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Occhi rossi, spesso accompagnati da prurito e gonfiore, sono sintomo di irritazioni comuni in bambini e neonati, soprattutto durante la bella stagione.
Quali sono le cause più comuni e soprattutto cosa fare?

“Mamma mi bruciano gli occhi!” oppure “Mamma mi fa male l’occhio”, accompagnati dal classico prurito, lacrimazione e irrefrenabile istinto di toccarsi gli occhi con le mani – rigorosamente sporche dopo aver giocato al parco o in giardino. È più o meno così che inizia il calvario dei problemi legati alle irritazioni agli occhi, che puntuali soprattutto durante la bella stagione, colpiscono i bambini di tutte le età.

I sintomi sono svariati e possono andare dai classici occhi rossi, al gonfiore, prurito, bruciore, fino alla presenza di secrezioni liquide e biancastre oppure più dense e giallognole. Nonostante siano tutte problematiche risolvibili in poco tempo con le dovute accortezze e la giusta diagnosi, non è semplice far capire ai bambini che non devono toccare gli occhi quando sono arrossati o somministrare il collirio correttamente.

Occhi rossi nei bambini – le cause più comuni

Le cause legate all’arrossamento possono essere numerose e molto diverse, come virus e batteri, ma anche agenti inquinanti o punture di insetto. Di seguito alcune delle cause più comuni di occhi rossi e irritazioni nei bambini.

Congiuntivite

La congiuntivite nei neonati e, più in generale, nei bambini, è una delle cause più comuni di arrossamento agli occhi. Può essere di natura virale o batterica (congiuntivite infettiva) o allergica. In quest’ultimo caso può presentarsi ciclicamente in determinate stagioni, a seconda dell’allergene scatenante.
Dal punto di vista medico, la congiuntivite è un’infiammazione della membrana che riveste l’interno della palpebra (detta congiuntiva) e della parte bianca dell’occhio (la sclera). I sintomi, tanto fastidiosi quanto raramente pericolosi, si presentano con arrossamento, unito a gonfiore, prurito, lacrimazione intensa, secrezioni e sensibilità alla luce.

Se di natura infettiva e non allergica, questo tipo di infiammazione agli occhi è altamente contagiosa e si trasmette per contatto occhio-mano, con tessuti o anche acqua contaminata, per questo i bambini ne sono soggetti frequentemente.

Blefarite e dermatite atopica

La blefarite è un’infiammazione del bordo ciliare delle palpebre, con sintomi molto simili a quelli della classica congiuntivite virale o allergica, che si manifestano soprattutto la mattina. In caso di blefarite di origine batterica la pulizia delle palpebre dei bambini e neonati è fondamentale per tenere sotto controllo l’infezione ed evitare che si ripresenti, dal momento che spesso può essere recidiva.

Se notate un arrossamento della pelle intorno all’occhio dei vostri bambini, potrebbe trattarsi anche di dermatite atopica (eczema) palpebrale, una malattia della cute che generalmente si manifesta prima dei 5 anni di età. In questo caso la pelle risulta arrossata, costantemente secca, con croste e prurito intenso. La dermatite atopica non ha una localizzazione precisa, quindi controllate altre zone sensibili come gomiti, polsi, ginocchia e gli arti per verificare se si presentano altri arrossamenti oltre all’area oculare e al viso.

Allergie

Occhi gonfi e rossi, accompagnati da un’eccessiva lacrimazione, prurito e starnuti ogni volta che i bambini escono a giocare in giardino o al parco: sembra un chiaro segnale delle tipiche allergie primaverili. Già una decina di anni fa la SIPPS segnalava il costante aumento del fenomeno, soprattutto nei più piccoli: le allergie colpiscono circa il 20% dei bambini e sono causate principalmente dall’inquinamento ambientale, dagli stili di vita oltre che da una predisposizione genetica. Se avete il sospetto che vostro figlio possa soffrire di allergie primaverili, rivolgetevi al pediatra di fiducia per capire come intervenire.

Orzaioli, punture di insetto e altre cause di irritazione agli occhi

Altre cause di arrossamento agli occhi possono essere riconducibili alla formazione di un orzaiolo, ossia un accumulo di sebo nello spessore della palpebra, che gonfiandosi forma una “pallina” fastidiosa e dolorosa. Anche punture di insetti o corpuscoli estranei nell’occhio possono provocare irritazioni e gonfiore della zona oculare e possono durare anche 2 o 3 giorni.

Cosa fare in caso di occhi rossi: rimedi e consigli

La prima cosa da fare in caso di occhi rossi è evitare che il bambino si gratti l’occhio (specialmente con le manine sporche!). Certamente è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto con i più piccoli, quindi cercate di detergere la zona arrossata con delle salviette specifiche per la pulizia degli occhi. Evitate rimedi casalinghi come impacchi di camomilla o un collirio qualsiasi ritrovato nell’armadio delle medicine, soprattutto se non siete certi della causa dell’arrossamento.

È il caso di avvertire subito il pediatra quando:

  • il bambino lamenta dolore intenso e/o non riesce a chiudere l’occhio;
  • il bambino manifesta fastidio alla luce;
  • la causa dell’occhio rosso è un trauma o un corpo estraneo nell’occhio;
  • le palpebre sono molto gonfie e rosse;
  • la vista del bambino sembra compromessa;
  • l’iride vi sembra opaca o arrossata.

Gli occhi dei neonati: vista, pulizia quotidiana, consigli

Vi abbiamo già raccontato di quando iniziano a vedere i bambini e di come gli occhi dei neonati siano un organo sensibile e in costante sviluppo nei primi mesi di vita. Si tratta della prima “finestra sul mondo”, perciò è importante prendersene cura quotidianamente. Bastano 2 minuti per rimuovere piccole incrostazioni con una garza sterile e acqua tiepida (sarebbe meglio bollirla prima dell’uso) oppure con pratiche salviette monouso per la pulizia delle palpebre e delle ciglia. Infine, praticate un delicato massaggio al dotto lacrimale per rimuovere eventuali secrezioni.

Attenzione: eseguite la pulizia della zona oculare solo dopo esservi accuratamente lavati le mani e non usate la stessa salvietta per entrambi gli occhi, per evitare il rischio di infezioni trasportando i batteri da un occhio all’altro.

Questo articolo non sostituisce il parere del pediatra. Per ricevere maggiori informazioni a riguardo contatta il tuo medico di fiducia.

Dealing with returning to school after the holidays is not easy. Here are some tips to avoid anxiety, stress and sleep disturbances related to the return syndrome.

A new school year is just around the corner and after months of vacation, children and young people have to face the return to school and get used to the daily routineagain. However, the so-called “back to school” can be a source of stress and anxiety, even causing mood swings, eating and sleeping disorders.

The most common symptoms of returning to school malaise

Nervousnesslack of hunger or, on the contrary, nervous hunger, are the most evident symptoms of anxiety associated with the end of the summer vacation. Lack of sleep, due to an altered sleep-wake rhythm during the holidays, can also have repercussions in the long run: being distracted, learning difficulties, daytime sleepiness, anxiety and negativity. The Italian Society of Paediatrics (SIP) estimates that one in four children under 5 years of age suffers from sleep-related disorders, while if you consider the age group of 6-18 years the average is one in ten.

How many hours of sleep does a child need?

The link between health and rest, together with proper nutrition and regular physical activity, is now widely recognised. A child between the ages of 3 and 5 years should indicatively sleep about 11-13 hours, while during school age between 6 and 10 years the recommended hours of sleep are about 10 and in the 11-13 age group are 8-9.
But if children and young people are used to falling asleep later during the holidays and getting out of bed in their own time, it can be difficult to impose a sudden change in the daily rhythm. It would therefore be better to re-establish the right routine a little earlier than when you returned to school.

Tips for getting back into the right sleep rhythm to deal with the return to school

  • Bring forward the awakening time and the time of bed gradually: start a week before returning to school to re-establish the usual daily hours, beginning to bring forward day after day not only the alarm clock, but also the time by which to go to bed in the evening.
  • Keep children and young people active during the day: playing outdoors and practicing sports is a great way to promote nightly rest. In addition, physical activity helps to counteract anxiety, irritability and nervousness.
  • Avoid distracting children with television, mobile phones or video games late at night: these activities do not promote proper night’s rest because they can cause excessive excitement or agitation just before falling asleep.
  • If necessary, we help children and young people to face the return to school and to resume the right pace with a completely natural solutionLactozepamis, for example, a nutritional supplement based on Lactium (hydrolysed milk proteins) and Vitamin E. Available in three formulations (oral, chewable and tablet), it naturally helps to combat anxiety and sleep disorders.

La tosse non è altro che un riflesso che altera il normale pattern respiratorio, la cui principale funzione è quella di proteggere e difendere le vie aeree attraverso la rimozione di muco, sostanze nocive, microorganismi o corpi estranei. La tosse può essere innescata da fattori esterni, come l’inquinamento, ma può anche rappresentare il primo sintomo di malattie, infezioni o patologie più gravi. Per questo motivo è spesso fonte di stress e preoccupazione nei genitori, soprattutto per chi è alle prime armi.

Durante l’infanzia la tosse può avere diverse intensità, proprio per la continua maturazione anatomica e fisiologica dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso, i due “attori” che intervengono su questo riflesso. Lo sapevate che, ad esempio, la tosse è più debole nei neonati prematuri ed è più pronunciata nel bambino rispetto all’adulto? In età pediatrica, la tosse dovrebbe essere trattata dopo un’attenta valutazione basata su specifici protocolli. La tosse dei bambini viene definita “cronica”, o meglio “protratta”, quando persiste per più di 4 settimane.

Tosse ed inquinamento

Numerosi studi attestano che l’esposizione all’inquinamento ambientale, come il fumo di sigaretta o altri inquinanti domestici portano a incrementare gli episodi di tosse tra i bambini. Ricordiamo che il fumo passivo, ovvero l’esposizione involontaria al fumo di sigaretta, contiene oltre 4.000 sostanze chimiche al pari del fumo attivo.  Esiste infatti una stretta correlazione tra l’esposizione al fumo di tabacco, la tosse e l’asma in età pediatrica. Ultimamente si è iniziato a parlare anche del fumo di terza mano, ovvero l’esposizione a quei residui tossici di fumo che restano sui vestiti e i tessuti che vengono rilasciati nell’ambiente, anche da sigarette spente.

Anche il traffico influisce in modo considerevole sugli episodi di tosse nei bambini, anche se ha un impatto minore rispetto al fumo di sigaretta. Riportiamo alcuni dati condivisi dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS):

“Un recente studio ha dimostrato un incremento significativo della prevalenza della tosse e del catarro cronici: dal 2,2% in zone senza traffico al 3,2% in zone con traffico intenso; e inoltre, da zone con passaggio di camion quasi nullo (prevalenza 2,0%) a zone con passaggio frequente (2,9%) o continuo (3,9%). Non era significativo, invece, l’incremento di prevalenza della tosse cronica legato al solo traffico di automobili”

Le cause più frequenti di tosse cronica nei bambini

Tra le cause più frequenti di tosse cronica nei bambini, troviamo:

  1. La tosse post-infettiva, che si verifica nella fase finale e di risoluzione di un’infezione. In età pediatrica nella maggior parte dei casi non si riesce ad identificare l’agente responsabile della tosse post-infettiva, anche se sono stati chiamati in causa numerosi virus respiratori (Virus Respiratorio Sinciziale, virus influenzali e parainfluenzali, Adenovirus) e batteri come Mycoplasma pneumoniae, Chlamydia pneumoniae e Bordetella pertussis.
  2. La bronchite batterica protratta, molto diffusa in età prescolare, caratterizzata da tosse catarrale persistente isolata che si risolve con una terapia antibiotica adeguata.
  3. L’inalazione di un corpo estraneo, uno degli incidenti domestici più frequenti tra i bambini, che colpisce in genere tra la nascita e i 4 anni d’età. In questo arco temporale, i bambini non hanno ancora una dentatura completa e, a causa di poca dimestichezza nel masticare bene il cibo, i nostri piccoli devono ancora imparare a coordinare i muscoli coinvolti nella deglutizione; inoltre, spesso sono distratti e iperattivi durante i pasti.
  4. L’Asma bronchiale o la Rinosinusite (sindrome delle vie aeree superiori)
  5. La tosse psicogena, si presenta prevalentemente in età scolare o pre-adolescenziale (6-14 anni), per lo più in occasione di situazioni stressanti (più frequentemente la paura della scuola e/o l’elevata conflittualità fra i genitori).

Quando è meglio contattare il pediatra?

Ci sono alcuni campanelli d’allarme da non sottovalutare in caso di tosse nei bambini. Rivolgiti al pediatra quando nel tuo piccolo si verifica:

  • Un esordio di tosse in epoca neonatale;
  • tosse che si manifesta e perdura dopo un episodio di soffocamento;
  • tosse durante o immediatamente dopo il pasto;
  • tosse che migliora solo con terapia antibiotica;
  • polmoniti ricorrenti;
  • difficoltà nell’alimentazione (vomito, soffocamento)

Sebbene le informazioni contenute in questo articolo siano state estratte da uno studio specialistico, non devono intendersi come sostituti della valutazione e delle indicazioni di un professionista sanitario.


Fonte: Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

È importante che i bambini, per la loro salute e per il loro corretto sviluppo, assumano la giusta quantità di vitamine e minerali durante la loro crescita. I loro bisogni nutrizionali dipendono dall’età, dal sesso, dal peso e dal tipo e intensità di attività fisica praticata, per questo non c’è una “ricetta” valida per tutti, ma una corretta informazione a riguardo può aiutare a capire quando intervenire o meno.

Una dieta variegata ed equilibrata dovrebbe riuscire a soddisfare le esigenze nutritive di una persona, ma in circostanze particolari potrebbe essere necessaria un’integrazione. Vediamo assieme quali sono le vitamine e i minerali fondamentali per lo sviluppo cognitivo e fisico dei bambini e quando è necessario ricorrere agli integratori.

Le vitamine e i minerali più importanti per i bambini

Ecco un elenco dei principali micronutrienti che non dovrebbero mai mancare nella dieta di un bambino.

  • Ferro
    Il ferro è un minerale importantissimo per lo svolgimento di alcune importanti funzioni del nostro organismo, come la formazione dell’emoglobina, e per il corretto sviluppo del sistema immunitario. Il ferro può essere carente nei bambini per diversi motivi, tra cui un ridotto apporto attraverso l’alimentazione o un’eccessiva perdita di sangue. Il ferro si trova principalmente nella carne, ma anche nel pesce, nelle uova e nei legumi.
  • Zinco
    Lo zinco è necessario per il funzionamento di alcuni ormoni, come quelli della tiroide e della crescita, ed è essenziale per la divisione cellulare durante l’infanzia e l’adolescenza. Lo zinco si trova nel lievito, nel fegato, nella carne, nelle uova, nelle ostriche, nel latte e nei suoi derivati.
  • Vitamina D
    La vitamina D, utile nella calcificazione delle ossa, è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato. La vitamina D viene in parte sintetizzata dal nostro organismo a livello cutaneo durante l’esposizione ai raggi del sole.
  • Calcio
    Il calcio è vitale per la salute dei muscoli e importante per la coagulazione del sangue. Il calcio si trova principalmente nel latte e nei suoi derivati, negli ortaggi, nelle verdure, nei cerali e nel pesce.
  • Fosforo
    Il fosforo è importante per la salute di denti e ossa ed essenziale per la trasformazione del cibo in energia. È presente nei cerali, nei legumi, nelle uova, nella carne rossa, nella carne bianca, nel latte, nei formaggi e nelle verdure.
  • Acido Folico (Vitamina B9)
    Fondamentale per la sintesi delle proteine, del DNA e per la formazione dell’emoglobina, l’acido folico è presente in numerosi alimenti, come ad esempio nella lattuga, nei broccoli, negli asparagi, nel latte, nelle arance, nei kiwi e nei limoni.
  • Vitamina A (retinolo)
    La vitamina A rientra tra le vitamine liposolubili, molto importante per la vista e per lo sviluppo delle ossa, nonché per la crescita dei denti e per il rafforzamento del sistema immunitario. La vitamina A si trova soprattutto negli alimenti di origine animale: latte (e i suoi derivati) e uova.
  • Vitamina B6
    La vitamina B6 è una vitamina idrosolubile che non può essere quindi accumulata nell’organismo, ma deve essere assunta con regolarità attraverso l’alimentazione. La vitamina B6 contribuisce al rafforzamento del sistema immunitario, stimola le funzioni cerebrali e previene l’invecchiamento. Si trova soprattutto nelle carni bianche, nel pesce, nei legumi, nelle patate e negli agrumi.
  • Vitamina C (Acido ascorbico)
    Anche la vitamina C è una vitamina idrosolubile, con le sue propriet antiossidanti rafforza il sistema immunitario ed è importante per la neutralizzazione dei radicali liberi. È presente soprattutto negli alimenti come frutta (arance, fragole, mandarini, kiwi, limoni) e verdura (spinaci, broccoli, pomodori, peperoni).
  • Fluoro
    Il fluoro fortifica le ossa e riduce il rischio di danni allo smalto dei denti. È presente nel pesce, nei frutti di mare, nel formaggio, nel latte e nella carne, ma anche in alcune bevande come il tè.
  • Iodio
    Lo iodio è essenziale per gli ormoni tiroidei, gioca inoltre un ruolo molto importante nello sviluppo del sistema nervoso centrale, dello scheletro e del sistema immunitario. Lo iodio si trova principalmente nel pesce.
  • Rame
    Il rame è fondamentale per la produzione dei globuli rossi, delle ossa e dei tessuti connettivi, svolge inoltre un’azione antiossidante difendendo le cellule dai danni causati dai radicali liberi. È presente nelle frattaglie, ma anche nei molluschi, nei semi, nella frutta secca, nei cereali integrali e nei legumi.

