domanda più corretta da porsi è: di quante ore di sonno ha bisogno mio figlio per riposare correttamente?

Nella tabella di seguito, abbiamo riportato le linee guida diffuse dall’American Academy of Pediatrics (AAP) e abbiamo realizzato per voi questa tabella in modo tale che possiate recuperare informazioni utili per la vostra selezione dell’orario in cui mettere a letto il bambino.

Da 1 a 2 anniDa 11 a 14 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Da 3 a 5 anni  Da 10 a 13 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Dai 6 ai 12 anniDalle 9 alle 12 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Dai 13 ai 18 anniDalle 8 alle 10 ore nelle 24 ore

La routine della sera può conciliare il sonno

Ci sono alcuni rituali e gesti che, praticati regolarmente ogni sera seguendo la stessa sequenza, possono aiutare il vostro piccolo a rilassarsi e ad addormentarsi in meno tempo. Ad esempio, potreste decidere di: fargli un bagnetto caldo, mettetegli il pigiama, aiutarlo a lavarsi i denti, leggergli una favola e riempirlo di coccole. Per ottenere i risultati sperati, è importante che le stesse abitudini vengano mantenute e rispettate, e questo vale anche per i bambini più grandi. È altresì importante evitare di stimolarli troppo poco prima di andare a letto, con giochi o attività particolarmente carichi di energie.

Cosa fare se il bambino non vuole andare a letto?

A volte i bambini oppongono resistenza ai rituali serali perché non vogliono andare a letto. Questo può capitare a tutte le età, ma è molto più frequente tra il primo e il quinto anno. Questi atteggiamenti potrebbero portare il vostro piccolo ad avere un sonno disordinato andando incontro a ripetuti risvegli notturni. Parlatene sempre con il vostro pediatra o medico di fiducia per escludere problematiche più gravi e provate ad ascoltare le esigenze dei vostri piccoli per aiutarlo in questo momento delicato della giornata.

Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Fonti:
WHO: Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age
Alessandra Bortolotti, I cuccioli non dormono da soli, Mondadori, Milano, 2016
SIPPS.it

È capitato anche a voi di aver detto da bambini: “io non smetterò mai di giocare”? Forse lo avete fatto e non ne conservate memoria. George Bernard Shaw, scrittore irlandese e premio Nobel 1925, disse: “Non smettiamo di giocare perché diventiamo grandi; diventiamo grandi perché smettiamo di giocare”. Le cose sono molto cambiate negli ultimi decenni, adesso si parla di diventare grandi giocando. Per noi può sembrare la normalità, ma per molto tempo parlare di gioco ha portato con sé alcune ambivalenze che non possono essere messe da parte quando si parla, come in questo articolo, di gioco educativo: il gioco viene designato a volte come un’attività divertente e positiva, di intrattenimento e sollazzo, lontana da una pratica lavorativa o un obiettivo e tipicamente infantile, e altre volte, se praticata in eccesso e da adulti, come un momento di perdita di controllo e di tempo, con un’accezione negativa.  

All’interno di queste definizioni, emerge la questione dei giochi o dei giocattoli educativi, ovvero un gioco che aiuta a crescere attraverso il divertimento e che ricopre un ruolo fondamentale nella pedagogia, nella socializzazione e nell’apprendimento sin dalla prima infanzia.

I giochi educativi sono quei “passatempi” che hanno come obiettivo finale quello di educare il bambino: possono educare alla scienza, a temi come l’ambiente, l’energia pulita o il riciclo, ma possono anche essere utili per acquisire nozioni di storia, geografia o astronomia. I giochi educativi vengono anche utilizzati da educatori o insegnanti per insegnare a scrivere, a leggere o a contare.

Idee di giochi educativi per bambini dai 2 anni ai 3 anni

Forme da imbucare

È molto stimolante per i bambini avere una “gabbia” in cui inserire dei piccoli oggetti di forme e colore diversi in corrispondenza del loro foro. In questo modo il bambino inizia ad acquisire familiarità sia con le forme che con i colori. Inoltre, è molto utile in quanto aiuta a mantenere la concentrazione e affina le abilità motorie nonché la coordinazione occhio-mano.

Bambole

Le bambole rappresentano un grande classico per i bambini di tutte le epoche. Ma perché sono così importanti e apprezzate dai più piccoli? I bambini amano imitare gli adulti e amano anche condividere la propria routine, magari con qualcuno che gli somiglia: cosa c’è di meglio allora di un bambolotto che può fare tutto ciò che vogliamo?

Giocare con le bambole rappresenta una grande opportunità per i nostri figli di rivivere quanto è stato vissuto durante la giornata o fino a quel momento: e quindi perché non cambiargli il pannolino o dargli da bere un po’ di latte in una tazza?

Giochi musicali

Avere stimoli diversi aiuta lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, i giochi musicali rientrano in questa categoria. Un giocattolo che riproduce i versi degli animali li aiuta a riconoscere le diversità e a scoprire il mondo, oppure una piccola pianola o uno xilofono stimolerà nei bambini la ricerca di una melodia o di una intonazione.

Inoltre, la capacità di percezione della musica si manifesta prima della capacità di comprendere una lingua. Sviluppare l’orecchio musicale a tonalità allegre o tristi in questa fase dell’infanzia stimola anche la loro emotività e di conseguenza li aiutano ad avere più fiducia in se stessi e in chi si prende cura di loro.

Costruzioni

Anche le costruzioni giocano un ruolo molto importante nello sviluppo cognitivo del bambino in quanto gli permettono di incrementare e far maturare le loro competenze manuali e le loro abilità, oltre a stimolare immaginazione e creatività.

Idee di giochi educativi per bambini dai 4 ai 5 anni

Mappamondo

Il mappamondo è di per sé un oggetto molto affascinante, sia per gli adulti che per i bambini, ma per questi ultimi rappresenta spesso l’unico modo per iniziare a comprende gli spazi in cui vive e di scoprire, in qualche modo, anche l’altrove. In commercio ne esistono diversi, da quelli più retro a quelli luminosi, fino ad arrivare ai più tecnologici e interattivi che hanno il vantaggio di essere, per così dire, al passo con i tempi visto la loro possibilità di essere aggiornati in tempo reale.

Robot

I robot rientrano in una più grande categoria che è quella della robotica educativa, il cui approccio è proprio quello di affiancare alla classica e tradizionale didattica l’utilizzo di robot e relativa programmazione. Giocare con i robot contribuisce a sviluppare particolari e importanti competenze come la creatività, il lavoro di squadra e il pensiero critico grazie all’osservazione causa-effetto che un robot riesce a riprodurre.

Scacchiera

Il gioco degli scacchi è per i bambini un’opportunità per sviluppare capacità logiche e di concentrazione, oltre all’autocontrollo, alla pazienza e alla creatività. La scacchiera rappresenta quindi un prezioso alleato per lo sviluppo mentale e della personalità e per iniziare ad avvicinarsi a questo gioco.

Uno strumento musicale

Non c’è un’età precisa in cui iniziare a suonare, anche se in genere viene consigliato di iniziare tra i 6 e gli 8 anni. Tuttavia, intorno ai 4 o 5 anni è possibile iniziare a scegliere assieme al vostro bambino uno strumento che potrebbe tenergli compagnia durante i pomeriggi dopo la scuola. Per aiutarvi nella scelta, sappiate che il pianoforte e la batteria sono gli strumenti più facili a cui approcciarsi.

Questo è un articolo che ha uno scopo meramente informativo, ricorda di far giocare il bambino con giochi adatti alla sua età e alle sue inclinazioni.

Lo sviluppo della parola ha inizio già mentre il bambino è nel pancione, le sue abilità si rafforzeranno poi nell’età evolutiva fino a completarsi nell’età adulta.

Lo sapevate che già durante l’ultimo trimestre di gravidanza il feto è in grado di ascoltare la voce della propria mamma e a riconoscere la musicalità delle vocali? Sì, è vero, il loro cervello è ancora poco sviluppato ma sta lavorando molto per memorizzare i suoni che sono alla base delle parole e continuerà a farlo anche dopo essere nato. Quale sarà e quando pronuncerà la sua prima parola di senso compiuto e quando iniziano a parlare i bambini in generale?

In questo articolo troverete una timeline delle tappe dello sviluppo del linguaggio e 6 consigli utili per aiutare i vostri piccoli a comunicare con voi e con l’esterno.

Indice dei contenuti:

Le tappe dello sviluppo del linguaggio: una timeline

Le tappe dello sviluppo del linguaggio sono prevedibili, ma ogni bambino ha il proprio ritmo.

Ma a che età parlano o iniziano a parlare i bambini?

Se siete arrivati a porvi questa domanda, molto propbabilmente la comunicazione con i vostri bambini finora è stata caratterizzata dai loro sguardi, pianti, strilli, sorrisi e carezze e dalle vostre canzoncine, ninne nanne e parole dette a mezza voce e distrattamente; dovete sapere che tutte queste informazioni vengono maniacalmente registrate dai vostri bambini. Ed eccolo,  infatti, che da un momento all’altro prova timidamente a ripetere qualche suono, a comporre qualche parola fino ad indicarvi con precisione quello che vuole o non vuole mettendo in fila anche 3 parole assieme. E poi ci saranno i “sì” e i “no” detti solo per provocarvi, per mettere alla prova la vostra coerenza…e la vostra pazienza!

Magari avete fatto a gara con il vostro partner per sentirvi chiamare per primi “mamma” o “papà” e vi siete emozionati nel sentire il ripetere, molto probabilmente del tutto casuale, di quelle due sillabe…

I momenti legati all’apprendimento e all’utilizzo della parola da parte del vostro piccolo sono così gioiosi e imprevedibili che sarebbe difficile associarli ad altri avvenimenti della vita di una persona.

In generale, le prime parole che imparerà a comporre saranno quelle che vengono utilizzate giornalmente in riferimento al momento del pasto o del bagnetto, per passare poi alla ripetizione del nome di alcune parti del corpo.  Riuscirà poi in una seconda fase a “parlare” e farsi capire anche dalle persone esterne al proprio nucleo familiare.

Le ricerche sugli aspetti fonetico-fonologici dello sviluppo linguistico hanno dimostrato che l’evoluzione fonetica, come altri aspetti del comportamento umano, obbediscono alla “legge biologica” che tende a massimizzare l’efficacia comunicativa con il minimo dello sforzo. Cosa vuol dire? In poche parole, sta a significare che le prime forme linguistiche infantili ad essere prodotte emergono dall’oscillazione tra la facilità di produzione e la “salienza percettiva” dei foni, ovvero la capacità di distinguere un suono rispetto a un altro.

Scopriamo assieme quante sfide compiono i nostri piccoli mese dopo mese, sin dalla loro nascita, attraverso questa timeline.

Dalla nascita ai 3 mesi

Stando agli studi più recenti, intorno alla 30esima settimana di gravidanza, il feto inizia a reagire agli stimoli uditivi: alla fine della gravidanza riesce anche a distinguere una voce femminile da una maschile.

Una volta venuti al mondo, i piccoli cuccioli di uomo ascoltano in modo più ottimale i suoni linguistici rispetto a quelli non linguistici, anche di pari complessità e tonalità.

Nei primi 3 mesi di vita, i neonati ascoltano la tua voce e osservano le espressioni del tuo viso mentre parli, sono in grado infatti di associare la produzione delle vocali a una precisa espressione facciale, alcuni di loro preferiscono il “motherese”, ovvero quello stile tutto dolce che spesso utilizzano le mamme con i propri piccoli, ma che può essere utilizzato da chiunque, nella quale vengono trasmesse con più efficacia emozioni attraverso l’enfasi acustica e visiva o gesticolando molto rispetto al comune parlato degli adulti.

In questa fase i piccoli riescono ad emettere dei suoni attraverso il pianto, degli stridolini o suoni definiti “vegetativi” come ruttini, deglutizioni o colpi di tosse. A questi si aggiungono grugniti e sospiri e le loro prime vocalizzazioni, i risolini e i suoni “proto-consonantici” definiti anche vocalizzazioni di benessere (cooing), felici e cantilenanti, che potrebbero iniziare a dimostrare un passaggio a un comportamento più consapevole. Emergono poi le nasali sillabiche e i suoni vocalici nasalizzati. In una fase più avanzata, dai suoni isolati si passa ai suoni in sequenza.

