junia pharma - metodi per far addormentare un neonato - bambino di 3 mesi che dorme a pancia in giù

Come far addormentare un neonato

Far addormentare un neonato è un ostacolo che spesso i neogenitori si trovano ad affrontare. La difficoltà a prender sonno, infatti, è un disturbo che può interessare i bambini appena nati, provocando pianti, risvegli notturni e agitazione che si ripercuote anche durante il giorno.

La mancanza di sonno nei primi mesi di vita di un neonato può essere davvero difficile da gestire. Innanzitutto, vogliamo rassicurarvi: è tutto normale. Come abbiamo visto in un precedente articolo sullo sviluppo del sonno infantile, le fasi del sonno nei neonati sono un processo dinamico, che si sviluppo di pari passo con la crescita cognitiva e fisica.
Prima che la stanchezza e l’ansia di sbagliare abbiano il sopravvento, ecco qualche consiglio che vi può aiutare a far addormentare un neonato.

Metodi per far addormentare un neonato

Ci sono molti metodi per far addormentare un neonato: dal più tradizionale al più innovativo, ognuno si basa su sistemi e convinzioni completamente diversi tra loro.

Il primo pensiero va subito alle ninnenanne tramandate di generazione in generazione e non è un caso. Il contatto con la pelle dei genitori e la sensazione di protezione sono i fattori decisivi. Cullare il bimbo accompagnando il movimento delle braccia a melodie soavi è un metodo per far addormentare un neonato senz’altro consolidato e nella maggior parte dei casi infallibile.

In tempi moderni c’è invece chi preferisce affidarsi fin dai primi giorni a metodi più rigorosi e scientifici per far addormentare un neonato, suggeriti da esperti e pediatri, come William Sears, pediatra americano e professore presso la facoltà di Pediatria della University of Southern California, Eduard Estivill, direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona e ideatore del “metodo Estivill”. Non da ultimo, Tracy Hogg, infermiera specializzata in puericultura, ramo della pediatria che si occupa di cura e allevamento del bambino, autrice di diversi manuali, tra cui il più famoso “Il linguaggio segreto dei neonati”, ancora oggi letto e tradotto in tutto il mondo. Tracy Hogg si è affidata alle migliori teorie elaborate da diverse scuole di pensiero sull’educazione infantile per sviluppare un metodo che incoraggi ad ascoltare, avere pazienza e stabilire una routine in modo da aiutare il neonato a prendere sonno e dormire tutta la notte.

  • Il co-sleeping
    Conosciuto anche come metodo Sears, dal nome del pediatra autore dello studio a favore del sonno condiviso. Secondo il dottor Sears, infatti, la miglior tecnica per far addormentare un neonato è lasciare che il piccolo si addormenti insieme ai genitori, possibilmente in un side-bed. Si tratta di un lettino agganciato in modo stabile al lettone di mamma e papà, in modo che ognuno abbia il proprio spazio indipendente, ma che il piccolo avverta in qualunque momento la vicinanza fisica della mamma.
    Grazie al co-sleeping, il bimbo si sentirebbe rassicurato e, in questo modo, si dovrebbe addormentare rapidamente e serenamente, abituandosi ai ritmi dei genitori.
  • Il metodo Estivill
    Si tratta di un sistema senz’altro più rigido, ma che aiuterebbe il neonato ad addormentarsi da solo già dai primi giorni di vita. Questo metodo richiede ai genitori, una volta stabilito un orario preciso per la nanna, di lasciare il bebè nella sua culla o nel suo lettino, magari insieme ad un pupazzetto o al ciuccio e, dopo le coccole, uscire dalla stanza lasciando che si addormenti da solo. Il sistema prevede di rientrare sistematicamente nella cameretta, inizialmente ogni 2 minuti, poi ogni 3 minuti, aumentando progressivamente il lasso di tempo finché il piccolo non si addormenterà tranquillamente da solo. Decisiva è la fermezza per resistere alla tentazione di prenderlo tra le braccia in caso di pianto e capricci.
  • E.A.S.Y.
    C’è un terzo metodo di fama internazionale che concilia i due estremi rappresentati dal metodo Sears e Estivill. Conosciuto anche come metodo di Tracy Hogg, E.A.S.Y. prevede quattro fasi preparative a una buona routine della nanna: Eat (mangiare), Activity (attività), Sleep (dormire), You (tu, genitore). Secondo Tracy Hogg, per abituare il neonato a dormire serenamente e rapidamente, bisognerebbe iniziare prima di tutto da una buona pappa, seguita da un po’ di giochi e coccole per aiutare il piccolo a rimanere sveglio facilitando la digestione. Non appena il bebè inizia a rilassarsi e stropicciare gli occhietti, è arrivato il momento perfetto per portarlo nel lettino, lasciando che si addormenti in modo naturale. Questo metodo per fare addormentare il neonato prevede, inoltre, che nell’eventualità in cui dovesse risvegliarsi piangendo, è assolutamente concesso rassicurarlo e calmarlo ma rimettendolo subito nella sua culla.

Far addormentare i neonati: ogni bimbo è differente

Sembra una banalità ma è giusto chiarire un punto fondamentale: non esistono ricette miracolose o formule magiche per far addormentare un neonato. Ogni bimbo è differente e porta con sé la scoperta di una nuova vita, con esigenze e predisposizioni innate.

Così come è difficile stabilire un orario preciso entro il quale il bambino deve necessariamente andare a letto (ne abbiamo parlato in questo approfondimento sugli orari della nanna!), anche seguire alla lettera un singolo metodo pedagogico non garantisce in modo meccanico un ritmo del sonno regolare.

Dormire bene è un componente fondamentale sia nella crescita di un bambino sia per il benessere dei genitori. Per facilitare il sonno notturno è possibile comunque ricorrere a metodi naturali, come tisane a base di camomilla non zuccherata e bagnetti a base di oli essenziali di Lavanda, Verbena odorosa, Bergamotto e Arancio amaro (attenzione: mai usarli puri sulla pelle ma diluirne poche gocce nell’acqua). In commercio esistono anche altre soluzioni, come gli integratori ad azione rilassante e riequilibrante a base di proteine idrolizzate del latte.


Questo articolo, seppur basato su studi scientifici, non deve intendersi come sostituto del parere di un professionista.