I bambini hanno bisogno di integratori?

Come già specificato all’inizio di questo articolo, in generale si può dire che i bambini che seguono una dieta sana, variegata ed equilibrata non hanno bisogno di integratori vitaminici.

Fanno eccezione alcune particolari casistiche, guardiamole assieme:

  • I neonati, soprattutto per ciò che concerne la Vitamina D, la cui produzione è conseguente all’esposizione solare, e la vitamina K, che il bebè riceve in piccola quantità durante la gravidanza incorrendo alla nascita nel rischio di una malattia emorragica causata da questo deficit.
  • Bambini a rischio di carenze, come quelli che seguono una dieta vegetariana o vegana particolarmente restrittiva. Si incorre in questi casi nel rischio di una carenza di Ferro e/o Vitamina B12, propria degli alimenti di origine animale.
  • Bambini con celiachia, cancro, fibrosi cistica o malattie infiammatorie intestinali o che hanno subito un intervento chirurgico all’intestino o allo stomaco, proprio per la difficoltà nell’assorbimento di vitamine e minerali come ferro, zinco e vitamina D, ma anche vitamine liposolubili come le Vitamine A, E, K.
  • Bambini che fanno fatica a mangiare determinati cibi (frutta, verdura, carne, pesce…) per un periodo molto prolungato.

Questo articolo non sostituisce il parere del pediatra, affidatevi a lui per ricevere maggiori informazioni a riguardo.


Fonti:

Il sistema immunitario è una rete di strutture e processi che protegge il corpo del tuo bambino dagli “invasori esterni”, come germi e tossine. Ognuno di noi nasce con un sistema immunitario già costituito, chiamato “sistema immunitario innato”. Crescendo poi sviluppiamo, attraverso l’esposizione a microbi o sostanze chimiche, quello che viene definito “sistema immunitario adattativo”.

I due tipi di sistemi lavorano assieme per proteggere i bambini. In che modo?
Il sistema innato è quello che fornisce la risposta più tempestiva quando tuo figlio si trova davanti a un agente esterno attraverso delle barriere fisiche come la pelle, la cornea dell’occhio o come le mucose che rivestono il tratto respiratorio, quello gastrointestinale e quello genitourinario. Questo sistema viene ereditato alla nascita. 
Il sistema immunitario acquisito o adattativo, lavorando in sinergia con il sistema innato, produce alcune cellule, chiamate anticorpi, dopo che il vostro bambino è entrato in contatto con un agente patogeno.  La risposta degli anticorpi si sviluppa in genere nel corso di alcuni giorni, ma il processo si velocizza dopo la prima esposizione al “nemico”.

Sono molti i fattori di natura ambientale che possono incidere sullo sviluppo e il rafforzamento del sistema immunitario di un bambino, tra questi rientra anche l’alimentazione e lo stile di vita. Per questo motivo, Il sistema immunitario dei nostri piccoli può essere rafforzato attraverso alcune “buone pratiche” e accorgimenti, tra questi troviamo:

  • Il parto naturale
  • l’allattamento al seno esclusivo fino al sesto mese
  • l’introduzione di cibi solidi tra il quarto e il sesto mese di vita
  • la somministrazione di un’ampia varietà di alimenti
  • l’evitare il fumo passivo o ambienti con aria inquinata

Vediamone alcuni nel dettaglio.

Scelta del parto e sistema immunitario del bambino

Prima di vedere come il parto naturale sia in grado di rafforzare il sistema immunitario del tuo bambino è necessario parlare del microbiota intestinale. Quando si parla di microbiota ci si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo, come ad esempio il tratto gastrointestinale. L’intestino di un neonato è di fatto sterile ed è pronto ad essere, per così dire, colonizzato subito dopo la nascita dalla comunità microbica di origine materna, in primo luogo, e da quella di origine ambientale.

Durante il parto naturale, il bebè entra in contatto con il tratto vaginale e intestinale della madre che rappresenta la principale e la più importante fonte per l’avvio della colonizzazione del tratto intestinale del neonato. Questo non avviene durante il parto cesareo, saranno quindi i batteri di origine ambientale a colonizzazione per primi il suo intestino. Questa colonizzazione è molto importante sia per la salute dei neonati che per la loro crescita, influenzando anche lo sviluppo del sistema immunitario. Il microbiota, quindi, va incontro a uno sviluppo differente sulla base del tipo di parto effettuato.

Lo sviluppo del microbiota intestinale viene influenzato anche dall’alimentazione a cui è sottoposto il neonato. Vediamo di seguito come l’allattamento al seno e l’alimentazione in generale sono fondamentali per aiutare i bambini ad aumentare le proprie difese immunitarie

Allattamento al seno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità insiste da molti anni sulla promozione dell’allattamento al seno, considerato uno dei modi più efficaci per garantire la salute e la sopravvivenza del bambino. Questo perché il latte materno contiene una serie di anticorpi che aiutano a proteggere i piccoli dalle più comuni malattie infantili, oltre a numerose sostanze nutritive di cui il bambino ha bisogno.

A promuoverlo non è solo l’OMS, viene anche indicato dall’UNICEF come un diritto nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In che modo il latte materno, quindi, riesce a rafforzare il sistema immunitario dei bambini? Questo accade grazie alle proteine, le vitamine, i grassi e gli enzimi che lo compongono; inoltre, la mamma è in grado di sviluppare costantemente nuovi anticorpi permettendo appunto di rinforzare il sistema immunitario del neonato attraverso il proprio latte.

Varietà degli alimenti

Anche l’alimentazione gioca un ruolo molto importante nel rafforzamento delle difese immunitarie, essendo una delle prime fonti di benessere di ogni individuo. Come fare a scegliere i cibi giusti? I cibi che più favoriscono questi processi sono:

  • il pesce
  • la frutta secca
  • la frutta fresca
  • i legumi
  • le spezie

Questi alimenti, proprio per l’importanza che rivestono, sono presenti anche nella piramide alimentare dei bambini. Ricordiamo che per garantire una buona funzionalità del sistema immunitario, i bambini hanno bisogno anche di micronutrienti essenziali, come vitamine e minerali.

Le curve di crescita e i percentili sono un utile strumento a disposizione dei professionisti della salute per valutare la crescita dei bambini nel corso delle diverse visite pediatriche. Abbiamo parlato in modo approfondito dell’utilizzo dei grafici e delle tabelle di crescita condivise dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’articolo Tabella peso altezza bambini: i nuovi standard OMS.
In questo articolo, invece, risponderemo a due semplici domande: che cosa si intende per percentili e cos’è una curva di crescita.

grafico con curve di crescita bambini - fonte OMS
Curve di crescita bambini 0-6 anni – Fonte OMS

Cosa sono i percentili?

Il percentile (o centili) è una misura utilizzata in statistica che ha l’obiettivo di indicare il valore minimo sotto al quale ricade una data percentuale degli altri elementi sotto osservazione.

Proviamo a spiegarlo meglio attraverso un esempio riportato nel libro “100 idee per crescere” di UPPA, la casa editrice dedicata ai genitori a cura degli specialisti dell’infanzia. Immaginiamo, quindi, di avere a disposizione un campione di 1.000 bambini con caratteristiche comuni, ad esempio tutti maschi, sotto i 3 anni. Proviamo a metterli in fila mentalmente dal più basso al più alto, poi formiamo 100 gruppi, ognuno dei quali formati da 10 bambini: ogni gruppo rappresenta un percentile.

  • Se un bambino rientra nel 50° percentile si troverà nella parte centrale della curva di crescita, questo vuol dire che circa la metà dei bambini sarà più alta di lui e l’altra metà più bassa.
  • Se un bambino appartiene al 25° percentile, vuol dire che 75 bambini saranno più alti e 25 più bassi.
  • Se un bambino appartiene al 75° percentile, 25 bambini saranno più alti di lui e 75 più bassi.

Ovviamente questo non è un calcolo esaustivo, perché all’interno del nostro campione di bambini saranno presenti anche casi patologici. È compito del pediatra prestare attenzione a quei bambini che rientrano agli estremi di questa graduatoria, ovvero quei bambini che si trovano sotto il 3° percentile o sopra il 97° percentile. I casi estremi, ovvero più lontani dai valori medi, richiedono un monitoraggio e delle analisi più approfondite.

Questa metodologia di calcolo viene utilizzata per la valutazione dell’altezza, del peso e della circonferenza cranica.

Cosa sono le curve di crescita?

Le curve di crescita non sono altro che l’unione delle misurazioni di peso e statura a cui il bambino è soggetto durante i diversi controlli di routine dal pediatra. Il risultato del collegamento tra i marcatori dà vita, in genere, a una curva crescente, chiamata appunto “curva di crescita”. Ad ogni bambino corrisponde una propria curva, la cosa più importante da verificare durante queste misurazioni è la sua regolarità. Se per un periodo di monitoraggio abbastanza ampio da risultare significativo, la curva si sposta in modo considerevole da un percentile a un altro, sarà il caso di procedere con esami più specifici. Questa è, ripetiamo, una valutazione in carico al pediatra.

Fonte:
WHO – Child Growth Standards
Cento idee per Crescere, Chiara Borgia e Sergio Conti Nibali, Edizioni UPPA, 2020.

Per alcune famiglie l’orario migliore per mettere a letto i propri bambini è quando ne sentono la necessità, per altre, invece, si va a letto quando vanno a letto anche i genitori. Alcuni di loro, inoltre, sono molto felici di coccolare ogni sera i loro figli fino a farli addormentare; altri preferiscono stabilire un orario, per esempio le 9 di sera, per mandarli a letto, in modo da assicurare al bambino sufficiente riposo e per garantirsi un po’ di tempo libero. Qualsiasi sia l’approccio, la cosa più importante è che entrambi – lo ripetiamo: entrambi – i genitori siano d’accordo sulle posizioni della famiglia: solo così si possono stabilire e rispettare delle regole e vivere più sereni.

Per rispondere alla domanda “A che ora devono dormire i bambini?” bisogna necessariamente considerare alcune variabili: a che ora devono svegliarsi l’indomani, quanto è durata la loro dormitina diurna e ovviamente la loro età e la giornata che hanno avuto. Ad esempio, il ciclo sonno/veglia dei neonati cambia rapidamente nei primi mesi di vita. Non c’è quindi una risposta universale a questa domanda, in questo articolo vi offriremo delle informazioni utili per valutare caso per caso le esigenze dei vostri piccoli. In questa ottica, forse, la domanda più corretta da porsi è: di quante ore di sonno ha bisogno mio figlio per riposare correttamente?

Nella tabella di seguito, abbiamo riportato le linee guida diffuse dall’American Academy of Pediatrics (AAP) e abbiamo realizzato per voi questa tabella in modo tale che possiate recuperare informazioni utili per la vostra selezione dell’orario in cui mettere a letto il bambino.

Da 1 a 2 anniDa 11 a 14 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Da 3 a 5 anni  Da 10 a 13 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Dai 6 ai 12 anniDalle 9 alle 12 ore nelle 24 ore (inclusi i sonnellini)
Dai 13 ai 18 anniDalle 8 alle 10 ore nelle 24 ore

La routine della sera può conciliare il sonno

Ci sono alcuni rituali e gesti che, praticati regolarmente ogni sera seguendo la stessa sequenza, possono aiutare il vostro piccolo a rilassarsi e ad addormentarsi in meno tempo. Ad esempio, potreste decidere di: fargli un bagnetto caldo, mettetegli il pigiama, aiutarlo a lavarsi i denti, leggergli una favola e riempirlo di coccole. Per ottenere i risultati sperati, è importante che le stesse abitudini vengano mantenute e rispettate, e questo vale anche per i bambini più grandi. È altresì importante evitare di stimolarli troppo poco prima di andare a letto, con giochi o attività particolarmente carichi di energie.

Cosa fare se il bambino non vuole andare a letto?

A volte i bambini oppongono resistenza ai rituali serali perché non vogliono andare a letto. Questo può capitare a tutte le età, ma è molto più frequente tra il primo e il quinto anno. Questi atteggiamenti potrebbero portare il vostro piccolo ad avere un sonno disordinato andando incontro a ripetuti risvegli notturni. Parlatene sempre con il vostro pediatra o medico di fiducia per escludere problematiche più gravi e provate ad ascoltare le esigenze dei vostri piccoli per aiutarlo in questo momento delicato della giornata.

Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Fonti:
WHO: Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age
Alessandra Bortolotti, I cuccioli non dormono da soli, Mondadori, Milano, 2016
SIPPS.it

È capitato anche a voi di aver detto da bambini: “io non smetterò mai di giocare”? Forse lo avete fatto e non ne conservate memoria. George Bernard Shaw, scrittore irlandese e premio Nobel 1925, disse: “Non smettiamo di giocare perché diventiamo grandi; diventiamo grandi perché smettiamo di giocare”. Le cose sono molto cambiate negli ultimi decenni, adesso si parla di diventare grandi giocando. Per noi può sembrare la normalità, ma per molto tempo parlare di gioco ha portato con sé alcune ambivalenze che non possono essere messe da parte quando si parla, come in questo articolo, di gioco educativo: il gioco viene designato a volte come un’attività divertente e positiva, di intrattenimento e sollazzo, lontana da una pratica lavorativa o un obiettivo e tipicamente infantile, e altre volte, se praticata in eccesso e da adulti, come un momento di perdita di controllo e di tempo, con un’accezione negativa.  

All’interno di queste definizioni, emerge la questione dei giochi o dei giocattoli educativi, ovvero un gioco che aiuta a crescere attraverso il divertimento e che ricopre un ruolo fondamentale nella pedagogia, nella socializzazione e nell’apprendimento sin dalla prima infanzia.

I giochi educativi sono quei “passatempi” che hanno come obiettivo finale quello di educare il bambino: possono educare alla scienza, a temi come l’ambiente, l’energia pulita o il riciclo, ma possono anche essere utili per acquisire nozioni di storia, geografia o astronomia. I giochi educativi vengono anche utilizzati da educatori o insegnanti per insegnare a scrivere, a leggere o a contare.

Idee di giochi educativi per bambini dai 2 anni ai 3 anni

Forme da imbucare

È molto stimolante per i bambini avere una “gabbia” in cui inserire dei piccoli oggetti di forme e colore diversi in corrispondenza del loro foro. In questo modo il bambino inizia ad acquisire familiarità sia con le forme che con i colori. Inoltre, è molto utile in quanto aiuta a mantenere la concentrazione e affina le abilità motorie nonché la coordinazione occhio-mano.

Bambole

Le bambole rappresentano un grande classico per i bambini di tutte le epoche. Ma perché sono così importanti e apprezzate dai più piccoli? I bambini amano imitare gli adulti e amano anche condividere la propria routine, magari con qualcuno che gli somiglia: cosa c’è di meglio allora di un bambolotto che può fare tutto ciò che vogliamo?

Giocare con le bambole rappresenta una grande opportunità per i nostri figli di rivivere quanto è stato vissuto durante la giornata o fino a quel momento: e quindi perché non cambiargli il pannolino o dargli da bere un po’ di latte in una tazza?

Giochi musicali

Avere stimoli diversi aiuta lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, i giochi musicali rientrano in questa categoria. Un giocattolo che riproduce i versi degli animali li aiuta a riconoscere le diversità e a scoprire il mondo, oppure una piccola pianola o uno xilofono stimolerà nei bambini la ricerca di una melodia o di una intonazione.