A 6 mesi

A 6 mesi, il bambino inizia con il babbling, tradotto a volte con “lallazione”, ovvero una sequenza di sillabe di tipo consonante-vocale ripetute in modo ritmico nel tentativo di imitare il parlato dei grandi. Ad esempio, il tuo bambino potrebbe dire “ba-ba” o “pa-pa”. Il babbling è un’attività che non dipende dall’interazione, è piuttosto un esercizio auto-stimolatorio che non ha un vero e proprio significato, quindi è improbabile che il vostro piccolo abbia appena detto Papà! Il babbling può essere canonico, ad esempio papapa, o reduplicato, ad esempio “pa-ta-ga” o “pa-pi-pe”. I due tipi di babbling non sono successivi ma contemporanei.

A 9 mesi

Dai 9 mesi in poi, i bambini possono capire alcune parole di base come “no” e “ciao”. Possono anche iniziare a utilizzare una gamma più ampia di suoni consonantici e toni di voce. Forse non tutti sanno che l’apprendimento delle parole si svolge su basi statistiche: i bambini si affidano ad un certo numero di parole familiari e riconoscibili che li aiutano a segmentare e a comprendere un discorso. È dimostrato infatti che se una parola ad alta frequenza e familiare come “mamma” viene pronunciata prima di una parola sconosciuta e non familiare, il bambino riuscirà ad assimilare quest’ultima più velocemente rispetto al caso in cui la nuova parola fosse preceduta da un’altra parola sconosciuta. Ma come fanno a capire quando una parola finisce e ne inizia un’altra? I bambini riescono ad analizzare la distribuzione degli accenti, l’intonazione e il ritmo; sorprendente vero?

Dai 12 ai 18 mesi

Tra il primo anno di vita e i 18-20 mesi la maggior parte dei bambini iniziano a dire le loro prime paroline, poche e semplici, come “mamma” e “papà”.  Adesso non è più un esercizio, il vostro bambino vi sta chiamando davvero e comincia a parlare! Inoltre, capiscono le tue brevi richieste, come ad esempio “Per favore, vieni qui”. 

Intorno ai 18 mesi, i bambini sono in grado di pronunciare in modo chiaro circa 20 semplici parole e iniziano a parlare al telefono per gioco imitando il tono di voce gli adulti! Ma non solo, possono anche iniziare a farsi capire indicando persone, oggetti e parti del corpo.  Ripetono le parole pronunciate dagli adulti, ma spesso tralasciano la fine o l’inizio delle parole.

A 2 anni

A due anni i bambini riescono a pronunciare piccole frasi composte da due parole o quattro, come “Ciao mamma” o “io acqua”. È del tutto normale che a due anni un bambino non parli in modo corretto.

A 3 anni

A tre anni il vocabolario del tuo bambino esplode e si espande giorno dopo giorno, inizia a costruire delle frasi, a cantare semplici canzoni e riesce a farsi capire.

Cosa fare per favorire lo sviluppo del linguaggio del bambino? 6 consigli utili

  1. Mostrate interesse per le sue espressioni, il suo sguardo, le sue smorfie.
  2. Prestate attenzione ai loro vocalizzi e alle loro lallazioni.
  3. Parlate guardandolo negli occhi.
  4. Mettetevi alla loro altezza mentre gli parlate.
  5. Raccontate quello che sta succedendo: è l’ora della pappa, adesso facciamo il bagnetto…
  6. Leggete loro delle storie: i libri aiutano a crescere.

Sappiate che le competenze linguistiche del vostro piccolo sono direttamente proporzionali alla quantità di parole che ascolterà nei primi anni di vita, prendetevi cura delle orecchie dei vostri piccoli attraverso una corretta igiene e controlli specialistici.

Quando preoccuparsi se un bambino non parla

Cosa fare in caso di bambini che non parlano? Se vi sembra che il vostro bambino stia dimostrando un ritardo nello sviluppo del linguaggio parlatene con il vostro pediatra: in generale i “parlatori tardivi”, ovvero quei bambini in cui:

  • non è presente una lallazione entro i 12 mesi
  • che hanno un vocabolario ristretto di parole entro i 2 anni (meno di 50 parole)
  • che non riescono a elaborare una frase entro i 3 anni,

e che non presentano altri deficit possono essere aiutati coinvolgendo un logopedista.

Anche il pianto è una forma di linguaggio

Piangere non indica necessariamente un dolore fisico, molto raro nei bambini, ma indica piuttosto un bisogno che attende di essere ascoltato e soddisfatto. Il nostro piccolo potrebbe piangere perché ha fame, perché vuole essere cullato o coccolato, perché ha paura o perché si sente solo. Attraverso il pianto cerca di comunicare con noi, almeno fino a quando non avrà imparato a esprimere con le parole le proprie emozioni e i propri sentimenti e, gli adulti lo sanno bene, potrebbe volerci molto tempo.

Fonti:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_159_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf

https://www.researchgate.net/publication/298790805_Lo_sviluppo_foneticofonologico_da_0_a_3_anni

Lo sviluppo del sonno infantile è un processo altamente dinamico che si verifica in parallelo e in interazione con la sua crescita cognitiva e fisica.

I cicli sonno/veglia dei neonati possono sembrare un mistero per i neo genitori, in particolar modo quando interferiscono con i loro ritmi! Questo potrebbe rappresentare una fonte di stress per i genitori alle prime armi e per i più piccoli. Una corretta informazione può aiutare entrambi a migliorare il proprio sonno. 

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Il sonno dei neonati e quello degli adulti

Negli adulti, i pattern del sonno sono prevedibili e coerenti e si basano principalmente su tre fattori o processi:

1.     Il processo circadiano, legato al ritmo giorno/notte che si ripete ogni 24 ore ed è controllato dall’orologio biologico interno: un meccanismo di ciclo sonno-veglia che non dipende dalle abitudini.

2.     Il processo omeostatico, permette di autoregolarsi e di mantenere in equilibrio il meccanismo sonno/veglia.

3.      Il processo ultradiano, legato all’attività ormonale e digestiva.

Il ciclo del sonno di un neonato, caratterizzato spesso dai i nostri piccoli che si svegliano e si addormentano a qualsiasi ora del giorno o della notte, se messo a confronto con quello dei genitori, potrebbe sembrare casuale. Una maggiore informazione sui cicli del sonno del bambino permette agli adulti di comprendere meglio le loro esigenze e di alleviare tensioni date da frustrazione, senso di impotenza, carenza di sonno o preoccupazioni.

La prima e fondamentale informazione che un genitore deve acquisire è che il sonno gioca un ruolo decisivo nello sviluppo cognitivo del bambino, per questo deve essere incentivato e tutelato.

Tornando alle differenze tra il sonno di un neonato e quello di un adulto, occorre specificare che la differenza è presente sia da un punto di vista quantitativo che temporale, bisogna soffermarsi quindi sul “quanto” e sul “quando”.

Nei casi più comuni e privi di particolari problematiche, gli adulti sani dormono almeno 7 ore ogni notte in modo continuativo per gran parte del tempo, mentre nei neonati si arrivo fino a 18 ore di sonno intervallate da brevi risvegli, ogni 24 ore. Fino ai 6 mesi, i bebè dormono in media circa 13 ore al giorno, per periodi di tempi anche più ampi.

È difficile, e molto raro, che un bambino dorma tutta la notte senza svegliarsi mai, e se succede consideratevi molto fortunati! Uno dei più grandi desideri delle mamme e dei papà è, infatti, quello di vedere il proprio piccolo dormire tutta la notte, ma queste sono convinzioni tradizionali innescate dalla necessità, comprensibile, di riposo degli adulti. Bisogna, invece, comprendere e accettare i ripetuti risvegli notturni dei bambini: è una cosa normalissima, in quanto non hanno ancora sviluppato completamente il ritmo circadiano.  

Un neonato inizia ad avere un ciclo sonno/veglia simile a quello di un adulto tra i 3 mesi e il primo anno di vita, periodo in cui i bambini iniziano ad andare a letto a un’ora precisa, a dormire per periodi più lunghi durante la notte e ad accorciare i sonnellini durante il giorno. Ma questo non accade sempre e non deve far preoccupare i genitori. Anche dopo i 12 mesi è del tutto normale che i bambini si sveglino almeno una volta a notte.

Com’è fatto il ciclo di sonno di un neonato

I ricercatori hanno identificato 2 fasi del sonno dei neonati fino ai tre mesi e 4 fasi nei neonati con età superiore.

I neonati trascorrono quasi la stessa quantità di tempo in fase REM e NREM mentre dormono. La fase REM, chiamata anche del “sonno attivo”, è caratterizzata da un movimento rapido degli occhi mentre sono chiusi, la fase NREM, o del “sonno tranquillo” corrisponde a quella fase in cui il movimento degli occhi non è rapido. Durante la fase REM le manine, le dita o le gambe dei neonati potrebbero sussultare o contrarsi e il loro respiro accelerare portando anche a dei lievi movimenti della bocca, è quello che spesso succede quando diciamo che “un neonato si agita nel sonno”; nella fase NREM il bambino è fermo e “abbandonato” a se stesso.

Una volta che un bambino ha raggiunto i tre mesi di età, inizia a sperimentare le stesse fasi del sonno che caratterizzano quello degli adulti. Gli adulti sperimentano quattro fasi distinte del sonno che includono tre fasi del sonno NREM (1,2,3) e una fase del sonno REM. Cerchiamo di capire meglio. 

Le prime due fasi del sonno degli adulti sono le più leggere (NREM 1 e 2), durante le quali è più facile che una persona possa essere svegliata; la terza fase del sonno (NREM 3) è la fase più profonda e, di conseguenza, quella in cui è più difficile portare la persona dal sonno alla veglia; la quarta fase del sonno è la REM, la fase in cui le persone sognano. Gli adulti sperimentano queste fasi nell’ordine sopra descritto. Ma cosa accade ai neonati oltre i 3 mesi?

Ricordiamo: a circa 3 mesi, il neonato inizia a sperimentare le 4 fasi di sonno degli adulti che comprendono 3 fasi NREM e 1 fase REM.

Sebbene i bambini inizino a sperimentare le quattro fasi del sonno “adulto” già intorno ai tre mesi, è solo verso i 5 anni che iniziano a rispecchiare l’”architettura del sonno” dei grandi. I bambini, infatti, sperimentano una breve fase REM subito dopo essersi addormentati, mentre gli adulti dovranno dormire per circa 90 minuti prima che essa si inneschi.

Secondo i ricercatori, nei primi mesi di vita il sonno dei bambini si suddivide egualmente tra le fasi del sonno REM e quelle del sonno NREM. Sarà la crescita a regolarizzare il loro sonno e a far trascorrere meno tempo nella fase REM e a sperimentare le 3 fasi di NREM avvicinandosi sempre più al ciclo di sonno degli adulti…per la loro gioia!

Quanto dorme un neonato di pochi giorni?

I piccoli appena nati, possono dormire fino a 18 ore alternando il sonno diurno con quello notturno, ricordiamo che non hanno ancora consolidato il ritmo circadiano. I genitori, quindi, non devono preoccuparsi eccessivamente se il loro piccolo “dorme troppo”, basterà chiedere maggiori informazioni al proprio pediatra per essere più tranquilli. Ma quindi, quante ore di fila può dormire un neonato di pochi giorni? È possibile che un neonato nei suoi primi giorni di vita possa dormire anche per 4-5 ore di fila. Nelle prime settimane di vita l’unica discriminazione possibile delle fasi del sonno è tra veglia, sonno attivo (REM) e sonno tranquillo (NREM).

 Tabella del sonno dalla nascita ai 4 anni

Condividiamo una tabella indicativa delle ore di sonno dei neonati e dei bambini fino ai 4 anni, basata sulle informazioni fornite dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). La tabella ha uno scopo esemplificativo, non deve rappresentare uno schema per i genitori.