Inoltre, la capacità di percezione della musica si manifesta prima della capacità di comprendere una lingua. Sviluppare l’orecchio musicale a tonalità allegre o tristi in questa fase dell’infanzia stimola anche la loro emotività e di conseguenza li aiutano ad avere più fiducia in se stessi e in chi si prende cura di loro.

Costruzioni

Anche le costruzioni giocano un ruolo molto importante nello sviluppo cognitivo del bambino in quanto gli permettono di incrementare e far maturare le loro competenze manuali e le loro abilità, oltre a stimolare immaginazione e creatività.

Idee di giochi educativi per bambini dai 4 ai 5 anni

Mappamondo

Il mappamondo è di per sé un oggetto molto affascinante, sia per gli adulti che per i bambini, ma per questi ultimi rappresenta spesso l’unico modo per iniziare a comprende gli spazi in cui vive e di scoprire, in qualche modo, anche l’altrove. In commercio ne esistono diversi, da quelli più retro a quelli luminosi, fino ad arrivare ai più tecnologici e interattivi che hanno il vantaggio di essere, per così dire, al passo con i tempi visto la loro possibilità di essere aggiornati in tempo reale.

Robot

I robot rientrano in una più grande categoria che è quella della robotica educativa, il cui approccio è proprio quello di affiancare alla classica e tradizionale didattica l’utilizzo di robot e relativa programmazione. Giocare con i robot contribuisce a sviluppare particolari e importanti competenze come la creatività, il lavoro di squadra e il pensiero critico grazie all’osservazione causa-effetto che un robot riesce a riprodurre.

Scacchiera

Il gioco degli scacchi è per i bambini un’opportunità per sviluppare capacità logiche e di concentrazione, oltre all’autocontrollo, alla pazienza e alla creatività. La scacchiera rappresenta quindi un prezioso alleato per lo sviluppo mentale e della personalità e per iniziare ad avvicinarsi a questo gioco.

Uno strumento musicale

Non c’è un’età precisa in cui iniziare a suonare, anche se in genere viene consigliato di iniziare tra i 6 e gli 8 anni. Tuttavia, intorno ai 4 o 5 anni è possibile iniziare a scegliere assieme al vostro bambino uno strumento che potrebbe tenergli compagnia durante i pomeriggi dopo la scuola. Per aiutarvi nella scelta, sappiate che il pianoforte e la batteria sono gli strumenti più facili a cui approcciarsi.

Questo è un articolo che ha uno scopo meramente informativo, ricorda di far giocare il bambino con giochi adatti alla sua età e alle sue inclinazioni.

Lo sviluppo della parola ha inizio già mentre il bambino è nel pancione, le sue abilità si rafforzeranno poi nell’età evolutiva fino a completarsi nell’età adulta.

Lo sapevate che già durante l’ultimo trimestre di gravidanza il feto è in grado di ascoltare la voce della propria mamma e a riconoscere la musicalità delle vocali? Sì, è vero, il loro cervello è ancora poco sviluppato ma sta lavorando molto per memorizzare i suoni che sono alla base delle parole e continuerà a farlo anche dopo essere nato. Quale sarà e quando pronuncerà la sua prima parola di senso compiuto e quando iniziano a parlare i bambini in generale?

In questo articolo troverete una timeline delle tappe dello sviluppo del linguaggio e 6 consigli utili per aiutare i vostri piccoli a comunicare con voi e con l’esterno.

Indice dei contenuti:

Le tappe dello sviluppo del linguaggio: una timeline

Le tappe dello sviluppo del linguaggio sono prevedibili, ma ogni bambino ha il proprio ritmo.

Ma a che età parlano o iniziano a parlare i bambini?

Se siete arrivati a porvi questa domanda, molto propbabilmente la comunicazione con i vostri bambini finora è stata caratterizzata dai loro sguardi, pianti, strilli, sorrisi e carezze e dalle vostre canzoncine, ninne nanne e parole dette a mezza voce e distrattamente; dovete sapere che tutte queste informazioni vengono maniacalmente registrate dai vostri bambini. Ed eccolo,  infatti, che da un momento all’altro prova timidamente a ripetere qualche suono, a comporre qualche parola fino ad indicarvi con precisione quello che vuole o non vuole mettendo in fila anche 3 parole assieme. E poi ci saranno i “sì” e i “no” detti solo per provocarvi, per mettere alla prova la vostra coerenza…e la vostra pazienza!

Magari avete fatto a gara con il vostro partner per sentirvi chiamare per primi “mamma” o “papà” e vi siete emozionati nel sentire il ripetere, molto probabilmente del tutto casuale, di quelle due sillabe…

I momenti legati all’apprendimento e all’utilizzo della parola da parte del vostro piccolo sono così gioiosi e imprevedibili che sarebbe difficile associarli ad altri avvenimenti della vita di una persona.

In generale, le prime parole che imparerà a comporre saranno quelle che vengono utilizzate giornalmente in riferimento al momento del pasto o del bagnetto, per passare poi alla ripetizione del nome di alcune parti del corpo.  Riuscirà poi in una seconda fase a “parlare” e farsi capire anche dalle persone esterne al proprio nucleo familiare.

Le ricerche sugli aspetti fonetico-fonologici dello sviluppo linguistico hanno dimostrato che l’evoluzione fonetica, come altri aspetti del comportamento umano, obbediscono alla “legge biologica” che tende a massimizzare l’efficacia comunicativa con il minimo dello sforzo. Cosa vuol dire? In poche parole, sta a significare che le prime forme linguistiche infantili ad essere prodotte emergono dall’oscillazione tra la facilità di produzione e la “salienza percettiva” dei foni, ovvero la capacità di distinguere un suono rispetto a un altro.

Scopriamo assieme quante sfide compiono i nostri piccoli mese dopo mese, sin dalla loro nascita, attraverso questa timeline.

Dalla nascita ai 3 mesi

Stando agli studi più recenti, intorno alla 30esima settimana di gravidanza, il feto inizia a reagire agli stimoli uditivi: alla fine della gravidanza riesce anche a distinguere una voce femminile da una maschile.

Una volta venuti al mondo, i piccoli cuccioli di uomo ascoltano in modo più ottimale i suoni linguistici rispetto a quelli non linguistici, anche di pari complessità e tonalità.

Nei primi 3 mesi di vita, i neonati ascoltano la tua voce e osservano le espressioni del tuo viso mentre parli, sono in grado infatti di associare la produzione delle vocali a una precisa espressione facciale, alcuni di loro preferiscono il “motherese”, ovvero quello stile tutto dolce che spesso utilizzano le mamme con i propri piccoli, ma che può essere utilizzato da chiunque, nella quale vengono trasmesse con più efficacia emozioni attraverso l’enfasi acustica e visiva o gesticolando molto rispetto al comune parlato degli adulti.

In questa fase i piccoli riescono ad emettere dei suoni attraverso il pianto, degli stridolini o suoni definiti “vegetativi” come ruttini, deglutizioni o colpi di tosse. A questi si aggiungono grugniti e sospiri e le loro prime vocalizzazioni, i risolini e i suoni “proto-consonantici” definiti anche vocalizzazioni di benessere (cooing), felici e cantilenanti, che potrebbero iniziare a dimostrare un passaggio a un comportamento più consapevole. Emergono poi le nasali sillabiche e i suoni vocalici nasalizzati. In una fase più avanzata, dai suoni isolati si passa ai suoni in sequenza.

A 6 mesi

A 6 mesi, il bambino inizia con il babbling, tradotto a volte con “lallazione”, ovvero una sequenza di sillabe di tipo consonante-vocale ripetute in modo ritmico nel tentativo di imitare il parlato dei grandi. Ad esempio, il tuo bambino potrebbe dire “ba-ba” o “pa-pa”. Il babbling è un’attività che non dipende dall’interazione, è piuttosto un esercizio auto-stimolatorio che non ha un vero e proprio significato, quindi è improbabile che il vostro piccolo abbia appena detto Papà! Il babbling può essere canonico, ad esempio papapa, o reduplicato, ad esempio “pa-ta-ga” o “pa-pi-pe”. I due tipi di babbling non sono successivi ma contemporanei.

A 9 mesi

Dai 9 mesi in poi, i bambini possono capire alcune parole di base come “no” e “ciao”. Possono anche iniziare a utilizzare una gamma più ampia di suoni consonantici e toni di voce. Forse non tutti sanno che l’apprendimento delle parole si svolge su basi statistiche: i bambini si affidano ad un certo numero di parole familiari e riconoscibili che li aiutano a segmentare e a comprendere un discorso. È dimostrato infatti che se una parola ad alta frequenza e familiare come “mamma” viene pronunciata prima di una parola sconosciuta e non familiare, il bambino riuscirà ad assimilare quest’ultima più velocemente rispetto al caso in cui la nuova parola fosse preceduta da un’altra parola sconosciuta. Ma come fanno a capire quando una parola finisce e ne inizia un’altra? I bambini riescono ad analizzare la distribuzione degli accenti, l’intonazione e il ritmo; sorprendente vero?

Dai 12 ai 18 mesi

Tra il primo anno di vita e i 18-20 mesi la maggior parte dei bambini iniziano a dire le loro prime paroline, poche e semplici, come “mamma” e “papà”.  Adesso non è più un esercizio, il vostro bambino vi sta chiamando davvero e comincia a parlare! Inoltre, capiscono le tue brevi richieste, come ad esempio “Per favore, vieni qui”. 

Intorno ai 18 mesi, i bambini sono in grado di pronunciare in modo chiaro circa 20 semplici parole e iniziano a parlare al telefono per gioco imitando il tono di voce gli adulti! Ma non solo, possono anche iniziare a farsi capire indicando persone, oggetti e parti del corpo.  Ripetono le parole pronunciate dagli adulti, ma spesso tralasciano la fine o l’inizio delle parole.

A 2 anni

A due anni i bambini riescono a pronunciare piccole frasi composte da due parole o quattro, come “Ciao mamma” o “io acqua”. È del tutto normale che a due anni un bambino non parli in modo corretto.

A 3 anni

A tre anni il vocabolario del tuo bambino esplode e si espande giorno dopo giorno, inizia a costruire delle frasi, a cantare semplici canzoni e riesce a farsi capire.

Cosa fare per favorire lo sviluppo del linguaggio del bambino? 6 consigli utili

  1. Mostrate interesse per le sue espressioni, il suo sguardo, le sue smorfie.
  2. Prestate attenzione ai loro vocalizzi e alle loro lallazioni.
  3. Parlate guardandolo negli occhi.
  4. Mettetevi alla loro altezza mentre gli parlate.
  5. Raccontate quello che sta succedendo: è l’ora della pappa, adesso facciamo il bagnetto…
  6. Leggete loro delle storie: i libri aiutano a crescere.

Sappiate che le competenze linguistiche del vostro piccolo sono direttamente proporzionali alla quantità di parole che ascolterà nei primi anni di vita, prendetevi cura delle orecchie dei vostri piccoli attraverso una corretta igiene e controlli specialistici.

Quando preoccuparsi se un bambino non parla

Cosa fare in caso di bambini che non parlano? Se vi sembra che il vostro bambino stia dimostrando un ritardo nello sviluppo del linguaggio parlatene con il vostro pediatra: in generale i “parlatori tardivi”, ovvero quei bambini in cui:

  • non è presente una lallazione entro i 12 mesi
  • che hanno un vocabolario ristretto di parole entro i 2 anni (meno di 50 parole)
  • che non riescono a elaborare una frase entro i 3 anni,

e che non presentano altri deficit possono essere aiutati coinvolgendo un logopedista.

Anche il pianto è una forma di linguaggio

Piangere non indica necessariamente un dolore fisico, molto raro nei bambini, ma indica piuttosto un bisogno che attende di essere ascoltato e soddisfatto. Il nostro piccolo potrebbe piangere perché ha fame, perché vuole essere cullato o coccolato, perché ha paura o perché si sente solo. Attraverso il pianto cerca di comunicare con noi, almeno fino a quando non avrà imparato a esprimere con le parole le proprie emozioni e i propri sentimenti e, gli adulti lo sanno bene, potrebbe volerci molto tempo.

Fonti:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_159_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf

https://www.researchgate.net/publication/298790805_Lo_sviluppo_foneticofonologico_da_0_a_3_anni

Lo sviluppo del sonno infantile è un processo altamente dinamico che si verifica in parallelo e in interazione con la sua crescita cognitiva e fisica.

I cicli sonno/veglia dei neonati possono sembrare un mistero per i neo genitori, in particolar modo quando interferiscono con i loro ritmi! Questo potrebbe rappresentare una fonte di stress per i genitori alle prime armi e per i più piccoli. Una corretta informazione può aiutare entrambi a migliorare il proprio sonno. 

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Il sonno dei neonati e quello degli adulti

Negli adulti, i pattern del sonno sono prevedibili e coerenti e si basano principalmente su tre fattori o processi:

1.     Il processo circadiano, legato al ritmo giorno/notte che si ripete ogni 24 ore ed è controllato dall’orologio biologico interno: un meccanismo di ciclo sonno-veglia che non dipende dalle abitudini.

2.     Il processo omeostatico, permette di autoregolarsi e di mantenere in equilibrio il meccanismo sonno/veglia.

3.      Il processo ultradiano, legato all’attività ormonale e digestiva.

Il ciclo del sonno di un neonato, caratterizzato spesso dai i nostri piccoli che si svegliano e si addormentano a qualsiasi ora del giorno o della notte, se messo a confronto con quello dei genitori, potrebbe sembrare casuale. Una maggiore informazione sui cicli del sonno del bambino permette agli adulti di comprendere meglio le loro esigenze e di alleviare tensioni date da frustrazione, senso di impotenza, carenza di sonno o preoccupazioni.

La prima e fondamentale informazione che un genitore deve acquisire è che il sonno gioca un ruolo decisivo nello sviluppo cognitivo del bambino, per questo deve essere incentivato e tutelato.

Tornando alle differenze tra il sonno di un neonato e quello di un adulto, occorre specificare che la differenza è presente sia da un punto di vista quantitativo che temporale, bisogna soffermarsi quindi sul “quanto” e sul “quando”.

Nei casi più comuni e privi di particolari problematiche, gli adulti sani dormono almeno 7 ore ogni notte in modo continuativo per gran parte del tempo, mentre nei neonati si arrivo fino a 18 ore di sonno intervallate da brevi risvegli, ogni 24 ore. Fino ai 6 mesi, i bebè dormono in media circa 13 ore al giorno, per periodi di tempi anche più ampi.

È difficile, e molto raro, che un bambino dorma tutta la notte senza svegliarsi mai, e se succede consideratevi molto fortunati! Uno dei più grandi desideri delle mamme e dei papà è, infatti, quello di vedere il proprio piccolo dormire tutta la notte, ma queste sono convinzioni tradizionali innescate dalla necessità, comprensibile, di riposo degli adulti. Bisogna, invece, comprendere e accettare i ripetuti risvegli notturni dei bambini: è una cosa normalissima, in quanto non hanno ancora sviluppato completamente il ritmo circadiano.  

Un neonato inizia ad avere un ciclo sonno/veglia simile a quello di un adulto tra i 3 mesi e il primo anno di vita, periodo in cui i bambini iniziano ad andare a letto a un’ora precisa, a dormire per periodi più lunghi durante la notte e ad accorciare i sonnellini durante il giorno. Ma questo non accade sempre e non deve far preoccupare i genitori. Anche dopo i 12 mesi è del tutto normale che i bambini si sveglino almeno una volta a notte.

Com’è fatto il ciclo di sonno di un neonato

I ricercatori hanno identificato 2 fasi del sonno dei neonati fino ai tre mesi e 4 fasi nei neonati con età superiore.

I neonati trascorrono quasi la stessa quantità di tempo in fase REM e NREM mentre dormono. La fase REM, chiamata anche del “sonno attivo”, è caratterizzata da un movimento rapido degli occhi mentre sono chiusi, la fase NREM, o del “sonno tranquillo” corrisponde a quella fase in cui il movimento degli occhi non è rapido. Durante la fase REM le manine, le dita o le gambe dei neonati potrebbero sussultare o contrarsi e il loro respiro accelerare portando anche a dei lievi movimenti della bocca, è quello che spesso succede quando diciamo che “un neonato si agita nel sonno”; nella fase NREM il bambino è fermo e “abbandonato” a se stesso.

Una volta che un bambino ha raggiunto i tre mesi di età, inizia a sperimentare le stesse fasi del sonno che caratterizzano quello degli adulti. Gli adulti sperimentano quattro fasi distinte del sonno che includono tre fasi del sonno NREM (1,2,3) e una fase del sonno REM. Cerchiamo di capire meglio. 

Le prime due fasi del sonno degli adulti sono le più leggere (NREM 1 e 2), durante le quali è più facile che una persona possa essere svegliata; la terza fase del sonno (NREM 3) è la fase più profonda e, di conseguenza, quella in cui è più difficile portare la persona dal sonno alla veglia; la quarta fase del sonno è la REM, la fase in cui le persone sognano. Gli adulti sperimentano queste fasi nell’ordine sopra descritto. Ma cosa accade ai neonati oltre i 3 mesi?

Ricordiamo: a circa 3 mesi, il neonato inizia a sperimentare le 4 fasi di sonno degli adulti che comprendono 3 fasi NREM e 1 fase REM.

Sebbene i bambini inizino a sperimentare le quattro fasi del sonno “adulto” già intorno ai tre mesi, è solo verso i 5 anni che iniziano a rispecchiare l’”architettura del sonno” dei grandi. I bambini, infatti, sperimentano una breve fase REM subito dopo essersi addormentati, mentre gli adulti dovranno dormire per circa 90 minuti prima che essa si inneschi.

Secondo i ricercatori, nei primi mesi di vita il sonno dei bambini si suddivide egualmente tra le fasi del sonno REM e quelle del sonno NREM. Sarà la crescita a regolarizzare il loro sonno e a far trascorrere meno tempo nella fase REM e a sperimentare le 3 fasi di NREM avvicinandosi sempre più al ciclo di sonno degli adulti…per la loro gioia!

Quanto dorme un neonato di pochi giorni?

I piccoli appena nati, possono dormire fino a 18 ore alternando il sonno diurno con quello notturno, ricordiamo che non hanno ancora consolidato il ritmo circadiano. I genitori, quindi, non devono preoccuparsi eccessivamente se il loro piccolo “dorme troppo”, basterà chiedere maggiori informazioni al proprio pediatra per essere più tranquilli. Ma quindi, quante ore di fila può dormire un neonato di pochi giorni? È possibile che un neonato nei suoi primi giorni di vita possa dormire anche per 4-5 ore di fila. Nelle prime settimane di vita l’unica discriminazione possibile delle fasi del sonno è tra veglia, sonno attivo (REM) e sonno tranquillo (NREM).

 Tabella del sonno dalla nascita ai 4 anni

Condividiamo una tabella indicativa delle ore di sonno dei neonati e dei bambini fino ai 4 anni, basata sulle informazioni fornite dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). La tabella ha uno scopo esemplificativo, non deve rappresentare uno schema per i genitori.

EtàOre
Dalla nascita a tre mesi16-17 ore su 24, oppure solamente 8. Il suo sonno dipende dal numero di pasti che fa sia durante il giorno che durante la notte. Altre variabili che possono influire sulla durata del sonno sono la sensazione di troppo caldo o di troppo freddo.
Da tre a sei mesiIl bambino crescendo diminuisce la frequenza dei pasi, soprattutto durante la notte, questo porta a un allungamento dei periodi di riposo. Alcuni bambini dormiranno per circa 8 o più ore per notte.
Da 6 a 12 mesiI pasti notturni diminuiscono gradualmente fino a scomparire. Alcuni bambini potrebbero dormire anche fino a 12 ore consecutive.
A 12 mesiIn questa fase, i bambini dormono per un totale di circa 12-15 ore.
A 2 anniÈ molto probabile che i bambini di due anni riescano a dormire per 11-12 ore per notte, accompagnati da 1 o 2 pisolini durante la giornata.
A 3-4 anni  In media, i bambini di tre-quattro anni hanno bisogno di 12 ore di sonno. Per alcuni sono sufficienti solo 8-10 ore per altri invece 14. Alcuni bambini potrebbero aver bisogno anche di 1 pisolino durante il giorno.

È importante comprendere i meccanismi del sonno dei neonati ma anche aiutare il bambino a trovare e sperimentare il proprio ciclo. Potrebbe essere utile in questo senso decidere quando è l’ora di andare a dormire e mantenere una routine per tranquillizzare i propri piccoli e dar loro dei punti di riferimento nella scansione dei tempi della giornata. Non c’è uno studio che indichi con chiarezza quanto e per quanto tempo deve dormire un neonato, perché, come abbiamo detto più volte, ogni bambino è diverso da un altro: ci sono neonati che dormono per 12 ore a notte e altri che dormono 16 ore al giorno, con intervalli.

Tutelate anche la vostra salute, se avete bisogno di riposare fate a turno con il vostro partner o lasciatevi aiutare da un componente della famiglia o da una persona vicina. 

Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.

Fonti:

https://www.sleepfoundation.org/baby-sleep/baby-sleep-cycle

L’ambiente rappresenta per un bambino lo spazio in cui giocare, muoversi, imparare e scoprire il mondo. 

La propria casa è il luogo in cui il piccolo arricchisce il proprio bagaglio esperienziale e la propria memoria; lo sapete che i primi anni di vita rappresentano un momento molto proficuo per la mente del bambino? In questa fase, infatti, “assorbe” dall’ambiente circostante informazioni e impressioni che contribuiscono alla sua formazione. 

Agire sull’ambiente porta a offrire al bambino stimoli e opportunità di crescita, per questo è importante creare uno spazio a misura di bambino, letteralmente, partendo, perchè no?, dalla sua stanzetta. 

È qui che entra in gioco il letto Montessoriano, una variante del classico lettino per bambini che si inserisce nel metodo educativo elaborato da Maria Montessori. Il metodo montessoriano annovera tra i suoi principi quello di concedere ai bambini la libertà di scegliere e di agire liberamente all’interno di un ambiente adeguato e alla sua altezza, in modo da non richiedere l’intervento dell’adulto. Ridurre il pensiero montessoriano in qualche riga è difficile e si corre il rischio di arrivare a eccessive semplificazioni o a banalizzare, questo non è il nostro obiettivo. 

In questo articolo vogliamo fornirvi informazioni sul letto Montessori, mostrarvi in cosa si differenzia da quello tradizionale e quali vantaggi porta. Scoprirete tutto questo nei prossimi paragrafi.

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brown wooden door near white wall

Che cos’è e a cosa serve il letto Montessori?

Le caratteristiche principali di un letto montessoriano sono due:

  • Mancanza di sbarre.
  • Altezza massima 25 cm.

È ben visibile in queste due caratteristiche la differenza con il tradizionale lettino per bambini interamente circondato da sbarre di protezione e ad altezza-adulto. 

Il letto Montessori, proprio per le sue caratteristiche principali, asseconda i primi istinti dei bambini piccoli e la loro esigenza di autonomia e libertà: essendo rialzato da terra di pochi centimetri, garantisce al bambino la massima libertà di movimento, in particolare permette di salire e scendere dal letto in piena autonomia. Questo consentirà ai piccoli di riconoscere il lettino come uno spazio proprio a cui poter fare ricorso senza chiedere l’intervento o l’aiuto di un adulto, favorendone l’indipendenza: il bambino può raggiungere il lettino quando si sente stanco e, vista l’assenza di sbarre, mamma e papà potranno mettersi tranquillamente al loro fianco per conciliare il suo sonno. Inoltre, potrà ricominciare a giocare dopo un pisolino senza dover chiedere niente “ai grandi” ed essere coinvolto con facilità nelle attività di riordino degli ambienti in cui vive (questo verso i 30 mesi).

Andare a letto, quindi, non viene vista da parte del bambino come una costrizione, ma favorisce l’acquisizione di una sempre maggiore indipendenza e autonomia. La scelta di utilizzare un letto montessoriano è una decisione che si inserisce all’interno di un percorso educativo di crescita per il bambino ben definito, per questo serve parlarne in casa coinvolgendo il proprio partner. 

Quando far dormire il bimbo nel letto Montessori

È consigliato l’utilizzo del letto Montessori a partire dai 18 mesi purchè il bambino venga messo in totale sicurezza. Cosa vuol dire? Vuol dire che il lettino deve essere posizionato in una stanza a prova di “bambino libero”: prese coperte, niente spigoli vivi o oggetti troppo piccoli che potrebbe ingoiare. Inoltre, lo spazio deve essere pulito e ordinato e alla sua altezza, letteralmente: bisogna infatti attrezzare la stanza con tavolini e sedie di misura adeguata in modo che i bambini possano sentirsi a proprio agio. 

L’arredamento e la creazione della cameretta dei bambini è un argomento su cui i neogenitori si ritrovano a fantasticare ancor prima della nascita del proprio figlio. A esso si lega il tema, molto delicato, del sonno. Ricordate che ogni bambino ha esigenze proprie e diverse dagli altri coetanei: non esiste un momento “standard” e condiviso in cui il bambino debba iniziare a dormire da solo in un classico letto per bambino. Questo può accadere a 6 mesi, a 1 anno, a 3 anni ma anche più in là nel tempo.

Le soluzioni per accompagnare il bambino nella fase di addormentamento e di sonno sono diverse, tra queste citiamo:

  • l’uso del lettino nella stanza dei genitori;
  • il letto montessoriano nella sua stanzetta;
  • l’utilizzo della “next to me”;
  • il cospleeping.

Trovare la giusta soluzione è un percorso molto intimo in cui giocano un ruolo fondamentale i bambini e i genitori: forzare i tempi o posticipare le decisioni per seguire stereotipi educativi o per accontentare i parenti è controproducente per entrambi.

Quale letto Montessori acquistare 

In commercio esistono molti modelli di letti montessoriani: diverse soluzioni per tutte le esigenze economiche. Sappiate però che non basta solo acquistare un fouton o un letto basso per poter dire di avere un letto Montessori in casa. 

Diffidate dai letti bassi “personalizzati” a forma di casetta, di barchetta, di automobile o di nuvoletta: sono divertenti ma poco funzionali al metodo di crescita montessoriana che richiede l’utilizzo di materiali naturali, semplici e con colori neutri.

Puntate su prodotti di qualità, con spigoli stondati, ben levigati e lavorati senza l’impiego di collanti o vernici tossiche.

La soluzione perfetta è data da un lettino Montessori in legno verniciato naturalmente con tinte neutre atossiche. Se volete fare una scelta ecologica, selezionate un tipo di legno che abbia ricevuto una certificazione Forest Stewerdship Council – FSC, che ne garantisce l’ecosostenibilità applicando criteri di salvaguardia dei diritti delle popolazioni indigene che abitano nelle foreste da cui viene prelevato il legno e che seguono e applicano piani di gestione per ridurre l’impatto ambientale.

Se siete particolarmente attenti all’interior design, in commercio vengono distribuiti lettini montessoriani che rimandano alla tradizione scandinava, realizzati con legno di betulla.

Come costruire un letto montessoriano

Non c’è niente di più bello che regalare ai vostri bambini un letto montessoriano creato da voi! Se vi dilettate con il bricolage e con la nuova tendenza del DIY, potrete cimentarvi nel costruire un letto Montessori fai da te; oppure, se preferite, potreste coinvolgere dei professionisti, come i falegnami. 

Ricordate solo di stare attenti a questi punti:

  • Scegliete un legno di qualità, lavorato tanto da non presentare degli acumi.
  • Non utilizzate colle, chiodi, viti per garantire maggiore sicurezza al bambino.
  • Non utilizzate tinte tossiche.
  • Stondate gli angoli.
  • State attenti a raggiungere un’altezza complessiva di 20-25 cm.
  • Utilizzate un materasso 120×190 cm per garantire ampi spazi al bambino durante il movimento notturno.

Fonti:

UPPA, Cento idee per crescere, Chiara Borgia e Sergio Conti Nibali, UPPA Edizioni, 2020.

La piramide alimentare è da sempre considerata uno schema da seguire per assicurare un’alimentazione equilibrata sia ai grandi che ai bambini ma può anche essere un utile strumento di educazione alimentare. In pochi sanno, però, che alla base di essa non ci sono solo alimenti. Scopritelo in questo articolo! 

La crescita e l’alimentazione dei propri bambini sono alcune delle più grandi preoccupazioni che affliggono i genitori. Come aiutare i bambini a mangiare tutto quello che c’è nel piatto? Come fare a rendere la frutta e la verdura più appetibili agli occhi dei bambini? La soluzione a questi piccoli problemi, può passare dal tema della corretta “educazione alimentare”.

La salute di bambini e adolescenti e la nutrizione pediatrica sono temi molto caldi, a cui vengono dedicati diversi studi e che acquisiscono sempre maggior importanza soprattutto se pensiamo alle numerose casistiche di malnutrizione, carenze o di obesità.

È oggi importante e fondamentale assicurare prevenzione, cura e corrette informazioni per garantire una corretta alimentazione e uno stile di vita sano.

È qui che entra in campo la piramide alimentare, un alleato al servizio di mamme e papà, dei nonni, delle baby sitter ma anche dei bambini e del personale scolastico. Scopriamo insieme cosa c’è alla base della piramide, quali sono gli alimenti indispensabili (e in che misura devono essere consumati) e come sfruttare al massimo la piramide alimentare dei bambini grazie ai consigli della Società Italiana di Pediatria (SIP).

La piramide alimentare dei bambini

La piramide alimentare deve essere letta partendo dal basso: nella parte più larga, la base della piramide, vengono inseriti quei cibi che possono essere consumati in quantità maggiore, man mano che si sale la forma della piramide si restringe e in corrispondenza di questi punti si trovano quegli alimenti che devono essere consumati con moderazione o devono essere limitati nel loro utilizzo. 

Esistono diverse piramidi alimentari diffuse ad esempio dal Ministero della Salute o da altre Società, ma in tutte sono presenti gli stessi fondamentali alimenti. Noi prenderemo come esempio la Piramide Alimentare Transculturale, che non mette al centro necessariamente la dieta mediterranea, condivisa dalla Società Pediatrica Italiana (SIP).

Prima di cominciare, ricordate: sul primo gradino, quello più largo, troverete gli alimenti che devono essere consumati maggiormente, a scalare tutti gli altri, fino ad arrivare alla punta della piramide (11esimo punto in questo elenco) in cui troverete gli alimenti da consumare con limitazione. 

Partiamo!

1.      Frutta e ortaggi

  • La frutta. La frutta deve essere assunta due o tre volte al giorno, bisogna sempre ricordarsi di preferire quella di stagione ed è consigliato di farla mangiare ai bambini a pezzi, non frullata o passata. Si consiglia di non assumere per più di 2-3 volte alla settimana i Kiwi, l’uva, la banana, la papaya e il jackfruit. Da limitare (meno di una volta alla settimana) frutti come il piantano, i datteri, l’avocado e il tamarindo.
  • Ortaggi: 3 – 5 porzioni al giorno assicurano una giusta varietà di colori e di consistenza. Tra gli ortaggi rientrano: i pomodori, le melanzane, l’okra, le carote, i germogli di bamboo.

Alla fine dell’articolo scoprirete gli altri due elementi presenti sul primo gradino! 

2.     Cereali: 3 – 5 porzioni al giorno. Tra i cereali ricordiamo: il grano, il mais,  il farro, l’orzo, il sorgo, il miglio, il grano saraceno, la quinoa, il riso parboiled (quest’ultimo massimo 2 volte alla settimana). Sono da preferire i cereali integrali e si raccomanda la cottura al dente.

3.     Latte e Yogurt: parzialmente scremati, 1 o 2 porzioni al giorno; lo yogurt va bene sia bianco che alla frutta.

4.     Noci e semi: 1-2 porzioni al giorno.

5.     Legumi: 4 – 5 porzioni settimanali. Fagioli, lenticchie, piselli, ceci, soia, fave che siano freschi, secchi o surgelati vanno sempre associati nello stesso pasto ai cereali (pasta, riso, orzo). Non sono verdure, ma sono un’alternativa alla carne, al pesce, alle uova e ai formaggi.

6.     Pesce: 3 – 4 porzioni settimanali. Alici, sarde, calamari, merluzzo, gamberi sia freschi che surgelati. È da preferire il pesce azzurro (sarde, alici). Per quanto riguarda il merluzzo, il nasello, lo sgombro, la spigola, il pesce persico e i cefalopodi (calamari e polpo) meglio non più di 1 volta alla settimana. In ultimo, i crostacei e i molluschi bivalvi devono essere consumati saltuariamente. Da evitare pesce di grossa taglia, come il pesce spada e il tonno.

7.     Carne: Max 3 porzioni settimanali. Pollo, tacchino, vitello, manzo magro, maiale magro, agnello, coniglio, anatra, potrete sbizzarrirvi tra le carni bianche e le carni rosse, privilegiando le prime.

8.     Formaggi: Triste notizia per i piccoli amanti del formaggio, che non devono esagerare andando oltre le 2 porzioni settimanali.