EtàOre
Dalla nascita a tre mesi16-17 ore su 24, oppure solamente 8. Il suo sonno dipende dal numero di pasti che fa sia durante il giorno che durante la notte. Altre variabili che possono influire sulla durata del sonno sono la sensazione di troppo caldo o di troppo freddo.
Da tre a sei mesiIl bambino crescendo diminuisce la frequenza dei pasi, soprattutto durante la notte, questo porta a un allungamento dei periodi di riposo. Alcuni bambini dormiranno per circa 8 o più ore per notte.
Da 6 a 12 mesiI pasti notturni diminuiscono gradualmente fino a scomparire. Alcuni bambini potrebbero dormire anche fino a 12 ore consecutive.
A 12 mesiIn questa fase, i bambini dormono per un totale di circa 12-15 ore.
A 2 anniÈ molto probabile che i bambini di due anni riescano a dormire per 11-12 ore per notte, accompagnati da 1 o 2 pisolini durante la giornata.
A 3-4 anni  In media, i bambini di tre-quattro anni hanno bisogno di 12 ore di sonno. Per alcuni sono sufficienti solo 8-10 ore per altri invece 14. Alcuni bambini potrebbero aver bisogno anche di 1 pisolino durante il giorno.

È importante comprendere i meccanismi del sonno dei neonati ma anche aiutare il bambino a trovare e sperimentare il proprio ciclo. Potrebbe essere utile in questo senso decidere quando è l’ora di andare a dormire e mantenere una routine per tranquillizzare i propri piccoli e dar loro dei punti di riferimento nella scansione dei tempi della giornata. Non c’è uno studio che indichi con chiarezza quanto e per quanto tempo deve dormire un neonato, perché, come abbiamo detto più volte, ogni bambino è diverso da un altro: ci sono neonati che dormono per 12 ore a notte e altri che dormono 16 ore al giorno, con intervalli.

Tutelate anche la vostra salute, se avete bisogno di riposare fate a turno con il vostro partner o lasciatevi aiutare da un componente della famiglia o da una persona vicina. 

Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Fonti:

https://www.sleepfoundation.org/baby-sleep/baby-sleep-cycle

L’ambiente rappresenta per un bambino lo spazio in cui giocare, muoversi, imparare e scoprire il mondo. 

La propria casa è il luogo in cui il piccolo arricchisce il proprio bagaglio esperienziale e la propria memoria; lo sapete che i primi anni di vita rappresentano un momento molto proficuo per la mente del bambino? In questa fase, infatti, “assorbe” dall’ambiente circostante informazioni e impressioni che contribuiscono alla sua formazione. 

Agire sull’ambiente porta a offrire al bambino stimoli e opportunità di crescita, per questo è importante creare uno spazio a misura di bambino, letteralmente, partendo, perchè no?, dalla sua stanzetta. 

È qui che entra in gioco il letto Montessoriano, una variante del classico lettino per bambini che si inserisce nel metodo educativo elaborato da Maria Montessori. Il metodo montessoriano annovera tra i suoi principi quello di concedere ai bambini la libertà di scegliere e di agire liberamente all’interno di un ambiente adeguato e alla sua altezza, in modo da non richiedere l’intervento dell’adulto. Ridurre il pensiero montessoriano in qualche riga è difficile e si corre il rischio di arrivare a eccessive semplificazioni o a banalizzare, questo non è il nostro obiettivo. 

In questo articolo vogliamo fornirvi informazioni sul letto Montessori, mostrarvi in cosa si differenzia da quello tradizionale e quali vantaggi porta. Scoprirete tutto questo nei prossimi paragrafi.

Indice dei contenuti:

brown wooden door near white wall

Che cos’è e a cosa serve il letto Montessori?

Le caratteristiche principali di un letto montessoriano sono due:

  • Mancanza di sbarre.
  • Altezza massima 25 cm.

È ben visibile in queste due caratteristiche la differenza con il tradizionale lettino per bambini interamente circondato da sbarre di protezione e ad altezza-adulto. 

Il letto Montessori, proprio per le sue caratteristiche principali, asseconda i primi istinti dei bambini piccoli e la loro esigenza di autonomia e libertà: essendo rialzato da terra di pochi centimetri, garantisce al bambino la massima libertà di movimento, in particolare permette di salire e scendere dal letto in piena autonomia. Questo consentirà ai piccoli di riconoscere il lettino come uno spazio proprio a cui poter fare ricorso senza chiedere l’intervento o l’aiuto di un adulto, favorendone l’indipendenza: il bambino può raggiungere il lettino quando si sente stanco e, vista l’assenza di sbarre, mamma e papà potranno mettersi tranquillamente al loro fianco per conciliare il suo sonno. Inoltre, potrà ricominciare a giocare dopo un pisolino senza dover chiedere niente “ai grandi” ed essere coinvolto con facilità nelle attività di riordino degli ambienti in cui vive (questo verso i 30 mesi).

Andare a letto, quindi, non viene vista da parte del bambino come una costrizione, ma favorisce l’acquisizione di una sempre maggiore indipendenza e autonomia. La scelta di utilizzare un letto montessoriano è una decisione che si inserisce all’interno di un percorso educativo di crescita per il bambino ben definito, per questo serve parlarne in casa coinvolgendo il proprio partner. 

Quando far dormire il bimbo nel letto Montessori

È consigliato l’utilizzo del letto Montessori a partire dai 18 mesi purchè il bambino venga messo in totale sicurezza. Cosa vuol dire? Vuol dire che il lettino deve essere posizionato in una stanza a prova di “bambino libero”: prese coperte, niente spigoli vivi o oggetti troppo piccoli che potrebbe ingoiare. Inoltre, lo spazio deve essere pulito e ordinato e alla sua altezza, letteralmente: bisogna infatti attrezzare la stanza con tavolini e sedie di misura adeguata in modo che i bambini possano sentirsi a proprio agio. 

L’arredamento e la creazione della cameretta dei bambini è un argomento su cui i neogenitori si ritrovano a fantasticare ancor prima della nascita del proprio figlio. A esso si lega il tema, molto delicato, del sonno. Ricordate che ogni bambino ha esigenze proprie e diverse dagli altri coetanei: non esiste un momento “standard” e condiviso in cui il bambino debba iniziare a dormire da solo in un classico letto per bambino. Questo può accadere a 6 mesi, a 1 anno, a 3 anni ma anche più in là nel tempo.

Le soluzioni per accompagnare il bambino nella fase di addormentamento e di sonno sono diverse, tra queste citiamo:

  • l’uso del lettino nella stanza dei genitori;
  • il letto montessoriano nella sua stanzetta;
  • l’utilizzo della “next to me”;
  • il cospleeping.

Trovare la giusta soluzione è un percorso molto intimo in cui giocano un ruolo fondamentale i bambini e i genitori: forzare i tempi o posticipare le decisioni per seguire stereotipi educativi o per accontentare i parenti è controproducente per entrambi.

Quale letto Montessori acquistare 

In commercio esistono molti modelli di letti montessoriani: diverse soluzioni per tutte le esigenze economiche. Sappiate però che non basta solo acquistare un fouton o un letto basso per poter dire di avere un letto Montessori in casa. 

Diffidate dai letti bassi “personalizzati” a forma di casetta, di barchetta, di automobile o di nuvoletta: sono divertenti ma poco funzionali al metodo di crescita montessoriana che richiede l’utilizzo di materiali naturali, semplici e con colori neutri.

Puntate su prodotti di qualità, con spigoli stondati, ben levigati e lavorati senza l’impiego di collanti o vernici tossiche.

La soluzione perfetta è data da un lettino Montessori in legno verniciato naturalmente con tinte neutre atossiche. Se volete fare una scelta ecologica, selezionate un tipo di legno che abbia ricevuto una certificazione Forest Stewerdship Council – FSC, che ne garantisce l’ecosostenibilità applicando criteri di salvaguardia dei diritti delle popolazioni indigene che abitano nelle foreste da cui viene prelevato il legno e che seguono e applicano piani di gestione per ridurre l’impatto ambientale.

Se siete particolarmente attenti all’interior design, in commercio vengono distribuiti lettini montessoriani che rimandano alla tradizione scandinava, realizzati con legno di betulla.

Come costruire un letto montessoriano

Non c’è niente di più bello che regalare ai vostri bambini un letto montessoriano creato da voi! Se vi dilettate con il bricolage e con la nuova tendenza del DIY, potrete cimentarvi nel costruire un letto Montessori fai da te; oppure, se preferite, potreste coinvolgere dei professionisti, come i falegnami. 

Ricordate solo di stare attenti a questi punti:

  • Scegliete un legno di qualità, lavorato tanto da non presentare degli acumi.
  • Non utilizzate colle, chiodi, viti per garantire maggiore sicurezza al bambino.
  • Non utilizzate tinte tossiche.
  • Stondate gli angoli.
  • State attenti a raggiungere un’altezza complessiva di 20-25 cm.
  • Utilizzate un materasso 120×190 cm per garantire ampi spazi al bambino durante il movimento notturno.

Fonti:

UPPA, Cento idee per crescere, Chiara Borgia e Sergio Conti Nibali, UPPA Edizioni, 2020.

La piramide alimentare è da sempre considerata uno schema da seguire per assicurare un’alimentazione equilibrata sia ai grandi che ai bambini ma può anche essere un utile strumento di educazione alimentare. In pochi sanno, però, che alla base di essa non ci sono solo alimenti. Scopritelo in questo articolo! 

La crescita e l’alimentazione dei propri bambini sono alcune delle più grandi preoccupazioni che affliggono i genitori. Come aiutare i bambini a mangiare tutto quello che c’è nel piatto? Come fare a rendere la frutta e la verdura più appetibili agli occhi dei bambini? La soluzione a questi piccoli problemi, può passare dal tema della corretta “educazione alimentare”.

La salute di bambini e adolescenti e la nutrizione pediatrica sono temi molto caldi, a cui vengono dedicati diversi studi e che acquisiscono sempre maggior importanza soprattutto se pensiamo alle numerose casistiche di malnutrizione, carenze o di obesità.

È oggi importante e fondamentale assicurare prevenzione, cura e corrette informazioni per garantire una corretta alimentazione e uno stile di vita sano.

È qui che entra in campo la piramide alimentare, un alleato al servizio di mamme e papà, dei nonni, delle baby sitter ma anche dei bambini e del personale scolastico. Scopriamo insieme cosa c’è alla base della piramide, quali sono gli alimenti indispensabili (e in che misura devono essere consumati) e come sfruttare al massimo la piramide alimentare dei bambini grazie ai consigli della Società Italiana di Pediatria (SIP).

La piramide alimentare dei bambini

La piramide alimentare deve essere letta partendo dal basso: nella parte più larga, la base della piramide, vengono inseriti quei cibi che possono essere consumati in quantità maggiore, man mano che si sale la forma della piramide si restringe e in corrispondenza di questi punti si trovano quegli alimenti che devono essere consumati con moderazione o devono essere limitati nel loro utilizzo. 

Esistono diverse piramidi alimentari diffuse ad esempio dal Ministero della Salute o da altre Società, ma in tutte sono presenti gli stessi fondamentali alimenti. Noi prenderemo come esempio la Piramide Alimentare Transculturale, che non mette al centro necessariamente la dieta mediterranea, condivisa dalla Società Pediatrica Italiana (SIP).

Prima di cominciare, ricordate: sul primo gradino, quello più largo, troverete gli alimenti che devono essere consumati maggiormente, a scalare tutti gli altri, fino ad arrivare alla punta della piramide (11esimo punto in questo elenco) in cui troverete gli alimenti da consumare con limitazione. 

Partiamo!

1.      Frutta e ortaggi

  • La frutta. La frutta deve essere assunta due o tre volte al giorno, bisogna sempre ricordarsi di preferire quella di stagione ed è consigliato di farla mangiare ai bambini a pezzi, non frullata o passata. Si consiglia di non assumere per più di 2-3 volte alla settimana i Kiwi, l’uva, la banana, la papaya e il jackfruit. Da limitare (meno di una volta alla settimana) frutti come il piantano, i datteri, l’avocado e il tamarindo.
  • Ortaggi: 3 – 5 porzioni al giorno assicurano una giusta varietà di colori e di consistenza. Tra gli ortaggi rientrano: i pomodori, le melanzane, l’okra, le carote, i germogli di bamboo.

Alla fine dell’articolo scoprirete gli altri due elementi presenti sul primo gradino! 

2.     Cereali: 3 – 5 porzioni al giorno. Tra i cereali ricordiamo: il grano, il mais,  il farro, l’orzo, il sorgo, il miglio, il grano saraceno, la quinoa, il riso parboiled (quest’ultimo massimo 2 volte alla settimana). Sono da preferire i cereali integrali e si raccomanda la cottura al dente.

3.     Latte e Yogurt: parzialmente scremati, 1 o 2 porzioni al giorno; lo yogurt va bene sia bianco che alla frutta.

4.     Noci e semi: 1-2 porzioni al giorno.

5.     Legumi: 4 – 5 porzioni settimanali. Fagioli, lenticchie, piselli, ceci, soia, fave che siano freschi, secchi o surgelati vanno sempre associati nello stesso pasto ai cereali (pasta, riso, orzo). Non sono verdure, ma sono un’alternativa alla carne, al pesce, alle uova e ai formaggi.

6.     Pesce: 3 – 4 porzioni settimanali. Alici, sarde, calamari, merluzzo, gamberi sia freschi che surgelati. È da preferire il pesce azzurro (sarde, alici). Per quanto riguarda il merluzzo, il nasello, lo sgombro, la spigola, il pesce persico e i cefalopodi (calamari e polpo) meglio non più di 1 volta alla settimana. In ultimo, i crostacei e i molluschi bivalvi devono essere consumati saltuariamente. Da evitare pesce di grossa taglia, come il pesce spada e il tonno.

7.     Carne: Max 3 porzioni settimanali. Pollo, tacchino, vitello, manzo magro, maiale magro, agnello, coniglio, anatra, potrete sbizzarrirvi tra le carni bianche e le carni rosse, privilegiando le prime.

8.     Formaggi: Triste notizia per i piccoli amanti del formaggio, che non devono esagerare andando oltre le 2 porzioni settimanali.

9.     Uova, tuberi e radici: solo 1- 2 porzioni a settimana.

10.   Condimenti: si consiglia un consumo al minimo dei condimenti di origine vegetale e di ridurre quelli di origine animale. Sì all’utilizzo giornaliero dell’olio extravergine di oliva. 

11.   Dolci-snack: patatine fritte, platano fritto, cioccolato nachos, patate dolci stufate, frittelle di mele, dulce de leche, budino di riso, banane verdi stufate… sono da consumare al minimo! 

SIP - Piramide Alimentare Transculturale_def (1)

È arrivato il momento di rivelarvi gli altri due importanti elementi presenti alla base di molte piramidi alimentari: l’acqua e l’attività fisica. 

Vediamo cosa vuol dire.

Due buone abitudini: acqua e movimento

Non è mai troppo presto per educare i bambini a due buone abitudini: bere acqua e fare del movimento.

Bere acqua

Partiamo dalla prima. Bere acqua durante i pasti principali, ma anche tra un pasto e l’altro, è importante in quanto permette di soddisfare il proprio fabbisogno d’acqua, e questo vale sia per gli adulti che per i bambini.  

L’acqua è un costituente fondamentale del nostro organismo, la percentuale presente nel nostro corpo cambia con la crescita, si passa infatti dal 75-80% nei neonati al 50% negli anziani. L’acqua trasporta ossigeno e sostanze nutritive a tutte le cellule del nostro corpo attraverso il sangue e al sistema linfatico oltre a rimuove i cosiddetti “prodotti di rifiuto”; inoltre, termoregolarizza la temperatura corporea e il volume cellulare, idrata pelle e mucose e lubrifica tessuti e articolazioni. Non siete ancora convinti?  

È bene sapere che il fabbisogno di acqua nei bambini è maggiore rispetto a quello degli adulti proprio per le loro esigenze di crescita e di sviluppo; inoltre, diversi studi hanno dimostrato come un’insufficiente idratazione abbia ripercussioni negative anche sul benessere psicofisico del bambino.

Ma quanto deve bere un bambino? I bambini dovrebbero bere nel corso di tutta la giornata in modo frequente: per compensare l’acqua “persa” durante la notte basterà berne un bel bicchiere al mattino appena svegli; assicuratevi, inoltre, che abbiano con loro sempre una borraccia di acqua, soprattutto se è prevista un’attività sportiva.

Non è possibile definire con precisione la quantità di acqua necessaria per ogni bambino, questo perché entrano in gioco molti fattori come: l’età, l’alimentazione, lo stile di vita e l’attività sportiva. Bisogna ricordare che l’acqua viene assunta anche attraverso gli alimenti; vediamo assieme quanto acqua contengono gli alimenti presenti nella piramide alimentare:

  • Più dell’85% la frutta, gli ortaggi, la verdura e il latte
  • 50-80% la carne, il pesce, le uova e i formaggi freschi
  • 60-65% per pasta e riso cotti
  • 20-40% per pane e pizza
  • Meno del 10% nei biscotti, nelle fette biscottate, nei grissini e nella frutta secca
  • Totale assenza di acqua per olio e zucchero.

Il campanello d’allarme che ci permette di capire quando è il caso di intervenire ci viene dato dalla sensazione di sete che il corpo percepisce quando ha già perso lo 0,5% di acqua. 

Cerchiamo adesso di sfatare alcuni falsi miti fornendo indicazioni corrette:

  • bisogna bere sempre durante i pasti: l’acqua assunta in piccole dosi mentre si è a tavola non interferisce con i tempi di digestione, ma aiuta e facilita la deglutizione e stimola la secrezione gastrica;
  • bere acqua tra un pasto principale e una merenda favorisce alcune funzioni dell’organismo;
  • sì a reidratarsi con acqua a temperatura ambiente (non fredda) quando si è sudati: questo permette di reintegrare immediatamente i liquidi persi con la sudorazione.

Passiamo adesso al secondo elemento inserito alla base della piramide alimentare dei bambini: il movimento.

Il movimento

Abbiamo visto che un’alimentazione sana ed equilibrata è fondamentale per una corretta crescita dei bambini e che il giusto apporto di acqua può aiutare ancora di più. Per completare il quadro passiamo quindi all’importanza dell’attività fisica.

In età pediatrica, ma non solo, l’esercizio fisico rappresenta un modo di tenersi in forma ma è anche una forma di socializzazione che permette, in più, di godere degli spazi esterni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno i ragazzi dai 5 ai 17 anni dovrebbero praticare 60 minuti di attività fisica. Ma cosa vuol dire questo per i nostri piccoli? Dobbiamo sempre ricordarci che i bambini devono associare l’attività fisica al gioco, non devono quindi essere “sovraccaricati” da stimoli o da traguardi agonistici, l’obiettivo principale deve essere semplicemente quello di disincentivare uno stile di vita sedentario dato da tablet, TV o video-giochi. In questo modo i bambini non si impigriscono e si distraggono dal consumo eccessivo di merendine o snack poco salutari. 

Abbiamo visto alcuni importanti vantaggi dell’attività fisica, a questi si aggiunge il miglioramento del benessere psicofisico: i bambini che svolgono un’attività fisica con regolarità acquisiscono una maggior fiducia nelle proprie capacità, aumentando di conseguenza la propria autostima e l’apertura verso i loro coetanei e verso gli adulti.  

Ricordate di scegliere quale sport far fare ai vostri piccoli insieme a loro e al vostro pediatra.

Condividete queste informazioni con i vostri bambini, magari provate a creare con loro una piccola “Piramide alimentari dei bambini” da colorare giorno dopo giorno: renderà più divertente e coinvolgente il momento del pasto!

Fonte:

 

Iron is a fundamental substance for the body: in addition to being the mineral present in greater quantities in the blood, it also plays an important role in physical and cognitive development, especially in the case of children during the growth phase. Not only does iron determine blood quality, it also helps to improve resistance to stress and disease, as it helps the immune response and energy production. In addition, it is involved in the production of haemoglobin and, consequently, in the transport of oxygen in the cells.
Iron deficiency (scientifically referred to as “sideropenia”) is the most common food deficiency disorder , especially among children, and should not be underestimated because it could compromise haemoglobin synthesis.

How does iron deficiency manifest in children and what might it depend on?

What are the signs of iron deficiency? Usually when a child suffers from it it appears less lively, it tends to get tired easily and have problems concentrating.
Age plays a key role in determining a state of deficiency: in the first year of life, a child’s body’s need for iron doubles, due to the rapid increase in weight and body volume. The most critical period is until the age of two, because the youngest children need a large amount of minerals and vitamins for growth.

The right food to avoid iron deficiency during weaning

Breastfed babies do not necessarily need iron supplementation because the baby can take the right amount of iron from breast milk and completely absorb it. For this reason, artificial milks are generally enriched with iron and vitamins.
The problem therefore occurs after the sixth month, when weaning begins and it becomes necessary to ensure the correct nutritional intake through solid foods. Not only is it essential to include iron-rich foods in the child’s diet, but also to know how to make the right combinations, as some foods can reduce or, on the contrary, promote the absorption of the mineral in the body.
The most iron-rich foods are meat, fish, eggs, legumes, green leafy vegetables, whole grains and dried fruit. Vitamin C, when associated with these foods, improves the absorption of iron, while cows’ milk is low in iron.

In the event that diet alone is not able to provide the right amount of iron, it is possible to resort to the use of specific supplements for children, of course after consultation with your paediatrician. Supplements such as the products in the SiderAL® line are specifically formulated for children(SiderAL® Children, SiderAL® Drops or SiderAL® Gold), and thanks to Sucrosomial Technology® guarantee maximum tolerance and greater absorption than traditional oral irons.

Although in other countries such as Australia and New Zealand they have been known for more than 20 years, goats’ milk-based infant formulas have only recently been introduced to the Italian market. Also due to a not particularly extensive scientific bibliography, theproperties of goats’ milk in the paediatric context are still little known to the general public.

A new alternative for the infant formula market

The September issue of the scientific journal Mondo Pediatrico saw publication of the article entitled “All about goats’ milk as a basis for infant formulas”, written by Prof. Andrea Vania, Head of the Centre for Dietetics and Paediatric Nutrition of the University of Rome Sapienza, in collaboration with Dr. Roberta Mercurio, specialist in Food Science of La Sapienza. The article aims to investigate the nutritional characteristics of goats’ milk, comparing it with cows’ and mother’s milk.

Based on the assumption that breastfeeding remains the best source of nutrition for infants, EFSA (the European Food Safety Authority) considers goats’ milk as an adequate source of protein for the preparation of infant formulas, whether they are starter, follow-on, or growing-up formulas.

Differences between goats’ milk and cows’ milk

The main part of the article is dedicated to the comparison between goats’ milk and cows’ milk. In terms of protein composition, goats’ milk has a higher concentration of proteins. The high lactose content promotes the absorption of calcium, phosphate, magnesium and vitamin D. Moreover, thanks to its oligosaccharide content, the prebiotic activity of goats’ milk is more similar to that of breast milk.
Another fundamental aspect that human and goats’ milk have in common is the mode of secretion: indeed apocrine secretion releases nucleotides and free amino acids, which are scarce in cows’ milk.

The advantages of goats’ milk formulas

It being understood that in no case can fresh goats’ milk or cows’ milk be administered to children under 12 months of age, goats’ milk formulas are more easily digestible than cows’ milk formulas. Thanks to the greater presence of β-casein and a lower concentration of αs1-casein, the digestion of goats’ milk is in fact comparable to that of human milk. The taste is also particularly appreciated by children, which is why compliance is also higher, if you take into account a period of continuous intake.

From the analysis of Prof. Vania it emerges that formulas based on goats’ milk can be a valid alternative to traditional ones, in case there is a real impossibility to breastfeed, which – we will never tire of repeating – remains undoubtedly the best choice. Goats’ milk formula is a new solution , especially in cases where the newborn baby rejects other types of milk, or in cases of digestive difficulties or constipation problems.

Last week two new seminars took place on the importance of the supplementation with iron in pediatric age, which involved theHospital Santo Bambino of Catania and the Policlinico “G. Martino” of Messina.

The need for prophylaxis with iron supplementation in the paediatric age

The first meeting was held in Catania on Tuesday 20 November and involved doctors from the Department of Neonatology and theNeonatal Intensive Care Unit. As part of the course “Anaemia in the newborn: from diagnosis to therapy” , Prof. Giovanna Russo, director of the Department of Paediatric Oncohaematology at the Policlinico di Catania, was involved in the role of moderator.
Specifically, the discussion focused on theimportance of iron in the paediatric age: starting from the problems related to absorption, the need for prophylactic supplementation emerged clearly, not only in the case of premature babies, but also in term births. This from a perspective of prevention of nutritional iron deficiency and greater attention to the development of the cognitive system, in which iron plays a fundamental role. Participating physicians also stressed the importance of avoiding the risks associated with intravenous administration of iron, preferring the use of iron for oral use, especially in pediatric age.