9.     Uova, tuberi e radici: solo 1- 2 porzioni a settimana.

10.   Condimenti: si consiglia un consumo al minimo dei condimenti di origine vegetale e di ridurre quelli di origine animale. Sì all’utilizzo giornaliero dell’olio extravergine di oliva. 

11.   Dolci-snack: patatine fritte, platano fritto, cioccolato nachos, patate dolci stufate, frittelle di mele, dulce de leche, budino di riso, banane verdi stufate… sono da consumare al minimo! 

SIP - Piramide Alimentare Transculturale_def (1)

È arrivato il momento di rivelarvi gli altri due importanti elementi presenti alla base di molte piramidi alimentari: l’acqua e l’attività fisica. 

Vediamo cosa vuol dire.

Due buone abitudini: acqua e movimento

Non è mai troppo presto per educare i bambini a due buone abitudini: bere acqua e fare del movimento.

Bere acqua

Partiamo dalla prima. Bere acqua durante i pasti principali, ma anche tra un pasto e l’altro, è importante in quanto permette di soddisfare il proprio fabbisogno d’acqua, e questo vale sia per gli adulti che per i bambini.  

L’acqua è un costituente fondamentale del nostro organismo, la percentuale presente nel nostro corpo cambia con la crescita, si passa infatti dal 75-80% nei neonati al 50% negli anziani. L’acqua trasporta ossigeno e sostanze nutritive a tutte le cellule del nostro corpo attraverso il sangue e al sistema linfatico oltre a rimuove i cosiddetti “prodotti di rifiuto”; inoltre, termoregolarizza la temperatura corporea e il volume cellulare, idrata pelle e mucose e lubrifica tessuti e articolazioni. Non siete ancora convinti?  

È bene sapere che il fabbisogno di acqua nei bambini è maggiore rispetto a quello degli adulti proprio per le loro esigenze di crescita e di sviluppo; inoltre, diversi studi hanno dimostrato come un’insufficiente idratazione abbia ripercussioni negative anche sul benessere psicofisico del bambino.

Ma quanto deve bere un bambino? I bambini dovrebbero bere nel corso di tutta la giornata in modo frequente: per compensare l’acqua “persa” durante la notte basterà berne un bel bicchiere al mattino appena svegli; assicuratevi, inoltre, che abbiano con loro sempre una borraccia di acqua, soprattutto se è prevista un’attività sportiva.

Non è possibile definire con precisione la quantità di acqua necessaria per ogni bambino, questo perché entrano in gioco molti fattori come: l’età, l’alimentazione, lo stile di vita e l’attività sportiva. Bisogna ricordare che l’acqua viene assunta anche attraverso gli alimenti; vediamo assieme quanto acqua contengono gli alimenti presenti nella piramide alimentare:

  • Più dell’85% la frutta, gli ortaggi, la verdura e il latte
  • 50-80% la carne, il pesce, le uova e i formaggi freschi
  • 60-65% per pasta e riso cotti
  • 20-40% per pane e pizza
  • Meno del 10% nei biscotti, nelle fette biscottate, nei grissini e nella frutta secca
  • Totale assenza di acqua per olio e zucchero.

Il campanello d’allarme che ci permette di capire quando è il caso di intervenire ci viene dato dalla sensazione di sete che il corpo percepisce quando ha già perso lo 0,5% di acqua. 

Cerchiamo adesso di sfatare alcuni falsi miti fornendo indicazioni corrette:

  • bisogna bere sempre durante i pasti: l’acqua assunta in piccole dosi mentre si è a tavola non interferisce con i tempi di digestione, ma aiuta e facilita la deglutizione e stimola la secrezione gastrica;
  • bere acqua tra un pasto principale e una merenda favorisce alcune funzioni dell’organismo;
  • sì a reidratarsi con acqua a temperatura ambiente (non fredda) quando si è sudati: questo permette di reintegrare immediatamente i liquidi persi con la sudorazione.

Passiamo adesso al secondo elemento inserito alla base della piramide alimentare dei bambini: il movimento.

Il movimento

Abbiamo visto che un’alimentazione sana ed equilibrata è fondamentale per una corretta crescita dei bambini e che il giusto apporto di acqua può aiutare ancora di più. Per completare il quadro passiamo quindi all’importanza dell’attività fisica.

In età pediatrica, ma non solo, l’esercizio fisico rappresenta un modo di tenersi in forma ma è anche una forma di socializzazione che permette, in più, di godere degli spazi esterni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno i ragazzi dai 5 ai 17 anni dovrebbero praticare 60 minuti di attività fisica. Ma cosa vuol dire questo per i nostri piccoli? Dobbiamo sempre ricordarci che i bambini devono associare l’attività fisica al gioco, non devono quindi essere “sovraccaricati” da stimoli o da traguardi agonistici, l’obiettivo principale deve essere semplicemente quello di disincentivare uno stile di vita sedentario dato da tablet, TV o video-giochi. In questo modo i bambini non si impigriscono e si distraggono dal consumo eccessivo di merendine o snack poco salutari. 

Abbiamo visto alcuni importanti vantaggi dell’attività fisica, a questi si aggiunge il miglioramento del benessere psicofisico: i bambini che svolgono un’attività fisica con regolarità acquisiscono una maggior fiducia nelle proprie capacità, aumentando di conseguenza la propria autostima e l’apertura verso i loro coetanei e verso gli adulti.  

Ricordate di scegliere quale sport far fare ai vostri piccoli insieme a loro e al vostro pediatra.

Condividete queste informazioni con i vostri bambini, magari provate a creare con loro una piccola “Piramide alimentari dei bambini” da colorare giorno dopo giorno: renderà più divertente e coinvolgente il momento del pasto!

Fonte:

 

Spring is the time to play in the open air, but there are many children who suffer from allergic reactions. Here are some suggestions to counteract sneezing and red eyes.

 

Summer arrives and, with the increase in temperatures, the wind and the dry climate, spring allergiesinevitably occur, with their threat of affecting the outdoor games of our children in a succession of sneezes and red eyes.
According to experts from the Italian Society of Allergology and Paediatric Immunology (SIAIP), one in three children suffers from allergies, with numbers on the rise, which see respiratory allergies in first place for incidence, followed by food allergies.

The most common signs of spring allergies

First of all, when we talk about spring allergies , we are referring to an anomalous response from our immune systemtriggered by contact with harmless agents present in the external environment (pollen and domestic dust).
Pollinosis and nasal allergies are widespread in children, caused by the flowering and release of pollen from certain plants such as cypresses, mimosas, olive trees and graminaceae. The concentration of pollen is higher in the months between March and July, although, in recent years, there has been a progressive lengthening of the seasonality.

In predisposed children, the first signs of allergic responses are similar to the common coldsymptoms:

  • Headaches;
  • Closely spaced repeated sneezing and itchy nose;
  • Swollen eyes and excessive tearing;
  • Itching and redness in the eyes.

According to some surveys, the arrival of spring allergies is associated with a decline in school performance of children and young people, who, in the most critical period, risk sleeping little and badly and therefore having more difficulty in concentrating.
In any case, it is always a good idea to consult your paediatrician, who will recommend an allergist whom you can approach to for a specific skin test. The prick test is a quick and easy way to find out which allergens your child is sensitive to.
But how can we help our children to defend themselves from spring allergies on a daily basis?

A pollen handbook

To deal with the drawbacks of spring allergies, sometimes it is enough to follow a few but effective measures, which can help to counteract the most unpleasant symptoms.
Below is a short handbook with some useful tips:

  1. For children suffering from pollen allergies it is very useful to consult the pollen calendar. In this way it will be possible to adopt a correct preventive program.
  2. In the home, keep windows closed in the bedroom during the months of maximum pollen presence in the air and perhaps use specific air conditioners with pollen filters.
  3. If you take your child out into the open air, avoid meadows and cultivated fields, as well as trips to the countryside where the concentration of pollen increases significantly.
  4. If you notice the first signs of eye irritation, protect children from the sun’s rays. In this case, sunglasses will be a valuable ally.
  5. Make sure that your child does not touch his or her eyes with his or her hands, even if he or she feels itchy, so that he or she is protected from small traumas to the cornea.
  6. As soon as you return home, change the children and wash them so that the pollen does not settle on the pillow and disturb them in their sleep.

Finally, in case of allergic conjunctivitis, you can help your children with a thorough cleaning of the area around the eye through the use of disposable wipes with cleansing, wetting and soothing action, specifically designed to promote the protection of the eyes of children.

Although in other countries such as Australia and New Zealand they have been known for more than 20 years, goats’ milk-based infant formulas have only recently been introduced to the Italian market. Also due to a not particularly extensive scientific bibliography, theproperties of goats’ milk in the paediatric context are still little known to the general public.

A new alternative for the infant formula market

The September issue of the scientific journal Mondo Pediatrico saw publication of the article entitled “All about goats’ milk as a basis for infant formulas”, written by Prof. Andrea Vania, Head of the Centre for Dietetics and Paediatric Nutrition of the University of Rome Sapienza, in collaboration with Dr. Roberta Mercurio, specialist in Food Science of La Sapienza. The article aims to investigate the nutritional characteristics of goats’ milk, comparing it with cows’ and mother’s milk.

Based on the assumption that breastfeeding remains the best source of nutrition for infants, EFSA (the European Food Safety Authority) considers goats’ milk as an adequate source of protein for the preparation of infant formulas, whether they are starter, follow-on, or growing-up formulas.

Differences between goats’ milk and cows’ milk

The main part of the article is dedicated to the comparison between goats’ milk and cows’ milk. In terms of protein composition, goats’ milk has a higher concentration of proteins. The high lactose content promotes the absorption of calcium, phosphate, magnesium and vitamin D. Moreover, thanks to its oligosaccharide content, the prebiotic activity of goats’ milk is more similar to that of breast milk.
Another fundamental aspect that human and goats’ milk have in common is the mode of secretion: indeed apocrine secretion releases nucleotides and free amino acids, which are scarce in cows’ milk.

The advantages of goats’ milk formulas

It being understood that in no case can fresh goats’ milk or cows’ milk be administered to children under 12 months of age, goats’ milk formulas are more easily digestible than cows’ milk formulas. Thanks to the greater presence of β-casein and a lower concentration of αs1-casein, the digestion of goats’ milk is in fact comparable to that of human milk. The taste is also particularly appreciated by children, which is why compliance is also higher, if you take into account a period of continuous intake.

From the analysis of Prof. Vania it emerges that formulas based on goats’ milk can be a valid alternative to traditional ones, in case there is a real impossibility to breastfeed, which – we will never tire of repeating – remains undoubtedly the best choice. Goats’ milk formula is a new solution , especially in cases where the newborn baby rejects other types of milk, or in cases of digestive difficulties or constipation problems.

Last week two new seminars took place on the importance of the supplementation with iron in pediatric age, which involved theHospital Santo Bambino of Catania and the Policlinico “G. Martino” of Messina.

The need for prophylaxis with iron supplementation in the paediatric age

The first meeting was held in Catania on Tuesday 20 November and involved doctors from the Department of Neonatology and theNeonatal Intensive Care Unit. As part of the course “Anaemia in the newborn: from diagnosis to therapy” , Prof. Giovanna Russo, director of the Department of Paediatric Oncohaematology at the Policlinico di Catania, was involved in the role of moderator.
Specifically, the discussion focused on theimportance of iron in the paediatric age: starting from the problems related to absorption, the need for prophylactic supplementation emerged clearly, not only in the case of premature babies, but also in term births. This from a perspective of prevention of nutritional iron deficiency and greater attention to the development of the cognitive system, in which iron plays a fundamental role. Participating physicians also stressed the importance of avoiding the risks associated with intravenous administration of iron, preferring the use of iron for oral use, especially in pediatric age.

Supplementing iron in pediatric age: a real emergency in the case of kidney or blood diseases

The same results emerged following a meeting held in Messina on Wednesday 21 November, which was attended by doctors from the Department of Pediatric Nephrology and Oncohaematology, introduced by Prof. Chimens, moderator of the discussion. In this case, particular emphasis was placed on the new oral formulation, SiderAL®Gocce Forte, which could become an important tool in cases of iron deficiency or reduced iron intake, as well as in cases where doctors are forced to resort to a therapy based on erythropoietin, which must always be accompanied by proper iron supplementation.

SiderAL®: an effective therapeutic tool even in the most sensitive cases

In this context the characteristics of SiderAL®, the only nutritional supplement based on Sucrosomal Iron® were judged by doctors to be far superior to other iron-based products. As evidenced by the numerous scientific publications in this respect, the products in the SiderAL® line have clear advantages, including greater tolerabilitybioavailability and compliance. In particular, in the paediatric field, there is an evident need to resort to non-invasive and practical solutions to be able to properly integrate iron from the first days of life and throughout children’s growth.

Iron is the most important mineral for our body. Indeed, it is the most abundant element in the blood and the main component ofhaemoglobin. Its role is far from trivial: iron is responsible for transporting oxygen to all the cells of the human body. It also supports energy production and immune response, helping to strengthen the body and increasing resistance to stress and disease.

Iron deficiency: a particularly widespread phenomenon

Unfortunately, we do not always manage to get the right amount of iron through our diet. It is no coincidence that sideropenia(scientific term for iron deficiency) is the most common food deficiency in the world.

Supplementing iron deficiency safely and effectively

Unfortunately, it is difficult for our organism to absorb the right amount of iron, either through food or through supplements. In addition, the latter often cause annoying side effects. How, then, can iron be made more tolerable and assimilable? The final solution is calledsucrosomial iron®. A new patented technology, which surrounds iron molecules with a phospholipidic membrane able to protect the body from side effects and, at the same time, to increase the levels of absorption of this precious mineral.

SiderAL®: The right solution for every stage of growth

Thanks to sucrosomial technology®, Junia Pharma has developed a specific solution for every need and age. From the first months of life up to seven years there is SiderAL® Gocce: a liquid formulation, with an excellent taste, that can be taken for prolonged periods of time. In case of severe iron deficiency, Junia Pharma has also recently developed SiderAL® Gocce Forte, with a dosage of Sucrosomial® iron increasing from 7 to 14 mg/ml.
With growth, the need for vitamins also increases, especially in schoolchildren who are always on the move and in need of energy. To meet this need, SiderAL® Bimbi was created, a supplement contained in practical soluble sachets containing Sucrosomial® iron, Vitamin C and Vitamins B12 and B6.
From the age of ten, one moves on to SiderAL® Oro. The innovative formulation in chewable sticks allows children to supplement iron and vitamins at any time of day in a practical and fast way. In the last few months Junia Pharma has also introduced the new version SiderAL® Oro 14 which, thanks to a dosage of Sucrosomial® iron of 14mg per stick, guarantees 100% of the NRV (Daily Nutrients Reference Value).

On September 26th a meetingwas held in Rome, in the splendid setting of Villa Gianicolense, dedicated to goats’ milk formulas and Capricare, the first goats’ milk formula that Junia Pharma has been importing into Italy since the beginning of the year.

Junia Pharma’s top management were present – Dr. Andrea Lacorte, as President of the PharmaNutra Group and nutrition expert, Managing Director Carlo Volpi, Scientific Director Dr. Germano Tarantino, who presented studies and in-depth topics on Capricare, and Sales Manager Matteo Giovannetti – and especially, as speaker, Professor Andrea Vania, Head for the Centre for Dietetics and Paediatric Nutrition of the Department of Paediatrics of University of Rome La Sapienza, who in the September issue of the magazine Mondo Pediatrico, produced an interesting article that explores the scientific and nutritional characteristics of goats’ milk as a base in the preparation of starter, follow-on and growing-up formulas.

The event, which was attended by about 50 paediatricians from Rome and its province, was well received and was also an interesting opportunity for discussion between outpatient professionals who had already had a first experience with goats’ milk and those who were looking for specific information on the subject. A need that was fully satisfied by the participation of Professor Vania, who provided a neutral contribution, exclusively scientific in its approach, and above all decidedly authoritative on the nutritional characteristics of goats’ milk formula.

It was an important opportunity to let paediatricians know more about our company and specifically about the Capricare, providing a factual demonstration that Junia Pharma cares about the scientific and technical, and thus nutritional, value of the product,”said Matteo Giovannetti“With Capricare we continue along our initial path, which is to bring to the market extremely effective products, that offer something more than all the others”. 

 

Holidays are a unique opportunity to live new experiences and enjoy time with our children outside of everyday life. Without organization, however, a trip with children can become a source of stress and anxiety..

The pedagogical function of travel

It is not only parents who need a holiday every now and then, but also for young ones it is important to be able to begin to discover the world. A trip is above all an opportunity to learn: thanks to holidays, children and young people have the opportunity to escape from the routine, face new challenges (whether small or large) and begin to discover the outside world . This translates into the stimulus to face new and unexpected situations without fear and, therefore, into a moment of personal growth. In addition, a holiday is an opportunity for the child to learn how to establish social relationships outside of their inner circle of friends.