Supplementing iron in pediatric age: a real emergency in the case of kidney or blood diseases

The same results emerged following a meeting held in Messina on Wednesday 21 November, which was attended by doctors from the Department of Pediatric Nephrology and Oncohaematology, introduced by Prof. Chimens, moderator of the discussion. In this case, particular emphasis was placed on the new oral formulation, SiderAL®Gocce Forte, which could become an important tool in cases of iron deficiency or reduced iron intake, as well as in cases where doctors are forced to resort to a therapy based on erythropoietin, which must always be accompanied by proper iron supplementation.

SiderAL®: an effective therapeutic tool even in the most sensitive cases

In this context the characteristics of SiderAL®, the only nutritional supplement based on Sucrosomal Iron® were judged by doctors to be far superior to other iron-based products. As evidenced by the numerous scientific publications in this respect, the products in the SiderAL® line have clear advantages, including greater tolerabilitybioavailability and compliance. In particular, in the paediatric field, there is an evident need to resort to non-invasive and practical solutions to be able to properly integrate iron from the first days of life and throughout children’s growth.

Iron is the most important mineral for our body. Indeed, it is the most abundant element in the blood and the main component ofhaemoglobin. Its role is far from trivial: iron is responsible for transporting oxygen to all the cells of the human body. It also supports energy production and immune response, helping to strengthen the body and increasing resistance to stress and disease.

Iron deficiency: a particularly widespread phenomenon

Unfortunately, we do not always manage to get the right amount of iron through our diet. It is no coincidence that sideropenia(scientific term for iron deficiency) is the most common food deficiency in the world.

Supplementing iron deficiency safely and effectively

Unfortunately, it is difficult for our organism to absorb the right amount of iron, either through food or through supplements. In addition, the latter often cause annoying side effects. How, then, can iron be made more tolerable and assimilable? The final solution is calledsucrosomial iron®. A new patented technology, which surrounds iron molecules with a phospholipidic membrane able to protect the body from side effects and, at the same time, to increase the levels of absorption of this precious mineral.

SiderAL®: The right solution for every stage of growth

Thanks to sucrosomial technology®, Junia Pharma has developed a specific solution for every need and age. From the first months of life up to seven years there is SiderAL® Gocce: a liquid formulation, with an excellent taste, that can be taken for prolonged periods of time. In case of severe iron deficiency, Junia Pharma has also recently developed SiderAL® Gocce Forte, with a dosage of Sucrosomial® iron increasing from 7 to 14 mg/ml.
With growth, the need for vitamins also increases, especially in schoolchildren who are always on the move and in need of energy. To meet this need, SiderAL® Bimbi was created, a supplement contained in practical soluble sachets containing Sucrosomial® iron, Vitamin C and Vitamins B12 and B6.
From the age of ten, one moves on to SiderAL® Oro. The innovative formulation in chewable sticks allows children to supplement iron and vitamins at any time of day in a practical and fast way. In the last few months Junia Pharma has also introduced the new version SiderAL® Oro 14 which, thanks to a dosage of Sucrosomial® iron of 14mg per stick, guarantees 100% of the NRV (Daily Nutrients Reference Value).

On September 26th a meetingwas held in Rome, in the splendid setting of Villa Gianicolense, dedicated to goats’ milk formulas and Capricare, the first goats’ milk formula that Junia Pharma has been importing into Italy since the beginning of the year.

Junia Pharma’s top management were present – Dr. Andrea Lacorte, as President of the PharmaNutra Group and nutrition expert, Managing Director Carlo Volpi, Scientific Director Dr. Germano Tarantino, who presented studies and in-depth topics on Capricare, and Sales Manager Matteo Giovannetti – and especially, as speaker, Professor Andrea Vania, Head for the Centre for Dietetics and Paediatric Nutrition of the Department of Paediatrics of University of Rome La Sapienza, who in the September issue of the magazine Mondo Pediatrico, produced an interesting article that explores the scientific and nutritional characteristics of goats’ milk as a base in the preparation of starter, follow-on and growing-up formulas.

The event, which was attended by about 50 paediatricians from Rome and its province, was well received and was also an interesting opportunity for discussion between outpatient professionals who had already had a first experience with goats’ milk and those who were looking for specific information on the subject. A need that was fully satisfied by the participation of Professor Vania, who provided a neutral contribution, exclusively scientific in its approach, and above all decidedly authoritative on the nutritional characteristics of goats’ milk formula.

It was an important opportunity to let paediatricians know more about our company and specifically about the Capricare, providing a factual demonstration that Junia Pharma cares about the scientific and technical, and thus nutritional, value of the product,”said Matteo Giovannetti“With Capricare we continue along our initial path, which is to bring to the market extremely effective products, that offer something more than all the others”. 

 

Holidays are a unique opportunity to live new experiences and enjoy time with our children outside of everyday life. Without organization, however, a trip with children can become a source of stress and anxiety..

The pedagogical function of travel

It is not only parents who need a holiday every now and then, but also for young ones it is important to be able to begin to discover the world. A trip is above all an opportunity to learn: thanks to holidays, children and young people have the opportunity to escape from the routine, face new challenges (whether small or large) and begin to discover the outside world . This translates into the stimulus to face new and unexpected situations without fear and, therefore, into a moment of personal growth. In addition, a holiday is an opportunity for the child to learn how to establish social relationships outside of their inner circle of friends.

A trip with one’s children is also an important moment for mum and dad because, beyond the organizational stress, holidays help create unforgettable memories, which strengthen family ties and can help adults rediscover the world through the eyes and curiosity of children.

Travelling with children: organisation is essential

trip with children is wonderful, but it can be a stressful and tiring moment without proper planning. The keyword is organization.

Whether you have decided to travel by car, train, plane or ship, it is important not to exaggerate with your luggage. When we prepare our suitcases, it seems to us that everything is strictly necessary, but in reality many things can be purchased once arrived. A couple of days’ supply of nappies and wipes, for example, will be enough to allow you to leave in peace and get organised once you arrive. If your children are older, a good solution is to make them responsible for their suitcase. Equip them with a small trolley with wheels that they can prepare themselves under your supervision: children will learn to be more autonomous little by little and you mothers will have one less thought.

Entertainment during the trip: how to avoid boredom and whims

You’ve prepared everything and you’ve finally managed to leave. After five minutes of travel, it is very likely that the children will start to ask how long it is until they arrive or begin to have a tantrum. So you plan to distract themby keeping their favorite game at hand, a coloring album or a CD of songs to sing together. In case your children are still very young, consider the idea of travelling at night: for parents it is certainly more tiring, but they can sleep and you will travel quietly (avoiding the risk of traffic).

With a few tricks you can get to your destination without too much stress, ready to have fun and enjoy your well-deserved trip with the children.

On Monday 25 June, the first refresher conference on paediatric nutrition was held in Milan, organized by Junia Pharma in collaboration with San Paolo Hospital.

The talks, coordinated by Prof. Giuseppe Banderali, Head of Paediatrics at San Paolo Hospital in Milan and member of the board of directors of the Italian Society of Paediatrics (Sip), had as their main focus the nutritional aspects of goats’ milk formula, compared to other types of powdered formulas, whether containing cows’ milk or plant-based.

The conference opened with an interesting study on nutrition and allergy, led by Dr. Federica Betti and Marzia Mandelli part of the San Paolo pediatric team, who addressed the issue of food allergies and highlighted how goats’ milk is a product that, compared to other formulations on the market, is more digestible and tolerable, although it is not to be considered as a substitute in cases of allergy to milk proteins.

The second talk, by Dr. Samuele Palazzo, focused in greater depth on thenutritional aspects and indications for the use of goats’ milk: various studies have shown that goats’ milk is suitable as a source of protein for infant formulas and follow-on formulas, as it contains all the nutrients necessary for the growth of the newborn.

The final talk by Dr. Germano Tarantino, Scientific Director of Junia Pharma, then clarified the characteristics and details associated with use of formulas containing whole goats’ milk Capricare 2 as follow-on milk clearly where the paediatrician considers it necessary for the health of the child or in cases where there are conditions that prevent the continuation of breastfeeding, which as highlighted during the conference, remains always the best solution for both the child and the mother

The meeting aroused considerable interest from paediatric experts, who were already partly familiar with the numerous properties of goats’ milk, but now, thanks to Junia Pharma, exclusive importer for Italy of Capricare 2, for the first time can rely on a product of the highest quality in the field of infant formula milk.

After the success of the meeting in Milan, now the goal of Junia Pharma is to replicate this series of meetings with medical specialists in other areas of Italy.

From weaning onwards, it is important to accustom children to a healthy, balanced and varied diet because the preferences and taste experiences that develop as children can affect the food choices of adult life.

Children’s energy needs

The energy (or calorie) requirement represents the amount of energy derived from food that our body needs in order to compensate for its energy expenditure. Children’s energy needs are very different from that of an adult, as it is affected by different factors:

  • The speed of body growth: we have seen previously talking about the iron deficiency in children that in the first year of life alone the need for minerals and nutrients in the body of a child doubles, due to the rapid increase in weight and body volume. The fastest growth phase lasts until the end of the second year of life.
  • The basal metabolic rate is particularly high: in the first 12 months of life about 85-90% of the caloric intake is used by the body of children to maintain the basal functions and for growth, while only 10-15% is reserved for physical activity.
  • The low efficiency of absorption in the intestine.

Because of these factors, it is clear that, in absolute terms, infants need a higher energy supply than adults.

Healthy eating starts with weaning

Once the weaning phase has started, it is very important to start setting the first rules for good and healthy nutrition. Although the child’s taste experiences start from birth, through the mother’s milk (which transmits the first flavours of food ingested by the mother), it is precisely from weaning onwards that the child’s food preferencesdevelop, the same preferences that will then tend to condition his or her food choices in adult life.
It is therefore essential to get children used to varied and healthy foods as soon as possible, also to avoid the onset of food deficiencies related to basic nutritional elements, such as vitamins, minerals and iron (remember that the sideropenia is the most frequent among the food deficiency disorders in children and should not be underestimated).

The basic nutritional elements for children

So what can not be missing in the meals of our children and young people?

  • Fruit and Vegetables: at least one portion of fruit and/or vegetables should be present at each meal. In addition, fruit is an excellent snack both in the middle of the morning and during the afternoon.
  • Complex carbohydrates: about 50% of the daily calories should come from this type of carbohydrate. A perfect example are the cereals, to be varied often, so not only pasta, but also rice, barley, spelt, oats, buckwheat, couscous.
  • Sugars (or simple carbohydrates): it would be preferable to keep them to a minimum as they are already present naturally in many foods. Cakes and biscuits are good if eaten at breakfast, but home-made ones would be preferable. Instead, avoid packaged snacks, soft drinks, sweets, etc..
  • Proteins: as in the case of carbohydrates, it is important to vary as much as possible, alternating meat, fish, eggs and legumes.
  • Fats: in a balanced diet they cannot be missing, though it is better to choose those of vegetable origin, such as olive oil and dried fruit.

healthy, balanced and varied diet should be composed of about 55-60% carbohydrates30% fats and 10-15% proteins. Although children tend to be repetitive in their choice of food, try to offer them different foods and do not give up at first refusal because tastes change very quickly, a “do not like” today could be the discovery of a new taste tomorrow.

In recent years, we have heard more and more about self-weaning: how many mothers are really informed about the subject, or rather, how many are really able to follow this practice correctly in everyday life?

What does “self-weaning” mean and what does it entail?

First of all, let’s have some clarity: instead of self-weaning, it would be more correct to use the term “complementary feeding on demand” (CFD). If though it might sound complicated, the concept is simpler than you think. Basically, the child, starting from about the sixth month, starts to share the meal with his or her parents, choosing to taste the foods that are most appetizing or that he or she prefers, in complete freedom.

No more rigid pediatrician tables to follow, therefore, or foods introduced gradually over the months. The basic idea, very simple, is that the child should start to sit at the table and eat what the family members eat. According to experts, in fact, children are able to regulate themselves and eat what they need and parents, at this stage, only have to respect their pace.

When to start self-weaning

The next question is, okay, but who is going to tell me when to start self-weaning? The answer is simple: your child. And there is no precise age, as it depends on the development of the individual child: some may feel ready at 4 months, others at 6, others even later, around the seventh month. However, there are 4 main signs that it may be time to start setting milk aside:

  • When the child is able to sit without help;
  • When he or she loses the extrusion reflex that causes children to push out the spoon with their tongue;
  • If he or she shows an interest in adult food;
  • If he or she is able to communicate the sense of hunger and satiety with his gestures.

Be careful, however, self-weaning does not mean giving the child any food or that the child will eat everything right away. First of all, unlike classic weaning, feeds are not eliminated one at a time following a pattern. It is rather a gradual process: the child chooses (hence the term “complementary feeding on demand”) what to eat from the adults’ table starting with very small tastings, supplemented by the usual dose of milk, and then move gradually to increasingly varied and larger tastings, which will become small portions and finally full meals.

Self-weaning yes, but not for everyone

Goodbye baby food, rice cream and broths, if your child eats the same things as adults, mothers will no longer have to worry about preparing different meals at different times. That makes it all seem very simple. But properly following self-weaning is actually a commitment that involves the whole family. First of all, it is essential to follow a healthy diet based on the principles of balance, variety and moderation. In addition, one must be very careful to ensure the right supply of all nutritional components, because additional breastmilk or bottle is not enough to balance the diet. For this reason, it is advisable in any case to rely on the advice of a good paediatrician, to have precise indications in the preparation of a complete meal.

It is therefore clear that weaning is not for everyone and certainly requires more time, something that not all new mothers have – think for example of all women working outside the home. Therefore, if for various personal reasons it is not possible to follow this type of diet, it is better to rely on a balanced diet, following the meals recommended by pediatricians tables.

Although winter is still being felt these days, spring has officially begun. This means longer, sunnier days, rising temperatures and a great desire to go out and play outdoors. For many children, however, unfortunately, spring is also synonymous with pollen allergies.

According to estimates by the Bambin Gesù Hospital in Rome in Italy there are more than a million and a half children and young people with nasal and pollen allergies. At least a million under 18s suffer from asthma. Pollen allergies generally occur between March and July, depending on the type of plant causing the allergic reaction. The ones that tend to bother sensitive subjects the most are cypresses, mimosas, olive trees, parietal and grasses.

Symptoms of pollen allergies

The symptoms of spring allergies are very similar to those of a common cold: sneezing and continuous secretion to the nose, red and swollen eyes, tearing, sore throat and dry cough, as well as headaches and itching. Pollen in fact contains proteins that trigger a response from the immune system of allergy sufferers at the level of the mucous membranes with which it comes into contact. In the most serious cases, when pollen reaches the bronchi, it can cause asthma attacks. In addition, pollen allergies can cause difficulty sleeping, resulting in fatigue, concentration problems and a consequent reduction in school performance.

What to do to relieve symptoms

The best thing to do is to consult the paediatrician, to check the severity of the alleged allergy and understand how to intervene. Unfortunately, there is no definitive cure for pollen allergies. Prevention is therefore very important to prevent the allergy from exploding right at the height of the season. However, there are several solutions that can help alleviate the symptoms.

In less serious cases, against sneezing, runny nose and itching eyes, the natural “microcrystalline” cellulose powder-based spray can greatly contribute to your relief. The aim is to defend the mucous membranes, so that they can better filter out allergens and so that only clean air reaches the lungs. Cellulose forms a natural barrier, which acts directly on the cause of diseases. This type of spray is effective if inhaled before entering an environment where allergens are present, such as crowded places, planes, trains, gardens or dusty rooms.
In any case, it is necessary to prevent the breathed pollen from inflaming the mucous membranes, so it is advisable to continue treatment throughout the season.

Useful tips for feeling better

In most cases, when pollen allergies affect children in mild form, in addition to nasal sprays, small measures are sufficient to help them feel better. During the spring allergy period, try, as far as possible, to:

  • Avoid excursions in nature, especially on sunny and windy days;
  • Clean the filters of the air conditioners at home and in your car;
  • Do not mow the grass in the garden or avoid taking children to where it has just been mowed;
  • Avoid contact with animal hair, dust and smoke;
  • Allow children to rest more if they feel tired.

If, on the other hand, the allergy manifests itself in a more serious way, it is advisable to consult an experienced allergist to understand how to intervene both in the preventive phase and in the treatment of the symptoms.

Sporting activity is fundamental for the growth of our children in a healthy and complete way, both from a physical and psychological point of view.

But at what age would it be better to start and, above all, which sport to choose?
Until school age, the activity must be understood as a game and fun, not as a discipline and sporting technique. Paediatricians recommend that your child practise comprehensive sports such as swimming, gymnastics and pre-athletics until at least 7/8 years of age, to ensure overall development and strengthening of the body. It is also important to understand your child’s preferences and help him/her choose a sport that amuses him/her and adapts to his/her personal inclinations.

At what age can you start practising sports?

  • 0-3 years: the ideal activity is swimming because you can start from the first months of life. When the child starts to walk, walks are recommended to introduce physical activity in his daily life (about 20-30 minutes, 3 days a week).
  • 3-5 years: introducing some simple rules and some tools, such as the ball, helps children to establish the first positive associations between exercise and fun. Another ideal activity, besides swimming, is gymnastics (artistic or psychomotor), which helps to develop coordination, sense of rhythm and balance, as well as the perception of oneself and space. Running should also be encouraged, because at this age it is a natural activity for the child.
  • 6-10 years: this is the moment when you reach the maximum potential for development and coordination, necessary to start learning the different sports techniques. At this age, sport teaches discipline, but also to socialize, to manage competition and accept victories and defeats.

Choosing the most suitable sport is not only a question of evaluating the technical characteristics of the individual activities. It is essential to understand which discipline best suits the child’s personality.

Sport as an expression of the individual personality of the child

When a child commits to a sport for the first time, there are psychological components that should not be underestimated.
In general, sporting activities can be divided into:

  • Non-contact individual sportssuch as swimming, running, tennis, gymnastics, athletics, skiing and cycling. These are all sports that require a particular intellectual effort to sustain fatigue. They are particularly suitable for specific personalities, because the child is gratified by the idea of being able to carry out a technically difficult activity independently.
  • Individual contact sports, such as fencing and martial arts. They require great concentration and contribute to psychological growth. These sports activities are suitable for both impulsive and hyperactive children and, on the contrary, for more reflective and fearful children. In the first case, sport teaches you to control leaps and bounds and follow the rules of the game without doing or getting hurt. In the second case, children learn to make more instinctive decisions, to develop safety and self-esteem.
  • Contact team sports, including football, basketball and rugby. These are activities that develop the ability to collaborate and help you feel part of a group. The focus is on the common goal and teamwork; moreover, the children learn to respect the different characteristics and roles of their companions and to share with them victories and defeats.
  • Non-contact team sports, such as volleyball, which are useful for learning to play together and helping team mates in difficulty. It is particularly suitable for quiet children, not inclined to physical contact, but with a determined personality, because it helps to improve decision-making skills at decisive moments.

A special mention should be made for sailing, which is difficult to classify in the previous categories. It is, however, a very educational sporting activity, which allows the child to stay in touch with nature and to respect it in all its aspects. From the point of view of psychological growth, it helps to deal with the unexpected and overcome it, as well as to be able to manage oneself independently in the most critical situations.

During the first year of a child’s life, new parents must learn not only to take care of a newborn baby, but also to respect new schedules and commitments, hitherto totally unknown. Among these appointments, the most important are certainly the so-called Health Reports (HR), or periodic checks by the paediatrician.

What is an HR ?

HRs are paediatric controls, established by regional health authorities and planned to ensure continuous monitoring. They are used first of all to check the growth and general state of health of the baby, but also to receive useful information and suggestions for parents.

At every paediatric check-up, the doctor should:

  • Perform a general assessment of the newborn;
  • Measure weightheight and head circumference;
  • Verify the psycho-motor development;
  • Check hearing and sight.

In addition, the paediatrician can perform more specific checks to diagnose any disorders or diseases, as well as providing information on child behaviour, nutrition and vaccination calendar.

Fundamental paediatric examinations within the first year of life

The appointments not to be missed during the first 12 months of life of the newborn are:

  • 1 month of life: The first visit must take place no later than 45 days after birth. The paediatrician will have to carry out the first auxological check-up (i.e. the child’s general growth process). He will also take care of controlling the oral cavity, skin, the health of heart, lungs, abdomen and genital apparatus. During this first visit, the Ortolani-Barlow manoeuvreshould be performed, to exclude the possibility of congenital hip dislocation.
    There will also be advice for parents onbreastfeedingsleep-wakerhythms, baby responsiveness and safety systems to be adopted in the car and at home.
  • 2-3 months of life: In this second visit, the paediatrician repeats the auxological check-up and verifies the psycho-motor and sensory development of the newborn. If the growth curve is not optimal, the doctor will be able to consider with the parents whether to supplement breastfeeding with powdered formulas.
  • 4-5 months of life: during the third HR the focus should be on reactions to sensory and vocal stimuli, in addition to the relationship with the mother. The paediatrician will take care of checking the motor progress (ability to sit and grasp objects) and will give the first advice on weaning.
  • 8 months of life: The fourth visit to the paediatrician is dedicated to the Boel Test for the control of sight and hearing, as well as verification of the babbling and mobility of the child. At this point, new solid foods can be added for further weaning.
  • 11-12 months of life: During the last appointment, the paediatrician will check in depth the psycho-motor and sensory development, to verify if the child understands the stimuli and starts talking. It is important to observe how it relates to the environment and the people around it. Parents should be informed at this point about the correct diet to follow, fluoride prophylaxis for teeth and other growth-related measures in general.

Paediatric visits during the first year of life are essential to verify that the newborn is growing in the right way, in terms of both motor and psychic development. In addition to these routine visits, there will also be specialist visits if the paediatrician deems it necessary.

Today we want to accompany you to the discovery of a magical place, both legendary and real: the home of Capricare, the first milk formula based on goats’ milk.

The Capricare family

Capricare was born in 1984, in the Waikato region of New Zealand, in a rich land that still speaks of unspoilt nature and biodiversity. It was born and grew up in a small family, the Dairy Goat Co-operative (DGC), which over the years has expanded more and more and, to date, includes 72 independent farmers. The cooperative is the ideal way to ensure sustainable growth and well-being for small producers in New Zealand, who with dedication are committed to producing controlled goats’ milk of the highest quality.

At this point what is missing is a new house, where to meet and welcome Capricare: here then, in the immediate vicinity of the farms there is an innovative production plant, which allows not only to have a fresh product and really local, but also to minimize processing, to preserve as much as possible the nutritional properties of goats’ milk(Learn more about it).

New Zealand’s nature enclosed in Capricare

These characteristics are the result of the environment in which the animals themselves grow, a land of rare beauty, still virgin in many ways, chosen not by chance to shoot the cinema trilogies of the Lord of the Rings and The Hobbit, adapted from Tolkien’s books.
New Zealand – in the Maori language “Aotearoa”, the “land of the long white cloud” – is composed of two large islands and, thanks to its low population density (16 inhabitants per square kilometer, according to official data of 2014, compared to over 200 in Italy), is completely free from the problems that afflict much of the world, such as pollution. Moreover, it can count on almost unlimited pastures, boasts an extraordinary biodiversity (which the National Government is committed to preserving with particularly restrictive laws) and still lives according to rhythms and customs now unknown to other Western countries.

A more conscious and natural choice for your child

New Zealand remains an uncontaminated eden to all intents and purposes, a guarantee of food products of the highest quality, primarily goats’ milk, which the Dairy Goat Co-operatives collects every day from its farmers to produce artificial milk as per the Capricareformula. Knowing its history and origins helps to understand why Capricare is the best choice, both in terms of nutrition and sustainability, when a mother can no longer breastfeed her child (*). Because, while it is absolutely true that breastmilk is always the best solution for both, it is equally true that compared to cows’ milk, goats’ milk in formula is more similar to breast milk and contains all the nutrients necessary for the growth and development of the baby.

 

 

*As the responsible producer of artificial milk, DGC (Dairy Goat Co-operative (N.Z.) Ltd), and its distributor Junia Pharma support the International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes and unequivocally support breastfeeding as the best source of nutrition for infants and young children.