A trip with one’s children is also an important moment for mum and dad because, beyond the organizational stress, holidays help create unforgettable memories, which strengthen family ties and can help adults rediscover the world through the eyes and curiosity of children.

Travelling with children: organisation is essential

trip with children is wonderful, but it can be a stressful and tiring moment without proper planning. The keyword is organization.

Whether you have decided to travel by car, train, plane or ship, it is important not to exaggerate with your luggage. When we prepare our suitcases, it seems to us that everything is strictly necessary, but in reality many things can be purchased once arrived. A couple of days’ supply of nappies and wipes, for example, will be enough to allow you to leave in peace and get organised once you arrive. If your children are older, a good solution is to make them responsible for their suitcase. Equip them with a small trolley with wheels that they can prepare themselves under your supervision: children will learn to be more autonomous little by little and you mothers will have one less thought.

Entertainment during the trip: how to avoid boredom and whims

You’ve prepared everything and you’ve finally managed to leave. After five minutes of travel, it is very likely that the children will start to ask how long it is until they arrive or begin to have a tantrum. So you plan to distract themby keeping their favorite game at hand, a coloring album or a CD of songs to sing together. In case your children are still very young, consider the idea of travelling at night: for parents it is certainly more tiring, but they can sleep and you will travel quietly (avoiding the risk of traffic).

With a few tricks you can get to your destination without too much stress, ready to have fun and enjoy your well-deserved trip with the children.

On Monday 25 June, the first refresher conference on paediatric nutrition was held in Milan, organized by Junia Pharma in collaboration with San Paolo Hospital.

The talks, coordinated by Prof. Giuseppe Banderali, Head of Paediatrics at San Paolo Hospital in Milan and member of the board of directors of the Italian Society of Paediatrics (Sip), had as their main focus the nutritional aspects of goats’ milk formula, compared to other types of powdered formulas, whether containing cows’ milk or plant-based.

The conference opened with an interesting study on nutrition and allergy, led by Dr. Federica Betti and Marzia Mandelli part of the San Paolo pediatric team, who addressed the issue of food allergies and highlighted how goats’ milk is a product that, compared to other formulations on the market, is more digestible and tolerable, although it is not to be considered as a substitute in cases of allergy to milk proteins.

The second talk, by Dr. Samuele Palazzo, focused in greater depth on thenutritional aspects and indications for the use of goats’ milk: various studies have shown that goats’ milk is suitable as a source of protein for infant formulas and follow-on formulas, as it contains all the nutrients necessary for the growth of the newborn.

The final talk by Dr. Germano Tarantino, Scientific Director of Junia Pharma, then clarified the characteristics and details associated with use of formulas containing whole goats’ milk Capricare 2 as follow-on milk clearly where the paediatrician considers it necessary for the health of the child or in cases where there are conditions that prevent the continuation of breastfeeding, which as highlighted during the conference, remains always the best solution for both the child and the mother

The meeting aroused considerable interest from paediatric experts, who were already partly familiar with the numerous properties of goats’ milk, but now, thanks to Junia Pharma, exclusive importer for Italy of Capricare 2, for the first time can rely on a product of the highest quality in the field of infant formula milk.

After the success of the meeting in Milan, now the goal of Junia Pharma is to replicate this series of meetings with medical specialists in other areas of Italy.

From weaning onwards, it is important to accustom children to a healthy, balanced and varied diet because the preferences and taste experiences that develop as children can affect the food choices of adult life.

Children’s energy needs

The energy (or calorie) requirement represents the amount of energy derived from food that our body needs in order to compensate for its energy expenditure. Children’s energy needs are very different from that of an adult, as it is affected by different factors:

  • The speed of body growth: we have seen previously talking about the iron deficiency in children that in the first year of life alone the need for minerals and nutrients in the body of a child doubles, due to the rapid increase in weight and body volume. The fastest growth phase lasts until the end of the second year of life.
  • The basal metabolic rate is particularly high: in the first 12 months of life about 85-90% of the caloric intake is used by the body of children to maintain the basal functions and for growth, while only 10-15% is reserved for physical activity.
  • The low efficiency of absorption in the intestine.

Because of these factors, it is clear that, in absolute terms, infants need a higher energy supply than adults.

Healthy eating starts with weaning

Once the weaning phase has started, it is very important to start setting the first rules for good and healthy nutrition. Although the child’s taste experiences start from birth, through the mother’s milk (which transmits the first flavours of food ingested by the mother), it is precisely from weaning onwards that the child’s food preferencesdevelop, the same preferences that will then tend to condition his or her food choices in adult life.
It is therefore essential to get children used to varied and healthy foods as soon as possible, also to avoid the onset of food deficiencies related to basic nutritional elements, such as vitamins, minerals and iron (remember that the sideropenia is the most frequent among the food deficiency disorders in children and should not be underestimated).

The basic nutritional elements for children

So what can not be missing in the meals of our children and young people?

  • Fruit and Vegetables: at least one portion of fruit and/or vegetables should be present at each meal. In addition, fruit is an excellent snack both in the middle of the morning and during the afternoon.
  • Complex carbohydrates: about 50% of the daily calories should come from this type of carbohydrate. A perfect example are the cereals, to be varied often, so not only pasta, but also rice, barley, spelt, oats, buckwheat, couscous.
  • Sugars (or simple carbohydrates): it would be preferable to keep them to a minimum as they are already present naturally in many foods. Cakes and biscuits are good if eaten at breakfast, but home-made ones would be preferable. Instead, avoid packaged snacks, soft drinks, sweets, etc..
  • Proteins: as in the case of carbohydrates, it is important to vary as much as possible, alternating meat, fish, eggs and legumes.
  • Fats: in a balanced diet they cannot be missing, though it is better to choose those of vegetable origin, such as olive oil and dried fruit.

healthy, balanced and varied diet should be composed of about 55-60% carbohydrates30% fats and 10-15% proteins. Although children tend to be repetitive in their choice of food, try to offer them different foods and do not give up at first refusal because tastes change very quickly, a “do not like” today could be the discovery of a new taste tomorrow.

Iron is a fundamental substance for the body: in addition to being the mineral present in greater quantities in the blood, it also plays an important role in physical and cognitive development, especially in the case of children during the growth phase. Not only does iron determine blood quality, it also helps to improve resistance to stress and disease, as it helps the immune response and energy production. In addition, it is involved in the production of haemoglobin and, consequently, in the transport of oxygen in the cells.
Iron deficiency (scientifically referred to as “sideropenia”) is the most common food deficiency disorder , especially among children, and should not be underestimated because it could compromise haemoglobin synthesis.

How does iron deficiency manifest in children and what might it depend on?

What are the signs of iron deficiency? Usually when a child suffers from it it appears less lively, it tends to get tired easily and have problems concentrating.
Age plays a key role in determining a state of deficiency: in the first year of life, a child’s body’s need for iron doubles, due to the rapid increase in weight and body volume. The most critical period is until the age of two, because the youngest children need a large amount of minerals and vitamins for growth.

The right food to avoid iron deficiency during weaning

Breastfed babies do not necessarily need iron supplementation because the baby can take the right amount of iron from breast milk and completely absorb it. For this reason, artificial milks are generally enriched with iron and vitamins.
The problem therefore occurs after the sixth month, when weaning begins and it becomes necessary to ensure the correct nutritional intake through solid foods. Not only is it essential to include iron-rich foods in the child’s diet, but also to know how to make the right combinations, as some foods can reduce or, on the contrary, promote the absorption of the mineral in the body.
The most iron-rich foods are meat, fish, eggs, legumes, green leafy vegetables, whole grains and dried fruit. Vitamin C, when associated with these foods, improves the absorption of iron, while cows’ milk is low in iron.

In the event that diet alone is not able to provide the right amount of iron, it is possible to resort to the use of specific supplements for children, of course after consultation with your paediatrician. Supplements such as the products in the SiderAL® line are specifically formulated for children(SiderAL® Children, SiderAL® Drops or SiderAL® Gold), and thanks to Sucrosomial Technology® guarantee maximum tolerance and greater absorption than traditional oral irons.

In recent years, we have heard more and more about self-weaning: how many mothers are really informed about the subject, or rather, how many are really able to follow this practice correctly in everyday life?

 

What does “self-weaning” mean and what does it entail?

First of all, let’s have some clarity: instead of self-weaning, it would be more correct to use the term “complementary feeding on demand” (CFD). If though it might sound complicated, the concept is simpler than you think. Basically, the child, starting from about the sixth month, starts to share the meal with his or her parents, choosing to taste the foods that are most appetizing or that he or she prefers, in complete freedom.

No more rigid pediatrician tables to follow, therefore, or foods introduced gradually over the months. The basic idea, very simple, is that the child should start to sit at the table and eat what the family members eat. According to experts, in fact, children are able to regulate themselves and eat what they need and parents, at this stage, only have to respect their pace.

 

When to start self-weaning

The next question is, okay, but who is going to tell me when to start self-weaning? The answer is simple: your child. And there is no precise age, as it depends on the development of the individual child: some may feel ready at 4 months, others at 6, others even later, around the seventh month. However, there are 4 main signs that it may be time to start setting milk aside:

  • When the child is able to sit without help;
  • When he or she loses the extrusion reflex that causes children to push out the spoon with their tongue;
  • If he or she shows an interest in adult food;
  • If he or she is able to communicate the sense of hunger and satiety with his gestures.

Be careful, however, self-weaning does not mean giving the child any food or that the child will eat everything right away. First of all, unlike classic weaning, feeds are not eliminated one at a time following a pattern. It is rather a gradual process: the child chooses (hence the term “complementary feeding on demand”) what to eat from the adults’ table starting with very small tastings, supplemented by the usual dose of milk, and then move gradually to increasingly varied and larger tastings, which will become small portions and finally full meals.

 

Self-weaning yes, but not for everyone

Goodbye baby food, rice cream and broths, if your child eats the same things as adults, mothers will no longer have to worry about preparing different meals at different times. That makes it all seem very simple. But properly following self-weaning is actually a commitment that involves the whole family. First of all, it is essential to follow a healthy diet based on the principles of balance, variety and moderation. In addition, one must be very careful to ensure the right supply of all nutritional components, because additional breastmilk or bottle is not enough to balance the diet. For this reason, it is advisable in any case to rely on the advice of a good paediatrician, to have precise indications in the preparation of a complete meal.

It is therefore clear that weaning is not for everyone and certainly requires more time, something that not all new mothers have – think for example of all women working outside the home. Therefore, if for various personal reasons it is not possible to follow this type of diet, it is better to rely on a balanced diet, following the meals recommended by pediatricians tables.

Although winter is still being felt these days, spring has officially begun. This means longer, sunnier days, rising temperatures and a great desire to go out and play outdoors. For many children, however, unfortunately, spring is also synonymous with pollen allergies.

According to estimates by the Bambin Gesù Hospital in Rome in Italy there are more than a million and a half children and young people with nasal and pollen allergies. At least a million under 18s suffer from asthma. Pollen allergies generally occur between March and July, depending on the type of plant causing the allergic reaction. The ones that tend to bother sensitive subjects the most are cypresses, mimosas, olive trees, parietal and grasses.

Symptoms of pollen allergies

The symptoms of spring allergies are very similar to those of a common cold: sneezing and continuous secretion to the nose, red and swollen eyes, tearing, sore throat and dry cough, as well as headaches and itching. Pollen in fact contains proteins that trigger a response from the immune system of allergy sufferers at the level of the mucous membranes with which it comes into contact. In the most serious cases, when pollen reaches the bronchi, it can cause asthma attacks. In addition, pollen allergies can cause difficulty sleeping, resulting in fatigue, concentration problems and a consequent reduction in school performance.

What to do to relieve symptoms

The best thing to do is to consult the paediatrician, to check the severity of the alleged allergy and understand how to intervene. Unfortunately, there is no definitive cure for pollen allergies. Prevention is therefore very important to prevent the allergy from exploding right at the height of the season. However, there are several solutions that can help alleviate the symptoms.

In less serious cases, against sneezing, runny nose and itching eyes, the natural “microcrystalline” cellulose powder-based spray can greatly contribute to your relief. The aim is to defend the mucous membranes, so that they can better filter out allergens and so that only clean air reaches the lungs. Cellulose forms a natural barrier, which acts directly on the cause of diseases. This type of spray is effective if inhaled before entering an environment where allergens are present, such as crowded places, planes, trains, gardens or dusty rooms.
In any case, it is necessary to prevent the breathed pollen from inflaming the mucous membranes, so it is advisable to continue treatment throughout the season.

Useful tips for feeling better

In most cases, when pollen allergies affect children in mild form, in addition to nasal sprays, small measures are sufficient to help them feel better. During the spring allergy period, try, as far as possible, to:

  • Avoid excursions in nature, especially on sunny and windy days;
  • Clean the filters of the air conditioners at home and in your car;
  • Do not mow the grass in the garden or avoid taking children to where it has just been mowed;
  • Avoid contact with animal hair, dust and smoke;
  • Allow children to rest more if they feel tired.

If, on the other hand, the allergy manifests itself in a more serious way, it is advisable to consult an experienced allergist to understand how to intervene both in the preventive phase and in the treatment of the symptoms.

Sporting activity is fundamental for the growth of our children in a healthy and complete way, both from a physical and psychological point of view.

But at what age would it be better to start and, above all, which sport to choose?
Until school age, the activity must be understood as a game and fun, not as a discipline and sporting technique. Paediatricians recommend that your child practise comprehensive sports such as swimming, gymnastics and pre-athletics until at least 7/8 years of age, to ensure overall development and strengthening of the body. It is also important to understand your child’s preferences and help him/her choose a sport that amuses him/her and adapts to his/her personal inclinations.

At what age can you start practising sports?

  • 0-3 years: the ideal activity is swimming because you can start from the first months of life. When the child starts to walk, walks are recommended to introduce physical activity in his daily life (about 20-30 minutes, 3 days a week).
  • 3-5 years: introducing some simple rules and some tools, such as the ball, helps children to establish the first positive associations between exercise and fun. Another ideal activity, besides swimming, is gymnastics (artistic or psychomotor), which helps to develop coordination, sense of rhythm and balance, as well as the perception of oneself and space. Running should also be encouraged, because at this age it is a natural activity for the child.
  • 6-10 years: this is the moment when you reach the maximum potential for development and coordination, necessary to start learning the different sports techniques. At this age, sport teaches discipline, but also to socialize, to manage competition and accept victories and defeats.

Choosing the most suitable sport is not only a question of evaluating the technical characteristics of the individual activities. It is essential to understand which discipline best suits the child’s personality.

Sport as an expression of the individual personality of the child

When a child commits to a sport for the first time, there are psychological components that should not be underestimated.
In general, sporting activities can be divided into:

  • Non-contact individual sportssuch as swimming, running, tennis, gymnastics, athletics, skiing and cycling. These are all sports that require a particular intellectual effort to sustain fatigue. They are particularly suitable for specific personalities, because the child is gratified by the idea of being able to carry out a technically difficult activity independently.
  • Individual contact sports, such as fencing and martial arts. They require great concentration and contribute to psychological growth. These sports activities are suitable for both impulsive and hyperactive children and, on the contrary, for more reflective and fearful children. In the first case, sport teaches you to control leaps and bounds and follow the rules of the game without doing or getting hurt. In the second case, children learn to make more instinctive decisions, to develop safety and self-esteem.
  • Contact team sports, including football, basketball and rugby. These are activities that develop the ability to collaborate and help you feel part of a group. The focus is on the common goal and teamwork; moreover, the children learn to respect the different characteristics and roles of their companions and to share with them victories and defeats.
  • Non-contact team sports, such as volleyball, which are useful for learning to play together and helping team mates in difficulty. It is particularly suitable for quiet children, not inclined to physical contact, but with a determined personality, because it helps to improve decision-making skills at decisive moments.

A special mention should be made for sailing, which is difficult to classify in the previous categories. It is, however, a very educational sporting activity, which allows the child to stay in touch with nature and to respect it in all its aspects. From the point of view of psychological growth, it helps to deal with the unexpected and overcome it, as well as to be able to manage oneself independently in the most critical situations.

During the first year of a child’s life, new parents must learn not only to take care of a newborn baby, but also to respect new schedules and commitments, hitherto totally unknown. Among these appointments, the most important are certainly the so-called Health Reports (HR), or periodic checks by the paediatrician.

What is an HR ?

HRs are paediatric controls, established by regional health authorities and planned to ensure continuous monitoring. They are used first of all to check the growth and general state of health of the baby, but also to receive useful information and suggestions for parents.