Fourth appointment with our series of articles dedicated to breastfeeding and first focus, to all intents and purposes, on Capricare® 2, the first baby formula based on goats’ milk, made in New Zealand by Dairy Goat Co-operative.

A product that has already been enjoying exceptional success abroad for several years due to its completely natural qualities, as highlighted last week, which make it a valid alternative to breast milk – which remains the best possible food for the newborn,we will never tire of repeating it – when the mother is unable to breastfeed.

But how does infant formula containing goats’ milk differ from the ones containing cows’ milk (i.e. almost all the products currently on the market)? In many ways. And this is precisely the key to the rise of Capricare® 2.

Before going into the scientific details, it should be noted that we are talking about a product made using a method that minimizes industrial processes and that the same production chain in New Zealand, from sheep breeding to packaging, is controlled in every detail.
Goats’ milk is different from cows’ milk and more similar to breast milk, since it is naturally rich in bioactive components (nucleotides and free amino acids) which are very important for the health and development of the baby.
Its lipid composition is richer in medium-chain fatty acids (which means better absorption and digestibility) and with a protein profile that guarantees greater tolerability and a ratio between the different proteins that generates better intestinal comfort (in goats’ milk, casein micelles are smaller and consequently there is a greater surface area exposed to the action of digestive enzymes).

Excellent digestibility and tolerability, therefore, are two scientifically proven qualities of Capricare® 2, as well as the ability to generate greater production in the intestine of a microflora rich in Bifidobacteria and, again in comparison with cows’ milk, a composition that allows adequate growth of the newborn, thanks to the presence of proteins, essential fatty acids, minerals, vitamins and nucleotides, as well as a lower skin sensitization, very important to reduce the risk of atopic dermatitis.

If we add to this an excellent palatability, the total absence of palm oil and greater compliance, it is clear that Capricare® 2 has been and continues to be a great success worldwide.

 

Every parent’s nightmare coming true in November, punctually as a Swiss watch: a season of coughing attacks and cold for their children. This prefect timing is thanks to the weakening of the body’s natural defenses, which comes together with the temperature drop of the arriving winter season. A weakening of the natural defenses leads to increased contact between mucous membrane and external agents, such as microorganisms or smog particles, resulting in increased risk of throat and nose inflammation. Inflammation of the mucous membrane may also come from a viral or bacterial infection; in this case the reopening of schools and nurseries is the main reason for illnesses.
Why is it more risky for children than for adults?
The body of a child is not yet fully developed and so it is more fragile than that of an adult. As a result, viruses and bacteria can attack easier, especially in environments where they can proliferate, such as nurseries and kindergarten. Not all illnesses are only about harm, the first flu is very important for kids, as it is essential for the development of their immune defenses by creating the so-called “immune memory”.
What should we avoid?
Taking immediately antibiotics is definitely not the best choice. Antibiotics are useful only for the treatment of the symptoms caused by some form of bacteria, but symptoms such as cold and coughing are not necessarily related to bacterial forms. In addition, excessive use of antibiotics may result in allergies or other undesirable effects that in a longer period of time, may weaken the immune system: the risk is that more microorganism strains can become more resistant therefore more complicated to defeat.
On the contrary, antibiotics are necessary in case of tonsillitis, but it is strongly recommended to consult a pediatrician before taking them. Another mistake to avoid is not leaving enough time for recovery: the first days after the illness are crucial for a complete recovery of kids. It is better to wait one day more before sending them back to school.
What can you do to prevent seasonal illnesses?
Protecting mucous membranes is by far the most effective solution if we want to reduce the discomfort caused by the symptoms of flu. There are specific formulations that are able to create a real defensive barrier on the respiratory tract. One of them is hyaluronic acid, which is crucial for the recovery of its natural function. The products containing hyaluronic acid are helping kids’ organism to restore the proper functioning of the nasal mucosa. They usually are taken locally and come in form of sprays. This is thanks to the ability to penetrate into the mucous membranes of the upper respiratory tract, hydrating it and defeating symptoms, such as burning and itching. In addition, products based on hyaluronic acid are able to improve the ciliary beat and hence they are useful for improving the quality of breathing.

Kids never stop, they are always active and full of energy, eager to learn and want to know everything about the world around them. Although we often forget that the life of a child can be very tiring, both physically as well as mentally. In most cases it is not related to particular disorders or illnesses and so it should not be very warning, but it can make a child suffer and cause headache to parents and whoever is around them.
Of course, a child can hardly identify tiredness and so to admit that he need to stop for a moment and relax. This is why it is so important for a parent to recognize the signs of tiredness in their child.
First we have to identify the causes of the strange behavior in order to batten down the hatches and get the kid in shape by consulting a pediatrician who can find a fix, for example with specific supplements. The signs that can help you understand that a child is tired can be divided into two major categories, emotional and physical types:
EMOTIONAL SIGNS
1. Irritability
Just like adults, also children are easily irritated when they are tired. This means that in front of the slightest difficulty (for example while playing) a child’s reactions may become apparently exaggerated, with distressed crying and sudden temper tantrums.
2. Tending to be clingy
In general, tiredness often occurs in children with a greater need for care and affection. A clear sign of tiredness can be if the desire to be picked up and cuddled is stronger than usual.
3. Excessive crying
Storm of screams and tears without obvious motivation are another unmistakable sign of lack of energy and mental or physical fatigue. Even in this case kids are not so different from adults, even they tend to be nervous when they are sleepy or particularly stressed.
4. Strange and exaggerated behavior
Just as the “big ones” when they are exhausted, also children tend to take particularly strange or eccentric attitudes when they are tired. While in case of adults this behavior is usually associated with the classical nervous breakdown, the attitudes of children are the other way around: lack of response to questions, violent reactions and gestures, anger and, in general, extreme actions.
5. Inconsolability
Even those cuddles, that normally “cure” any discomfort, have no effect on the kid. If he continues to complain despite the repeated attempts to comfort him, it simply means that he is very tired.

PHYSICAL SIGNALS
1. Slow movements
Someone who know well a child, knows how energetic he is in his activities, so it will not be difficult to notice if something is not not working well when he is daydreaming with empty eyes while playing or eating, starts dragging his feet while walking or simply when he refuses to walk and pretends to be picked up.
2. Difficulty in speaking with words
For small children speaking is not an easy thing to do. For an adult it is a routine activity not involving special efforts, but for a child speaking is different. Fatigue can be observed also from this aspect, it may make verbal expression difficult, both, phrasing sentences that make sense as well as controlling the tone and volume of the voice. Having difficulties in the expression can result in further irritation, this way ending up in vicious circle.
3. Sleeping anywhere
Tired children tend to fall asleep (or at least try) at any time of the day. If a child throws an anger tantrum for going to bed in the evenings but falls asleep in the car on the way home from the nursery, it means that he is exhausted.
4. Hyperactivity
Paradoxical as it may seem, in many cases hyperactivity of a child is a symptom of lack of energy. The tendency to repeat a gesture over and over again should not be considered a sign of strength and energy, but, on the contrary, an alarm bell that indicates that it is time for a rest.
5. Food? No thanks!
If a child refuses his favorite dish and stays at the table just watching the plate, or worse, throwing it on the floor, he is probably too tired to eat. It is useless to insist or think about punishing him; you better try to put him in bed.

Junia Pharma also gave its contribution to the success of Pisa Half Marathon, which, thanks to the commitment of Pharmanutra, presented its 10th edition in an exciting new light:  a new course through the historic center and an exhibition area inside Giardino Scotto, which on Saturday, 8 and Sunday, 9 October gave place to all the associations that supported the event, creating a real village dedicated to the world of running and to raising awareness on the importance of donating organs and tissues.

Junia Pharma participated with its big colorful stand, offering a place where children could find “bread for their teeth”: a team of animators committed to boosting the creativity of the little ones, offering them sheets, pencils and paint brushes and inviting them to draw.

Of course, the gazebo of Junia Pharma has become quickly crowded, full of busy and excited kids, giving parents the opportunity to have a walk around the expo. However, designing is not the only activity children could participate to. On Saturday, 8, they were the little stars of the Mini Run, a running “race” dedicated to today’s kids who will become tomorrow’s athletes.

In short, the Pisa Half Marathon was another occasion to demonstrate that at the center of Junia Pharma’s attention there are always children, their well being and their growth, because we’d like to think that one day they will take over our small but great projects.

Dear moms,

Summer is here together with the heat and holidays are around the corner. By the way, do you have any plans? Do you have a specific destination in mind or are you still fishing in the dark? Did you make up your mind whether you prefer the sea or the mountain (or something else)?
Probably your kids figured it all out by now and obviously running on the sand is much more fun than walking in the woods or the queues in front of the museums. Okay, let yourself be convinced of the idea and this summer let’s go to the sea! Are there any objections?

Yes.

1 – We are going there to do what? It’s always the same stuff …
Don’t worry, dear moms, we have a solution, even more than one, give us a few days to think about it and we will come back to it.

2 – We are not ready yet for the bathing suit season!
We have some tips for you, have look at THIS.

3 – And what about the kids? We do not know what we can come up with and we cannot afford summer camps, fun parks or special courses… I mean… I don’t know?!
This is exactly what we wanted to hear! Keep reading for another couple of lines and we will work it out.

4 – It’s so hot by the sea.
It’s even hotter here.

Come on, we know that you are looking forward to it! Yes, because going to the sea is a bit like being kids again, brining back the memories of who knows how many summers ago, when your grandparents took you to buy an ice cream and taught you to play table tennis while waiting for your friends to organize the beach games … Oh right, those evergreen beach games that remain always popular, always fun and interesting.

Let’s see how they have (not) changed over the years. Here are the most authentic and popular ones on our beaches:

The contortionist alphabet: it can be played in two teams; the goal is to form the shapes of alphabet letters with your body. The team guessing more letters in less time wins the game. If your kids want to lay down for their performance, check the temperature of the sand before, just to avoid something that might turn into a dangerous barbecue.

Championship of penguins: boys like to play football anywhere and the beach is no exception. Recently, a slightly modified version has been introduced, namely football with flippers. Perhaps it is a bit dangerous but quite fun (especially for the audience). In practice, every player will have to wear a pair of flippers, an accessory that will definitely turn a match into something completely surreal and extremely funny, something not to miss out on.

Wet T-shirt team: 5 minutes, two teams, running into the water with a T-shirt on, running back to the base, taking off the T-shirt and wringing it in a bucket, and as so on, as many times as possible. The team with the fullest bucket wins the game. Of course the larger the T-shirt the more water you can get out of it. So if you still have an old t-shirt bought at the Lunapop concert that probably you won’t ever wear again, then you finally found a good use of it.

Marble Grand Prix: It may seem an easy game but it can be full of surprises and fun as there are no limits to the complexity and length of the path, including crossroads, curves, bridges, holes, puddles and other kind of obstacles. The only limit is your imagination and that of your loved ones.

There is nothing boring here, dear moms. Playing never gets old, just remember that it’s never too late to play and then … Let’s all go to the sea!

I neo-genitori in ascolto avranno certamente avuto occasione di ammirare il loro piccolo (o i loro piccoli) durante varie sessioni di grida, urla, pianti e dimenamenti vari scatenati da motivi almeno in apparenza ignoti, niente che avesse a che fare con i soliti mal di pancia, stanchezza, fame e voglia di mamma (detti anche attacchi di “mammite”) ma qualcos’altro di….boh.

Sappiamo quanto possa essere frustrante veder soffrire il proprio bambino senza essere capaci di individuare le cause recondite di tutto questo dolore. In molti casi tendiamo a diventare apprensivi, preoccupati e auto-infliggerci colpe che non abbiamo soltanto perché non riusciamo a tranquillizzare l’amore della nostra vita nemmeno con tutte le coccole e le premure del mondo.

Che ci piaccia o no, il mondo dei neonati rimane a tutt’oggi uno dei più misteriosi e affascinanti per studiosi e appassionati di psicoanalisi e neurologia infantile. Una delle caratteristiche del periodo cosiddetto pre-verbale è proprio l’impossibilità di dar voce (appunto….) ai propri bisogni, ai propri desideri e alle proprie paure.