At every paediatric check-up, the doctor should:

  • Perform a general assessment of the newborn;
  • Measure weightheight and head circumference;
  • Verify the psycho-motor development;
  • Check hearing and sight.

In addition, the paediatrician can perform more specific checks to diagnose any disorders or diseases, as well as providing information on child behaviour, nutrition and vaccination calendar.

Fundamental paediatric examinations within the first year of life

The appointments not to be missed during the first 12 months of life of the newborn are:

  • 1 month of life: The first visit must take place no later than 45 days after birth. The paediatrician will have to carry out the first auxological check-up (i.e. the child’s general growth process). He will also take care of controlling the oral cavity, skin, the health of heart, lungs, abdomen and genital apparatus. During this first visit, the Ortolani-Barlow manoeuvreshould be performed, to exclude the possibility of congenital hip dislocation.
    There will also be advice for parents onbreastfeedingsleep-wakerhythms, baby responsiveness and safety systems to be adopted in the car and at home.
  • 2-3 months of life: In this second visit, the paediatrician repeats the auxological check-up and verifies the psycho-motor and sensory development of the newborn. If the growth curve is not optimal, the doctor will be able to consider with the parents whether to supplement breastfeeding with powdered formulas.
  • 4-5 months of life: during the third HR the focus should be on reactions to sensory and vocal stimuli, in addition to the relationship with the mother. The paediatrician will take care of checking the motor progress (ability to sit and grasp objects) and will give the first advice on weaning.
  • 8 months of life: The fourth visit to the paediatrician is dedicated to the Boel Test for the control of sight and hearing, as well as verification of the babbling and mobility of the child. At this point, new solid foods can be added for further weaning.
  • 11-12 months of life: During the last appointment, the paediatrician will check in depth the psycho-motor and sensory development, to verify if the child understands the stimuli and starts talking. It is important to observe how it relates to the environment and the people around it. Parents should be informed at this point about the correct diet to follow, fluoride prophylaxis for teeth and other growth-related measures in general.

Paediatric visits during the first year of life are essential to verify that the newborn is growing in the right way, in terms of both motor and psychic development. In addition to these routine visits, there will also be specialist visits if the paediatrician deems it necessary.

Just when we hoped to have left the winter behind a new Siberian weather disturbance has frozen every little hope of bringing the children to play in the park without having to scream every 2 minutes “cover yourself or you will get a sore throat!” or “do not take your clothes off, you are sweaty and will get ill!”.

Strange as it may seem, it is not the cold that actually causes the much feared sore throat, but rather the temperature changes that alter the mucous membrane and promote the entry and proliferation of viruses and bacteria.
The result of these uncertain periods of time are the famous “season sicknesses” (hoarseness and pharyngitis), with symptoms ranging from lowering of the voice tone to difficulty swallowing, fever and irritation between nose and throat (rhinopharyngitis).

The perfect natural remedies for children

Since 70% of the cases are viral infections and only 30% are bacterial, there is often no real need to resort to medicinal products and antibiotics. When it comes to a simple sore throat, without other more serious associated symptoms, it may be useful to resort to natural remedies that, in most cases, are effective:

  • Honey: its soothing properties can help fight infections and bacteria, clear the airways and alleviate the discomfort caused by sore throats. The fluid texture acts directly on the mucosa and lubricates it to help eliminate mucus quickly. In other words, grandmother’s good old remedy of hot milk and honey before going to bed is always valid.
  • Propolis: in any format (candy, drops, syrup, spray) Propolis is a natural product that can be useful to combat inflammation of the throat. Another lesser-known, but actually equally valid, use is as a disinfectant and healing agent in the case of small canker sores and mild irritation of the oral cavity.
  • Myrrh extract: a little less known than the first two, but equally useful, is found mainly in the form of spray throat. The effectiveness of myrrh extract-containing throat products lies in the fact that they form a local protective barrier on the mucous membranes, reducing contact with external aggressive agents and thus the risk of infection. Not to be underestimated, myrrh is also an effective antioxidant and improves the immune defence mechanisms.

It is therefore better to avoid crowding paediatricians’ studies when a few home-made precautions would be enough to cure a simple sore throat. It is advisable to consult your doctor if there is no improvement after 3-4 days, or in case of high fever, blocked airways and prolonged difficulty in swallowing.

Can sore throats be avoided, or, even better, prevented?

It seems paradoxical, but in reality it is important not to raise the temperature of the heating above 19°-20° to avoid that the passage to the outside is too abrupt – better to wear vests and heavy jumpers! Then get used to the children going out (adequately covered) even if it is cold: in these cases the dry and excessive heat of the closed environments can worsen the symptoms.
Finally, prevent seasonal illnesses with a diet rich in fruits and vegetables, to increase the intake of vitamin C. When it is not enough – we know, it is often a challenge to get children to eat fruit and vegetables – evaluate together with the paediatrician the use of a vitamin supplement.

Today we want to accompany you to the discovery of a magical place, both legendary and real: the home of Capricare, the first milk formula based on goats’ milk.

The Capricare family

Capricare was born in 1984, in the Waikato region of New Zealand, in a rich land that still speaks of unspoilt nature and biodiversity. It was born and grew up in a small family, the Dairy Goat Co-operative (DGC), which over the years has expanded more and more and, to date, includes 72 independent farmers. The cooperative is the ideal way to ensure sustainable growth and well-being for small producers in New Zealand, who with dedication are committed to producing controlled goats’ milk of the highest quality.

At this point what is missing is a new house, where to meet and welcome Capricare: here then, in the immediate vicinity of the farms there is an innovative production plant, which allows not only to have a fresh product and really local, but also to minimize processing, to preserve as much as possible the nutritional properties of goats’ milk(Learn more about it).

New Zealand’s nature enclosed in Capricare

These characteristics are the result of the environment in which the animals themselves grow, a land of rare beauty, still virgin in many ways, chosen not by chance to shoot the cinema trilogies of the Lord of the Rings and The Hobbit, adapted from Tolkien’s books.
New Zealand – in the Maori language “Aotearoa”, the “land of the long white cloud” – is composed of two large islands and, thanks to its low population density (16 inhabitants per square kilometer, according to official data of 2014, compared to over 200 in Italy), is completely free from the problems that afflict much of the world, such as pollution. Moreover, it can count on almost unlimited pastures, boasts an extraordinary biodiversity (which the National Government is committed to preserving with particularly restrictive laws) and still lives according to rhythms and customs now unknown to other Western countries.

A more conscious and natural choice for your child

New Zealand remains an uncontaminated eden to all intents and purposes, a guarantee of food products of the highest quality, primarily goats’ milk, which the Dairy Goat Co-operatives collects every day from its farmers to produce artificial milk as per the Capricareformula. Knowing its history and origins helps to understand why Capricare is the best choice, both in terms of nutrition and sustainability, when a mother can no longer breastfeed her child (*). Because, while it is absolutely true that breastmilk is always the best solution for both, it is equally true that compared to cows’ milk, goats’ milk in formula is more similar to breast milk and contains all the nutrients necessary for the growth and development of the baby.

 

 

*As the responsible producer of artificial milk, DGC (Dairy Goat Co-operative (N.Z.) Ltd), and its distributor Junia Pharma support the International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes and unequivocally support breastfeeding as the best source of nutrition for infants and young children.

In recent years, Vitamin D has been the subject of numerous scientific studies – one of the most authoritative by the Queen Mary University of London – which highlights its importance in the prevention, and in some cases also in the treatment, of many diseases.

As is well known, vitamin D is called the “Vitamin of the sun”, because the sun’s rays stimulate its natural production in the body, but unfortunately a large part of the population is deficient – according to a calculation of the Italian Society of Gastro-Reumatology as many as 6 Italians out of 10, while the Italian Society of Osteoporosis of Mineral Metabolism and Skeletal Diseases speaks of 8 out of 10 – and this situtation alsoapplies to children.

These data are quite alarming, because while on the one hand Vitamin D, a fat-soluble micronutrient, stimulates the immune system by promoting faster recovery from any disease, a person with low levels of Vitamin D has greater chances of suffering from heart failure, diabetes, respiratory diseases, and in later life from osteoporosis, sarcopenia, senile dementia and Alzheimer’s (see the studies by Professor Michael F. Holick, an authority on the subject).

It must be said that there are very few foods naturally rich in Vitamin D – we are talking about fish in general (blue fish in particular), meat such as chicken, pork, turkey and lamb, and finally eggs, cows’ milk, mushrooms, almonds and algae – and they certainly can not meet one’s daily needs, which is why it is always good to try to increase the intake of Vitamin D from all possible sources. From exposure to the sun, which as already highlighted is undoubtedly the most valid and effective solution, to the intake of food supplements conceived for this specific purpose, such as the new Neo D3 Strong, the Vitamin D3 nutritional supplement with the highest concentration and lowest cost on the market.

 

Fourth appointment with our series of articles dedicated to breastfeeding and first focus, to all intents and purposes, on Capricare® 2, the first baby formula based on goats’ milk, made in New Zealand by Dairy Goat Co-operative.

A product that has already been enjoying exceptional success abroad for several years due to its completely natural qualities, as highlighted last week, which make it a valid alternative to breast milk – which remains the best possible food for the newborn,we will never tire of repeating it – when the mother is unable to breastfeed.

But how does infant formula containing goats’ milk differ from the ones containing cows’ milk (i.e. almost all the products currently on the market)? In many ways. And this is precisely the key to the rise of Capricare® 2.

Before going into the scientific details, it should be noted that we are talking about a product made using a method that minimizes industrial processes and that the same production chain in New Zealand, from sheep breeding to packaging, is controlled in every detail.
Goats’ milk is different from cows’ milk and more similar to breast milk, since it is naturally rich in bioactive components (nucleotides and free amino acids) which are very important for the health and development of the baby.
Its lipid composition is richer in medium-chain fatty acids (which means better absorption and digestibility) and with a protein profile that guarantees greater tolerability and a ratio between the different proteins that generates better intestinal comfort (in goats’ milk, casein micelles are smaller and consequently there is a greater surface area exposed to the action of digestive enzymes).

Excellent digestibility and tolerability, therefore, are two scientifically proven qualities of Capricare® 2, as well as the ability to generate greater production in the intestine of a microflora rich in Bifidobacteria and, again in comparison with cows’ milk, a composition that allows adequate growth of the newborn, thanks to the presence of proteins, essential fatty acids, minerals, vitamins and nucleotides, as well as a lower skin sensitization, very important to reduce the risk of atopic dermatitis.

If we add to this an excellent palatability, the total absence of palm oil and greater compliance, it is clear that Capricare® 2 has been and continues to be a great success worldwide.

 

Every parent’s nightmare coming true in November, punctually as a Swiss watch: a season of coughing attacks and cold for their children. This prefect timing is thanks to the weakening of the body’s natural defenses, which comes together with the temperature drop of the arriving winter season. A weakening of the natural defenses leads to increased contact between mucous membrane and external agents, such as microorganisms or smog particles, resulting in increased risk of throat and nose inflammation. Inflammation of the mucous membrane may also come from a viral or bacterial infection; in this case the reopening of schools and nurseries is the main reason for illnesses.
Why is it more risky for children than for adults?
The body of a child is not yet fully developed and so it is more fragile than that of an adult. As a result, viruses and bacteria can attack easier, especially in environments where they can proliferate, such as nurseries and kindergarten. Not all illnesses are only about harm, the first flu is very important for kids, as it is essential for the development of their immune defenses by creating the so-called “immune memory”.
What should we avoid?
Taking immediately antibiotics is definitely not the best choice. Antibiotics are useful only for the treatment of the symptoms caused by some form of bacteria, but symptoms such as cold and coughing are not necessarily related to bacterial forms. In addition, excessive use of antibiotics may result in allergies or other undesirable effects that in a longer period of time, may weaken the immune system: the risk is that more microorganism strains can become more resistant therefore more complicated to defeat.
On the contrary, antibiotics are necessary in case of tonsillitis, but it is strongly recommended to consult a pediatrician before taking them. Another mistake to avoid is not leaving enough time for recovery: the first days after the illness are crucial for a complete recovery of kids. It is better to wait one day more before sending them back to school.
What can you do to prevent seasonal illnesses?
Protecting mucous membranes is by far the most effective solution if we want to reduce the discomfort caused by the symptoms of flu. There are specific formulations that are able to create a real defensive barrier on the respiratory tract. One of them is hyaluronic acid, which is crucial for the recovery of its natural function. The products containing hyaluronic acid are helping kids’ organism to restore the proper functioning of the nasal mucosa. They usually are taken locally and come in form of sprays. This is thanks to the ability to penetrate into the mucous membranes of the upper respiratory tract, hydrating it and defeating symptoms, such as burning and itching. In addition, products based on hyaluronic acid are able to improve the ciliary beat and hence they are useful for improving the quality of breathing.

Kids never stop, they are always active and full of energy, eager to learn and want to know everything about the world around them. Although we often forget that the life of a child can be very tiring, both physically as well as mentally. In most cases it is not related to particular disorders or illnesses and so it should not be very warning, but it can make a child suffer and cause headache to parents and whoever is around them.
Of course, a child can hardly identify tiredness and so to admit that he need to stop for a moment and relax. This is why it is so important for a parent to recognize the signs of tiredness in their child.
First we have to identify the causes of the strange behavior in order to batten down the hatches and get the kid in shape by consulting a pediatrician who can find a fix, for example with specific supplements. The signs that can help you understand that a child is tired can be divided into two major categories, emotional and physical types:
EMOTIONAL SIGNS
1. Irritability
Just like adults, also children are easily irritated when they are tired. This means that in front of the slightest difficulty (for example while playing) a child’s reactions may become apparently exaggerated, with distressed crying and sudden temper tantrums.
2. Tending to be clingy
In general, tiredness often occurs in children with a greater need for care and affection. A clear sign of tiredness can be if the desire to be picked up and cuddled is stronger than usual.
3. Excessive crying
Storm of screams and tears without obvious motivation are another unmistakable sign of lack of energy and mental or physical fatigue. Even in this case kids are not so different from adults, even they tend to be nervous when they are sleepy or particularly stressed.
4. Strange and exaggerated behavior
Just as the “big ones” when they are exhausted, also children tend to take particularly strange or eccentric attitudes when they are tired. While in case of adults this behavior is usually associated with the classical nervous breakdown, the attitudes of children are the other way around: lack of response to questions, violent reactions and gestures, anger and, in general, extreme actions.
5. Inconsolability
Even those cuddles, that normally “cure” any discomfort, have no effect on the kid. If he continues to complain despite the repeated attempts to comfort him, it simply means that he is very tired.

PHYSICAL SIGNALS
1. Slow movements
Someone who know well a child, knows how energetic he is in his activities, so it will not be difficult to notice if something is not not working well when he is daydreaming with empty eyes while playing or eating, starts dragging his feet while walking or simply when he refuses to walk and pretends to be picked up.
2. Difficulty in speaking with words
For small children speaking is not an easy thing to do. For an adult it is a routine activity not involving special efforts, but for a child speaking is different. Fatigue can be observed also from this aspect, it may make verbal expression difficult, both, phrasing sentences that make sense as well as controlling the tone and volume of the voice. Having difficulties in the expression can result in further irritation, this way ending up in vicious circle.
3. Sleeping anywhere
Tired children tend to fall asleep (or at least try) at any time of the day. If a child throws an anger tantrum for going to bed in the evenings but falls asleep in the car on the way home from the nursery, it means that he is exhausted.
4. Hyperactivity
Paradoxical as it may seem, in many cases hyperactivity of a child is a symptom of lack of energy. The tendency to repeat a gesture over and over again should not be considered a sign of strength and energy, but, on the contrary, an alarm bell that indicates that it is time for a rest.
5. Food? No thanks!
If a child refuses his favorite dish and stays at the table just watching the plate, or worse, throwing it on the floor, he is probably too tired to eat. It is useless to insist or think about punishing him; you better try to put him in bed.

Junia Pharma also gave its contribution to the success of Pisa Half Marathon, which, thanks to the commitment of Pharmanutra, presented its 10th edition in an exciting new light:  a new course through the historic center and an exhibition area inside Giardino Scotto, which on Saturday, 8 and Sunday, 9 October gave place to all the associations that supported the event, creating a real village dedicated to the world of running and to raising awareness on the importance of donating organs and tissues.

Junia Pharma participated with its big colorful stand, offering a place where children could find “bread for their teeth”: a team of animators committed to boosting the creativity of the little ones, offering them sheets, pencils and paint brushes and inviting them to draw.

Of course, the gazebo of Junia Pharma has become quickly crowded, full of busy and excited kids, giving parents the opportunity to have a walk around the expo. However, designing is not the only activity children could participate to. On Saturday, 8, they were the little stars of the Mini Run, a running “race” dedicated to today’s kids who will become tomorrow’s athletes.

In short, the Pisa Half Marathon was another occasion to demonstrate that at the center of Junia Pharma’s attention there are always children, their well being and their growth, because we’d like to think that one day they will take over our small but great projects.

Dear moms,

Summer is here together with the heat and holidays are around the corner. By the way, do you have any plans? Do you have a specific destination in mind or are you still fishing in the dark? Did you make up your mind whether you prefer the sea or the mountain (or something else)?
Probably your kids figured it all out by now and obviously running on the sand is much more fun than walking in the woods or the queues in front of the museums. Okay, let yourself be convinced of the idea and this summer let’s go to the sea! Are there any objections?

Yes.

1 – We are going there to do what? It’s always the same stuff …
Don’t worry, dear moms, we have a solution, even more than one, give us a few days to think about it and we will come back to it.

2 – We are not ready yet for the bathing suit season!
We have some tips for you, have look at THIS.

3 – And what about the kids? We do not know what we can come up with and we cannot afford summer camps, fun parks or special courses… I mean… I don’t know?!
This is exactly what we wanted to hear! Keep reading for another couple of lines and we will work it out.

4 – It’s so hot by the sea.
It’s even hotter here.

Come on, we know that you are looking forward to it! Yes, because going to the sea is a bit like being kids again, brining back the memories of who knows how many summers ago, when your grandparents took you to buy an ice cream and taught you to play table tennis while waiting for your friends to organize the beach games … Oh right, those evergreen beach games that remain always popular, always fun and interesting.

Let’s see how they have (not) changed over the years. Here are the most authentic and popular ones on our beaches:

The contortionist alphabet: it can be played in two teams; the goal is to form the shapes of alphabet letters with your body. The team guessing more letters in less time wins the game. If your kids want to lay down for their performance, check the temperature of the sand before, just to avoid something that might turn into a dangerous barbecue.

Championship of penguins: boys like to play football anywhere and the beach is no exception. Recently, a slightly modified version has been introduced, namely football with flippers. Perhaps it is a bit dangerous but quite fun (especially for the audience). In practice, every player will have to wear a pair of flippers, an accessory that will definitely turn a match into something completely surreal and extremely funny, something not to miss out on.

Wet T-shirt team: 5 minutes, two teams, running into the water with a T-shirt on, running back to the base, taking off the T-shirt and wringing it in a bucket, and as so on, as many times as possible. The team with the fullest bucket wins the game. Of course the larger the T-shirt the more water you can get out of it. So if you still have an old t-shirt bought at the Lunapop concert that probably you won’t ever wear again, then you finally found a good use of it.

Marble Grand Prix: It may seem an easy game but it can be full of surprises and fun as there are no limits to the complexity and length of the path, including crossroads, curves, bridges, holes, puddles and other kind of obstacles. The only limit is your imagination and that of your loved ones.

There is nothing boring here, dear moms. Playing never gets old, just remember that it’s never too late to play and then … Let’s all go to the sea!

I neo-genitori in ascolto avranno certamente avuto occasione di ammirare il loro piccolo (o i loro piccoli) durante varie sessioni di grida, urla, pianti e dimenamenti vari scatenati da motivi almeno in apparenza ignoti, niente che avesse a che fare con i soliti mal di pancia, stanchezza, fame e voglia di mamma (detti anche attacchi di “mammite”) ma qualcos’altro di….boh.

Sappiamo quanto possa essere frustrante veder soffrire il proprio bambino senza essere capaci di individuare le cause recondite di tutto questo dolore. In molti casi tendiamo a diventare apprensivi, preoccupati e auto-infliggerci colpe che non abbiamo soltanto perché non riusciamo a tranquillizzare l’amore della nostra vita nemmeno con tutte le coccole e le premure del mondo.

Che ci piaccia o no, il mondo dei neonati rimane a tutt’oggi uno dei più misteriosi e affascinanti per studiosi e appassionati di psicoanalisi e neurologia infantile. Una delle caratteristiche del periodo cosiddetto pre-verbale è proprio l’impossibilità di dar voce (appunto….) ai propri bisogni, ai propri desideri e alle proprie paure.

Ed è proprio di paure che vogliamo discutere oggi, quelle che interessano i più piccoli, paure che hanno poco a che fare con le crisi d’ansia tipiche dell’età adolescenziale perché esulano completamente dalla sfera razionale e sono per questo difficili da comunicare (per loro) e da interpretare (per noi). Proprio per la natura quasi “ancestrale” di questi fenomeni, gli esperti tendono a sostituire il termine “ansia” con quello di “angoscia”.

In casi come questi, visto che non possiamo interrogare verbalmente il bebè, dovremmo affidarci alla nostra perspicacia nell’interpretare in maniera corretta gesti, segnali e sintomi. Come facciamo a capire quando nostro figlio sta veramente male e può considerarsi affetto da “angoscia pre-verbale”?

Ecco alcune situazioni da tenere d’occhio:

• Ipertonia: si tratta di alterazioni del tono muscolare associate a movimenti scattosi e attività motoria poco coordinata;

• Ipervigilanza: si tratta di un comportamento eccessivamente silenzioso e riflessivo in cui il pargolo assume un’espressione immobile e imperturbabile;

• Difficoltà di assestarsi tra le braccia della mamme o del papà con evidente senso di disagio

• Disturbi somatici, legati all’alimentazione (anoressia) ma soprattutto difficoltà di trovare il giusto ritmo sonno – veglia (disturbi del sonno)

Quest’ultimo sintomo è estremamente indicativo per quanto riguarda la salute psichica del neonato, in un’età in cui il buon riposo è ben più che una necessita è indispensabile cercare soluzioni efficaci se i problemi persistono, una di queste si chiama latte.

Sì, avete capito bene, il latte vaccino è un alimento ricco di un aminoacido chiamato triptofano che favorisce la produzione di melatonina e di conseguenza la regolarità del sonno. Sul mercato esistono anche integratori naturali a base di proteine del latte idrolizzate, ottimi nei casi in cui il piccolo sia intollerante al lattosio o semplicemente il suo stomachino fatica a digerire questo alimento.

Che dire cari genitori? Niente più ansie e preoccupazioni per voi e la vostra creaturina, da ora in poi soltanto pacelatte e amore ;-)!

Care mamme,

da tanti anni ormai giugno è sinonimo di fine della scuola e fine della scuola è sinonimo di vacanze, libertà, mare e caldo, che è a sua volta sinonimo di intorpidimento,  pigriziastanchezza fisica e mentale. Per voi care mamme potrebbe essere sufficiente un’ingente scorta di vitamine B e vitamina D per tornare in forma, ma cosa ne sarà dei vostri bimbi? Di cosa hanno bisogno per non perdere smalto e vivacità dopo i frenetici mesi di scuola? Come tenerli impegnati evitando maratone di Playstation e YouTube sette giorni su sette?

Tre mesi sono lunghi, ce ne rendiamo conto, per questo meglio organizzarsi fin da subito. Il nostro consiglio è quello di guardarsi intorno e capire come e dove piazzare lo studente in ferie, almeno per qualche settimana. Una possibilità la offrono i tanti campi estivi sparsi per l’Italia, ne abbiamo scelti alcuni fra i più esclusivi, focalizzandoci su una fascia d’età che include sia gli studenti delle elementari sia quelli delle medie, la cosiddetta fascia pre-motorino (o se preferite post-pappette). Una volta individuati li abbiamo divisi in base alle loro caratteristiche e al loro “target”:

Per i giovani lupi di mare:  se pensate di avere in casa dei futuri skipper o semplicemente volete introdurre vostro figlio al magico mondo della vela non vi resta che affidarlo per un paio di settimane agli insegnanti e gli animatori dei Campi Estivi Vela di Porto Corsini in provincia di Ravenna. Oltre a fornire un approccio di base alle discipline veliche, l’AW Camp offre una preparazione su numerosi altri sport acquatici (surf, bodyboard) e organizza giochi di gruppo e spettacoli di animazione.

Per i piccoli temerari: Immaginate una piccola tribù composta da una dozzina di piccoli apache e quattro capo tribù nel bel mezzo dell’Appennino Reatino. Impossibile? Nient’affatto, i Campi Natura Redfox insegneranno ai vostri bimbi come ristabilire un rapporto più autentico con la natura, proprio come ai tempi dei pellerossa. Non vi stupite se dopo una settimana trascorsa nei boschi ad accendere il fuoco con l’archetto, camminare seguendo le tracce degli animali orientandosi con la bussola e dormire sotto le stelle i vostri pargoletti vedranno il mondo che li circonda con occhi diversi, più maturi e pieni di coraggio. Augh!

Per gli scienziati in erba: il Summer Camp Scienza e il Summer Camp Natura sono due iniziative per ragazzi nate in collaborazione con il Museo Civico di Rovereto. Il programma prevede infatti attività di natura prettamente scientifica, dalla robotica all’astronomia, intervallate da feste, spettacoli e altre attività prettamente ludiche.

Per quelli con il pollicino verde: l’obiettivo dei Centri di Educazione Ambientale di Legambiente è quello di insegnare ai più giovani a divertirsi rispettando l’ambiente. Una vacanza all’insegna dell’ecosostenibilità in cui convergono svago, studio, volontariato, bellezze naturali e voglia di stare insieme. I Centri di Educazione ambientale sono attivi in tutta Italia, da Trieste a Cefalù.

Per quelli che non stanno mai fermi:  la particolarità del Summer Camp in Terre Alte nella Val di Susa è proprio la grande varietà di proposte e attività a cui possono prendere parte tutti i partecipanti. Teoricamente non ci si ferma mai, per questo noi ce lo immaginiamo un po’ così: “tornato dalla scampagnata? Bene, c’è il corso di teatro, poi quello di canto e nel caso non fossi ancora troppo stanco il laboratorio di cucina oppure i corsi di inglese”. E così via. Raccomandato a chi ha energia da vendere!

Andrea Lacorte, presidente del Gruppo Pharmanutra e sportivo d’eccezione. Dalla spedizione internazionale al Polo Nord del 2013 alla nutrizione; dai mangimi per animali al Prodotto dell’Anno ai NutraIngredients Awards 2016 (NIA).

Andrea Lacorte è rientrato da qualche tempo dal Vitafoods Europe 2016 di Ginevra, evento di riferimento per il mercato nutraceutico e degli alimenti funzionali che ospita a ogni edizione oltre 13.000 visitatori e più di 700 espositori da tutta Europa. In questa occasione il suo SiderAL® r.m., la punta di diamante della tecnologia sucrosomiale®, è stato eletto a gran voce READERS’ INGREDIENT OF THE YEAR da NutraIngredients.com, la rivista di riferimento per gli alimenti funzionali e gli integratori alimentari. Sull’onda di questo successo gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nato il suo SiderAL.

1. Perché la nutrizione? Perché cercare di capire e controllare cose così specifiche?

La nutrizione mi affascina da sempre e inizialmente lo ha fatto in campo animale. È sorprendente constatare quanto i principi della nutrizione sono riconducibili agli stessi concetti di base anche per l’uomo. Siamo quello che mangiamo e da cosa mettiamo in bocca dipende tutto il funzionamento del nostro corpo. Il fascino di questa materia sta nel vedere come una cosa tanto naturale e istintuale come nutrirsi possa celare in sé meccanismi strabilianti, complessi e delicati. Se ci pensate poi, e io da buongustaio lo faccio, è l’unica branca della medicina che può dare piacere!

2. Come è nato il Gruppo Pharmanutra?

Con tanta passione e un’idea semplice: creare principi nutrizionali che facessero veramente bene. Siamo partiti con Alesco, ormai 16 anni fa, ma se ci fossimo fermati a creare principi attivi da vendere ad altre società a quest’ora non saremmo qui. Il cambio di marcia lo abbiamo avuto, grazie a Dio, quando non trovavamo aziende sufficientemente coraggiose o incoscienti da investire in soluzioni terapeutiche rivoluzionarie come quelle che proponevamo. Il coraggio, o l’incoscienza, lo abbiamo avuto noi nel decidere realizzarci dei prodotti per conto nostro.

3. Avevate già esperienza?

Non conoscevamo il settore, non ne conoscevamo le dinamiche e le regole… Ci siamo buttati dentro, senza sapere come si vola e lo abbiamo fatto in modo non-convenzionale: non abbiamo iniziato dall’ascoltare il mercato o i concorrenti, ci siamo messi a osservare le persone, i pazienti e i medici. Questa diversa angolazione, quasi opposta direi, ci ha permesso di buttarci e di arrivare dove siamo oggi.

4. Pensavi di arrivare dove sei adesso?

Se ci fossimo affacciati a guardare il mercato nutraceutico con un’impostazione mentale classica ci saremmo fermati alla prima occhiata. Con il senno di poi, se andiamo a vedere le aziende che sono partite con noi nella nutrizione, non ce n’è una al nostro livello: siamo cresciuti tanto, bene e in maniera sana.

5. Perché un brevetto sul ferro e come ci sei arrivato?

Sono duecento anni che cerchiamo di trovare un sistema per somministrare il ferro senza che questo ci danneggi troppo. Pensa, il primo integratore di ferro erano dei chiodi piantati dentro le mele: non si sapeva come assumerlo. Ci siamo chiesti quale fosse la cosa di cui avevamo più bisogno a livello di nutrizione e integrazione. Siamo partiti da lì e non abbiamo fatto altro che applicare i sistemi che in campo animale si usavano da oltre venti anni.

 Vale a dire?

Integrare l’alimentazione animale con fosfolipidi e sucrestere, una pratica diffusa da tempo, ma nessuno aveva mai pensato di applicare questi principi di miglioramento della nutrizione in campo umano.

6. Dalle vacche al brevetto che è diventato il prodotto dell’anno ai NIA 2016, ce ne è di strada in mezzo, perché il tuo SiderAL è così speciale?

Il nostro SiderAL è una rivoluzione. Il ferro è il principio attivo più strano e particolare e con l’alimentazione moderna ne assumiamo sempre di meno. È talmente importante che il corpo ne vuole poco, il giusto, perché altrimenti ci danneggia tutto l’apparato digerente. Il ferro è cattivo: se ne prendiamo troppo ci fa veramente male, ma senza si muore. La nostra rivoluzione sta nell’averlo reso buono.

7. Come ci siete riusciti?

In sostanza abbiamo preso il ferro e lo abbiamo rinchiuso all’interno di un doppio cappottino: gli impedisce di danneggiare l’apparato digerente e ne aumenta la capacità di essere assorbito.

Il nostro è un ferro sucrosomiale® ed è fatto come un bignè: la cioccolata è il ferro pirofosfato; la pasta, il primo cappotto, è la membrana fosfolipidica; il sucrestere è la glassa, il secondo cappotto. Il sucrestere è la glassa magica del nostro brevetto perché ha la doppia funzione di proteggere il ferro dall’ambiente acido dello stomaco e di far legare il ferro agli enterociti.

8. Insomma l’avete nascosto…

In pratica, infatti un’altra metafora potrebbe essere quella del cavallo di Troia. Il metabolismo del ferro come abbiamo detto è di complessa gestione per l’organismo: a livello gastrico è riconosciuto come tossico e quindi espulso, per la maggior parte. Rinchiudendolo all’interno di questo doppio strato abbiamo creato il nostro cavallo di Troia che inganna in nostro apparato digerente facendolo arrivare esattamente dove serve. Perciò i nostri integratori non hanno dosaggi elevati: il ferro è assorbito interamente.

9. Ci avete visto lungo insomma. E dopo il SiderAL?

Non abbiamo guardato lungo, abbiamo proprio guardato altrove. Abbiamo ascoltato i pazienti e abbiamo sfruttato la nostra esperienza nel campo della nutrizione animale. Dopo il ferro abbiamo applicato la tecnologia sucrosomiale® ad altri micronutrienti come il magnesio, lo iodio, lo zinco… Ogni volta che utilizziamo questo cavallo di Troia funziona!

Personalmente adesso guardo avanti perché credo di essere solo all’inizio. Siamo convinti che si possa fare molto di più, che altre tecnologie siano ancora da scoprire e realizzare.

10. Che lezione hai tratto da tutto ciò?

Mi sono reso conto di una cosa in questi ultimi anni e mi ricollego al fatto che ripenso alle aziende con cui abbiamo iniziato: quando c’è innovazione, quando crei qualcosa che veramente migliora la qualità della vita delle persone non c’è crisi che tenga. In questo modo le aziende crescono bene, in maniera sana, dando posti di lavoro e creando valore.