Ed è proprio di paure che vogliamo discutere oggi, quelle che interessano i più piccoli, paure che hanno poco a che fare con le crisi d’ansia tipiche dell’età adolescenziale perché esulano completamente dalla sfera razionale e sono per questo difficili da comunicare (per loro) e da interpretare (per noi). Proprio per la natura quasi “ancestrale” di questi fenomeni, gli esperti tendono a sostituire il termine “ansia” con quello di “angoscia”.

In casi come questi, visto che non possiamo interrogare verbalmente il bebè, dovremmo affidarci alla nostra perspicacia nell’interpretare in maniera corretta gesti, segnali e sintomi. Come facciamo a capire quando nostro figlio sta veramente male e può considerarsi affetto da “angoscia pre-verbale”?

Ecco alcune situazioni da tenere d’occhio:

• Ipertonia: si tratta di alterazioni del tono muscolare associate a movimenti scattosi e attività motoria poco coordinata;

• Ipervigilanza: si tratta di un comportamento eccessivamente silenzioso e riflessivo in cui il pargolo assume un’espressione immobile e imperturbabile;

• Difficoltà di assestarsi tra le braccia della mamme o del papà con evidente senso di disagio

• Disturbi somatici, legati all’alimentazione (anoressia) ma soprattutto difficoltà di trovare il giusto ritmo sonno – veglia (disturbi del sonno)

Quest’ultimo sintomo è estremamente indicativo per quanto riguarda la salute psichica del neonato, in un’età in cui il buon riposo è ben più che una necessita è indispensabile cercare soluzioni efficaci se i problemi persistono, una di queste si chiama latte.

Sì, avete capito bene, il latte vaccino è un alimento ricco di un aminoacido chiamato triptofano che favorisce la produzione di melatonina e di conseguenza la regolarità del sonno. Sul mercato esistono anche integratori naturali a base di proteine del latte idrolizzate, ottimi nei casi in cui il piccolo sia intollerante al lattosio o semplicemente il suo stomachino fatica a digerire questo alimento.

Che dire cari genitori? Niente più ansie e preoccupazioni per voi e la vostra creaturina, da ora in poi soltanto pacelatte e amore ;-)!

Care mamme,

da tanti anni ormai giugno è sinonimo di fine della scuola e fine della scuola è sinonimo di vacanze, libertà, mare e caldo, che è a sua volta sinonimo di intorpidimento,  pigriziastanchezza fisica e mentale. Per voi care mamme potrebbe essere sufficiente un’ingente scorta di vitamine B e vitamina D per tornare in forma, ma cosa ne sarà dei vostri bimbi? Di cosa hanno bisogno per non perdere smalto e vivacità dopo i frenetici mesi di scuola? Come tenerli impegnati evitando maratone di Playstation e YouTube sette giorni su sette?

Tre mesi sono lunghi, ce ne rendiamo conto, per questo meglio organizzarsi fin da subito. Il nostro consiglio è quello di guardarsi intorno e capire come e dove piazzare lo studente in ferie, almeno per qualche settimana. Una possibilità la offrono i tanti campi estivi sparsi per l’Italia, ne abbiamo scelti alcuni fra i più esclusivi, focalizzandoci su una fascia d’età che include sia gli studenti delle elementari sia quelli delle medie, la cosiddetta fascia pre-motorino (o se preferite post-pappette). Una volta individuati li abbiamo divisi in base alle loro caratteristiche e al loro “target”:

Per i giovani lupi di mare:  se pensate di avere in casa dei futuri skipper o semplicemente volete introdurre vostro figlio al magico mondo della vela non vi resta che affidarlo per un paio di settimane agli insegnanti e gli animatori dei Campi Estivi Vela di Porto Corsini in provincia di Ravenna. Oltre a fornire un approccio di base alle discipline veliche, l’AW Camp offre una preparazione su numerosi altri sport acquatici (surf, bodyboard) e organizza giochi di gruppo e spettacoli di animazione.

Per i piccoli temerari: Immaginate una piccola tribù composta da una dozzina di piccoli apache e quattro capo tribù nel bel mezzo dell’Appennino Reatino. Impossibile? Nient’affatto, i Campi Natura Redfox insegneranno ai vostri bimbi come ristabilire un rapporto più autentico con la natura, proprio come ai tempi dei pellerossa. Non vi stupite se dopo una settimana trascorsa nei boschi ad accendere il fuoco con l’archetto, camminare seguendo le tracce degli animali orientandosi con la bussola e dormire sotto le stelle i vostri pargoletti vedranno il mondo che li circonda con occhi diversi, più maturi e pieni di coraggio. Augh!

Per gli scienziati in erba: il Summer Camp Scienza e il Summer Camp Natura sono due iniziative per ragazzi nate in collaborazione con il Museo Civico di Rovereto. Il programma prevede infatti attività di natura prettamente scientifica, dalla robotica all’astronomia, intervallate da feste, spettacoli e altre attività prettamente ludiche.

Per quelli con il pollicino verde: l’obiettivo dei Centri di Educazione Ambientale di Legambiente è quello di insegnare ai più giovani a divertirsi rispettando l’ambiente. Una vacanza all’insegna dell’ecosostenibilità in cui convergono svago, studio, volontariato, bellezze naturali e voglia di stare insieme. I Centri di Educazione ambientale sono attivi in tutta Italia, da Trieste a Cefalù.

Per quelli che non stanno mai fermi:  la particolarità del Summer Camp in Terre Alte nella Val di Susa è proprio la grande varietà di proposte e attività a cui possono prendere parte tutti i partecipanti. Teoricamente non ci si ferma mai, per questo noi ce lo immaginiamo un po’ così: “tornato dalla scampagnata? Bene, c’è il corso di teatro, poi quello di canto e nel caso non fossi ancora troppo stanco il laboratorio di cucina oppure i corsi di inglese”. E così via. Raccomandato a chi ha energia da vendere!

Andrea Lacorte, presidente del Gruppo Pharmanutra e sportivo d’eccezione. Dalla spedizione internazionale al Polo Nord del 2013 alla nutrizione; dai mangimi per animali al Prodotto dell’Anno ai NutraIngredients Awards 2016 (NIA).

Andrea Lacorte è rientrato da qualche tempo dal Vitafoods Europe 2016 di Ginevra, evento di riferimento per il mercato nutraceutico e degli alimenti funzionali che ospita a ogni edizione oltre 13.000 visitatori e più di 700 espositori da tutta Europa. In questa occasione il suo SiderAL® r.m., la punta di diamante della tecnologia sucrosomiale®, è stato eletto a gran voce READERS’ INGREDIENT OF THE YEAR da NutraIngredients.com, la rivista di riferimento per gli alimenti funzionali e gli integratori alimentari. Sull’onda di questo successo gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nato il suo SiderAL.

1. Perché la nutrizione? Perché cercare di capire e controllare cose così specifiche?

La nutrizione mi affascina da sempre e inizialmente lo ha fatto in campo animale. È sorprendente constatare quanto i principi della nutrizione sono riconducibili agli stessi concetti di base anche per l’uomo. Siamo quello che mangiamo e da cosa mettiamo in bocca dipende tutto il funzionamento del nostro corpo. Il fascino di questa materia sta nel vedere come una cosa tanto naturale e istintuale come nutrirsi possa celare in sé meccanismi strabilianti, complessi e delicati. Se ci pensate poi, e io da buongustaio lo faccio, è l’unica branca della medicina che può dare piacere!

2. Come è nato il Gruppo Pharmanutra?

Con tanta passione e un’idea semplice: creare principi nutrizionali che facessero veramente bene. Siamo partiti con Alesco, ormai 16 anni fa, ma se ci fossimo fermati a creare principi attivi da vendere ad altre società a quest’ora non saremmo qui. Il cambio di marcia lo abbiamo avuto, grazie a Dio, quando non trovavamo aziende sufficientemente coraggiose o incoscienti da investire in soluzioni terapeutiche rivoluzionarie come quelle che proponevamo. Il coraggio, o l’incoscienza, lo abbiamo avuto noi nel decidere realizzarci dei prodotti per conto nostro.

3. Avevate già esperienza?

Non conoscevamo il settore, non ne conoscevamo le dinamiche e le regole… Ci siamo buttati dentro, senza sapere come si vola e lo abbiamo fatto in modo non-convenzionale: non abbiamo iniziato dall’ascoltare il mercato o i concorrenti, ci siamo messi a osservare le persone, i pazienti e i medici. Questa diversa angolazione, quasi opposta direi, ci ha permesso di buttarci e di arrivare dove siamo oggi.

4. Pensavi di arrivare dove sei adesso?

Se ci fossimo affacciati a guardare il mercato nutraceutico con un’impostazione mentale classica ci saremmo fermati alla prima occhiata. Con il senno di poi, se andiamo a vedere le aziende che sono partite con noi nella nutrizione, non ce n’è una al nostro livello: siamo cresciuti tanto, bene e in maniera sana.

5. Perché un brevetto sul ferro e come ci sei arrivato?

Sono duecento anni che cerchiamo di trovare un sistema per somministrare il ferro senza che questo ci danneggi troppo. Pensa, il primo integratore di ferro erano dei chiodi piantati dentro le mele: non si sapeva come assumerlo. Ci siamo chiesti quale fosse la cosa di cui avevamo più bisogno a livello di nutrizione e integrazione. Siamo partiti da lì e non abbiamo fatto altro che applicare i sistemi che in campo animale si usavano da oltre venti anni.

 Vale a dire?

Integrare l’alimentazione animale con fosfolipidi e sucrestere, una pratica diffusa da tempo, ma nessuno aveva mai pensato di applicare questi principi di miglioramento della nutrizione in campo umano.

6. Dalle vacche al brevetto che è diventato il prodotto dell’anno ai NIA 2016, ce ne è di strada in mezzo, perché il tuo SiderAL è così speciale?

Il nostro SiderAL è una rivoluzione. Il ferro è il principio attivo più strano e particolare e con l’alimentazione moderna ne assumiamo sempre di meno. È talmente importante che il corpo ne vuole poco, il giusto, perché altrimenti ci danneggia tutto l’apparato digerente. Il ferro è cattivo: se ne prendiamo troppo ci fa veramente male, ma senza si muore. La nostra rivoluzione sta nell’averlo reso buono.

7. Come ci siete riusciti?

In sostanza abbiamo preso il ferro e lo abbiamo rinchiuso all’interno di un doppio cappottino: gli impedisce di danneggiare l’apparato digerente e ne aumenta la capacità di essere assorbito.

Il nostro è un ferro sucrosomiale® ed è fatto come un bignè: la cioccolata è il ferro pirofosfato; la pasta, il primo cappotto, è la membrana fosfolipidica; il sucrestere è la glassa, il secondo cappotto. Il sucrestere è la glassa magica del nostro brevetto perché ha la doppia funzione di proteggere il ferro dall’ambiente acido dello stomaco e di far legare il ferro agli enterociti.

8. Insomma l’avete nascosto…

In pratica, infatti un’altra metafora potrebbe essere quella del cavallo di Troia. Il metabolismo del ferro come abbiamo detto è di complessa gestione per l’organismo: a livello gastrico è riconosciuto come tossico e quindi espulso, per la maggior parte. Rinchiudendolo all’interno di questo doppio strato abbiamo creato il nostro cavallo di Troia che inganna in nostro apparato digerente facendolo arrivare esattamente dove serve. Perciò i nostri integratori non hanno dosaggi elevati: il ferro è assorbito interamente.

9. Ci avete visto lungo insomma. E dopo il SiderAL?

Non abbiamo guardato lungo, abbiamo proprio guardato altrove. Abbiamo ascoltato i pazienti e abbiamo sfruttato la nostra esperienza nel campo della nutrizione animale. Dopo il ferro abbiamo applicato la tecnologia sucrosomiale® ad altri micronutrienti come il magnesio, lo iodio, lo zinco… Ogni volta che utilizziamo questo cavallo di Troia funziona!

Personalmente adesso guardo avanti perché credo di essere solo all’inizio. Siamo convinti che si possa fare molto di più, che altre tecnologie siano ancora da scoprire e realizzare.

10. Che lezione hai tratto da tutto ciò?

Mi sono reso conto di una cosa in questi ultimi anni e mi ricollego al fatto che ripenso alle aziende con cui abbiamo iniziato: quando c’è innovazione, quando crei qualcosa che veramente migliora la qualità della vita delle persone non c’è crisi che tenga. In questo modo le aziende crescono bene, in maniera sana, dando posti di lavoro e creando valore.